Atto di fede della diga di Don Sahong nel Laos

Listen to this article

Per mitigare l’impatto della diga sull’industria della pesca si propone un passaggio dei pesci che non è stato mai provato prima ed è in gran parte un atto di fede.

La commissione del Fiume Mekong, MRC, ha tenuto la sua prima riunione consultiva sul controverso Progetto Idroelettrico Don Sahong, DSHPP, il 12 dicembre Pakse in Laos. La consultazione fa parte della procedura di notificazione, consultazione preliminare e processo di accordo PNPCA come richiesto dall’accordo del Mekong del 1995.

Secondo la MRC, la consultazione non è stato un processo per cercare l’approvazione per il progetto proposto ma un forum formale per tutte le parti interessate per esprimere le preoccupazioni sugli impatti potenziali della diga. Comunque mentre sono state poste varie questioni ambientali, è parso che non fosse di reale interesse all’eventuale decisione sulla diga. La consultazione del MRC ha lasciato tante questioni senza una risposta sul destino dell’industria della pesca e le centinaia di migliaia di persone colpite dalla diga.

La diga va avanti

L’accordo del Mekong tra i quattro paesi del bacino voleva promuovere una cooperazione amichevole di condivisione del fiume per una gestione sostenibile delle risorse e prevenire dispute regionali sul fiume Mekong tra Laos, Cambogia, Thailandia e Vietnam.

Secondo l’accordo il processo di consultazione permette la discussione delle preoccupazioni dei paesi sui progetti che hanno conseguenze sul fiume Mekong, senza dare, però, un potere di veto ad alcun membro. Allo stesso tempo il processo di consultazione vuole assicurare che il paese che propone un progetto non va semplicemente avanti senza tenere conto delle preoccupazioni dei paesi rivieraschi.

Sulla diga di Don Sahong, questo significa che mentre si possono porre le preoccupazioni, il governo laotiano mantiene il diritto di andare avanti con il progetto senza fare concessioni agli altri paesi del bacino.

Con questa diga le conseguenze ambientali sarebbero fortissime. La diga sarà alta 25 metri con una capacità di 260 MW e minaccia di avere un serio impatto sul pesce della migrazione nella regione del Mekong.

Si troverà nell’area delle Cascate Khone nel Laos meridionale a meno di due chilometri più in alto del confine tra Laos e Cambogia. Bloccherà per tutto l’anno il canale Hou Sahong, il canale principale per il pesce che migra tra Cambogia, Laos e Thailandia; comunque il canale è specialmente importante nella stagione secca quando la gran parte degli altri canali non sono praticabili per il basso livello delle acque. Questo blocco vitale del canale significa la distruzione della sussistenza vitale e della pesca commerciale nel basso bacino del Mekong.

Comunque nonostante la controversia e l’immenso impatto ambientale e sociale posto dalla diga, i suoi costruttori hanno detto apertamente alla consultazione regionale di Pakse che non sanno ancora come non lo sa nessuno degli impatti potenziali sulle comunità cambogiane che si trovano a sol idue chilometri a valle dal sito della diga. I costruttori malesi della Mega First dicono che il progetto sta andando avanti.

Nell’ottobre scorso le comunità thailandesi e cambogiane hanno lanciato un’accusa presso la Commissione Nazionale malese dei diritti umani contro il costruttore males. Mentre perseguono il luogo legale per fermare la diga, molti gruppi locali e gruppi della coalizione “save Mekong” hanno rilasciato una dichiarazione: “Crediamo che la diga di Don Sahong pone un rischio inaccettabile all’industria della pesca regionale, alla sicurezza alimentare e al futuro del fiume e come tale deve essere subito cancellato…. Le decisioni che sono state fatte sul disegno e sulle operazioni della diga si basano sull’assunzione si prendono ei rischi con il futuro del fiume Mekong e la sua popolazione.”.

Il disegno della diga è un atto di fede

La diga si situerà nell’area di Siphandone, Cascate di Khone, dell’area della provincia di Champasak nel Laos meridionale. Le cascate di Khone che sono sconosciute come le 4000 isole, sono le più grandi nel Sudest Asiatico, e sono caratterizzate da migliaia di cascate, corsi d’acqua ed isole. E’ anche uno degli ultimi habitat del delfino Irrawaddy di acqua dolce in rischio di estinzione.

