BANGKOK: Violenti scontri con 5 morti e 65 feriti. Il lento strangolamento di Yingluck

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Il giorno dopo i violenti scontri di martedì vicino al ponte Pan Fah a Bangkok, il conto dei morti parla di 5 persone con 65 feriti e 140 arrestati, dopo che la polizia aveva quasi completato il controllo della piazza boccata dai manifestanti.

Allo stesso tempo in altre parti di Bangkok la Commissione Nazionale contro la corruzione invitata il primo ministro Yingluck ad andare a rispondere su questioni relative al suo ruolo nel controverso progetto di sostegno del riso, accusato da varie parti, tra l’altro, di aver foraggiato una vasta corruzione.
Tra i cinque morti c’è un ufficiale della polizia ucciso con un colpo d’arma da fuoco al torace, dopo l’inizio di uno scambio di colpi di arma da fuoco dove la polizia ha lanciato lacrimogeni e proiettili di gomma e probabilmente armi da fuoco, smentiti però dalla stessa polizia.
Gli scontri sono iniziati dopo che una minoranza dei dimostranti ha deciso di resistere e dopo il fallimento di una mediazione. Una granata M79 è stata lanciata contro la polizia che in seguito è stata costretta a ritirarsi.
La polizia aveva arrestato durante gli scontri un capo dei manifestanti Somkiat Pongpaibul  e lasciato in un furgone della polizia. L’uomo sarebbe stato poi liberato da tre individui non ben identificati.
Secondo Sunai Pasuk di HRW i militanti vicino al Palazzo del Governo avevano attaccato con lancia granata M79.
“La resistenza sembra essere molto più dura e quando la polizia ha usato gas lacrimogeni e proiettili di gomma alcuni dei manifestanti rispondevano con arma da fuoco e anche armi da guerra come lancia granata M79 portando alla morte di un ufficiale di polizia ed a molti feriti che ha innescato la battaglia di strada tra le due parti.” ha detto Sunai Pasuk. Secondo il comando delle operazioni sarebbero state usate granate M-67, M-79, armi ad alta velocità, pistole e gas lacrimogeni.
Queste dichiarazioni sono poi comprovate da varie foto apparse che mostravano persone armate di tutto punto, negando la natura pacifica delle manifestazioni.
Il giorno dopo queste violente manifestazioni, giunge una sentenza della corte amministrativa che si deve esprimere sul Decreto dell’emergenza. La corte, mentre da un lato nega all’opposizione la revoca del decreto di emergenza, afferma che alcuni ordini impartiti dal comando delle operazioni limitano i diritti costituzionali dei manifestanti, come il divieto di assembramento oltre le cinque persone e l’uso di certe strade da parte dei manifestanti. Inoltre la corte ha proibito al governo di usare la forza per reprimere i manifestanti dal momento che stanno esercitando un loro diritto pacificamente.
In questo modo il decreto di emergenza è vanificato e si limitano in qualche modo i poteri delle forze di polizia.
Un legale dei manifestanti ha descritto la sentenza come una vittoria per il movimento di protesta ed ha detto che il governo è “impossibilitato a fare nulla nei confronti dei manifestanti”.
Secondo Verapat Pariyawong, commentatore e avvocato famoso, la decisione della corte permette ai manifestanti di affermare “la pseudo legittimità di abbattere il governo”, basandosi anche su una decisione precedente della corte costituzionale che affermava che le proteste erano pacifiche, cadendo però secondo il commentatore in una illogicità nel negare la situazione attuale e le violenze di questi giorni.
Scrive il New York Times: “Il quadro complessivo per il governo Yingluck sembra essere un lento strangolamento del suo potere. La commissione anticorruzione ha reso prioritario un’accusa contro di lei in relazione alla costosa politica di sostegno del prezzo del riso. Gli analisti parlano della possibilità che le sia vietata la partecipazione alla vita politica
E la commissione elettorale è stata lenta,violenti scontri secondo i critici fino all’ostruzionismo, nel completare i piani per il voto nelle aree bloccate dai manifestanti durante le elezioni del 2 febbraio. Fino al completamento delle elezioni Yingluck guida un governo provvisorio che ha poteri molto circoscritti.
Secondo il politologo Thitinan Pongsudhirak il cerchio si stringe attorno a Yingluck e la sua situazione appare sempre più impossibile. La domanda ora sarebbe sul futuro. Se si trova una soluzione inclusiva ed accettabile dai protagonisti principali, la Thailandia potrebbe trovare una strada per uscire da questo pantano. Ma se non lo sarà sarà la ricetta per un maggiore disastro.”
Rispetto a questo editoriale la situazione di Yingluck sembra essere peggiorata in quanto la corte anticorruzione ha trovato abbastanza materiale per accusarla di negligenza e abbandono del dovere rispetto al progetto di sostegno del prezzo del riso. Resta in sostanza questo tentativo di strangolamento lento del governo legittimamente eletto. E’ già avventuo in passato svariate volte.

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