ASEAN e RUSSIA: lungo la strada del nucleare civile?

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L’ASEAN nel 2010 esplorò la possibilità di usare il nucleare civile per soddisfare la sua domanda crescente di elettricità

Nell’ultimo summit dell’ASEAN ad Hanoi molte importanti questioni sono state trattate ai margini. Mentre l’Europa è stata straordinariamente assente, la Russia ha rinforzato alcuni legami strategici col Vietnam, si sono discusse molte questioni di sicurezza e di pace nell’area, si è parlato di democrazia e di elezioni pulite in Birmania come in tutta l’area.

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Molto importante è apparso il ruolo crescente della Russia sia in campo di esportazioni di armi che di sistemi d’arma sia in campo energetico, con la sua capacità tecnologica sia in campo nucleare che geotermico ed idroelettrico. Quali siano le prospettive è l’argomento dell’articolo qui tradotto.

Mosca e il mercato del nucleare civile in Asia

Nel sottolineare come molti capi di stato asiatici all’ultimo summit dell’ASEAN hanno espresso un interesse nel comprare le tecnologie nucleari sovietiche, il Ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, mette in luce solamente un ovvio fatto, vale a dire che la potenza nucleare e la vendita di armi sono le due ragioni più importanti dell’influenza moscovita in Asia. Il fatto stesso che il presidente russo Medvedev si sia recato ad Hanoi per partecipare al summit, nel primo incontro formale da vari anni, sottolinea l’interesse più largo nel riaffermare lo status della Russia come potenza asiatica.

E dal punto di vista russo, Hanoi è un luogo eccellente per un summit dell’ASEAN. Cercando di rafforzare i rapporti esteri per un aiuto nell’affrontare la crescente potenza cinese, con cui è in contesa per alcune isole, il governo vietnamita è pronto a re-infondere energia nelle amicizie di lunga data con la Russia, oltre che a sviluppare nuovi legami con gli USA.

Ai margini del summit, i leader vietnamiti e il presidente russo hanno sottoscritto un memorandum di intesa intergovernativo secondo cui la Russia costruirà la prima centrale nucleare vietnamita della capacità di 2,4 Gigawatt, del costo, secondo l’ente statale russo dell’energia nucleare, di 5,5 miliardi di dollari e che sarà operativa nel 2020. Benché le parti debbano ancora sottoscrivere un contratto, i diplomatici russi hanno indicato di essere pronti a fornire in parte al Vietnam alcuni dei fondi necessari alla costruzione della centrale.

E’ sempre più chiaro che il Vietnam sta diventando il partner più importante di Mosca nel Sudest Asiatico. La compagnia di stato PetroVietnam, è una delle poche compagnie estere a cui è stato permesso estrarre petrolio in territorio russo e la joint venture RusVietPetro, di proprietà al 51% di Zarubezhneft, sta sin dal 2008, anno di registrazione, esplorando i territori del distretto autonomo di Nenets. Inoltre il Vietnam ha cominciato a comprare i sistemi d’arma russi più grandi. Durante la sua visita in Russia, a dicembre, il leader vietnamita Nguyen Tan Dung ha sottoscritto un contratto per comprare 6 sottomarini convenzionali, oltre ad altri equipaggiamenti militari avanzati, mentre questo luglio il Vietnam ha accettato di comprare 20 aerei da caccia Sukhoi.

Ma oltre il problema delle armi, quello che ha spinto i governi nella regione a guardare alla Russia come un partner potenziale è stata, più che altro, la crescente richiesta di energia in Asia. Entrate crescenti e una popolazione in crescita hanno fatto sì che anche quegli stati che si possono permettere importazioni forti di petrolio e gas naturali preferiscano diversificare le fonti di energia per ridurre i rischi di sicurezza e commerciali del dover essere dipendenti da qualche stato.

L’energia nucleare è un’opzione popolare poiché può aiutare i paesi dell’ASEAN nel taglio delle emissioni di anidride carbonica e tagliare la loro dipendenza dai punti di controllo del traffico marittimo della regione, vulnerabili alle forze navali estere e alle incursioni dei pirati e del terrorismo. Il solo Vietnam si propone di costruire 8 centrali nucleari nell’arco di venti anni delle quali un gruppo di esse deve diventare operativo nel giro del prossimo decennio.

Ma non è solo nel campo nucleare che la tecnologia russa sembra attrarre. Le nazioni dell’ASEAN sono anche interessate ad espandere il loro uso dell’energia geotermica ed idroelettrica che, rispetto al nucleare, sono di potenza più limitata con il merito, però, di costare meno e di poter essere immesse in linea più in fretta. Le prime centrali nucleari dell’ASEAN non saranno probabilmente operative commercialmente per un decennio, mentre i sistemi geotermici e idroelettrici potrebbero entrare in servizio nel giro di qualche anno. Di conseguenza la Russia si è offerta come partner in vari progetti di geotermia e di centrali idroelettriche, oltre che nel capo dell’energia nucleare.

