Baia delle Luci a Sihanoukville sulla costa meridionale cambogiana

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La Baia delle Luci è un immenso progetto di sviluppo di una nuova presunta città ecologica a Sihanoukville in Cambogia, grande 934 ettari del valore di 16 miliardi di dollari, il maggior progetto fondiario sulla costa cambogiana che sarà tre volte il progetto di Marina Bay di Singapore.

Le navi per il dragaggio della sabbia sono incessantemente al lavoro tanto che “La sabbia è stata versata a un ritmo così rapido che persino Google Maps non si è ancora accorto che quella che è sempre stata acqua, ora è terra” scrive il giornalista JackBoard su CNA in un interessante articolo su questa Baia delle Luci.

E’ un progetto che sta cambiando il volto della costa meridionale cambogiana fatta, un immenso progetto di reclamo di suolo che si estende nel golfo della Thailandia.

progetto della Baia delle luci

“Entro il 2045 quando si completerà la terza fase di questo progetto, saranno 160mila persone che vivranno in questa città verde iniziata nel 2019.”

I costruttori sono la Canopy Sands che fa capo a Prince Holding Group di Chen Zhi, magnate cinese naturalizzato cambogiano nel 2014 a furia di investimenti e/o doni al governo.

Chi ha progettato questa città ecologia cambogiana, Baia delle Luci, è la singaporeana Surbana Jurong, una ditta di consulenza del governo di Singapore, specializzata in infrastrutture e sviluppo urbano.

“Per ora, a parte qualche benestante in cerca di emozioni e gli operai che continuano a gettare le fondamenta sabbiose della città, è per lo più deserta e incompleta. Ma la popolazione locale è già stata lasciata a sguazzare nella sua scia.”

Molti osservatori hanno sollevato delle preoccupazioni sul progetto che potrebbe finire per assomigliare ad un’altra città fantasma, per le deboli fondamenta finanziare, le grosse problematiche ambientali e il crescente controllo dell’influente gruppo imprenditoriale che ha intrapreso l’ambiziosa costruzione.

Sono tutti andati via

“A soli cinque minuti d’auto lungo la Baia di Ream da un beach club, i pescatori occasionali che da generazioni vivono in questa baia stanno vivendo un’esistenza meno brillante. Nascosti direttamente sotto un ponte lungo la strada costiera che serve il progetto, gli ultimi residenti di questa zona hanno trovato una nuova casa.

progetto della Baia delle luci

Il loro insediamento è costituito da poco più che stuoie per dormire sul cemento, con un minuscolo negozio di provviste e gli strumenti di cui gli abitanti hanno bisogno per sopravvivere: le loro barche da pesca e le reti che costeggiano il piccolo canale che scorre sotto il ponte.

Per anni hanno resistito alle intemperie, non volendo essere costretti ad andarsene come la maggior parte della loro vecchia comunità.

Ora il loro rifugio si addossa goffamente al perimetro esterno recintato della città. Su questo litorale, dove un tempo pescavano per guadagnarsi da vivere, non sono più i benvenuti.

A poche centinaia di metri lungo il canale, in una foresta di mangrovie, i ceppi di legno che giacciono bassi nell’acqua sono gli unici segni dell’esistenza di un villaggio di pescatori.”

La maggioranza di loro fu spostata a 30 chilometri di distanza, vicino ad un laghetto svuotato artificialmente, dove fu dato loro un pezzo di terra di 100 metri quadri e 1000 dollari di risarcimento a famiglia. Qui la vita è ancora più amara.

“Le famiglie qui vivono ai margini del più completo abbandono. Il denaro consegnato loro è stato appena sufficiente per costruire una semplice casa su un terreno minuscolo. Non c’è elettricità, acqua o smaltimento dei rifiuti. Nelle vicinanze ci sono poche possibilità di lavoro, scuole o strutture sanitarie.”

