Aung San Suu Kyi va in visita in Cina per visita di Stato

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Nei tempi passati, gli osservatori nazionali ed internazionali consideravano molto bravi i generali a porre le potenze internazionali l’uno contro l’altra.

Ora è da capo di fatto della Birmania Aung San Suu Kyi, che va a visitare la Cina.

In molti valuteranno le sue abilità diplomatiche nel misurarsi con la Cina e conciliare gli interessi cinesi in Birmania con la crescente influenza occidentale.

Nella visita del 2011 di Hillary Clinton in Birmania, Suu Kyi disse che la Birmania voleva “relazioni buone ed amichevoli con la Cina, il nostro vicino stretto, e non solo con la Cina ma col resto del mondo.”

aung san suu kyi

La sua visita a Pechino di questa settimana è un tentativo di realizzare quella dichiarazione. Sull’agenda di questo viaggio diplomatico troviamo il processo di pace in Birmania e i progetti controversi di mega investimenti in Birmania. Sarà osservata la sua capacità di governo.

Come i suoi precedenti capi di stato, Suu Kyi ha preso la giusta decisione dirigendosi per prima nel suo potente vicino, la Cina, prima di andare in occidente. Sarebbe provocatorio e creerebbe sensazioni sbagliate scegliere di andare a Washington come prima scelta.

Dopo l’assunzione del potere, ha visitato Laos e Thailandia dove si è fatta degli amici. In modo simile è molto chiaro l’aggiustamento cinese al cambio politico in Birmania.

Il ministro degli esteri cinese Wang Yi ad aprile volò in Birmania, appena dopo la formazione del governo, il primo ministro estero a dare il proprio saluto alla nuova amministrazione, dimostrando il valore della Birmania per la Cina. Wang Yi portò a Suu Kyi l’invito del presidente Xi Jinping per una visita in Cina.

A giugno scorso la Cina sorprese tutti ospitando Suu Kyi, come capo del NLD e dell’opposizione, che ricevette un trattamento da tappeto rosso con l’incontro col presidente Xi Jinping.

Era un segno che Pechino era pronta ad anticipare i governi occidentali, USA compresi. L’impegno cinese con la Birmania da allora è cresciuto.

La scorsa settimana Pechino ha inviato Song Tao, capo delle relazioni internazionali per il partito comunista, a visitare la Birmania ed incontrare oltre la Suu Kyi il capo delle forze armate Min Aung Hlaing, l’ex presidente Thein Sein e Shwe Mann, l’ex potente presidente del parlamento alleato ora di Suu Kyi.

Sorprendendo molti l’ex capo supremo Than Shwe, che si mantiene lontano dall’indiscrezione pubblica, ha ricevuto Song Tao nella sua residenza.

Than Shwe ed i suoi uomini nella giunta prima del 2011 erano visti come coloro che svendevano le risorse naturali alla Cina permettendole di costruire varie dighe, oleodotti e gasdotti che salivano dalla costa dell’Arakan fino alla provincia dello Yunnan. Queste concessioni hanno consolidato la posizione strategica cinese in Birmania.

Il recente incontro con Than Shwe è stato il testamento al lungo braccio della Cina e alla sua storia di relazioni con le forze politiche dell’elite birmana.

La visita all’opulenta casa di Than Shwe a Naypyidaw, costruita probabilmente con i soldi del gas venduto alla Cina era visita privata, ma si dice che l’ex capo della giunta abbia detto al suo ospite cinese che la Cina era un buon vicino ed amico, e che abbia ringraziato la Cina “per sostenere” lo sviluppo economico e sociale della Birmania.

Negli ultimi vent’anni Than Shwe, ancora sottoposto alle sanzioni americane, ha fatto molte visite in Cina e non si devono trascurare le sue amiciie e connessioni di affari in Cina.

Dopo il lancio delle riforme del 2011 Pechino è stata costretta a cambiare la sua politica con la Birmania, considerata fino ad allora nel campo della sua influenza politica, presa di sprovvista dal rapido cambiamento politico.

I contatti nuovi della Birmania con l’occidente rese nervosa Pechino. Nel gennaio 2012 gli USA normalizzarono le relazioni diplomatiche accrescendo la propria influenza. Obama divenne il primi presidente americano a visitare la Birmania.

Forse per irretire la Cina gli USA applaudirono alla decisione del governo Birmano di sospendere la costruzione della grande diga cinese di Myitsone nella Birmania settentrionale.