Tutti questi trattati fanno parte dello sforzo corrente dei leader russi, Medvedev e Vladimir Putin, di sfruttare le potenzialità nel campo dell’energia per sostenere l’economia e l’influenza globale della Russia. A Marzo, Putin ha fissato la meta di innalzare la quota russa nel campo dell’energia nucleare mondiale dal corrente 16 al 25%. Fanno parte di questa spinta a sfruttare il rinnovato interesse internazionale per il nucleare anche i recenti contratti con il Venezuela e la Turchia. Ma per raggiungere la meta di essere il fornitore di energia nucleare di un quarto del mercato mondiale la Russia deve intercettare una quota significativa del mercato crescente asiatico del combustibile uranio e di altri servizi nucleari.

Il braccio dell’esportazione dell’agenzia di stato russa per il nucleare, Atomstroyexport, ha già contratti o sono in via di completamento con l’Iran per la centrale di Bushehr, con la Cina per i due reattori gemelli jangsu Tianwan a Lianyungang e con l’India per la centrale in costruzione a Kudankulam. Inoltre Cina e India hanno sottoscritto accordi con Atomstroyexport per altri reattori. Grazie al generoso finanziamento russo, ci sono buone prospettive che Bangladesh e Vietnam porteranno a termine i loro contratti con Atomstroyexport per la costruzione dei reattori nucleari.

Secondo alcune parti del contratto, Rosatom di solito fornisce aiuto nel disegno, nella costruzione nell’operare delle centrali oltre a provvedere all’addestramento e talvolta a finanziare. Tranne che per la Cina e l’India, Mosca richiede che sono le sue aziende a fornire il combustibile ai reattori di origine russa, oltre che a riprocessare il combustibile esaurito usato dagli stessi reattori piuttosto cheimmagazzinarli o riprocessarli in loco o in un’altra nazione. La Russia quindi può immagazzinare il com bustibile usato ed estrarre il plutonio dai rifiuti radioattivi contenuti nelle barre spente di uranio ed usarle per fare nuovo combustibile nucleare. Oltre ai vantaggi commerciali che le ditte russe hanno, ci sono anche degli evidenti vantaggi in funzione di non proliferazione dal fornire e riprendere il combustibile nucleare.

E’ interessante notare che la Russia tratti l’India come fa con la Cina, nonostante il fatto che l’India non sia ufficialmente riconosciuta come uno stato nuclearizzato dal trattato di non proliferazione nucleare (l’India è uno stato de facto nucleare, ma ha sempre rifiutato di far parte del NPT che denuncia come discriminatorio). Di conseguenza la Russia fornisce combustibile all’uranio arricchito per la centrale di Kudankulam, ma permette all’India di riprocessare il combustibile spento e mantenere il plutonio.

Le attività commerciali russe in campo nucleare in Asia non si limitano alla vendita dei reattori. Nel marzo 2008, AtomEnergoProm che controlla entità nucleari non militari russe ha sottoscritto un accordo di massima con la Toshiba per esplorare una possibile cooperazione civile nel campo del nucleare in campi quali lo sviluppo di nuove centrali, di nuove strutture di arricchimento dell’uranio e di altre tecnologie avanzate nucleari. Se emergeranno dei possibili progetti, le due multinazionali hanno indicato la possibilità di stabilire un accordo strategico.

E solo qualche settimana fa, il governo russo ha approvato formalmente un accordo di cooperazione sul nucleare pacifico sottoscritto col Giappone nel maggio del 2009, un accordo che rappresenta uno dei pochi accordi bilaterali tra due governi che devono ancora sottoscrivere un formale trattato di pace che ponga termine alla guerra del 1945. Si seguito alla ratifica del parlamento russo, l’accordo fornisce uno scambio di informazioni sulla sicurezza nucleare.

Ci potrebbero essere altre modifiche in futuro della politica di esportazione del nucleare di Mosca. All’inizio dell’anno, la Russia ha firmato un accordo con la Turchia in cui Rosatom non solo costruirà una centrale nucleare in Turchia ma, in un accordo senza precedenti, anche possedere ed operare la struttura per assicurare che la Russia si ripaghi il largo prestito che fornisce alla Turchia. La compagnia elettrica turca si è impegnata a comprare, dalla centrale di proprietà russa, metà della sua elettricità per almeno 15 anni ad un prezzo fisso.

Rosatom sta anche esplorando la costruzione della prima centrale nucleare galleggiante al mondo, un sistema che nazioni prevalentemente costituite di isole come l’Indonesia o con vaste reti fluviali possano essere interessate a comprare. Dal momento che l’impianto è tutto chiuso, il deposito delle scorie nucleari sarebbe facile perché la centrale sarebbe semplicemente rispedita alla Russia dopo che ha esaurito il suo combustibile. Va detto che l’opposizione ambientalista ad un progetto simile è alta: una Chernobil galleggiante?

