Autoritarismo digitale: lo spettro che si aggira nel Sud Est Asiatico

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Dalla metà del decennio scorso gli studiosi hanno usato il termine Autoritarismo Digitale per descrivere il modo in cui capi populisti e non eletti siano giunti a dominare il reame digitale sotto la propria giurisdizione.

E’ emerso nel Sud Est Asiatico una nuova forma di autoritarismo dalla metà del decennio scorso.

Sebbene cambi in vastità e intensità tra le democrazie ancora incerte della regione e i regimi dominati dai militari o dal partito unico, si possono osservare in quasi tutti i regni digitali della regione sviluppi significativi e preoccupanti in relazione alla sorveglianza, alla raccolta di dati, alla censura, disinformazione e pressioni indebite.

Dallo scoppio della pandemia da Covid-19 ad inizio 2020 i capi autoritari hanno ricevuto una nuova opportunità per accrescere moltissimo la loro capacità di monitorare, censurare e disinformare la propria popolazione.

autoritarismo digitale
Libertà di Internet nell’ ASEAN . Fonte: Freedom House

La pandemia ha dato una giustificazione all’implementazione di leggi di emergenza, acquisizione di massa di dati biometrici ed ha portato all’uso diffuso di app di controllo dello stato per tracciare movimenti e località.

Complessivamente la pandemia ha dato una ulteriore capacità di acquisizione di dati per regimi repressivi che governano paesi che hanno già vissuto un declino nei diritti digitali e libertà di espressione negli anni precedenti la pandemia.

Dalla metà del decennio scorso gli studiosi hanno usato il termine Autoritarismo Digitale per descrivere il modo in cui capi populisti e capi non eletti siano giunti a dominare il reame digitale sotto la propria giurisdizione, ed hanno in aggiunta usato il loro regno digitale per accrescere l’applicazione delle loro politiche nel regno del reale.

Mentre la vita quotidiana diventa sempre più digitalizzata, la linea tra i due diventa sempre più confusa.

Ci sono molte similarità nel modo in cui questi regimi hanno sviluppato i propri nuovi sistemi di sorveglianza, intrusione, manipolazione e disinformazione. Ci sono similarità nel modo in cui operano questi regimi: la vessazione online dei dissidenti, la diffamazione degli oppositori politici mediante campagne di disinformazione; dispute con le compagnie del Big Tech, la raccolta intrusiva di dati su scala di massa: l’uso di chiusure di internet e metodi simili per controllare il flusso delle informazioni: e la protezione delle loro elite con la censura e campagne di disinformazione.

Sebbene l’autoritarismo digitale sia un fenomeno nuovo ed emergente, è un elemento di una cultura complessiva di autoritarismo strisciante ed inversione democratica che si osserva nel Sud Est Asiatico da oltre un decennio.

Lo sviluppo di questi nuovi sistemi non mostra alcun segno di rallentamento e continuerà senza dubbio a minare e ostacolare i giornalisti, gli studiosi, i movimenti di riforma e movimenti democratici nella regione.

Questa raccolta di articoli brevi fa un’analisi dei recenti sviluppi legati a questo fenomeno nel Myanmar, Cambogia, Singapore, Indonesia e Filippine.

L’esempio più estremo di autoritarismo digitale nella regione è il Myanmar. La nuova legge cibernetica annunciata dalla giunta ad inizio 2022 è la visione più oppressiva avanzata per uno dei regni digitali della regione. Sembra che i nuovi dirigenti militari del Myanmar stiano modellando il proprio sistema di sorveglianza e controllo su quelli russo e cinese, che hanno fato alla nuova giunta sostegno sostanziale dal golpe militare del febbraio 2021.

Il contributo di Adam Simpson sul Myanmar discute le implicazioni preoccupanti e i precedenti posti da questa nuova legge:

“Nuovi articoli fondamentali nella bozza cambiata criminalizza l’uso delle reti VPN, abolisce il bisogno di una prova oggettiva nei processi e richiede effettivamente ai fornitori di accesso ad internet di bloccare o rimuovere la critica online del SAC, dei suoi capi e membri dei militari”.

L’articolo mostra che Myanmar fa strada nell’ASEAN in termini di autoritarismo digitale emulando chiaramente sistemi che Cina e Russia hanno sviluppato per controllare l’informazione e monitorare la popolazione. Gli sviluppi in corso sulla sfera digitale del Myanmar potrebbero essere un’indicazione di cosa ci potrebbe essere all’orizzonte per i regni digitali degli altri stati ASEAN.

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Indice di democrazia, AsiaCenter

ll contributo di Robin Ramcharan sulla Cambogia si concentra sull’arrivo del NIG, Internet Gateway Nazionale della Cambogia, un nuovo sistema di controllo del traffico internet che dovrebbe portare ad un accresciuto livello di sorveglianza ed autocensura nel paese.

