Arrivano tre sottomarini dalla Cina per gli ammiragli thailandesi

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Per sette anni l’Ammiraglio Suriya Pornsuriya comandò una divisione di sottomarini che non ne aveva neanche uno.

Nei suoi anni di marina, Suriya dice che ha visto governi accarezzare sempre l’idea di comprare sottomarini dalla Germania, dalla Svezia, dalla Corea del Sud e dalla Russia. Tutti i tentativi finirono con un fallimento.

“E’ l’arma dei sogni di ogni ufficiale della marina” dice Suriya, ora in pensione, da casa sua che ha il suo proprio vicoletto e il suo gruppo di reclute.

Suriya parla da un tinello di una delle sue residenze nella sua proprietà. E’ appesa sul muro la foto sua nell’uniforme della marina sorridendo dalla torretta di un sottomarino tedesco. Suriya sperava che il governo l’avrebbe comprato. Ma non lo fecero.

tre sommergibili dalla Cina

Ma la iattura è finita tre settimane fa, quando il governo ha approvato di comprare tre sottomarini dalla Cina. Fu Suriya ed il suo gruppo che studiò e raccomandò il piano alle forze armate. I capi del governo hanno detto che si attendono che il primo sottomarino sia consegnato in cinque o sei anni.

Questo annuncio non è piaciuto a molti. Il prezzo di cartellino per la flotta di sottomarini, circa 36 miliardi di baht, un miliardo di euro, ha sollevato le critiche sulla mancanza di trasparenza nell’acquisto e sulla necessità in un’era in cui un conflitto regionale è sempre più impensabile.

La critica è stata così diffusa che gli ammiragli hanno sentito l’obbligo di fare la loro prima conferenza stampa sull’accordo, mentre il generale Prayuth ha detto ai media di smetterla di fare casino sull’accordo miliardario.

In un’intervista esclusiva fatta alcuni giorni prima della conferenza stampa, l’uomo che era un tempo al vertice del programma si è addentrato in molte domande dolorose, dal sapere se vanno bene in acque poco profonde del golfo al perché i sottomarini fossero un investimento migliore di scuole ed ospedali.

La Caccia ai sottomarini

La Thailandia un tempo aveva sottomarini. Nel 1937 comprò quattro sottomarini dall’Impero Giapponese, la potenza militare in ascesa di allora. Furono posti fuori servizio nel 1951 dopo che la Marina provò fallendo ad abbattere il governo dell’esercito.

Per quasi sette decadi la Marina Reale Thailandese è stata incapace di riprendersi la sua gloria. Nel 1995 cancellò un accordo quasi fatto per due sottomarini di una impresa svedese dopo che furono poste accuse di corruzione. Nel 2011, dice Suriya, fu messo da parte un piano di comprare una flotta di seconda mano dalla Germania ad un prezzo relativamente basso di 7 miliardi di baht, dopo che la gente affermò che non fossero necessari.

“E’ come se ci fosse una maledizione su di noi” dice l’ammiraglio in pensione che ha lavorato nella ricerca e acquisizione dell’armamento, prima di prendere in carico il programma dei sottomarini.

“Ogni volta che provavamo a comprare un sottomarino c’è sempre stato un problema che ce lo ha impedito”.

Fu ad agosto 2015, due mesi prima del pensionamento, che Suriya e il suo gruppo inviarono la loro proposta di commissionare tre sottomarini cinesi della classe Yuan al comando navale. I capi passarono l’ano successivo a convincere la giunta ad approvare l’acquisto. Lo fecero in segreto il 18 aprile e la notizia divenne pubblica una settimana dopo.

Perché tanto tempo per acquistare un sottomarino? Suriya dice che l’armamento tecnologicamente avanzato, la loro invisibilità e mobilità li rendeva una cosa fondamentale per la strategia di difesa in mare della marina.

Per spiegarlo ricorda un esercizio che completò insieme agli altri cadetti all’accademia navale. Nella simulazione, un paese vicino entrò in guerra con la Thailandia ed inviò le forze a bloccare il golfo, una grande arteria di mare su cui il paese si affida per il commercio e i depositi di gas naturale.

I cadetti dovevano presentare un piano per rompere l’ipotetico blocco navale. La sola rispotsa corretta era di includere i sottomarini nello sviluppo immaginario.

