Attentati suicidi, una nuova frontiera dell’insorgenza islamica filippina

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Le Filippine non sono nuove sia al terrorismo che all’insorgenza, ma sorprende che, negli anni anche sotto l’influenza sia di Al Qaeda che Jemaah Islamiyah, i militanti filippini abbiamo mai abbracciato come tattica gli attentati suicidi.

Questo però non sembra essere più il caso.

Sin dal luglio 2018, ci sono stati sei attentati suicidi individuali nelle Filippine meridionali. Altri tre aspiranti attentatori suicidi, che avevano delle bombe artigianali cucite sui propri camiciotti, sono stati uccisi in uno scontro a fuoco con le forze di sicurezza due giorni dopo ad indicare un’altra ondata di attacchi.

Non che tutti gli attentati suicidi siano stati compiuti da filippini ed infatti la maggioranza di loro erano stranieri.

Il primo attentato suicida accadde quando ad un posto di blocco a Basilan a luglio 2018 con la morte di dieci persone. Si crede sia stato un uomo del Marocco.

attentati suicidi Basilan

A gennaio 2019 una coppia di indonesiani, che aveva provato ad andare in Siria ma era deportata dalle autorità turche, si fece saltare in aria in una cattedrale della città meridionale filippina di Jolo uccidendo 23 persone e ferendone altre cento durante la messa della domenica.

A giugno i primi attentatori suicida filippino fecero detonare i loro esplosivi dentro un campo dei militari a Sulu che uccise altre tre persone e ferì altre 22. Più di recente, una donna che si crede sia egiziana si è fatta saltare in aria ai cancelli di una base militare a Jolo senza però causare altre perdite di vite umane.

In uno scontro della scorsa settimana si crede che due dei tre aspiranti suicidi fossero il marito egiziano e il figlio dell’attentatrice suicida.

Ci sono stati però almeno due attentatori suicidi filippini e si può dire che il passo è fatto e la cosa probabilmente ispirerà altri.

Perché ora vediamo degli attacchi suicidi nelle Filippine?

In parte vediamo molti più attentati suicidi nella regione come anche da gente del sudestasiatico fuori della regione.

In Indonesia, tra il 2002 ed 2011 ci furono solo 9 attacchi suicidi di Jemaah Islamiyah.

Dal 2014 ce ne sono stati almeno dieci mentre molti altri presunti attentatori sono stati arrestati compreso tre donne. In Iraq e Siria c’erano circa una ventina di attentatori suicidi originari del Sudestasiatico compreso 13 malesi, i primi del paese.

Questo è un segno dell’ideologia radicale e nichilista del Califfato Islamico la cui propaganda diffusa ha reso possibile che tali attacchi diventassero la norma.

E diversamente dai malesi e dagli indonesiani, che viaggiano in Iraq e Siria in numero ben superiore acquisendo un contatto diretto con il Califfato Islamico ed anche le opportunità per sviluppare e formare la propaganda per il loro pubblico a casa, ci sono molti meno filippini.

Mentre la propaganda del IS parlava di molti militanti dalle Filippine come parte del Khatibah Susantara, se ne hanno prove concrete solo di uno, Mohammad Reza Lahaman Kiram, che le autorità filippine credono sia stato il responsabile di una bomba del 2012 di un bus a Zamboanga.

Kiram insieme al malese Mohamad Rafi Udin e all’indonesiano Mohamad Rafi Udin, apparve in un video di decapitazione del giugno 2016 che fu molto visto nel Sudestasiatico. Non si è avuta conferma della morte di Kiram e non si conoscono dove si trovi.

Ha un peso questa arrivo di attentati suicidi nelle Filippini? Certo per quattro ragioni.

Per prima cosa mostra che si radica l’ideologia del Califfato Islamico. Hanno ucciso Abu Bakar al-Baghdadi ma la sua ideologia non scompare. Nel fine settimana è emerso un video di militanti islamici nelle Filippine che giurano fedeltà al nuovo califfo e al capo dello stato islamico Abu Ibrahim al-Hashimi al-Qorashi. E la fedeltà è all’ideologia, non all’uomo.

Secondo aspetto, il fatto che a compiere la maggioranza degli attentati suicidi siano stati militanti stranieri ci ricorda quanto siano importanti le Filippine ai militanti della regione e oltre. Mentre il Califfato Islamico continua ad applicare il suo modello globale di insorgenza, le Filippine restano un fronte importante. Con la perdita di gran parte del califfato, la morte di al-Baghdadi e la situazione caotica siriana, è difficile immaginare che il Califfato Islamico attiri molti molti militanti dalla regione al momento.

Di già attraverso i suoi media, IS chiede ai suoi militanti dalla regione di andare a Mindanao, e non ci sono segni che la situazione migliori. Le autorità malesi hanno posto maggiori risorse della sicurezza nello stato di Sabah, un punto di transito fondamentale.

Terzo punto, nella letteratura del terrorismo c’è un concetto di “offerta più alta” per cui i gruppi o le fazioni o le cellule terroristiche provano ad essere dominanti lanciando una campagna più sanguinosa di violenza. Questo proverebbe la loro devozione alla causa mentre dimostra che i loro competitori sono più deboli e meno ferventi ideologicamente.

Se questi attacchi suicidi sono messi su dai due capi del gruppo Abu Sayaff a Sulu e Basilan, Hatib Hajaan Sawadjaan e Furuji Indinan che cercano di guidare l’ISEA, Califfato Islamico dell’Asia Orientale, gli altri gruppi come l’ex dei fratelli Maute, o il BIFF oppure Ansuar Khalifa Philippines, devono accrescere il livello della violenza per competere?

jolo cattedrale

Infine a livello tattico, gli attentati suicidi hanno un impatto sproporzionato. La gente è così sorpresa dagli attentati suicidi per il suo carattere così chiaramente irrazionale. E quando accadono, guadagnano molta più attenzione dei media mentre diffondono più paura.

Gli attentati suicidi continueranno. La domanda è: riusciranno il sovraccaricato apparato della sicurezza filippina a gestire la nuova minaccia e la nuova Regione Autonoma Bangsamoro della Mindanao Musulmana a dimostrare di essere alternativa di successo ed fattibile per sottrarre il sostegno delle reclute al Califfato Islamico?

Zachary Abuza, Benarnews

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