Soeur Sieb è un uomo di 58 anni che viveva nella baia vicino a Ream dal 1990 dove per vivere pescavano e guadagnavano quanto bastava per sopravvivere. Nella nuova area è stato necessario fare un prestito alla banca per comprare un motorino perché i figli potessero andare a lavorare in fabbrica per sopravvivere.

Lui se ne sta a guardare questa terra nuda e il paesaggio secco dove crescono solo gli ammassi di rifiuti.

Queste problematiche sono state sollevate in un’intervista del 2021 di EcoBusiness al direttore di Canopy Sands, Khong Weng Fook, già dirigente della Surbana Jurong, il quale disse “la gente del posto sarà addestrata a lavorare, avrà opportunità di lavoro, borse di studio, servizi sanitari e cose essenziali giornaliere mentre si sviluppava il progetto.”

“Finché ci rivolgiamo ai nostri interlocutori con buone intenzioni e offriamo loro un lavoro e una vita dignitosa, non vedo perché dovrebbero essere poco ricettivi nei nostri confronti”

Ma le condizioni di vita rimangono pessime e le speranze di avere il titolo di proprietà dei pezzi di terra sono poche: resta la paura di essere cacciati ancora una volta.

CNA ha chiesto a Canopy Sands di commentare le modalità di comunicazione e di rapporto con la comunità.

“Il coinvolgimento con la comunità è al centro della nostra strategia ambientale. Attraverso ampie consultazioni pubbliche, abbiamo favorito il dialogo con le parti interessate locali, compresi i funzionari del governo provinciale, le autorità locali e gli abitanti dei villaggi. Queste interazioni non solo ci hanno aiutato a capire e ad affrontare le preoccupazioni della comunità, ma hanno anche rafforzato le nostre relazioni con le persone che sono coinvolte nel nostro progetto” ha detto Adrian Chen, un direttore commerciale dell’azienda a CNA senza rispondere alle domande specifiche poste.

Sahmakum Teang Tnaut (STT), ONG cambogiana che si occupa del diritto alla casa e delle condizioni di vita dei poveri delle città e delle comunità vulnerabili del Paese, ha recentemente documentato il continuo spostamento di questi gruppi nella zona di Sihanoukville a causa delle crescenti pressioni della speculazione immobiliare e fondiaria. L’ampia privatizzazione delle aree costiere ha portato alla perdita sistematica di terre e diritti per la popolazione locale.

“In un Paese in cui moltissime persone vivono su terreni che non hanno ancora un titolo di proprietà, le persone sono vulnerabili all’accaparramento di terreni e agli sgomberi forzati quando individui o aziende potenti mettono gli occhi su un pezzo di terra”, ha detto Naly Pilorge, direttore dell’organizzazione per i diritti umani Licadho, con sede a Phnom Penh.

L’oriente selvaggio

Sihanoukville più che una Baia delle Luci assomiglia ad un luogo delle ombre, piena di casinò illegali, crimine organizzato, centro delle truffe online e di riciclaggio dei soldi, un luogo da cui provano a scappare tantissimi cittadini di tutta l’Asia. Attratti dal miraggio di un salario decente, finiscono per essere preda di una criminalità senza scrupoli.

Il Global Organized Crime Index identifica proprio Sihanoukville come un centro del crimine informatico finanziario che porto per esportazione di droga, dove gruppi mafiosi legati all’investimento immobiliare, ai casinò e alle criptovalute sono diventati potentissimi e ove operano gang cinesi legati alle estorsioni, protezioni, traffico umano e di droga.

Con l’arrivo delle gang cinesi, molti giornalisti temono per la propria incolumità quando sono nella città dove non ci si sente mai al sicuro.

progetto della Baia delle luci

“Credo che la gente la veda come un luogo un po’ privo di legge. Un altro esempio di un oriente selvaggio per certi versi. Estremamente selvaggio e talvolta fa paura” dice Ou Virak di Future Forum che aggiunge come la cattiva reputazione di questa città costiera importante ha danneggiato la posizione internazionale del paese e alla debole ripresa dalla pandemia. Ne consegue secondo questo studioso che ciò rende difficile attrarre investimenti di un certo livello.

