Barra di Scarborough torna a turbare le relazioni bilaterali Cina Filippine

Dopo due anni di presidenza Duterte, le Filippine si ritrovano ancora una volta intrappolate nelle tensioni marittime con la Cina.

Nonostante i migliori tentativi del presidente di porre le relazioni bilaterali in equilibrio, la disputa sulla Barra di Scarborough che cova da molto tempo minaccia ancora una volta di colpire un una relazione per altri versi florida.

barra di Scarborough

Le rinnovate tensioni sottolineano la sensibilità persistente delle dispute in mare nei filippini in generale che restano largamente scettici dell’approccio amichevole di Duterte verso la Cina.

Se Duterte e Pechino non riescono a mettersi d’accordo su una convivenza accettabile per entrambi, i due vicini finiranno per ritrovarsi ancora una volta in conflitto.

Dal punto di vista di Manila la barra è parte del territorio nazionale filippino. Gli esperti di legge internazionale filippini sostengono che il paese ha esercitato la sovranità continua ed effettiva sulla barra sin dall’era coloniale spagnola.

Secondo la legge del 2009 sui confini delle Filippine il governo classificò la Barra di Scarborrough come parte del gruppo di isole sotto la Repubblica Filippina.

La Cina sostiene comunque che la barra è stata parte dei suoi territori nel Mare Cinese Meridionale da tempo immemore.

Tuttavia il tentativo reale di controllare quella barra non giunse fino allo scorso decennio. Nel 2012 Filippine e Cina si ritrovarono bloccati in un confronto navale pericoloso per questa barra di Scarborough. L’incidente che perdurò per mesi, fu scatenato quando una nave militare filippina, invece di una imbarcazione della Guardia Costiera, sequestrò un gruppo di pescatori cinesi che operavano nell’area.

La risposta di Pechino fu di inviare un’armata di imbarcazioni della guardia costiera a recuperare i pescatori. Impose anche sanzioni economiche sulle Filippine. L’incerta situazione fu poi parzialmente sciolta quando le due parti si accordarono su un mutuo disimpegno.

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Tuttavia la guardia costiera cinese da allora ha applicato il controllo giurisdizionale sulla barra. In risposta l’amministrazione Aquino denunciò la Cina ad un arbitrato internazionale mentre i legami bilaterali sprofondavano ad un minimo storico.

Nel 2016 un tribunato dell’arbitrato a L’Aia affermò che le acque circostanti alla Barra di Scarborough erano acque di pesca comuni e censurò le restrizioni cinesi sui pescatori filippini nell’area. Vari mesi dopo Duterte, appena tornato dalla sua visita di stato in Cina, annunciò un accordo informale che avrebbe permesso ai pescatori filippini di ritornare alla barra.

All’inizio di questo mese, comunque, la situazione si è fatta seria, quando la rete di notizie GMA Network, fece vedere un documentario che mostrava come la Guardia costiera cinese era attiva contro pescatori filippini.

In seguito L’Ufficio Filippino sulle risorse di Pesca e d’acqua, rilasciò un rapporto che accusava la Cina di aver inflitto grandi danni alle barriere coralline dell’area. Secondo un rappresentante del governo, ci sarebbero voluti 40 anni per un ripristino del corallo e della pesca.

Vari pescatori filippini hanno detto di essere stati costretti molte volte ad abbandonare il loro pescato migliore nella Barra di Scarborough alle forze paramilitari cinesi che operavano nell’area.

In un video del GMA, un pescatore diceva: “Siamo schiavi della Cina?” ed accusava l’amministrazione Duterte di non fare abbastanza per proteggere gli interessi di pesca. “Sembra che il nostro governo non abbia fatto nulla su queste azioni”.

Un altro pescatore in una conferenza stampa nel palazzo presidenziale si è lamentato dell’estorsione e degli “accordi di baratto” in cui del pesce prezioso è scambiato con sigarette e spaghetti scaduti.

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“E’ contro la nostra volontà ma dobbiamo accettarlo poiché loro sono quelli che comandano nell’area” si lamentò il pescatore.

Le dichiarazioni hanno acceso forti lamentele a livello nazionale che hanno posto l’amministrazione Duterte in una situazione imbarazzante.

I critici del presidente si sono chiesti la saggezza ed efficacia di questa diplomazia calma di fronte alle dispute nel mare cinese meridionale. Il giudice ad interim della corte suprema, Antonio Carpio, sostenitore forte di una politica in mare più audace, ha chiesto al governo di chiamare la Cina a rispondere sulla questione in termini legali.

Per le due settimane successive, il presidente ed il suo ministro degli esteri Alan Cayetano ed altri del governo hanno difeso senza sosta la politica del paese con la Cina.

Ha preso parte anche l’ambasciatore cinese a Manila Zhao Jianhua il quale ha promesso che Pechino “controllerà qualunque cattiva condotta d parte della guardia costiera”.

L’ambasciatore ha detto che gli individui colpevoli saranno puniti e ritorneranno le regole”.

L’inviato cinese nel paese immediatamente ha cambiato tono provando a calmare la rabbia diffusa nel paese. L’immagine i pescatori filippini disperati e abbandonati che cedevano alle forze paramilitari cinesi hanno colpito forte un nervo scoperto.

Il ministro della difesa Lorenzana ha ripetuto molte volte che ogni tentativo di reclamo cinese della barra sarebbe stato inaccettabile.

Nel tentativo di mantenere l’attuale momento buono delle relazioni, la Cina ha promesso di assicurare il massimo accesso ai pescatori filippini nella barra come un atto di buona volontà riassicurando Duterte che non ci sarà alcun reclamo su quella barra.

Molti filippini e tantissimi critici di Duterte restano scettici.

La Barra di Scarborough ancora una volta minaccia le relazioni bilaterali.

Richard J Heydarian, SCMP