Ma il dominio nucleare russo in Asia non è affatto assicurato, come pure la continua richiesta di nucleare. E’ possibile per esempio che il prezzo del petrolio e del gas cada abbastanza per ridurre di molto la richiesta di nucleare, o che si abbia un’esplosione di energie solari o alternative rendendo gli alti costi frontali del nucleare meno appetibili. Uno scenario ancora peggiore per la Russia sarebbe un altro grande incidente nucleare che mini il supporto popolare per il nucleare.

Anche ora, di fronte alle proteste ecologiste ad Haripur, nell’India orientale, hanno portato Rosatom a richiedere alle autorità indiane di riconsiderare il sito di costruzione della centrale.

Ma il più grande pericolo per Mosca può essere che altre nazioni comincino ad intraprendere la stessa strada della Russia che ha nella Corea del Sud, nel Giappone e negli USA i suoi forti competitori commerciali. D’altronde lo stesso giorno che il Vietnam ha sottoscrittola nota di intenti col Vietnam, Hanoi ha sottoscritto un accordo simile col Giappone, volendo così dire che Russia e Giappone, nei prossimi anni, saranno in diretta competizione su specifici contratti nucleari in Vietnam.

La Russia ha già visto sfuggirsi di mano il suo vantaggio nel campo dell’esportazione di armi. Si potrebbe prefigurare lo stesso scenario con la sua opzione nucleare.

Energia nucleare? No Grazie. Il Sudest asiatico di fronte a questa scelta

Nel Sudest Asiatico e nelle nazioni che giacciono lungo l’anello del Pacifico, si pone da tempo il problema di una scelta strategica rispetto all’energia. Soltanto Brunei, Nuova Zelanda, Cambogia e Laos non hanno in previsione la costruzione di centrali nucleari, mentre tutte le altre pensano che il ricorso a questa fonte di energia possa venire incontro alla domanda sempre più crescente di energia elettrica e alla richiesta di avere meno inquinamento e di limitare il riscaldamento del pianeta, considerato che le previsioni degli scienziati pongono al centro dei rischi ambientali proprio l’Asia e il Sudest Asiatico.

Mentre nel Laos si pensa alla costruzione di dighe per l’energia idroelettrica, la scelta della Malesia e di Singapore ha posto in allarme tutti quelli che vedono in questa scelta un grande rischio considerata la popolosità delle nazioni esposte.
Mentre  a Singapore non si esclude la scelta nucleare per il futuro, in altri paesi se ne parla: la Thailandia, Vietnam e Indonesia hanno piani per iniziare la produzione di energia nucleare per il 2021, la Malesia pianifica l’inizio per il 2030, considerate le grandi scorte di gas naturali a sua disposizione. Il Vietnam pensa che di avere la sua prima centrale funzionante nel 2020. Da tempo invece è nota la posizione della Birmania che in segreto, con l’aiuto russo e nord coreano, sta costruendo le basi di un nucleare non solo civile ma anche militare.
Theonlinecitizen fa notare come l’Indonesia sia il secondo paese al mondo per l’esportazione di gas naturale e che per mantenere questa scelta mantiene il proprio mercato interno in condizioni precarie, e non tende a mirare in realtà ad una diversificazioni delle fonti di energia. Inoltre ha a disposizione dei giacimenti di Uranio e da tempo sa lavorare l’uranio al fine del combustibile per nucleare civile.
In Thailandia sembrano siano stati già individuati tre siti lungo la costa meridionale.

Le Filippine dal canto loro hanno avuto un percorso differente da cui forse le altre nazioni dell’area devono ancora afferrare la lezione. Negli anni 70 come risposta alla crisi energetica il dittatore Marcos diede inizio ai lavori per la costruzione a Bataan, vicino Manila, di una centrale nucleare con reattore della Westinghouse senza mai portarlo a termine a causa dei costi sempre crescenti per corruzione, cattiva pianificazione e cattivo calcolo dei costi e benefici.

Dopo l’ispezione del 1986 il sito fu dichiarato non idoneo dalle ispezioni internazionali per la vicinanza alle linee di faglia dei più grossi terremoti e del vulcano Pinatubo.

Corazon Aquino, allora eletta presidente della Repubblica, mise al bando il nucleare e scrisse il principio nella Costituzione. Per più di trent’anni le Filippine hanno pagato il prezzo di 155 mila dollari all’anno di interessi per qualcosa mai fatto.
L’esempio filippino forse mostra ancora meglio quali sono i rischi nell’area.
Di fronte alla fretta con cui il mondo industriale (specialmente giapponesi e sudcoreani che hanno la tecnologia) abbraccia questa scelta tacendo i rischi reali, cosa succederà in quegli stati in cui non esiste una cultura della sicurezza ed una capacità di gestione a lungo respiro capace di trattare problematiche di lungo tempo, quali i rifiuti radioattivi?

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