ASEAN: Birmania condanni i responsabili della crisi Rohingya

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I paesi del ASEAN, in una rara richiesta di giustizia rivolta ad uno dei paesi membri dell’associazione, hanno invitato la Birmania a far rispondere dei propri crimini i responsabili della crisi Rohingya.

Lo ha dichiarato il ministro degli esteri di Singapore martedì scorso, paese presidente di turno dell’associazione del Sud Est Asiatico che raccoglie Birmania, Thailandia, Cambogia, Laos, Brunei, Malesia, Indonesia, Filippine, Vietnam e Singapore.

Oltre 700 mila Rohingya sono scappati rifugiandosi in Bangladesh per sfuggire alla repressione brutale e sanguinosa dei militari birmani ad agosto dello scorso anno, contro degli attacchi condotti da militanti Rohingya aderenti all’ ARSA.

Gli stupri, le torture, gli incendi sistematici hanno indicato la pianificazione di questa repressione che l’ONU definì una pulizia etnica per cui mise su una commissione di accertamento dei fatti.
In conseguenza del rapporto emesso da questa commissione, che non ha mai avuto il permesso per accedere alle zone del Rakhine, l’ONU definì quanto commesso nel Rakhine settentrionale, nei confronti della popolazione musulmana Rohingya, un genocidio di cui individuò i singoli responsabili della crisi Rohingya .

Nei confronti dei responsabili militari e di polizia la commissione ha chiesto il loro processo alla Corte Penale Internazionale. Un gruppo di cinque persone preparerà il procedimento contro il comandante del Tatmadaw ed altri generali birmani accusati di crimii contro l’umanità e di genocidio.

I militari birmani, Tatmadaw, hanno sempre rigettato le accuse dicendo che si trattava di azioni legittime per stanare i terroristi Rohingya.

Nei confronti degli attori politici, come Aung San Suu Kyi, ne ha denunciato il silenzio se non l’avvallo politico del governo, senza però chiedere alcuna azione.

Di fronte alla protesta internazionale la Birmania si è inventata una propria commissione di inchiesta indipendente, presieduta da Rosario Manalo, già vice ministro degli esteri filippino, senza però dare lumi sui poteri, sulla competenza e sui tempi di lavoro di questa commissione.

La stessa Manalo ha detto che la commissione non condannerà nessuno né punterà il dito contro qualcuno.

Il ministro degli esteri singaporeano Vivian Balakrishnan ha detto che la decisione è stata presa nei corridoi dell’ONU il 29 settembre.

«Abbiamo espresso la nostra grave preoccupazione per questi presunti fatti di violenza che hanno comportato perdita di vite umane, distruzioni di case e movimenti di un grande numero di persone» ha detto il ministro in parlamento.

«Per essere brutalmente onesti questo è un disastro umanitario creato dall’uomo e qualcosa che non deve accadere in un’epoca come questa»

Poi ha detto alla Birmania che si deve dare il «pieno mandato alla commissione indipendente per indagare e far rispondere davanti alla legge tutti quelli totalmente responsabili».

Balakrishnan comunque ha notato che ASEAN può influenzare la decisione della Birmania sulla base della «persuasione, attraverso la trasparenza e tenendo questo problema all’ordine del giorno» perché ogni paese ha potere di veto su decisioni che un altro paese propone.

La storia dl ASEAN è segnata da sempre dal principio di non interferenza negli affari interni di altri paesi e dal lavorare sulla base del consenso.

Questa volta però l’associazione sembra aver preso una decisione più dura sulla questione Rakhine, perché c’è sempre la preoccupazione del terrorismo islamico all’orizzonte e il Sudestasiatico è uno dei terreni più fertili dove l’infiltrazione del ISIS è reale.

Se si lascia incancrenire la situazione nel Rakhine, potrebbe portare alla diffusione del terrorismo che minaccia il Sudestasiatico e oltre, ha detto il ministro degli esteri di Singapore.

«Il governo birmano ha bisogno di fare la cosa giusta per tutte le vittime vulnerabili, privi di difesa ed innocenti… E’ anche un avviso salutare per tutti noi, razza, lingua e religione sono questioni vitali e possono sempre essere presi a pretesto per guadagni politici immediati, ma chi porta il peso e le ferite sono sempre le persone indifese».

I paesi del ASEAN si incontreranno il mese di ottobre a Singapore.

(Tratto da AFP, Reuters)

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