“Nel 2019, mentre la criminalità violenta si riversava sempre più nelle strade, l’allora primo ministro Hun Sen annunciò un giro di vite a Sihanoukville, vietando il gioco d’azzardo online e imponendo la chiusura di decine di casinò illegali. Un numero enorme di cinesi è fuggito dalla città e il flusso di fondi all’interno e all’esterno dei confini della città si è prosciugato.

Migliaia di lavoratori prigionieri intrappolati nelle industrie ombra sono stati salvati dai recinti di Sihanoukville, mentre il Dipartimento Generale dell’Immigrazione ha riferito che 447.000 cittadini cinesi hanno lasciato il Paese nel periodo successivo.”

La Cambogia così ha provato a ripulire la propria immagine agli occhi di investitori cambogiani e soprattutto agli occhi di Pechino.

“Credo che la reputazione sia una delle nostre sfide a cui guardiamo ora. Ma noi siamo anche innocenti” dice il vice governatore della provincia di Sihanoukville, Long Dimanche che nel promettere di risolvere il problema della sicurezza sostiene che essa è migliore di altre parti del mondo.

La Baia delle Luci, la futuristica città verde

La Baia delle luci è stata pensata come un modo di cambiare il corso dello sviluppo verso un modello più sostenibile, una città smart, verde e vivibile dove l’ultima tecnologie e servizi di ultima generazione ed energia ricavata da fonti rinnovabili. E’ destinata secondo i suoi progettisti a diventare la destinazione eccitante per la ristorazione, la vendita al dettaglio, il lavoro, il tempo libero e la vita”.

“Per Ou Virak, però, lo viluppo rapido di megainfrastrutture che non hanno i fondamentali economici giusti, a livello cittadino e provinciale, non risolveranno i problemi a Sihanoukville. Ci sono poche prove che la provincia sia disposta a rinunciare alle industrie dai soldi facili e alla speculazione per percorrere il percorso dello sviluppo lento difficile e sporco”

Fino al 2019, prima del divieto imposto da Hun Sen, i guadagni dell’industria del gioco erano tra i 3,5 e i 5 miliardi di dollari all’anno.

Dice Virak nell’articolo: “Bisogna guardare alle basi economiche. Cosa può sostenere tutti questi acquirenti che occupano questi edifici? Non è il costo dell’edificio a essere difficile, ma le persone che creeranno le attività economiche necessarie a sostenere la popolazione e l’intero ecosistema economico”.

Grandi ambizioni e attività sospette

Il progetto della Baia delle Luci prevede tre fasi di sviluppo che copriranno quasi 900 ettari di suolo mentre cominciano a comparire dubbi sulla fonte delle ricchezze del Prince Holding Group e sulla possibilità che esse derivino proprio dalle attività illegali cambogiane.

“Da quando il gruppo Prince iniziò a operare nel Paese nel 2015, la società è cresciuta rapidamente in diversi settori fino a diventare un impero multimiliardario. Nell’ultimo decennio ha avuto un ruolo importante nello sviluppo di Sihanoukville.

kaibo sihanoukville

Chen Zhi, originario del Fujian, è riconosciuto come “Neak Oknha”, che in khmer significa “Sua Eccellenza”, un titolo che porta con sé molta influenza e un canale diretto con le alte sfere della leadership politica cambogiana.”

Ma la sua immagine pubblica ultimamente è stata attaccata da un rapporto di un’agenzia giornalistica, Radio Free Asia (RFA), che ha analizzato le operazioni di Chen Zhi che ha rastrellato miliardi di dollari attirando però le attenzioni della magistratura cinese.

“Il rapporto ha anche descritto le vaste reti di denaro all’estero, le società di comodo e i trafficanti di denaro che Prince avrebbe utilizzato per spostare il denaro e distribuire il software di gioco online, nonché i presunti collegamenti con i centri di truffa che operano in Cambogia.

