Antonio Halili ottavo sindaco filippino ucciso nella guerra alla droga

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Il Sindaco di Tanauan della provincia meridionale di Luzon Batangas, Antonio Halili, è stato ucciso durante la cerimonia dell’alzabandiera nel Palazzo di città da un sicario appostato a 100 metri.

Antonio Halili

Un cecchino secondo ha detto la polizia ha sparato al petto un colpo che avrebbe prima traversato il suo telefonino.

Al suo omicidio, ripreso da alcuni telefonini, erano presenti tutti i lavoratori del Comune, vicesindaco compreso, che sono rimasti così terrorizzati.

Finora durante i due anni di Presidenza Duterte otto sindaci e tre vicesindaci sono stati assassinati perché accusati di essere parte del racket della droga.

Tranne il sindaco Espinosa che fu ucciso in carcere, tutti sono stati uccisi mentre erano nella loro funzione.

Halili è stato un sindaco molto discusso per due ragioni opposte. La prima è che era stato incluso in una lista di politici legati alle droghe illegali e per questa ragione era stato privato dei poteri di polizia da Duterte stesso.

La seconda ragione è che durante la sua amministrazione aveva sostenuto la guerra alla droga di Duterte ed aveva dato vita ad una campagna personale contro la droga in cui portava in processione i tossicomani e gli spacciatori per sbugiardarli, metodo che la Commissione dei diritti umani delle FIlippine aveva già definito incostituzionale.

L’omicidio di Halili è stato immediatamente condannato da Human Rights Watch:
“L’omicidio di questa mattina del sindaco di Tanauan Antonio Halili, come di migliaia di omicidi della guerra alla droga dell’amministrazione Duterte richiede un’indagine immediata e completa da parte delle autorità filippine. Mentre non eravamo d’accordo con il metodo del sindaco Halili di trattare la criminalità e la droga nella sua città, il suo omicidio è da condannare. Avrà privato del giusto processo molti suoi concittadini, ma questo non implica che ne debba essere privato anche lui”.

HRW ha poi chiesto che si ponga fine alla cultura dell’impunità nelle FIlippine “dove migliaia sono stati uccisi con omicidi extragiudiziali di presunti criminali, militanti, persone delle tribù indigene, giornalisti e politici come il sindaco Halili. Il solo modo è di portare i colpevoli davanti ai tribunali”.
Interessante invece quanto esce dal Palazzo Presidenziale.

La prima è quanto dice Harry Roque, portavoce presidenziale, sull’omicidio:
“Era un buon sindaco e forte sostenitore della guerra alla droga di Duterte.” ha detto Roque invitando a non fare facili supposizioni. “Non sappiamo che relazione ci sia tra la sua morte e la lista della droga. C’è qualcosa che lo ha messo nella lista della droga. Il palazzo presidenziale promette di dare giustizia per la sua morte”.

Ma Duterte cosa ha detto? Leggiamo su ABSCBN News che Duterte ha attaccato il sindaco di Tanauan dicendo che pretendeva di combattere le droghe illegali per coprire il suo presunto coinvolgimento nel commercio della droga. …

“Qualche tempo fa Halili a Batangas, mentiva, pretendeva di sbeffeggiare i tossicomani e di picchiarli. Non so che lo ha ucciso, ma vi dico di non fare parte delle droghe illegali”.

Per attutire questa dichiarazione, che avrebbe tutto l’aspetto di un imprimatur, Duterte dice che il suo è solo un sospetto che la sua morte sia dovuta a questo coinvolgimento nel commercio della droga.

Da notare che la dichiarazione di Roque precede quella del presidente Duterte. Roque aveva anche detto che le indagini si presentavano difficili perché il Sindaco era sia sulla lista di proscrizione ma era un convinto sostenitore delle politiche di Duterte.

Solo un modo di parlare quello di Duterte o il sigillo dell’imprimatur?
Il clima di paura e di impunità che la guerra alla droga ha ingigantito rendono impossibile dare al momento una risposta. Di certo ci sono tanti sicari del gruppo di fuoco di Davao in giro.

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