Bajau Laut, nomadi di mare malesi e politiche di sicurezza

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All’ inizio del mese di giugno 2024, è apparso in un rapporto della Reuters, e a seguire di altri, la notizia dello sfratto forzato di centinaia di nomadi di mare Bajau Laut nello stato malese di Sabah.

La notizia si basava su quanto giungeva dai militanti locali che ricevevano video provenienti dalle comunità colpite dallo sfratto. Loro accusavano le autorità di aver incendiato e distrutto case degli apolidi Bajau Laut, un gruppo etno-lingustico del Sudest Asiatico che storicamente vive attorno ai mari di Sulu e di Timor.

navi Bajau Laut
CEphoto, Uwe Aranas

I video hanno catturato l’attenzione nazionale in Malesia sulle traversie dei Bajau Laut accendendo un forte dibattito di alta politica sui diritti, cittadinanza e sicurezza nazionale dei Bajau Laut, poiché il governo considera l’area un punto caldo con criminalità transfrontaliera e nascondigli criminali.

La storia e la cultura nomadiche dei Bajau Laut, che sono profondamente radicate e orientate al mare, li pone su un altro piano rispetto ad altre comunità prive di documenti che tradizionalmente pongono una minaccia alla sovranità nazionale malese.

I Bajau Laut sono conosciuti dovunque per le loro capacità di navigazione senza rivali sin dal XIII secolo e sono dispersi con una popolazione stimata di 500 mila persone tra Filippine, Malesia e Indonesia dove sono conosciuti come Sama Bajau. Ci sono altri due sotto gruppi linguistici dei nomadi di mare che sono i Moken tra Thailandia e Birmania e Orang Laut in Thailandia, Malesia e Indonesia.

Nei secoli passati queste abilità di navigazione permettevano a tutti questi gruppi di giocare un ruolo importante nella protezione delle rotte marittime, nel trasporto di beni e di comunicazione nelle acque internazionali rendendolo così indispensabili come una fonte di potere e prestigio per i loro alleati terrestri.

Oggi però la maggioranza di loro hanno trovato sistemazione sulla costa e su piccole isole e il loro stile di vita si è adattato per allinearsi alle società dominanti della terra ferma. Nonostante questo, in pochi praticano le tradizioni nomadi o seminomadi, come quelli che vivono nelle isole Riau e sulle frontiere di Sabah e la provincia del Borneo orientale indonesiano.

Una questione regionale

Quest’ultimo sfratto non è stato un caso isolato, ma fa parte di un grande e sistematico spostamento della comunità nomade di mare malese portata avanti sotto l’ombrello della sicurezza e dello sviluppo.

Appena dopo lo sfratto, il comitato per la casa e lo sviluppo urbano malese ha annunciato la costruzione di una nuova cittadina a Kampung Air a Sabah. Questo mette ancora una volta i Bajau Laut locali, che sono già considerati non cittadini, a rischio di sfollamento. Il governo intende reinsediare loro e gli altri abitanti del luogo per far posto a strutture come alberghi e uffici per incrementare l’industria turistica di Semporna.

Infatti i nomadi di mare sono spesso in contrasto con i progetti locali e nazionali di sviluppo come nella vicina Indonesia dove i nomadi di mare hanno vissuto situazioni analoghe.

Quando all’inizio del 2023 è stata annunciata la controversa Rempang Eco City, un progetto strategico nazionale, il governo locale delle Isole Riau ha pianificato di sfrattare la popolazione locale non informata. Tra questi, gli indigeni Orang Laut, che risiedono nell’area da secoli.

I progetti di bonifica e lo sviluppo industriale in corso nell’area stanno inoltre causando un degrado ambientale che ha costretto i pescatori Orang Laut ad andare a pescare più lontano, verso il confine malese, e alcuni di loro hanno cercato mezzi di sostentamento alternativi come spazzini nei siti di smaltimento.

Altrove, nell’Indonesia orientale, i Sama Bajau sono indirettamente spinti a trasferirsi, sacrificando le loro case e i loro mezzi di sussistenza a causa delle ambizioni del governo in materia di nichel e della tecnologia verde.

Questa ambizione è alimentata dal fatto che il Paese è il più grande produttore di nichel al mondo e si trova in una posizione privilegiata per dominare il mercato dei materiali grezzi per le batterie, grazie all’aumento della domanda globale di veicoli elettrici e a un’infrastruttura e una pianificazione incentrate sulle automobili.

