Bambini in vendita da salvare a Chiang Mai, Thailandia

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Krit si ferma la maggior parte dei giorni attorno al McDonald a pulire il tetto del suo tuk tuk verde mentre aspetta i suoi clienti. Riesce a fare 80 euro al giorno portando in giro i turisti nella città settentrionale thailandese di Chiang Mai.

Vari anni fa quando Krit aveva solo 16 anni, il quadro era molto differente. I suoi clienti erano sempre turisti occidentali ma andavano da lui per sesso, non per farsi un giro sul tuk tutk. Krit era una delle vittime della schiavitù sessuale thailandese. Ha lavorato per alcuni anni nei caffè scadenti e negli squallidi punti di massaggio nel distretto a luci rosse di Chiang Mai. Ha vissuto sfruttamento e crudeltà, costretto ad andar con uomini che si avventurano in questi luoghi oscuri per comprare sesso dai bambini in vendita.

Fu una vita orrenda che portò Krit sul bordo dell’abisso: al giovane fu diagnosticato l’HIV ed era quasi spacciato. Ma riuscì a riprendersi miracolosamente ed a vivere come tassista di Tuk tuk.

“Mi sento indipendente perché posso controllare la mia vita” dice Krit. “Non ho più bisogno dei soldi dagli avventori del bar. Ho la voglia di cambiar la mia vita, di lavorar sodo ed aver cura di me stesso. Sono felice di esser vivo.”

Ora Krit insegna ad altri ragazzini, vittime anch’essi del traffico sessuale, a guidare il suo motociclo a tre ruote. Li porta ai parcheggi abbandonati a fare pratica di guida, a cambiare le marce e a fare marcia indietro. Fanno pratica di inglese ed imparano a leggere le mappe.

Fa parte del progetto gestito da Urban Light, la sola ONG in Thailandia che sostiene le vittime maschili del traffico sessuale. Il paese è famoso per essere la destinazione di turisti del sesso, ed ha uno dei tassi più alti di prostituzione infantile al mondo.

Ma il dolore dei ragazzi è molto meno compreso.

E’ difficile fare una quantificazione affidabile quando le ricerche trascurano i ragazzi. L’ONU stima che il 30% delle vittime del traffico sono ragazzi, ma in questa cifra sono inclusi il lavoro forzato, non solo il traffico sessuale. In Thailandia c’è una più alta prevalenza di giovani ragazzi che si vendono nelle strade secondo Global Slavery Index.

La fondatrice di Urban Light Alezandra Russell insiste nel dire che il traffico sessuale “è un’industria multimiliardaria che colpisce entrambi i generi.” La sua organizzazione fornisce controlli sanitari, assistenza psicologica, istruzione e custodia ed in sette anni ha aiutato 5000 ragazzi.

Rifugio

In un pomeriggio normale pesso il centro di Urban Light, una decina di ragazzi si aggirano attorno ad un grande piatto di Pad Thai fatto in casa. Alcuni dormono o guardano un film nella stanza del personale. Chi gioca a ping pong, chi alza pesi e fuma sigarette sulla piccola terrazza. I ragazzi sono circospetti ma amichevoli, e sorridono timidi. E’ uno spazio sicuro per loro, un rifugio.

Russell lanciò Urban Light dopo una visita ispirativa al distrtto a luci rosse di Chiang Mai nel 2009. La giovane americana era lì per una ricerca sul traffico per sostenere le ragazze, ma rimase impressa nel vedere uomini occidentali sedere ai bar con ragazzini di 14 anni sulle proprie gambe. Quando provò ad aiutare le fu detto: “Risparmia il tuo tempo per le ragazze, questi ragazzini si prenderanno l’HIV e moriranno.”

“Mi incazzai davvero” dice “Ritornai ai bar quella stessa sera”. I ragazzi erano incuriositi della ragazza sola al bar, e Russell piano piano si guadagnò la loro fiducia comprando bottiglie di coca cola, giocando e parlando di calcio nel suo rudimentale thailandese. Fu sconvolta e si sentì impotente quando ad uno ad uno venivano i clienti a comprarsi i ragazzini e a portarseli via.

Russell visitò i bar tutte le sere dl suo viaggio di due settimane. Quando ritornò alla sua vita normale a Washington DC, non riusciva a smettere di pensare a quello che aveva vissuto. “Mi vendetti il mio anello nuziale ed usai i soldi per tornare in Thailandia e affittare un piccolo spazio nel distretto a luci rosse.”

Il personale di Urban Light distribuisce preservativi e volantini nei bar e nei bordelli nelle aree turistiche della città che sembravano abbastanza innocue, ma note zone a quei turisti occidentali, ed ora anche thai e cinesi, che cercano bambini in vendita.

C’è l’idea sbagliata che le vittime del traffico sessuale siano sequestrate e rinchiuse ma la realtà è ben più complessa. “Non sono incatenati ai bar ma hanno così tanta pressione psicologica che li mantiene in quello stile di vita” dice Russell.

Molti dei ragazzi provengono dalle tribù etniche delle colline: poveri, senza istruzione e senza documenti. I trafficanti attirano questi ragazzini vulnerabili nei bar con la promessa di un salario, poi li fanno cader nel circolo vizioso della dipendenza da droghe, debito e violenza.

Il fine ultimo naturalmente è di togliere questi ragazzi dalla situazione in cui si trovano, ma Russell sa che questa deve essere una decisione che i ragazzi devono prendere da soli. “Proviamo veramente a mostrare loro che hanno così tanto dentro per andare a finire a lavorare in un bar o in un salone di massaggio, e che noi possiamo aiutarli.”

Chaow aveva appena 14 anni quando giunse a Urban Light. Orfano di una tribù delle colline abbandonò la scuola a 12 anni e iniziò a lavorare in un bar di Chiang Mai. Ingenuamente credette che avrebbe dovuto solo vendere liquori, ed aveva bisogno di soldi da mandare a casa.

“Essendo il più giovane diventò inevitabilmente colui che tutti gli uomini volevano” dice Russell. “Capì subito cosa si aspettavano che facesse. Per tre anni avrebbe fatto quella vita. Per quanto volessi tirarlo fuori da quella vita, sapevo che era lui che doveva fare quella scelta. Un giorno venne da me piangendo a dirotto e disse ‘ecco ho chiuso’. Gli si leggeva la depressione in faccia”

Urban Light aiutò Chaow a trovare un appartamento, a finire la scuola e a trovare un lavoro come venditore di porta in porta.

Dare ai ragazzi delle capacità lavorative è la fondamentale del lavoro dell’organizzazione. Oltre al programma di Tuk Tuk alcuni ragazzi studiano per diventare barbieri.

“Questi sono modi alternativi per diventare imprenditori, per guadagnarsi i propri soldi, per essere i padroni di se stessi e vedere come possono crescere sani”.

Clare Wiley, Al Jazeera

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