ASEAN: L’Australia e I diritti negati di chi chiede asilo

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L’Australia ha fatto un accordo con la Malesia per deportarvi 800 persone richiedenti asilo, tirandosi le ira dell’ONU con UNHCR sia in relazione ai rifugiati di per sé che ai bambini soli, senza padre né madre, tra essi presenti.

L’organizzazione malese dei Rohingya della Birmania, Mehrom, si dice fortemente preoccupata per il piano del governo australiano di deportare 800 richiedenti asilo in Malesia, mentre ne prenderebbe 4000 già dichiarati profughi dalla Malesia dove ne languiscono altri 90 mila , perché nascono alcune questioni importantissime.

“Perché il governo australiano, che ha sottoscritto la Convenzione dei Rifugiati del 1951, vuole deportare 800 persone chiedenti asilo verso la Malesia che non ha sottoscritto questa convenzione? Chi sono questi 800 e da dove provengono?Che tipo di protezione potrebbe dare il governo malese? Quanto dura il processo di identificazione da parte dell’UNHCR e dove verranno messi durante questa fase? Chi sono invece i 4000 rifugiati da risistemare in Australia? Quando il governo australiano manderà i chiedenti asilo e come riuscirà la Malesia a gestirli quando il numero crescerà negli anni?”

Secondo Merhrom, non tutti gli 800 sono stati inviati clandestinamente in Australia e molti di loro sono dei genuini chiedenti asilo, tra i quali molti Rohingya che scappano dalla persecuzione che subiscono in Birmania per finire apolidi sulle varie coste del mar delle Andamane, tra la Thailandia, Malesia e Indonesia, dove non sono considerati rifugiati.

“Noi, i Rohingya, fummo resi apolidi dalla giunta, dopo essere stati oggetto di sistematiche persecuzioni e attacchi dalla giunta in tantissimi modi da tanti anni. Questa è la sola ragione per cui scappammo e siamo diventati rifugiati in terra straniera. Benché ci siano molti rapporti di organizzazioni internazionali sulle persecuzioni subite dal nostro popolo, sono in tanti capi di stato del mondo ad aver chiuso gli occhi sulla nostra sofferenza. Per noi non esiste una soluzione reale”

Con questa mossa il governo australiano intende scoraggiare il traffico umano tra le isole indonesiane e le coste australiane, ed impedire che nuovi immigrati affrontino il viaggio pericoloso e costoso, cosa che secondo Merhrom non potrà mai terminare davvero per chi cerca asilo, la cui vita è in perenne pericolo e che sarebbero disposti ad imbarcarsi dovunque se vi è una speranza di trovare asilo.

D’altronde, Merhrom si domanda, perché 4000 sì ed 800 ora no? Perché violare quanto stabilito dalla convenzione che prevede che si possano spostare i rifugiati solo quando il paese ospitante, la Malesia, dia garanzie sul loro futuro e sul diritto di asilo? Per i Rohingya in Malesia, Merhrom denuncia che le procedure d’asilo sono ferme al 2006 senza che siano stati rilasciati documenti che permettano loro di trovare un lavoro, di avere un’istruzione e un’assistenza sanitaria. “La nostra situazione resta la stessa da tre decenni. Per la nostra prossima generazione non esiste un futuro.”

Ma tra gli 800 ci sono anche bambini senza genitori.

“Non voglio minori non accompagnati, non voglio che bambini salgano sulle barche per venire in Australia pensando o sapendo che ci possa essere qui una qualche esenzione” ha dichiarato il ministro Bowen alla TV. Una totale insensibilità e mancanza di compassione, ha dichiarato Unicef australiana, mentre un’altra associazione ha ricordato che l’Australia ha firmato la Convenzione sui diritti dei bambini ed è quindi tenuta ad agire negli interessi migliori dei bambini.

Per Amnesty International “Tra le violazioni più diffuse dei diritti umani sofferte da chi cerca asilo in Malesia, ci sono le violenze sessuali contro le donne e ragazze sole” che corrono quindi il rischio di essere oggetto dei circoli criminali e di rappresentanti ufficiali in Malesia che non ha ancora sottoscritto la Convenzione contro la tortura.

“Dal momento che ha sottoscritto la Convenzione dei rifugiati e altri trattati internazionali per la protezione dei Bambini, non si riesce a vedere come è meglio espellere bambini non accompagnati dall’Australia verso un paese come la Malesia che non è allineata con gli standard dei diritti umani e di fatto è conosciuta per il cattivo trattamento dei bambini nella propria nazione”

Accordo tra Malesia e Australia sui rifugiati

Lo scambio dei rifugiati: nessun impegno dei diritti umani
I chiedenti asilo in Malesia non hanno mai avuto una garanzia di sicurezza in questa terra, poiché le leggi malesi di immigrazione non riconoscono lo status di rifugiato ufficiale dell’UNHCR.

asilo rifugiati

Questo mese, come tutti gli anni, è il mese dei rifugiati e il giorno cade il venti di giugno, un giorno significativo per tutti i rifugiati e chiedenti asilo che sperano di essere liberati dalla paura e dal pericolo per la vita e la libertà.
Eppure quello che la Malesia ha da offrire loro è sempre stato meno di un posto sicuro. I chiedenti asilo e i rifugiati restano nel pericolo costante di arresto, di detenzione e violazione di diritti umani in questa terra che qualcuno vede come qualcosa migliore dei luoghi da cui provengono.