La signora Nguyen Hong Phuong, vice direttrice della Commissione Vietnamita del Mekong, VNMC, ha detto nell’incontro consultivo che la valutazione di impatto cumulativo condotto dal costruttore dovrebbe essere prolungato e deve tenere conto di studi più completi sul Delta del Fiume Mekong in Vietnam.

Si dovrebbero tenere più studi sull’industria della pesca in relazione ai canali, come quelli di Hou Sadam e Hou Xangpheuk, dal momento che questi funzioneranno come rimpiazzo del canale maledetto di Hou Sahong per la migrazione del pesce.

Per cominciare non ci dovrebbe essere alcuna costruzione sul sito proposto dal momento che PNPCA non è stato ancora completato.Infatti il vice ministro dell’energia e delle miniere laotiano, Viraphon Viravong ha detto ai media in un giro sul sito agli inizi del mese che inizieranno una costruzione formale sulla diga di Don Sahong a dicembre, anche se le altre le altre consultazioni nazionali non si sono ancora concluse.

Anche gli impatti transfrontalieri promettono di essere immensi. La VIA del progetto non è riuscita ad affrontare le minacce potenziali compresse e comprensive alla salute del fiume. Sebbene i costruttori abbiano proposto un approccio adattivo ala mitigazione dell’industria continuando a condurre studi man mano che vanno avanti per un periodo di dieci anni, questo non affronta la preoccupazione che la diga distruggerà la sicurezza alimentare della gente, il fiume della regione e le economie turistiche. Gli approcci di gestione adattivi non valutano bene l’incertezza e spesso ridistribuiscono il rischio del progetto verso le comunità locali a vantaggio del costruttore che può continuare a costruire.

Oudom, ricercatore presso la Scuola del Mekong dell’ERI, ha detto che la diga del Don Sahong sembra essere un sito sperimentale per i metodi proposti di mitigazione tali come canali modificati per la migrazione contro corrente del pesce, la sedimentazione, la qualità dell’acqua che restano ancora senza test e sono stati criticati dagli scienziati.

“Specificamente, al momento non esiste un meccansimo sufficiente ed efficiente per far rispondere la ditta malese se il piano di mitigazione non funziona” ha detto Oudorm.

Una indagine scientifica del WWF Camogiano del febbraio 2014 afferma anche che la strategia di mitigazione proposta ha la possibilità di impattare in modo serio il pescato.

Più importante ancora è che questo passaggio proposto non è stato mai provato prima ed è in gran parte un atto di fede.

“Il passaggio effettivo del pesce si definisce di solito come capace di assicurare un passaggio del 95% delle specie indicate sotto tuttele condizioni di flusso. Mentre i sistemi di passaggio proposti possono ottenere questo livello per alcune specie e in alcuni momenti della vita del pesce, sembra impossibile che potrebbero ottenerlo per tutti i pesci e non è chiaro per quali specie indicate per il passaggio.” afferma il rapporto del WWF.

Centro dell’energia, orgoglio dell’energia

Le vendite di elettricità andranno in Thailandia e Cambogia. Insieme a questa diga il Laos pianifica una serie intera di dighe compreso la miliardaria diga di Xayaburi nella sua scommessa di diventare “il centro dell’energia” della regione del Mekong. Alcuni luoghi sono Pak Beng, Luang Prabang, Xayaburi, Pak Lay, e Sanakham in Laos settentrionale; Pak Chom and Ban Koum sul confine Thai-Lao; e Lat Sua nel Laos meridionale.

Le compagnie ed imprese statali thailandesi come l’EGAT collaborano col Governo Laotiano per costruire altre dighe idroelettriche in Laos ed importare l’elettricità specialmente per le aree urbane.

Il sito ufficiale del Dipartimento di affari energetici, DEB, laotiano afferma chiaramente che il Laos è “un paese montagnoso senza sbocchi”, ha poche opzioni di diversificare le sue fonti energetiche. Il Governo laotiano quindi pensa ad un programma energetico idroelettrico come fonte di entrate per ottenere uno sviluppo cosiddetto sostenibile sociale ed economico del paese. Secondo il governo laotiano i profitti derivanti dalla vendita dell’emnergia serviranno per combattere la povertà.