Gli USA hanno sempre negato che i nuovi contatti con la Birmania avessero a che fare con la Cina, ma non è così. Il ritorno dell’occidente in Birmania accresce la posta in gioco in Birmania. Sono cresciute le opzioni per Suu Kyi e tutti gli attori principali, particolarmente nel coltivare amici e alleati differenti dalla Cina, ora che il paese non è più un paria.

La sospensione del progetto della diga Myitsome da 3,6 miliardi di dollari, dei quali sono stati spesi 43 milioni di dollari dalla Cina, è stata una grande elezione per la Cina che è determinata a non permettere il ripetersi di incidenti simili in Birmania.

In molti si attendono che questa questione sia sull’agenda cinese di Suu Kyi. Prima della sua partenza il presidente Birmano Htin Kyaw ha formato una nuova commissione per valutare tutti i progetti idroelettrici per 11 novembre, una mossa che permette a Suu Kyi di prendere tempo sulla diga negli incontri col presidente cinese Xi Jinping.

La verità è che ogni ripresa della diga è un fiasco; Suu Kyi non vuole rischiare la sicura opposizione pubblica. Un editoriale di un giornale governativo chiedeva la cancellazione della diga di Myitone.

Comunque sono più importanti gli oleodotti che legano lo Yunnan cinese alla costa dell’Arakan rispetto alla diga. L’ex regime militare raggiunse un accordo con Pechino nel 2006 sul doppio oleodotto, quando i due paesi celebrarono il sessantesimo anniversario delle relazioni diplomatiche.

Gli oleodotti miliardari offrono a Pechino l’accesso strategico nella Baia del Bengala permettendo di contrastare l’influenza Indiana e le capacità navali crescenti nell’oceano indiano. Nuova Dehli ha cambiato la sua politica da quella che era la politica occidentale nel 1993 a causa della presenza cinese e della crescente influenza in Birmania.

Nel settentrione birmano distrutto dalle guerre, la Cina resta un giocatore fondamentale col suo continuo sostegno tacito ai gruppi armati ora formalmente impegnati nei colloqui di pace.

Lo scorso luglio l’inviato speciale cinese per gli affari asiatici Sun Guoxiang parlò ad un summit dei gruppi armati nello stato Kachin dicendo che la Cina sosteneva “tutte le forze che sostengono la pace interna in Birmania” Non si videro diplomatici occidentali.

Sun Guaxiang disse al The Irrawaddy: “Ci attendiamo che tutti i gruppi etnici partecipino alla Conferenza di Panglong del XXI secolo.” mostrando quanto Pechino sia sempre più interessata alla stabilità lungo le sue frontiere con la Birmania. “E’ fondamentale che la Birmania raggiunga una pace interna” perché la Cina ne trarrebbe il suo beneficio.

Da questi messaggi si assume che Pechino aiuti Suu Kyi nel suo piano di pace. Pechino comunque non comprometterebbe i suoi interessi ed investimenti strategici indipendentemente da quanto cresca la presenza occidentale.

Durante la visita di Hillary Clinton nel 2011, il giornale cinese The Global Times scrisse che la Cina non si opponeva alla ricerca birmana di relazioni migliori con l’occidente ma non avrebbe accettato una pressione sui propri interessi.

In questa relazione davvero complicata la Cina sa che Suu Kyi ha la soluzione.

Essa sarà pragmatica anche in modo difficile da ingoiare per qualcuno. A novembre disse all’agenzia cinese Xinhua: “Daremo attenzione speciale alle nostre relazioni per renderle efficaci, senza increspature e chiare. I legami tra vicini sono sempre più delicati di quelli tra paesi lontani”

Suu Kyi rispetto ai suoi predecessori si troverà da un lato davanti a sfide enormi nel cercare di trovare un nuovo bilancio delle relazioni con la Cina, dall’altro, nel fare l’interesse pubblico birmano, deve provare a non sconvolgere apertamente i potenti generali che hanno forti relazioni con Pechino.

Ma sa di dover sistemare le cose per bene e riparare il danno passato, mentre dare un nuovo tono alle relazioni birmane con la Cina. Ancora più importante non può deludere la popolazione birmana che contano sul suo governo e sperano che non se ne tornerà a casa a mani vuote.

Aung Zaw, The Irrawaddy

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