Il non riconoscimento dei chiedenti asilo e dei rifugiati nella legislazione e nei regolamenti dell’immigrazione, e la criminalizzazione di quelli senza documenti sono due denti molto affilati di una forca che mantiene in attesa i rifugiati e i chiedenti asilo. Ma questi e i migranti irregolari non si lasciano affatto scoraggiare da questi rischi, nonostante altri rischi di cadere nelle mani delle forze di sicurezza locali, di finire in centri sovrappopolati di detenzione di immigrati, di subire frustrate ed altre violenze fisiche e psicologiche.

L’annuncio del primo maggio dei governi australiano e malese di un accordo di scambio di rifugiati e chiedenti asilo, che ancora è sotto negoziazione, ha creato un’ondata di ansia tra le comunità dei rifugiati in Malesia. Un’altra porta era stata chiusa loro in faccia dando fine alle speranze di trovare un posto sicuro. Anche così questo accordo questo accordo non fu accolto bene dai parlamentari australiani il 16 di giugno, quando lo bocciarono per 70 contro 68. Nel fondo e nel percorso di questa decisione parlamentare importante, c’era una società civile rigorosa e il partito di opposizione che agivano in entrambe le nazioni.

Siamo grati al Parlamento Australiano per essersi opposto a questo accordo. In Malesia l’opposizione è totalmente ignorata dai media controllati dal governo, ma i malesi coscienti ed altri hanno esercitato i loro diritti umani alla libertà di informazione e di espressione nel cyberspazio e hanno sostenuto in vari modi mediante i sistemi di network sociale.

La lotta per il riconoscimento dei chiedenti asilo e i rifugiati e la protezione dei diritti umani è lungi dall’essere finita. Entrambi i governi, con l’aiuto dell’ UNHCR e dell’IOM (International Organization of migratio) intendono spingere ancora, tra la controversia continua sulla potenziale continuazione delle violazioni di diritti umani in Malesia. Secondo il Ministro degli Interni Hishammuddin Hussein “Possiamo stare iniziando qualcosa che la gente potrebbe voler adottare tra 50 anni… la cosa non può essere sempre la stessa”

Comunque il governo Malese non ha mostrato alcuna intenzione di ratificare il trattato del 1951 della Convenzione dei Rifugiati e il Protocollo del 1967. Ha persino richiesto l’omissione dei riferimenti ai diritti umani durante i negoziati dello scambio di rifugiati, che mina le richieste del mandato della protezione dei rifugiati dell’Agenzia dei Rifugiati dell’ONU. Sarebbe saggio che la Malesia seguisse l’esempio di Nauru nel ratificare il trattato del 1951 per prima, se insiste nel perseguire i richiesti benefici dell’accordo di scambio dei rifugiati, accordo che sembra servire come scappatoia dagli obblighi australiani che deve implementare lo status di rifugiato sul suo proprio suolo secondo la Convenzione

Aliran esorta l’UNHCR a tenere una ferma posizione e rendere i diritti umani una condizione obbligatoria, fondamentale e inerente di ogni impegno o accordo che coinvolge chiedenti asilo e rifugiati, sia che sia unilaterale, bilaterale o multilaterale.

Invitiamo fortemente il governo malese a correggere le leggi e regolamenti dell’ immigrazione attuali per riconoscere i chiedenti asilo e i rifugiati,e a creare strutture e servizi dove alloggiare persone che chiedono asilo dalla persecuzione secondo l’articolo 14 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

Ripetiamo la nostra richiesta al governo affinché diventi uno stato facente parte della Convenzione del 1951 e del Protocollo del 1967, ed a ratificare le restanti convenzioni internazionali dei diritti umani per garantire l’osservanza, la protezione e promozione dei diritti umani di tutti i cittadini e non cittadini residenti in questa nazione. Se il governo rifiutasse di ratificare questi trattati, dovrebbe ritirare l’accordo di scambio con l’Australia nell’interesse della nazione, dei cittadini malesi e della Comunità Internazionale.

Se tutto questo fallisce, non esiste alcun concreto vincolo o garanzia duratura a dare ai chiedenti asilo e ai rifugiati protezione contro la violazione dei diritti umani e la deportazione verso nazioni dove sarebbero in pericolo. L’ultima proposta politica del governo malese di legalizzare le persone senza documenti e i migranti irregolari in Malesia non raggiunge lo scopo di un impegno definito per la difesa dei diritti umani e dei rifugiati.

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