L’idroelettricità sostenibile oggi è una grande cosa nella regione del Mekong. Si promuove l’idroelettricità sostenibile come un’offerta cosiddetta pulita, sostenibile, efficiente nei costi da parte dei governi e dei donatori, come pure da parte dei gruppi industriali come la International Hydropower Association. Si dice che il Laos ha “il potenziale idroelettrico” di 26 500 MW dighe siul Mekong comprese; di questa capacità 18000 sono sfruttabili tecnicamente dei quali 12500 già pianificati per lo sfruttamento.

Nel 2007 il governo laotiano ha detto che per il 2020 si era impegnato a dare 7000 MW alla Thailandia, 5000 al Vietnam e 1500 alla Cambogia. Tuttavia per poter ottenere questi rifornimenti il Laos deve costruire una griglia energetica nazionale che che prenda energia non solo dalla Don Sahong ma a altre dighe come Nam Ngum, Nam Ngiep, Nam Thuen e Nam Ou.

Mentre questo scenario sembra roseo, il Laos si lega con una forte dipendenza dalle vendite consistenti ai grandi mercati esteri come la Thailandia. Senza compratori che offrono un largo consumo energetico il Laos non può gestire gli impianti idroelettrici.

La ragione è anche che la richiesta di energia nazionale è ben al di sotto della sua generazione pensata. Il 27 % delle famiglie non ha accesso all’elettricità e chi lo ha si trova a ridosso delle aree urbane. Inoltre non si capisce come i profitti derivante dalla vendita dell’energia saranno a favore della popolazione. Molti critici hanno già indicato il fatto che il Laos manca di istituzioni per gestire e ditribuire le tasse in modo eguale e giusto.

Inoltre la corruzione è prevalente mentre la sua burocrazia ha una reputazione di approvare progetti in cambio di mazzette. Tutto questo significa che la cosiddetta idroelettricità sostenibile si rivela un atto di appropriazione del fiume, quando i suoi profitti porteranno povertà e disastro alle migliaia di comunità nel Laos e nel Bacino del Mekong. La gente del posto è costretta a lasciare i loro luoghi di pesca ed altri metodi di sostentamento legati al fiume a spese della produzione idroelettrica.

Profitti energetici contro sostentamento della pesca

La stragrande maggioranza della popolazione laotiana di sei milioni di persone vive nelle aree rurali e il 32% vive al di sotto della soglia di povertà. Secondo il rapporto sull’industria della pesca del MRCl’area totale delle risorse acquifere per la pesca di cattura si crede ammonti a 1,2 milioni di ettari con oltre 481 tipi di pesce identificati e 22 specie esotiche.

Delle 4000 tonnellate annue pescate ogni anno nel solo distretto di Khong nel Laos meridionale, il 7= % è consumato localmente fresco o conservato ed il 30% è venduto. Per 72 mila abitanti il consumo di pesce commerciato fuori del distretto di Khong è valutato attorno ad un milione di dollari. La pesca di cattura selvaggia è importante per il Laos e le dighe minacciano la sopravvivenza delle entrate dell’industria del paese.

“Le risorse della pesca meritano di essere un componente fondamentale nel migliorare la salute e la sicurezza alimentare dei laotiani. In modo specifico la pesca alle Cascatedi Khone di grande importanza nel sostenere la vita e la generazione di reddito per la gente del posto, e il rifornimento di pesce di qualità a tutti i paesi del Mekong. Si legge nel rapporto del 2008 della MRC.

Ci sono molti modi alternativi per produrre l’energia e alleviare la povertà in Laos. Esistono molte alternative energetiche di piccola scala, provate e testate, di scala appropriata che possono dare alla gente l’accesso all’elettricità, ed ancora mantengono la salute ambientale del fiume Mekong. Una strategia energetica che dipenda dalla costruzione di queste dighe estremamente costose e distruttive sul fiume Mekong cancellerà la vera risorsa da cui dipendono le comunità locali per la loro economia e sostentamento.

Eppure non è troppo tardi per cambiare il corso di questo “sviluppo” pericoloso.

Un buon modo per cominciare sarebbe quello di non ignorare nel processo decisionale le voci della popolazione, specie di chi conosce meglio il fiume ed i suo ecosistema, le comunità stesse del bacino.

Hoang Duong e Paw Siriluk Sriprasit, Mekongcommon

Taggato su: ,

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ottimizzato da Optimole