Si tratta di un’affermazione negata da Prince, che ha rilasciato dichiarazioni pubbliche e minacciato azioni legali contro RFA.”

Ovviamente il Prince Holding Group ha negato le accuse di riciclaggio e di attività illegali, soprattutto che il gruppo fosse coinvolto in operazioni di traffico umano, tortura e truffe telematiche nei parchi “Golden Fortune Science and Technology Park”.

In questo progetto di Baia delle Luci sono coinvolti anche Radisson Hotel Group e Greg Norman Golf Course Design (GNGCD) che si sono ripromessi di osservare meglio le accuse mosse contro Prince Holding Group e agire poi di conseguenza.

Da dove arriveranno i soldi per la Baia delle Luci?

La Cina al momento sembra aver ristretto gli interventi finanziari in Cambogia che un tempo sono stati pronti e notevoli.

“Il rubinetto si è bloccato e tutti coloro che vivevano grazie ad esso stanno vivendo a credito”, ha dichiarato Sophal Ear, professore associato di economia politica globale presso l’Arizona State University ed esperto di relazioni Cambogia-Cina.

“Sembra anche corretto dire che questi investimenti stanno cambiando. Questo cambiamento potrebbe essere dovuto a cambiamenti nelle politiche economiche della Cina, alle condizioni economiche globali e al panorama normativo della Cambogia … L’approccio della nuova amministrazione Manet alla gestione delle relazioni con i potenti gruppi cinesi sarà indicativo della futura direzione economica e diplomatica della Cambogia”.

Ma a versare soldi potrebbe non essere la sola Cina perché ci sarebbero finanziatori interessati a Singapore, in Corea, UAE, Indonesia e Thailandia interessati alla attrattiva globale del progetto e il suo potenziale di ridefinizione della vita urbana, nelle parole della Canapy’s Sands.

E’ un tipo di diversificazione delle fonti di investimento positivo per la Cambogia meridionale perché potrebbe portare nuove prospettive, nuove tecnologie e approcci innovativi allo sviluppo a patto di rispettare le esigenze e le sensibilità locali secondo Sophal Ear.

Secondo l’esperto Virak c’è anche una certa opposizione verso gli investimenti cinesi nel paese perché molti di questi nel passato hanno scacciato via i cambogiani: “ A livello nazionale, credo che ci sia una forte opposizione al coinvolgimento cinese negli investimenti. Se non sei coinvolto, allora non ti piacerà quello che hai visto. Credo che questo non abbia giovato alle relazioni tra il più grande e importante vicino della regione”.

“Negli ultimi anni, migliaia di cambogiani hanno intentato cause collettive contro gli schemi Ponzi e importanti magnati sono stati arrestati per frode nell’ambito di schemi di costruzione e di investimento fondiario.” scrive il giornalista Jack Board su CNA.

Il boom degli investimenti cinesi hanno creato una bolla speculativa che ha portato ad una crescita di dieci volte dei prezzi di fitto di mercato, un’industria spinta dalla speculazione e dal riciclaggio di denaro sporco.

La costa meridionale cambogiana è stata trasformata negli ultimi anni in suoli privati per fare posto all’investimento infrastrutturale e allo sviluppo economico. Le aree importanti del lungomare, della foresta di mangrovie e del parco nazionale sono state ritagliate per vari individui potenti, conglomerati o investitori stranieri.

E proprio la Baia delle Luci è un esempio di suoli dati dallo stato a privati senza grandi cifre da pagare o senza che nulla sia trapelato al pubblico.

CNA sostiene che la Baia di Ream con le future aree di reclamo del suolo sono passate al Prince HG in tre momenti diversi senza che siano menzionati i costi in almeno due titoli di proprietà.

“Il terzo – progettato per essere un gruppo di isole bonificate dalla forma elaborata – è stato consegnato a Prince in cambio dell’edificio del conglomerato, un impianto di trattamento delle acque reflue su una striscia di spiaggia vicina.”

