Dispute territoriali e commercio ASEAN in Brunei prova a parlare

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Durante il recente summit dell’ASEAN nel Brunei, Aquino ha invitato i capi della regione ad “esercitare collettivamente l’osservanza del governo della legge”

“Questa convinzione ha guidato la decisione del paese a prendere un approccio a due vie complementari per le dispute nel Mare Cinese Meridionale, un approccio che è sia pacifico che legato alla legge” ha detto Aquino.

“Prima per gestire la tensione, sosteniamo una veloce conclusione del codice di condotta ASEAN Cina. Secondo per risolvere le dispute, perseguiamo un arbitrato per la chiarificazione dei diritti del mare” ha aggiunto Noynoy Aquino che difende l’approccio perché vincolanti legalmente e legati alla legge internazionale. Le Filippine guardano ad una conclusione vicina delle consultazioni che porteranno ad un codice di regolamentazione che regolerà il cosa fare ed il come agire.

“Noto con piacere che si è tenuta la prima consultazione ufficiale tra ASEAN e Cina sul codice di Condotta tenutasi a Suzhou…. Mentre ci muoviamo verso la finalizzazione del COC ci uniamo a tutte le parti in una implementazione effettiva e completa della Dichiarazione di Condotta in tutti i suoi aspetti, specialmente il paragrafo 5 che preserva in effetti lo status quo nel momento che il DOC fu sottoscritto nel 2002”.

In una dichiarazione del portavoce di Aquino Carandang durante il recente summit a Bali si legge:

“Siamo felici di notare che negli ultimi mesi l’ASEAN e la Cina hanno avuto più incontri sul codice di Condotta… I nostri ministri degli esteri e quelli dei paesi vicini pare credano che i colloqui recenti hanno fatto fare un passo in avanti sul codice di condotta… siamo felici che tutte le parti riportano progressi su questi colloqui.”

E’ noto da tempo come la Cina vanti delle richieste di integrità territoriali e di sovranità su quasi tutto il Mare cinese meridionale e che le afferma in modo risolutivo in varie occasioni nei confronti del Vietnam e delle Filippine in modo particolare che vedono le proprie acque di Zona economica esclusiva invase da flottiglie cinesi, di pescatori come di navi militari sino a pochi chilometri dalle coste.

brunei

In Brunei la Cina pare abbia offerto un ramoscello d’olivo ai paesi dell’ASEAN stanche delle affermazioni territoriali di Pechino. Il premier cinese Li Kequiang ha chiesto un Mare cinese meridionale di “pace ed amicizia” affermando che “un mare cinese meridionale è una benedizione per tutti. Abbiamo bisogno di lavorare insieme per fare del Mare cinese meridionale un mare di pace, amicizia e cooperazione”.

La Cina di fronte all’assenza visibile del presidente Obama, trattenuto in USA dalle problematiche interne dello shutdown, ha offerto alla platea dell’ASEAN dei toni concilianti, facendo balenare l’idea di promesse di ricchezza e di commercio. La Cina ha invitato a rafforzare gli sforzi sul commercio portando fino ad un milione di miliardi di dollari dai 400 miliardi attuali il valore di interscambio, mentre al contempo non ha rinunciato affatto ai propri reclami di sovranità su tutto o quasi lo specchio d’acqua.

L’assenza di Obama è stata solo in parte bilanciata dalla presenza del segretario di stato Kerry che ha dichiarato che l’ASEAN e l’amicizia con essa restano tra le priorità di Obama.

Secondo alcuni comunque l’assenza di Obama ha evitato di porre troppo in risalto il problema della sovranità nel mare cinese meridionale, rendendo però in questo modo il ruolo cinese ancora più importante ma abbassando comunque la temperatura. Lo stesso portavoce di Aquino nota come tutti quanti si mostrano più disponibili.

Secondo alcuni esperti invece questo sfoggio di sorrisi e questo atteggiamento più conciliatorio da parte cinese sono soltanto utili a prendere tempo mentre continua a costruire la sua influenza regionale.

“La Cina non rinuncerà ai suoi reclami” dice Ian Storey mentre va notato che la Cina, nei giorni precedenti agli incontri, ha fatto sapere che non sarebbe stata calma e tranquilla se qualcuno decidesse di porre il problema delle dispute territoriali nel summit delle 18 nazioni.

Lo stesso li ha detto che mentre la Cina si impegna con fermezza ad un’ascesa pacifica, “non si fa distogliere dalla sua risoluzione di mantenere la sovranità nazionale e l’integrita territoriale”.

Il mare cinese meridionale sembra essere adagiato su un sottosuolo ricco di petrolio e gas naturale e al pari di altri mari attorno alla Cina è uno delle possibili aree di scontro, mentre anche in altre aree del mare cinese orientale continuano le contese sia con il Giappone che con la Corea del Sud.

Di fronte a questi scenari turbolenti, c’è però una novità che si profila a partire dal 2015, quello di un mercato comune dell’ASEAN, che è stata molto importante nei colloqui a Brunei e a cui tutti i paesi guardano.

L’ASEAN è una regione che conta 600 milioni di persone e vuole stabilire un mercato comune ed una base manifatturiera per competere alla pari con potenze come la Cina e l’India. L’obiettivo del 2015 comunque sembra però un po’ fuori portata.

“Restano due anni per affrontare le sfide nell’implementazione della road map della nostra comunità.” ha detto il Sultano Hassanal Bolkiah che ha comunque notato come l’associazione dell’ASEAN resta ancora una regione promettente e viva.

La stessa associazione sta spingendo per una zona di libero scambio a 16 nazioni insieme ad Australia, Nuova Zelanda, Cina, India, Giappone e Corea del Sud, zona che sembra rivaleggiare con il Trans Pacific Partnership di ispirazione americana.

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