Anno nuovo cinese in Thailandia e un debito di gratitudine

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Con l’anno nuovo cinese tornano nel sud est asiatico e in Thailandia i turisti cinesi dopo che Pechino ha deciso di far cadere le restrizioni per il Covid-19 per i turisti individuali.

Sono passati tre anni dalle precedenti ondate di turisti cinesi che prima della pandemia spendevano circa 255 miliardi di dollari a livello globale.

Ora tornano alle spiagge bianche e a mangiare mango con riso appiccicoso, frutti di mare e tutti gli altri piatti piccanti thailandesi in un paese ospitale che ha un’industria turistica sviluppata.

nuovo anno cinese

Prima della pandemia un terzo dei visitatori del regno del sorriso erano turisti cinesi e questo anno il governo thailandese si attende l’arrivo di almeno 7 milioni di turisti cinesi a partire da marzo, dei quali un quarto scende giù a Phuket. Mentre la speranza di poter tornare a rivedere, prima o poi, i 40 milioni di turisti annui che arrivavano prima della pandemia, si prevede che il numero di turisti totali per il 2023 salirà ad almeno 22 milioni.

Nel frattempo la Cina permetterà a partire da febbraio i gruppi turistici all’estero in 20 paesi tra cui Thailandia ed i paesi del Sud Est Asiatico. Assenti dalla prima lista di paesi permessi ci sono anche Giappone e Corea del Sud.

Ma la presenza cinese in Thailandia è molto più antica e longeva dell’arrivo dei gruppi cinesi ed è ben radicata nell’immaginario dei thai come ci spiega in questo commento di Pravit Rojanaphruk, le cui origini familiari risalgono alle prime immigrazioni di inizio novecento.

Anno nuovo cinese e Il debito di gratitudine dei sino-thai

Ad ogni Anno Nuovo Cinese, ricordo una storia personale del lato paterno dei miei antenati e di come abbia formato la mia coscienza e il senso di debito di gratitudine verso la Thailandia.

Mio nonno paterno emigrò dall’isola meridionale cinese di Hainan quando era un giovane per non fare più ritorno a casa. La Cina non era quella superpotenza che è ancora oggi e molti cinesi di umili origini fuggivano dalla Cina del sud est verso il Sud Est Asiatico per cercare una vita migliore.

Mio nonno approdò in Thailandia, sposò una donna thai cinese, ma morì quando mio padre era ancora un giovane. Così non ho mai avuto la possibilità di incontrarlo.

Nonostante ciò, mio padre andò a scuola con merito al Saint Gabriel’s College, dove anche io stesso ho studiato. Poi continuò a studiare nelle università di Chulalongkorn e di Thammasat di quel periodo. In quei giorni la Thammasat era ancora un’università libera

Quando entrò nel ministero degli esteri, come molti figli di immigrati cinesi in Thailandia, non c’erano virtualmente discriminazioni. Continuò ad eccellere nel suo lavoro, come tanti cinesi thai che popolavano i posti importanti ed influenti nelle varie agenzie dello stato.

Se diamo uno sguardo al mondo politico, molti premier thai del passato sono di origine cinese ed hanno seduto in entrambi i settori della divisione politica. Da un lato Thaksin e Yingluck Shinawatra, e Chuan Leekapi e Abhisit Vejjajiva dall’altro. Ci sono anche l’emerito Banharn Silpa-archa ed altri.

Nei decenni molti presidenti e rettori delle grandi università erano sino thai come anche tantissimi militanti politici.

Sebbene ci fosse stato un periodo particolare sotto l’egida del Maresciallo Plaek Pibulsongkram in cui fu soppressa l’identità cinese tra la popolazione thai cinese, le storie dei sino thai qui e di come furono assimilati diventando così nativi cambiano da quelle di alcuni dei nostri vicini nel Sud Est Asiatico.

Si pensi alla prolungata discriminazione vissuta dai sino malesi a causa della politica dei Bumiputra che fu introdotta sin dagli anni 70 e che colpisce le loro prospettive educative e di lavoro. Si pensi anche ai disordini anticinesi degli anni 1964 e 1969.

In Indonesia ci furono i disordini, i saccheggi, gli incendi e gli stupri nella Chinatown di Giacarta del 1998 e in due altre città, cose che sono impensabili in Thailandia.

Un’amica cinese indonesiana mi disse una volta che, nel fare la domanda di lavoro, non aveva mandato una sua foto insieme perché temeva che, nonostante il suo nome indonesiano ed il fatto che fosse nata in Indonesia, potesse essere discriminata nel processo di assunzione semplicemente perché è di etnia cinese.

In Giappone sono quelli di etnia coreana, i figli di coloro che furono costretti a spostarsi durante la guerra dall’esercito imperiale giapponese a trovare difficoltà ad ottenere uguali opportunità di lavoro. Questo comporta che tante gang malavitose giapponesi finiscono per essere popolate da giapponesi di origini coreane.

Qui in Thailandia, e nella sua capitale Bangkok in particolare, i sino thai li si può vedere dovunque. Si sono perfettamente integrati tanto che la maggioranza della generazione più giovane non riesce a parlare bene il dialetto locale cinese. Se parlano cinese è il cinese Mandarino che ora imparano a scuola come seconda o terza lingua. Forse è proprio questo il prezzo che abbiamo pagato.

E’ la relativa apertura e l’attitudine di accoglienza della società thai ciò di cui beneficia la maggioranza cinese thai, fino al punto che oso dire che la loro fedeltà è prima di tutto verso la Thailandia e che sono di identità più thai e cinese.

Il debito di gratitudine che provo per questa terra, per questa società non è quantificabile. Provo a ripagare il mio debito di gratitudine facendo quello che posso nel mio piccolo per rendere la Thailandia una società migliore, più equa, libera, giusta e democratica.

Non sono pochi i sino thai che conosco a mettere il benessere della società thai al di sopra del loro personale interesse, ma avremo bisogno di più thai di origine cinese che si uniscano a lottare per un paese migliore.

Dopo tutto questa è la nostra patria e dobbiamo a questa terra il debito di gratitudine di renderla migliore.

Pravit Rojanaphruk, Khaosodenglish

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