Base ragionevole per indagare la guerra alla droga a L’Aia

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Il pubblico ministero del Tribunale Penale Internazionale, Fatou Bensouda, ha detto che c’è “la base ragionevole” per credere che siano stati commessi crimini contro l’umanità negli omicidi legati alla guerra alla droga del presidente Rodrigo Duterte.

base ragionevole per indagare la guerra alla droga

Tuttavia il pubblico ministero non ha preso una decisione definitiva se passerà alla fase di una indagine formale a causa delle restrizioni causate dalla pandemia del COVID-19.

“Quest’ufficio è soddisfatto delle informazioni a disposizione che danno una base ragionevole per credere che sono stati commessi crimini contro l’umanità di omicidio (art7.1a), di tortura (art 7.1f) ed di gravi ferite fisiche e danni mentali come anche altri Atti disumani (art 7.1k) nel territorio delle Filippine tra almeno il 1 luglio 2016 e 16 marzo 2019 in connessione alla campagna di Guerra alla Droga lanciata per tutto il paese” scrive nel suo rapporto del 15 dicembre Bensouda.

“Questo ufficio anticipa di raggiungere una decisione se chiedere l’autorizzazione ad aprire un’indagine sulla situazione delle Filippine nella prima metà del 2021.” ha aggiunto il pubblico ministero Bensouda.

Bensouda aprirà un’indagine se determina che il sistema giudiziario filippino era incapace o non disposto a perseguire questi omicidi da solo.

Se si passa alla fase delle indagini, la pubblico ministero Bensouda può richiedere ai giudici del Tribunale Penale Internazionale di emettere le convocazioni.

Il presidente dell’Unione Nazionale degli avvocati del popolo NULP, Edre Olalia, che fu lanciò una seconda richiesta di indagine alla Corte per conto di alcune famiglie delle vittime, ha descritto il rapporto come “raggi di speranza hanno forato le nuvolone nere profonde dell’impunità”

“Il nostro governo e chi applica la legge deve prendere con serietà questa notizia e capirlo bene … Speriamo che si possa raggiungere nel tempo una reale ed efficace riparazione” ha detto l’avvocato filippino.

Secondo la Bensouda “c’è stato un numero limitato di indagini e processi” sulle morti della guerra alla droga.

“Informazioni di fonte aperta indicano che sono stati iniziati un numero limitato di indagini e processi (ed in qualche caso completati) a livello nazionale contro i diretti colpevoli di alcune condotte criminali che ebbero luogo nel contesto e connessione della campagna della Guerra alla Droga”

Da un’indagine di Rappler.com si ricava che una grande maggioranza di omicidi definiti da vigilantes, compiuti cioè da sicari in moto col volto coperto dal casco, pari al 70% non sono stati portati in tribunale e non è stato identificato nessuno finora. Le ragioni sono sia la mancanza di indagine che le scappatoie giudiziarie.

A giugno il ministro della giustizia Menardo Guevara annunciò la creazione di un gruppo di lavoro tra varie agenzie per indagare di nuovo oltre 5000 omicidi commessi dalla polizia in operazioni legittime senza la presunzione di legittimità e riesaminerà le proteste fatte contro i poliziotti.

Ad esso si chiese la collaborazione della Commissione Nazionale dei diritti umani che però ha sia personale che finanziamenti limitati e sotto la spada di Damocle dell’amministrazione Duterte.

Questo passo fu fatto dopo che l’alto commissario dell’ONU per i diritti umani, Michelle Bachelet, denunciò nel suo rapporto che nella guerra alla droga di Duterte non c’era nessun governo della legge o legittimo processo e che anzi molte armi erano state poste sulla scena degli omicidi per simulare la resistenza.

Finora la suddetta commissione prodotta dal ministero della giustizia non ha prodotto ancora nulla, anche se il ministro ha annunciato un prossimo rapporto per le province di Bulacan e Pampanga. Nel frattempo Bensouda della CPI ha detto che continuerà a monitorare da vicino gli sviluppi prodotti da questa commissione.

Secondo il professore di diritto internazionale Romel Bagares, consigliere per chi si rivolse alla Corte Suprema per far capovolgere la decisione delle Filippine di ritirarsi dal Tribunale Penale Internazionale, la rivisitazione da parte del ministero della giustizia della guerra alla droga potrebbe essere l’ultimo fattore che conta nella decisione della Bensouda.

“Si potrebbe dedurre in modo ragionevole che L’Ufficio del Pubblico Ministero stia concludendo la fase della questione della complementarità” dice Bagares.

Col termine complementarità ci si riferisce alla determinazione se le Filippine vogliono e possono indagare se stesse.

“Questo è un avanzamento reale. Per la prima volta l’Ufficio del Pubblico Ministero ha identificato i crimini internazionali che dice hanno basi ragionevoli per credere che siano stati commessi nel momento in cui il Tribunale aveva la giurisdizione sulle Filippine”

Nel suo rapporto Fatou Bensouda ha aggiunto nel suo rapporto:

“Le informazioni a disposizione indicano anche che le accuse penali sono state fatte nelle Filippine contro un numero limitato di individui, esecutori fisici di tipicamente di basso livello, rispetto ad alcuni omicidi legati alla droga”

La rivisitazione del Ministero della giustizia filippino era stata citata dal UNHCR come una delle ragioni della risoluzione annacquata che prevede solo il suggerimento di note tecniche alla polizia e alla magistratura, solo assistenza tecnica al governo filippino per le indagini nazionali.

Questo rapporto del ministero secondo il ministro Guevarra sarà sufficiente al Tribunale Penale Internazionale per porre fine all’inchiesta.

Poco dopo la decisione della Bensouda di vedere se ci fossero le basi giuridiche per inquisire le Filippine, Duterte ordinò il ritiro delle Filippine dal Tribunale Penale Internazionale.

Mentre lo statuto di Roma che lo regola comunque stipula che le indagine aperte prima del ritiro restano valide, la corte suprema filippina deve decidere se rendere incostituzionale la guerra alla droga come chiesto da una petizione.

Rappler.com

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