Contro chi stiamo lottando?

Portaerei thailandese senza aerei

Ma la Thailandia non si trova a rischio immediato di confronto con qualche paese, e non ci sono stati confitti aperti tra i paesi dell’ASEAN da decenni. Lo scenario è lontano? O come ci si chiede di frequente online, contro chi stiamo lottando?

“Perché lo stato deve comprare carrarmati, veicoli semoventi o sottomarini? Non ho mai visto un arma nelle nostre forze armate essere usata in una guerra.” dice in un video l’ex commissario di polizia Seripisut Temiyavet.

Suriya accetta che non ci sia un bisogno immediato di sottomarini per combattere, ma tale visione è miope.

“Quando le forze armate comprano armi, basiamo il nostro bisogno sull’incertezza” dice Suriya. “Oggi siamo amici, ma domani se i nostri interessi sono in conflitto e litighiamo?”

Sebbene riconosca la storica alleanza della Thailandia con gli USA, Suriya indica la riluttanza americana ad intervenire per conto delle Filippine quando questo paese entrò in contrasto con la Cina per il mare cinese meridionale.

“Gli USA guardano ai loro interessi per prima cosa. Se non ci sono interessi sufficienti per farli intervenire per nostro conto, non lo fanno.” dice Suriya. “Ecco perché ci dobbiamo difendere da soli.”

Ma Surachart Bamrungsuk, che insegna sicurezza internazionale all’Università Chulalongkrn, dice che non basta imitare le tattiche dei paesi vicini.

Quattro paesi dell’ASEAN hanno sottomarini: Indonesia, Singapore, Malesia e Vietnam. Tre li usano per pattugliare il loro arcipelago, mentre il Vietnam ne ha bisogno per le dispute territoriali con la Cina. “Ogni paese ha differenti richieste strategiche” dice Surachart.

Un’altra critica comune è l’utilizzabilità dei sottomarini nel basso Golfo della Thailandia la cui profondità va solo fino a 50 metri. Nel discorso televisivo del 80° compleanno del Re Bhumibol, che è morto ad ottobre, egli scherzò sul fatto che, se la marina avesse avuto dei sottomarini, questi si sarebbero potuti arenare nel fango al largo della costa.

Sebbene il compianto re avesse continuato dicendo, nello stesso discorso, che le forze armate avrebbero dovuto acquisire le armi di cui avevano bisogno, se avessero potuto permetterselo, i commentatori dei media ed i politici dell’opposizione hanno preso quella affermazione del re la scorsa settimana come un punto importante.

Ma Suriya dice che il golfo della Thailandia condivide la stessa profondità del Mar Baltico, un sito di grandi battaglie con sottomarini durante la II guerra mondiale. I sottomarini hanno operato nel passato nel golfo. “Dire che il Golfo della Thailandia è troppo basso è puramente immaginazione” dice l’ammiraglio in pensione.

Un’offerta che non potremmo rifiutare

Ma persino che era d’accordo con la necessitò di averli forse è scettico sul fatto di comprarli dalla Cina, la cui reputazione per la qualità industriale è inferiore all’industria occidentale.

Suriya ha detto che non è andato a cercare la Cina. Dopo che la Marina aveva allocato un budget di 36 miliardi di baht, il gruppo di acquisto dei sottomarini lo notificò alle grandi aziende al mondo. Le imprese tedesche, francesi, svedesi, Coreane, Russe e Cinesi fecero delle proposte.

tre sottomarini dalla Cina come questo

Cinque costruttori hanno detto che potevano dare alla Thailandia due sottomarini per quel prezzo mentre la Cina ne offrì tre della classe Yuan. Succedono a quelli della classe Song, uno dei quali prese di sorpresa una portaerei americana nel 2005.

“L’offerta di tre imbarcazioni fece immediatamente dirigere la decisione” dice Suriya. “Un’offerta che non si poteva rifiutare”

Suriya riconosce che i sottomarini della classe Yuan non sono i migliori al mondo; dice per esempio che sono più difficili da manovrare rispetto alle controparti occidentali.

“Per noi i sottomarini occidentali sono più credibili” dice l’ammiraglio. “Ma è difficile da dire. I cinesi stessi forse sanno che le loro imbarcazioni da sole non possono competere con quelle dell’occidente. Ecco perché ci hanno offerto tre sottomarini al prezzo di due.”