Per sfortuna la maggioranza delle esplorazioni minerarie avviene tra le Sulawesi e le isole Maluku.

Queste isole si trovano dentro il Triangolo dei coralli, una regione di ricca biodiversità e di cultura, dove vivono le popolazioni Sama Bajau. La comunità vive criticità importanti perché la pesca è stata colpita dall’inquinamento e al danno causate dalle industrie di processo.

Soluzioni possibili per i Bajau Laut

Più di cento gruppi della società civile e attivisti, tra cui l’ex ministro della Legge Zaid Ibrahim, hanno condannato lo sgombero e chiedono il riconoscimento dei Bajau Laut come comunità indigena meritevole di cittadinanza. I cittadini hanno anche usato l’hashtag #PandangkeSabah, o “Guarda il Sabah”, per aumentare la solidarietà e mantenere lo slancio e la consapevolezza della questione.

Tuttavia, risolvere la questione del riconoscimento non è stato facile.

In Malesia, non c’è un accordo comune sull’opportunità di concedere ai Bajau Laut la carta d’identità nazionale. Poiché si trovano a cavallo dei confini internazionali della Malesia e delle Filippine, può essere difficile determinare la loro nazionalità secondo il moderno concetto di cittadinanza. Inoltre, alcuni non possiedono i certificati di matrimonio o di nascita necessari per soddisfare i requisiti di cittadinanza.

Rotte Bajau Laut e altre comunità

In Indonesia, la maggior parte dei nomadi del mare sono formalmente riconosciuti come cittadini. Tuttavia, per essere ufficialmente identificate come comunità indigene, o masyarakat hukum adat, le comunità devono avere un dominio ancestrale basato sulla terra, che manca ai nomadi del mare. Questa mancanza fa sì che i nomadi del mare non possano essere legalmente riconosciuti come indigeni in Indonesia.

In alternativa, per risolvere il problema delle abitazioni “illegali”, nel 2022 la task force indonesiana per la riforma agraria ha fornito alla comunità Sama Bajau della reggenza di Wakatobi, nelle Sulawesi sudorientali, certificati di terra individuali. Queste terre sono costituite da scogliere di pietra ammassate in mare per creare un terreno artificiale che può essere certificato, dimostrando la loro occupazione legale e garantendo ai Sama Bajau un senso di sicurezza che permette loro di continuare a vivere.

Purtroppo, questa iniziativa deve affrontare delle sfide, come la sovrapposizione della nomenclatura, la disuguaglianza sociale a livello di comunità, i conflitti di interesse e i cambiamenti di comportamento riguardo alla proprietà temporanea degli edifici nelle aree costiere.

Cosa succederà dopo?

In seguito allo sgombero nel Sabah, attualmente si sta cercando di portare le questioni che riguardano i nomadi del mare all’interno delle discussioni generali. Allo stesso tempo, la storia dei nomadi del mare e le loro attuali sfide devono ancora essere ampiamente comprese in Malesia e Indonesia, così come nell’intero Sud-Est asiatico.

Non sarà sufficiente promuovere l’istruzione, le iniziative di sviluppo delle capacità e le politiche inclusive per aggirare i classici problemi di governance debole e quadri giuridici inadeguati. Per superare la narrativa dell’illegalità e delle “preoccupazioni per la sicurezza”, è necessario anche un approccio diplomatico che coinvolga tutti e tre i Paesi vicini: Malesia, Indonesia e Filippine.

A livello nazionale, gli attuali sforzi per documentare le notizie locali, compreso il giornalismo investigativo e la condivisione delle conoscenze con le varie parti interessate, sono essenziali per sensibilizzare l’opinione pubblica, sostenere le piattaforme nazionali, regionali e internazionali e ritenere le parti responsabili dei danni inflitti ai nomadi del mare.

Questa strategia onnicomprensiva è essenziale per migliorare in modo significativo e duraturo la loro resilienza culturale e il loro benessere socio-economico. Altrimenti, i nomadi del mare potrebbero rimanere “invisibili”, continuando a essere visti come un popolo senza storia e vulnerabile allo sfruttamento e allo spostamento da parte di attori esterni.

Mustika Indah Khairina e Wengki Ariando TheDiplomat

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