Bandiera del ASEAN bruciata a Mandalay e la vergogna dell’ irrilevanza

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Durante le proteste nelle strade della seconda città Birmana di Mandalay è stata incendiata la bandiera del ASEAN dopo l’incontro tra due emissari del blocco e il capo della giunta Min Aung Hlaing.

Il presidente di turno del ASEAN Lim Lock Hoi ed il vice ministro degli esteri del Brunei Erywan Pehin Yusof hanno fatto una visita a Naypyidaw il 4 giugno per discutere la nomina dell’inviato speciale del gruppo e l’invio di aiuto umanitario, ma se ne sono andati lasciando tanti a domandarsi se con quella visita non abbiano legittimato senza volerlo il regime militare del Myanmar.

bandiera del ASEAN bruciata a Mandalay

Il giorno 8 giugno è stato rimossa una dichiarazione sulla visita dal sito del segretariato ASEAN in cui si riferivano al generale birmano e architetto del golpe di febbraio come “presidente del Consiglio di Amministrazione di Stato SAC” e non come capo delle forze armate.

La gaffe diplomatica insieme al ritmo esasperante con cui si applica il consenso di cinque punti del Summit di Giacarta del 24 aprile tra i capi ASEAN hanno esasperato gli oppositori alla giunta birmana ed alimentato la critica dei commentatori della gestione del Brunei della crisi del ASEAN.

“Al di là della complessità di doversi rapportare al Myanmar ora, la grande sfida è proprio affrontare la presidenza” ha detto Evan Laksmana, politologo del CSIS Indonesia, il quale ha aggiunto che il “Brunei è stato definito un paese con cui è difficile lavorare”.

Il ricco sultanato si è opposto decisamente agli sforzi indonesiani di fare maggiore pressione sui governanti militari del Myanmar verso i quali il Brunei avrebbe un approccio burocratico di prendere decisioni e avrebbe ritardato la nomina del delegato speciale, cosa secondo Laksmana estremamente fondamentale.

I capi ASEAN, anche il capo dei generali birmani, si accordarono sulla nomina di un inviato speciale che doveva “incontrare tutte le parti coinvolte”, ma il gruppo regionale non è riuscito ad accordarsi su un candidato che rappresentasse la presidenza e che fosse nominato dal Brunei.

Una fonte avrebbe detto che Indonesia e Thailandia avevano fatto nomi particolari che gli emissari del Brunei hanno presentato al capo della giunta per essere approvati, un approccio non amato con i diplomatici indonesiani, Malesi e di Singapore.

E’ scioccante che si cerchi l’approvazione di un inviato che deve essere una decisione ASEAN. Brunei doveva decidere perché è il presidente” ha detto una fonte anonima. “Nessuno di questi diplomatici dice nulla, e naturalmente quando non dici nulla nel contesto del Brunei significa che non puoi dire nulla, perché sembra essere giunta dall’alto”

Prima della visita dei diplomatici del Brunei al Myanmar, secondo la Reuters, Indonesia e Thailandia si stavano scontrando sul nome dell’inviato e sui suoi compiti. L’Indonesia in qualità di paese principale nel ricercare una soluzione di controllo della crisi; la Thailandia per i legami stretti dei suoi generali con i militari del Myanmar.
Bangkok favoriva la nomina di un corpo di più rappresentanti, mentre l’Indonesia voleva un singolo rappresentante che guidava una task force. La maggioranza degli stati era pronta ad un compromesso a sostegno di un triumvirato fatto di rappresentanti di Indonesia, Thailandia e Brunei.

Brunei aveva prodotto un documento concettuale che secondo la Reuters proponeva di limitare il compito del delegato a mediare, non di stare in Myanmar con un gruppo di persone pagate a spesa del paese dell’inviato. Erano condizioni che agli altri stati sembravano minare la statura e il peso di un inviato ancora da nominare.

La ricercatrice Bridget Welsh ha detto che, mentre il Brunei ha gestito la propria presidenza “con un grado di efficienza organizzativa”, in realtà manca di esperienza diplomatica e di peso per un cambio reale dentro la regione.
“Siamo in una situazione in cui ASEAN è una difficile organizzazione indipendentemente dalla presidenza, dato che ci sono molte differenze chiare e distinte nei paesi del ASEAN sul come trattare questo regime. E’ diventato sempre più chiaro che non esiste un consenso nel ASEAN”

Sin dal golpe di Febbraio che ha deposto il governo eletto di Aung San Suu Kyi, i paesi del ASEAN non hanno mai parlato con una voce sola mentre i paesi autoritari del blocco preferivano parlare di questioni interne piuttosto che di golpe.