Alex Gonzalez-Davidson di Mother Nature Cambodia ricorda che tantissimi progetti grandiosi del passato sono finiti nel nulla creando dei danni incommensurabili per il paese.

Nel parco nazionale di Bokor un progetto cinese voleva trasformare l’area forestata in un progetto edilizio di lusso con tanti di casinò. Ora marcisce abbandonato.

Uguale sorte per i piani cinesi di un aeroporto internazionale, porto di mare profondo, parco industriale e strutture alberghiere di lusso, parti di un progetto da 4 miliardi di dollari a Botum Sakor, tutti abbandonati a metà.

“Gettano le persone fuori dalla loro terra senza portare a termine progetti di sviluppo fattibili. Chi ha le giuste connessioni politiche fa tanti soldi perché la terra che apparteneva a tutti i cambogiani ora appartiene a pochi eletti. Ma tutti questi progetti sono finiti nel nulla” dice Alex Gonzalez-Davidson di Mother Nature Cambodia.

Da dove viene la sabbia della Baia delle Luci?

Per costruire la Baia delle Luci, la quantità di sabbia portata o da portare in mezzo al mare potrebbe essere dell’ordine di centinaia di milioni di tonnellate di terra da spostare per creare le fondamenta. La maggior parte sarà estratta dalla zona costiera locale.

La Cambogia ha un passato a dir poco incerto per quanto riguarda l’estrazione e il dragaggio della sabbia lungo la sua costa meridionale, che per molti anni ha suscitato preoccupazioni e proteste da parte dei gruppi ambientalisti.

Canopy Sands afferma di seguire un piano di gestione ambientale per garantire che “le nostre attività non solo rispettino, ma mirino a superare le normative ambientali”.

“Non stiamo semplicemente costruendo un progetto, ma stiamo coltivando un futuro sostenibile e inclusivo per Sihanoukville, e ogni passo compiuto riflette un genuino sforzo verso la responsabilità ambientale”, ha dichiarato Chen.

La società ha inoltre dichiarato di aver precedentemente commissionato uno studio sull’impatto idrico al Tropical Marine Science Institute dell’Università Nazionale di Singapore.

Tuttavia, Canopy Sands non ha condiviso con la CNA nessuno degli studi, né gli studi erano disponibile presso il Ministero dell’Ambiente cambogiano.

Queste valutazioni sono richieste dalla legge per tutti i progetti di investimento e per gli sviluppi gestiti dallo Stato, ma esse spesso sono tenute fuori dalla portata della società civile o del pubblico. E spesso i lavori cominciano prima ancora di ogni valutazione di impatto ambientale.

Il ministero cambogiano dell’energia nel 2021 diede le concessioni per il dragaggio di sabbia in 2000 ettari della costa meridionale per “ripristinare le vie d’acqua” e correggere le aree marine diventate poco profonde.
Per i primi 408 ettari della Baia delle Luci il dragaggio se lo è aggiudicato la China Harbor Engineering Company in un accordo di oltre 300 milioni di dollari.
L’impatto ambientale di questi progetti di reclamo di suolo portano dei rischi che secondo molti esperti sono difficili da valutare.

Dice Dhriti Sengupta, geografo fisico dell’Osservatorio marino di Plymouth:

“La questione è che l’intensità e la vastità sono cresciute ponendo un immenso rischio per l’ambiente marino e costiero. Le coste sono pezzi connessi tra loro. Se fai qualcosa in un punt, l’impatto si sentirà fino a 100 chilometri di distanza”.

L’impatto è immediato e drammatico per chi vive della pesca come accaduto alla gente attorno alla Baia di Ream.
“Le persone che prima si guadagnavano da vivere dignitosamente ora vanno in altri posti a lavorare come manodopera a basso costo o vanno in Thailandia a lavorare in condizioni molto precarie, perché hanno perso i loro mezzi di sostentamento” dice Alex Gonzalez-Davidson

Per ora il progetto va avanti finché il flusso dei soldi e della sabbia andranno avanti, ma non è ancora certo che la Baia delle Luci si accenderà mai davvero. 


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