In modo simile alla legge del Myanmar il NIG è uno dei tanti esempi di regimi autoritari che scrivono e applicano leggi per minare i diritti digitali e dominare i flussi di informazione dentro i loro regni digitali.

Sebbene non compresi in questa raccolta, simili sviluppi a quelli vissuti in Myanmar e Cambogia si sono avuti in Thailandia, Vietnam, Laos e Brunei.

Il contributo di Jame Gomez su Singapore sottolinea come l’elite politica singaporeana ha usato leggi oppressive per isolare ed intimidire attivisti della società civile, giornalisti, figure di opposizione come mezzo per mantenere il loro sistema di dominio a partito unico.

Questo articolo ci dà uno sguardo nelle tendenze autoritarie dei capi eletti di Singapore che è spesso descritta come una democrazia imperfetta o un regime ibrido.

Il contributo di Celito Arlegue sulle Filippine ci dà un esempio di come la pandemia del Covid19 ha dato ai governi dell’ASEAN, sia eletti che non eletti, una opportunità di migliorare la loro capacità di acquisizione di dati e applicare leggi di emergenza che hanno portato ad abusi di potere e violazioni di diritti umani.

Arlegue discute anche il ruolo della manipolazione dei media sociali nella ascesa dell’ex presidente Duterte e nella persecuzione di oppositori politici come il premio nobel Maria Ressa di Rappler, che è stata condannata per diffamazione online nell’estate 2020. Questo è discutibilmente l’esempio più conosciuto dell’uso della legge cibernetica per silenziare o punire un giornalista nella regione ASEAN.

Un altro recente esempio di ciò è la multa al Malaysiakini, sito web conosciuto per la critica del governo malese e perché ha attirato l’attenzione agli scandali corruttivi nel paese. Il Malaysiakini ricevette una multa molto grossa da 123644 dollari a febbraio 2021 per i commenti posti sotto un articolo da un lettore che criticava la magistratura malese.

Questa decisione ingiusta fu vista da molti come un alto esempio di persecuzione di voci del dissenso nel Sud Est Asiatico usando la legge cibernetica.

Il contributo di Damar Juniarto sull’Indonesia mostra i modi più sottili in cui uno stato democratico come l’Indonesia accresce la sorveglianza, la repressione, la censura, la manipolazione dei contenuti online, usando la chiusura di internet ed iniziando una diffusa acquisizione di dati biometrici e personali, anche prima della pandemia con tutti gli abusi listati prima che diventano più comuni tra il 2020 e il 2021. I contributi da Singapore, Filippine ed Indonesia mostrano quanto velocemente le elite politiche delle democrazie deficitarie della regione si sono adattate a cambiamenti nel panorama politico causato dalla ascesa dei media sociali e dalla disponibilità di nuove tecnologie per sorvegliare e per controllare l’informazione.

Crescente autoritarismo digitale

Per spiegare la crescita incrementale dell’autoritarismo digitale nella regione, è importante identificare tre differenti fattori che hanno forgiato lo sviluppo di questi regimi: sostegno dagli stati patroni autoritari, la crescita dei media sociali e il ruolo privo di regole delle imprese di sorveglianza private.

Si potrebbe discutere se tutti e tre i fattori diventano più difficili da contrastare: si possono osservare a livello internazionale una recrudescenza autoritaria o populista, le prospettive giornaliere sono diventati più legate e condizionate dai media sociali e il potere intrusivo preoccupante delle imprese private di sorveglianza come il gruppo NSO sono diventati più chiari dal 2021.

Il ruolo di Cina e Russia nell’esportazione delle loro tecnologie di sorveglianza e di sistemi di controllo del flusso di informazioni sono strumentali alla crescita dell’autoritarismo digitale nel Sud Est Asiatico. I tentativi del Grande Firewall cinese o russo per sviluppare una cortina di ferro digitale hanno trovato ammiratori nei regimi autoritari emergenti. Le leggi recenti annunciate da Cambogia e Myanmar sono dei passi in avanti verso sistemi più potenti di sorveglianza e controllo nel futuro, ispirati e sostenuti da Cina e Russia.

Le ricerche di Valentin Weber mostrano che la Cina ha sostenuto vari stati nella regione con proprie tecnologie di filtraggio e sorveglianza.

Myanmar, Thailandia, Indonesia, e Filippine hanno tutti ricevuto sostegno tecnologico dalla Cina, mentre la Thailandia ha avuto sostegno sia da Russia che Cina. Weber sostiene anche che la Cina addestra i diplomatici del Myanmar, Laos e Vietnam nei metodi di sorveglianza in una università di Guangxi.