Gli osservatori dicono che Thailandia, Vietnam e Cambogia si sono mantenuti strettamente alla tradizione di non interferenza negli affari interni di un paese membro e tendevano al riconoscimento della giunta, mentre Indonesia, Singapore e Malesia erano molto più forti nella loro critica alla repressione sanguinaria della giunta e chiedevano il ritorno alla democrazia.

Nonostante le richieste degli stati singoli di rilasciare Suu Kyi e gli altri arrestati, ASEAN non riuscì ad includere il rilascio dei prigionieri politici nei suoi punti di consenso nell’incontro di Giacarta probabilmente per evitare l’opposizione da Naypyidow ed il crollo dei negoziati.

La mancanza di consenso del ASEAN ha trattenuto la pressione internazionale in vari modi, come la rimozione della richiesta di un embargo di armi al Myanmar da una bozza di risoluzione dell’Assemblea dell’ONU proposta dal Lichtenstein nella scommessa chiara di assicurarsi il sostegno di tutti i 193 stati membri.

Nove paesi membri, tranne il Myanmar che ha cacciato il proprio ambasciatore che era opposto al golpe, chiedevano una risoluzione non vincolante annacquata in una lettera al Lichtenstein. Ma vari paesi membri accettavano di fatto un blocco delle armi.

La Reuters diceva che la resistenza al proposto embargo proveniva da Singapore e Thailandia ed aveva portato alla rimozione della clausola. Il voto sulla risoluzione previsto per il 18 maggio è stato spostato a data da destinarsi.
“Il bisogno di consenso nella presa di decisione lascia ASEAN incapace di confrontarsi su questioni politiche sensibili o di sicurezza, specie se riguardano le questioni politiche interne di uno stato, secondo i tempi giusti” dice Gregory Polling di AMTI del CSIS di Washington DC.

Non è il solo problema del Brunei; è la debolezza istituzionale del ASEAN” aggiunge il politologo. “ASEAN è bloccato in un dibattito sul nome di un inviato che nessuna delle parti nel Myanmar vuole incontrare più. La crisi è andata avanti e ASEAN si è assicurata che tutte le parti del Myanmar lo considerino irrilevante”

Dopo il recente incontro a Naypyidaw, Moe Zaw Oo, vice ministro degli esteri per il NUG, governo ombra dell’opposizione formatosi ad aprile, ha detto che le forze democratiche nel paese hanno “poca fiducia” in un processo di mediazione guidato dal ASEAN.

NUG. che afferma di essere la sola autorità legittima ad interim del Myanmar, si è vista rifiutata la richiesta di partecipare all’incontro di aprile di Giacarta al posto del capo della giunta, la cui presenza è stata vista da critici e osservatori come sua legittimazione.

“C’è stato uno scarso coinvolgimento tra i partner ASEAN del NUG” dice Welsch. “Questa è una cosa che deve accadere perché se non vogliono avere contatti col NUG, finiranno per aver un paese aderente che odierà questa organizzazione regionale, dal momento che la maggioranza dei Birmani sta prendendo di mira con le critiche proprio ASEAN”.

Mentre il consenso di cinque punti fu inizialmente visto come un progresso modesto, la giunta militare quasi immediatamente fece capire di non essersi impegnata nell’applicare ciò su cui ci si era accordati. Due giorni dopo quell’incontro a Giacarta la giunta disse che avrebbe fatto qualcosa sull’accordo ASEAN solo quando la situazione nel paese fosse tornata alla normalità.

Il 7 maggio un portavoce dei militari reiterava che “solo dopo aver raggiunto un certo livello di sicurezza e stabilità, coopereremo con l’inviato”. La situazione interna però piuttosto che andare verso una stabilizzazione ha continuato a scivolare verso la completa guerra civile, mentre molte critiche affermano che il ritardo del ASEAN nel nominare un proprio delegato fa molte vittime.

“Con tutte queste questioni ASEAN mostra i suoi problemi interni, il maggiore dei quali è di non potersi neanche accordare su un inviato speciale” dice Welsh. “Ogni giorno che si attende questo inviato speciale, ogni giorno che i militari birmani mostrano di essersi sbarazzati facilmente dell’organizzazione regionale, è un giorno in cui si mina su tutto la credibilità ASEAN”

A maggio NUG annunciava la creazione delle forze popolari di difesa PDF che erano il precursore di un esercito dell’unione federale a mostrare la resistenza armata crescente a livello nazionale. Gli scontri crescono in varie parti del paese mentre gli eserciti etnici e nuove milizie armate colpiscono la giunta
La violenza nel paese non è scemata da quel summit di Giacarta, sebbene il numero di numero di persone uccise dalle forze di sicurezza birmane sia diminuito rispetto a quei giorni di marzo e aprile. Almeno 860 persone sono morte ed altre 4800 restano in carcere secondo il gruppo di monitoraggio birmano AAPP.

