ASEAN: La presidenza della Birmania del 2014

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thein seinC’è molto ottimismo in Birmania. Dopo vari decenni di governo militare la Birmania sta facendo una serie di riforme politiche. E la cosa è davvero impressionante.
Sono di recente emersi segni di democrazia.

Centinaia di prigionieri poitici sono stati liberati. I media birmani hanno ricevuto più libertà sebbene siano ancora controllati dal governo. Il presidente Thein Sein sta permettendo la formazione dei sindacati. Si stanno diffondendo ONG sull’ambiente ed i diritti umani in tutto il territorio. I capi militari rilasciarono l’esponente più in vista dell’opposizione Aung San Suu Kyi dagli arresti domiciliari durati 15 anni. Ed essa è rientrata nella politica ed oggi lavora strettamente col governo nell’assicurare che le riforme si materializzino. La gente deve arrivare a crederci che con le riforme democratiche la loro vita potrà cambiare per il meglio.
Una questione deve trovare una risposta con l’apertura della Birmania. Come cambierà questo cambiamento rapido il dinamismo nelle relazioni ASEAN Birmania e ancora più importante il processo di costruzione della comunità dell’ASEAN?
Alla Birmania è stata affidata la direzione dell’ASEAN per il 2014, ad otto anni da quando volontariamente lasciò il suo turno di presidenza del gruppo. Il 2014 sarà cruciale sia per la Birmania che l’ASEAN. Per la Birmania ci vorrà solo un anno per tenere le suue seconde elezioni generali sin dal 1990. Presiedere l’ASEAN porterà la tanto agognata legittimazione politica al regime di Naypyidaw. Il governo sarà responsabile per organizzare centinaia di incontri dell’ASEAN durante il periodo della propria presidenza, e questo esporrà ancora di più il paese alla comunità regionale, portando ancora più investimenti dai paesi del gruppo e dai paesi partner del dialogo. Allo stesso tempo permetterà al governo di esercitare il suo ruolo guida lavorando più strettamente a contatto con i paesi membri dell’ASEAN per riaffermare i loro obblighi verso la costruzione della comunità nel 2015. Perciò una presidenza dell’ASEAN potrebbe diventare un fattore fondamentale nel forgiare la politica interna del paese in favore di un gruppo di governo e e influenzare fino ad un certo punto il risultato elettorale.
La legittimazione è diventata molto fondamentale per togliere le sanzioni. E’ vero che alcune sanzioni dell’ONU e della Comunità Europea sono state già abolite ma resta ancora molto da fare in termini di approfondire le istituzioni democratiche dentro il paese prima che siano tolte tutte le sanzioni.
Per Naypyidaw, la via più veloce per guadagnarsi la legittimazione dalla comunità internazionale è sfruttare la piattaforma dell’ASEAN per ricreare una nuova Birmania che meriti di essere legittimata. La Birmania ha investito così tanto nelle sue riforme politiche persino fino al punto che i vecchi generali hanno deciso di fare un passo indietro. Presiedere l’ASEAN sarà utile e fornirà alla Birmania un’opportunità eccellente per cooperare con i partner non ASEAN con cui la Birmania ha desiderato da tanto la riconciliazione in cambio del loro sostegno e riconoscimento. Una Birmania libera da sanzioni beneficerebbe i vecchi generali che forse hanno lasciato la scena politica ma ancora controllano i grandi affari del Paese.
Per quanto riguarda l’ASEAN, offrire la presidenza alla Birmania sembra inevitabile. E di fatto la Birmania resta l’unico paese che non ha mai avuto la presidenza. Si deve ammettere in retrospettiva che l’ASEAN sembra mancare di una politica della Birmania effettiva e che funzioni. L’interazione dell’ASEAN è stata per lo più di risposta che propositiva. Ora con l’attuale democratizzazione ASEAN vede i cambiamenti come parte del suo proprio successo di “adattamento” della Birmania per trovare posto negli sviluppi nella regione. In altre parole è una vendetta della passata politica birmana dell’ASEAN che è perciò veloce nel celebrare le riforme politiche in Birmania. Da questa prospettiva era legittimo premiare la Birmania per i suoi sforzi di democratizzazione.
A primo colpo la presidenza del 2014 alla Birmania sembra essere stata a beneficio della regione. Da parte birmana, la presidenza un anno prima della materializzazione della costruzione della comunità era importante sia in termini tangibili che simbolici. In modo tangibile, dal momento che la Birmania può gradualmente diventare una nuova tigre economica della regione, assegnarle la presidenza sembra perciò ragionevole. Con tutte le opportunità economiche e politiche che si aprono, la Birmania potrebbe rappresentare la speranza e la possibilità per l’ASEAN in un’era di comunità.
Ma sarebbe un’illusione esaminare la presidenza dell’ASEAN solo all’interno del contesto visto sopra. Si può discutere che le missioni reali della Birmania come dell’ASEAN dietro la problematica della presidenza erano più un un’auto realizzazione che ogni altra cosa importante per il regionalismo. In realtà avere la Birmania come presidente potrebbe sfidare lo sforzo dell’ASEAN di di ricrearsi l’immagine di organizzazione seria, particolarmente nella promozione dei diritti umani. Alla fine la presidenza dell’ASEAN da parte birmana potrebbe essere percepita come una qualche soluzione alla crisi di legittimazione sia della Birmania che dell’ASEAN.
Comunque deve esserci la speranza sulla scia della presidenza dell’ASEAN della Birmania. Dal momento che ospiterà comunque i summit potrebbe essere questa l’opportunità per accelerare il processo di riconciliazione nel paese e migliorare le condizioni di vita delle differenti minorità etniche mentre si mostra loro la possibilità di integrazione nella regione. Ed infine, per l’ASEAN, il suo obbligo a rafforzare il regionalismo non finirà nel 2015 quando si sarà propriamente formata la comunità. Ma l’ASEAN avrà bisogno di guardare al dopo 2015 e continuare a domandare dai suoi membri, specialmente dalla Birmania, il loro impegno verso un’organizzazione forte ed importante.
Pavin Chachavalpongpun,

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