Approccio fiacco sul mare cinese meridionale pone sotto pressione Duterte

Due anni dopo una vittoria legale delle Filippine contro la Cina al Tribunale dell’Arbitrato de L’Aia, il presidente Duterte è sotto pressione affinché usi la decisione arbitrale nelle dispute nel Mare Cinese Meridionale lasciando perdere un approccio fiacco, come è stato definito da molti.

Approccio fiacco sul mare cinese meridionale pone sotto pressione Duterte

In un forum tenuto dall’Istituto Stratbase ADR l’ex ministro degli esteri Albert del Rosario ha posto una domanda a diplomatici, esperti di geopolitica e giornalisti.

“Come dovremmo chiamare uno che usa la forza per privare l’altro dei suoi diritti?” Del Rosario che presiede Stratbase, ha dato una sua risposta: “Un bullo”

Poi ha continuato con una contro-domanda alla ricerca di una risposta bilanciata.
“Come possiamo definire uno che si adatta agli abusi?” domanda. “Una vittima che accetta” dice prima di definire la Cina “ladro seriale” e “bandito internazionale”.

Questo è il modo in cui un ex-ministro degli esteri filippino ha descritto la tendenza filippina esattamente due anni dopo aver vinto una sentenza epocale sui propri reclami nel Mare Cinese Meridionale.

Il 12 luglio il Tribunale Permanente dell’Arbitrato a L’Aia decise in favore delle Filippine che avevano sfidato le rivendicazioni territoriali su un’area di 3,5 milioni di chilometri quadrati.

La Corte che non applica la sua decisione decise che la storica mappa cinese dalle nove linee non aveva una base legale. Fu una sconfitta imbarazzante per Pechino la quale dice di avere “una sovranità indiscutibile” sulla via d’acqua.

Nell’arteria del Mare Cinese meridionale passa un traffico commerciale annuo da migliaia di miliardi di dollari. Malesia, Brunei, Vietnam e Taiwan hanno anche loro le proprie rivendicazioni su quello specchio di acqua.

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Duterte che salì alla presidenza meno di due settimane prima del verdetto ha adottato un approccio non confrontazionale sulla questione in cambio di accordi commerciali di miliardi di dollari.

In una inversione della politica del suo predecessore Duterte ha abbracciato la Cina dicendo che le Filippine si troverebbero in guerra con la nazione più potente in Asia se dovesse premere per le proprie rivendicazioni.

Il ministro degli esteri attuale, Alan Peter Cayetano, ha detto che le Filippine nn abbandoneranno un solo millimetro del proprio territorio. Eppure ha evitato pubblicamente di attaccare la CIna sulla sua militarizzazione del mare, dicendo invece che i missili installati sulle isole costruite dalla CIna non erano dirette verso Manila ma verso coloro che osano assumere una crescente potenza marittima.

Questo è un approccio ingenuo ed ha solo peggiorato la situazione, dice Jay Batongbacal dell’Università delle Filippine.

“E’ ingenuo pensare che, poiché c’è stato detto che Manila non è un obiettivo, cambia magicamente la geografia della regione e si cambia la posizione strategica di un paese come potenziale campo di battaglia” ha detto Jay Batongbacal.

A giugno apparve un video di guardia coste cinesi che sequestravano ai pescatori filippini il loro pescato, facendo irretire tanti filippini. Il governo provò a minimizzare questo episodio.
Batongbacal dice che è un indicatore del livello a cui è sceso l’ordine basato su regole in mare all’interno della Zona Esclusiva Filippina.

La vicepresidente Leni Robredo, che ha anche parlato al Forum, ha detto: “L’appropriazione della CIna di territori filippini è la minaccia esterna più seria verso il paese dalla II guerra mondiale”.
“E’ il momento di protestare pacificamente contro gli sforzi per limitare i movimenti dentro queste acque” ha detto Robredo.

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Giovedì scorso manifesti grandi rossi in cui si definivano le Filippine “una provincia della Cina” apparvero misteriosamente in varie parti di Metro Manila, una forma di protesta contro la politica di Duterte percepita a favore della CIna, secondo Batongbacal.

Nell’indagine di Pulse Asia commissionata da Stratbase, il 73% degli intervistati sostiene che Duterte dovrebbe affermare le rivendicazioni filippine nel mare cinese meridionale.

Antonio Carpio, giudice della Corte Suprema che funge da presidente, ha detto che “il presidente ha il dovere costituzionale di condurre pattugliamenti regolari nell’area … I filippini vorrebbero vedere le pattuglie di sicurezza in modo periodico e regolare”

George Siy, direttore del centro studi IDSS di Manila, ha detto che l’approccio non confrontazionale di Duterte funziona e che le Filippine raccolgono i frutti di “una politica estera indipendente”

“Siamo diventati una delle parti rispettate in tutta l’Asia” ha detto Siy ai giornalisti esteri. “Questo è un trionfo che ha più dimensioni. Non dobbiamo abbandonare nulla. Usiamo la diplomazia ed un approccio strategico di lungo termine”

Cliff Venzon, Nikkei Asian Review