Mentre la pazienza scema sempre più e la strategia del ASEAN si scontra con un muro con una crescita di attacchi e di bombe che colpiscono le forze di sicurezza attorno a Yangon, la ministra degli esteri indonesiana Retno Marsudi ha fatto un appello pubblico alla Cina durante un incontro dei ministri degli esteri del ASEAN con la controparte cinese Wang Yi a Chongqing il 7 giugno.

In una rara richiesta che Pechino faccia valere il proprio ruolo guida usando il proprio peso verso la giunta birmana, Marsudi ha detto che il sostegno cinese “a dare seguito al consenso dei cinque punti sarà molto apprezzato perché contribuirebbe agli sforzi per raggiungere una soluzione pacifica alla crisi”.

Marsudi ha aggiunto che il compito del ASEAN è di applicare immediatamente il consenso raggiunto dal ASEAN.

Da fornitore principale di armamenti militari e investimenti strategici, Pechino vanta un grande peso su Naypyidaw. Con Suu Kyi la Cina aveva coltivato una relazione strategica durante il suo ruolo di consigliere di stato e fu tra i primi paesi a congratularsi per la forte vittoria elettorale nelle elezioni di novembre 2020.

La giunta ha affermato che quelle elezioni erano una truffa, affermazione priva di riscontri che serve solo ai generali a giustificare il golpe.

Ma dopo la presa del potere, l’agenzia di stato cinese Xinhua ha descritto quel golpe che rovesciò il governo un solo “rimpasto di governo”. Da allora i sentimenti anticinesi sono cresciuti alimentati dalla non volontà di Pechino di condannare la repressione militare e dalla percezione sempre più forte che Pechino sta dalla parte della giunta.
L’ambasciata cinese in Myanmar ha fatto conoscere la speranza della “restaurazione della pace e della stabilità” in una dichiarazione di giugno che si riferiva al generale Hlaing come al “leader del Myanmar”.

Secondo quella dichiarazione Min Aung Hlaing avrebbe detto all’ambasciatore cinese Chen Hai di voler lavorare con ASEAN all’applicazione del consenso in cinque punti.

“La Cina e tutti i partner di dialogo del ASEAN tra cui gli USA continueranno a dare il sostegno teorico al consenso in cinque punti come un modo per segnalare il loro sostegno al ASEAN. E’ una questione di diplomazia. Ma Pechino di sicuro sa come tutti che il consenso dei cinque punti è già irrilevante” ha detto il politologo USA Poling.

“Se non si riesce a convincere la Cina a sostenere un processo con Myanmar, saranno i gruppi etnici armati lungo la sua frontiera ad ingaggiare un futuro dialogo con NUG e SAC se la violenza dovesse costringere la giunta a sedersi ad un tavolo di pace. Ma questo non accadrà subito e non coinvolgerà probabilmente ASEAN se non come un rapido pensiero”

Secondo Bridget Welsh, Pechino alla fine avrà rapporti con chiunque si trovi al potere, per i profondi interessi strategici che la Cina ha nel Myanmar che garantiscono alla Cina minerali, gas e petrolio oltre all’accesso all’oceano indiano attraverso i progetti di infrastruttura strategici che sostengono la connettività tra i due vicini.

“Credo sia abbastanza chiaro che la Cina badi ai propri interessi, ed è diventata un sostenitore del regime birmano, per lo meno con molta calma. La realtà è che la Cina spinge verso il riconoscimento internazionale e fa molte pressioni sui paesi ASEAN. Badate fa pressione anche sul Brunei” dice Bridget Welsh.

Thitinan Pongsudhirak direttore ISIS della Chulalongkorn University a Bangkok ha detto che col Brunei a presidente di turno e segretario generale del ASEAN “l’onere di coordinare strettamente e di condividere le decisioni con gli altri stati è del Brunei”.

Oltre ad una mancanza di trasparenza nella gestione della crisi di Myanmar, Bandar Seri Begawan è stata “deferente e cortese verso il generale Min Aung Hlaing a spese del peso del ASEAN … prendendo di più dalla linea di condiscendenza dei paesi come Cambogia, Laos, Vietnam e persino Thailandia” ha detto Thinitan.

“Chiaramente la crisi del Myanmar è anche una crisi esistenziale su che tipo di organizzazione sia visto la grande differenza di governi che vanno da democrazie a regimi autocratici.” ha detto Thinitan.

“Dare troppo spazio e riconoscimento alla giunta mina il governo parallelo NUG che ha la sua legittimità dalle elezioni di novembre e tradisce il movimento democratico dentro il paese” ha detto Thinitan ad AT. “Non deve meravigliare poi che ASEAN viene maledetto in tutte le famiglie del Myanmar”

Nile Bowie, AT

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