L’ascesa dei media sociali e la digitalizzazione della vita quotidiana hanno dato ai regimi autoritari uno spazio per spiare i propri cittadini, disinformarli e perseguitare o far pressioni sui dissidenti e gli oppositori. Le Big Tech ha un passato torbido nel trattare con i capi autoritari della regione.

Sebbene abbia cancellato i profili dei militari thailandesi nel 2021, Facebook è stata accusata di esser strumentale nella campagna coordinata di persecuzione contro i Rohingya musulmani nel Myanmar.

E’ anche possibile che regimi autoritari del Sud Est Asiatico possano seguire l’esempio cinese o russo bloccando Facebook, Twitter e le altre piattaforme popolari dei media sociali nel futuro, se converrà loro farlo.

L’estate del 2021 ha visto il gruppo NSO e l’industria privata della sorveglianza ricevere una maggiore attenzione dei media tradizionali. Sebbene Apple abbia annunciato una azione legale contro il gruppo NSO a novembre 2021, l’industria è ancora prova di regole e continua a servire per somme ingenti i governi della regione per sostenere il monitoraggio, la persecuzione e ad ostacolare critici e oppositori del regime.

Da notare è che le stesse imprese hanno operato negli stessi paesi della comunità ASEAN. NSO è stato assoldato dai governi thailandese e vietnamita. FinFisher è stata ingaggiata dai governi indonesiano, malese e di Singapore. Mentre Hacking Team lavora con i governi di Thailandia, Indonesia, Malesia e Singapore.

Si è affermato che è emerso un tipo di alleanze illiberali dentro l’ASEAN nel decennio scorso. La risposta passiva degli altri stati membri al golpe militare del Myanmar è un chiaro segno che l’autoritarismo nella regione è diventata la norma e che la brutale politica di repressione applicata dalla giunta è vista come qualcosa di accettabile dagli altri stati membri dell’ASEAN.

La visita di gennaio 2022 del premier cambogiano Hun Sen nel Myanmar fu una chiara espressione di sostegno da uno degli autocrati della comunità ad un altro. Membri di questa alleanza illiberale hanno dato assistenza reciproca con persecuzione ed estradizione di dissidenti ed oppositori che vivono nei reciproci territori.

I governi autoritari come quello russo e quello cinese si imbaldanziscono sempre di più, il metaverso si è evoluto dalla piattaforma caratteristica dei media sociali del decennio scorso, la risposta della comunità internazionale al flagello di una industria della sorveglianza privata transnazionale priva di regole è stata lenta ed inefficace, ed i governi autoritari e populisti del Sud Est asiatico hanno messo su un’alleanza informale per sostenersi a vicenda in modo utile.

Sebbene non ci siano possibilità di speranza se si tiene conto di tutto quanto detto finora, esiste tuttavia la resistenza all’autoritarismo digitale: i militanti della società civile, giornalisti e studiosi giocano un ruolo nel contrastare le minacce citate ai diritti fondamentali e politici nella regione.

Quattro delle persone che hanno contribuito a questa raccolta Damar, James, Celito e Robin sono sia militanti che scrittori, e tutti e quattro fanno parte di un movimento globale che si batte per i diritti digitali e fanno parte essenziale della lotta contro lo spettro emergente dell’Autoritarismo digitale nel Sud Est Asiatico.

In conclusione, la pandemia del covid19 ha accelerato l’ascesa di nuove forme di autoritarismo e populismo rafforzati digitalmente che sono parte osservabile di una cultura crescente di illiberalismo politico nel Sud Est Asiatico dal decennio scorso.

Per quanto attraente, la nostalgia per un’era analoga ed il credo che la nostra privacy sia già morta sono in fin dei conti ammissione di sconfitta. Viviamo in un mondo della sorveglianza, tuttavia un mondi di scelte.

L’anonimato completo nel regno digitale potrebbe andare bene solo a certe persone prescelte per quanto sia nostra responsabilità proteggere la propria privacy e il proprio anonimato educandoci a vicenda sui pericoli di questi nuovi sistemi di sorveglianza e controllo dell’informazione.

Alla fine perdere il proprio anonimato è una ferita che ci si autoinfligge e esistono alternative all’essere costantemente monitorato online.

Fino ad un certo punto la lotta contro l’autoritarismo digitale deve essere fatto su basi individuali, dal momento che ogni movimento importante di cambiamento che possa emergere dovrà vedersela con un nuovo tipo di oppressione nel regno digitale che non era conosciuto nel passato, usato insieme agli strumenti vecchi dell’oppressione.

Gerry Mc Dermott, Kyotoreview

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