I Cinesi hanno anche adulato la Marina Thailandese con un gruppo di armamenti che le imprese occidentali non possono vantare.

Senza esitazioni, Suriya li spiega: missili antinave, siluri, motori avanzati che permettono di navigare fino a tre settimane in immersione, e missili a tubo di lancio che possono colpire fino a 300 chilometri.

Ma il gioiello per Suriya sono le mine intelligenti che possono essere piazzate in profondità rendendole difficile da rintracciare. Possono essere usate come misura offensiva e difensiva per minare porti nemici.

“L’occidente non venderebbe mai queste mine a noi” dice Suriya. “Sono armi aggressive per una guerra offensiva. Hanno paura che alcune nazioni potrebbero usarle in guerre tra di loro”

Perché allora la Thailandia ne ha bisogno? “Una strategia di deterrenza” replica l’ammiraglio.

Diversamente dagli USA che osserva da vicino la tecnologia delle armi, i cinesi rischiano una possibile ingegneria all’inverso permettendo ai tecnici thai di disassemblare e studiare l’hardware militare.

Secondo Surachart i sottomarini non sono poi così fondamentali per la difesa marittima del paese come affermato dalla Marina.

“Non credo che ci troviamo ad un livello in cui ci servono sottomarini” dice Surachart. “Le navi di superficie come le fregate possono fare le operazioni in mare guerra antisommergibile compresa”

Sommergibili contro ospedali

Un’altra protesta comune lanciata da chi critica l’acquisto di sottomarini fatto dalla giunta è l’enorme quantità di soldi messi in mezzo, che potrebbero essere usati per migliorare le povere infrastrutture. A paragone un ospedale costa in genere da 2 a sei miliardi di baht. Lo scorso anno il governo approvò un budget di 5 miliardi per aggiustare e migliorare gli ospedali esistenti del governo in tutto il paese.

Tra le voci che espressero preoccupazione ci fu quella dell’ex premier Yingluck Shinawatra che scrisse che la giunta avrebbe fatto del bene al paese se avesse speso quei fondi dei sottomarini nella sanità e nell’agricoltura.

“Prayuth gestisce il paese da tre anni ormai, ma vediamo ancora problemi economici” scrisse Yingluck il 27 aprile. “Eppure spendono soldi per carrarmati e sottomarini”

Dall’altra parte dello spettro politico il deputato del partito democratico Watchara Phetthong attaccò la giunta per usare male le casse dello stato.

“Sono in molti a non essere d’accordo con voi su questo” scrisse Watchara. “Dovrebbero spenderli e trasferire i 13.5 miliardi per costruire ospedali o migliorare il paese in altro modo”.

Il capo del programma dei sottomarini Suriya non è d’accordo su queste critiche. Ha detto che 36 miliardi sono stati allocati per la difesa in mare soltanto e non infrastrutture.

“I fondi sono allocati in altre aree. Non sono legate l’uno all’altro.” dice Suriya. “Se si diceche dovremmo tagliare i fondi al ministero della difesa e darli al ministro della salute, allora abolite le forze armate”

Mentre Surachart è d’accordo sul fatto che una quantità sostanziale di fondi pubblici debbano essere usati per migliorare le forze armate, crede che la Thailandia starebbe meglio se sviluppasse misure antiterrorismo, e non acquisendo hardware come carrarmati e sommergibili.

“E’ comunemente accettato che il nuovo tipo di fare guerra, sia ora che nel futuro, è il terrorismo” dice Surachart. “Attualmente il governo non ha investito in questo settore per come dovrebbe.”

Nell’intervista Suriya si appella anche al fatto di fare legami più forti con la Cina mentre afferma che l’accordo sui sottomarini renderebbe i due paesi due alleati vicini.

Suriya ricorda un viaggio in Cina nel 2006 con Prawit Wongsuwan, ora ministro della difesa e vice capo della giunta, quando insieme espressero l’interesse per i sottomarini della classe Song. Il comandante della marina cinese rifiutò di venderli perché la Thailandia era un alleato degli USA e quindi un potenziale nemico.

“Vendere sottomarini è una relazione unica. Ci deve essere fiducia reciproca perché si abbia l’accordo” dice Suriya.

Teeranai Charuvastra, Khaosodenglish.com

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