Biasimo sociale, ostacolo enorme al controllo della pandemia in Thailandia

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Il biasimo sociale è un grande ostacolo al controllo della pandemia in Thailandia e, solo se se ne riconosce l’esistenza, avranno successo gli sforzi locali di controllo della pandemia.

Una giovane donna del villaggio Baan Kam della provincia di Buriram si infettò col COVID-19 mentre lavorava nella provincia di Samut Sakhon.

Dopo essere rimasta alcuni giorni all’ospedale di Satuek il dottore le diede il permesso di tornare a casa ordinandole di restare in quarantena per 14 giorni e di seguire le linee guida sanitarie.

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Un giornale locale notò che la donna faceva la quarantena da sola, isolata da chiunque altro e restando a casa da sola. Mentre si avvicinava la fine della sua quarantena, gli abitanti ed i volontari del villaggio si radunarono davanti alla casa il 13 agosto per spingerla a trasferirsi in una sala del villaggio preparata per ricevere i pazienti col COVID-19.

La giovane donna insisteva per restare a casa sia perché così erano gli ordini dei medici e poi anche perché, come le spiegò il dottore, non poteva più diffondere il virus.

Quando un giornalista locale giunse per parlarle, trovò una corda che circondava la casa con un cartello che diceva: “mantenete la distanza dal paziente, trattamento ricevuto”

E’ un caso emblematico sia per Buriram che per la Thailandia e per molte parti del mondo.

Mentre il villaggio si è preoccupato che la donna stesse bene, erano anche più preoccupati del proprio benessere. Sebbene l’ospedale avesse inviato un proprio rappresentante a spiegare la situazione agli abitanti, loro non vollero saperne.

La rigidità degli abitanti dei villaggi era per lo più causata dal biasimo sociale pervasivo che nella pandemia è molto diffuso.

Per l’OMS il biasimo sociale è l’associazione negativa tra una persona o gruppo che condivide certe caratteristica ed una malattia specifica.

Come accadde in tutto il mondo negli anni 80 e 90 durante la crisi del HIV e AIDS, le persone sono spesso etichettate, forzate in uno stereotipo, discriminate, trattate separatamente e vivono una perdita di status sociale a causa del legame percepito con la malattia.

Lo stigma sociale ha un impatto negativo su chi ha preso il virus come anche verso coloro che ne hanno cura, come amici, familiari, amici e le reti naturali di aiuto.

L’OMS di recente ha riportato che le infezioni di comunità sono triplicate in Thailandia rispetto ad un mese prima. Mentre oltre il 22% dei casi giunge da Bangkok, molte altre province hanno confermato la maggioranza dei casi di COVID tra cui Samut Sakhon, Samut Prakan, Chonburi, Ubon Ratchathani e Buriram.

Un caso analogo è stato riportato a Phrae dopo che una coppia giovane ritornava da Pathum Thani dopo essere stati infettati dal virus.

Mentre la coppia pensava di stare in una casa dei genitori, gli abitanti hanno messo un cartello in cui hanno scritto: “Per favore andate in un nuovo posto per la quarantena. I vicini sono preoccupati che ci potrebbe essere un problema. Per favore pensateci”.

Il capo villaggio crede che il governo debba dare dei luoghi a chi sta guarendo dal COVID.

Girano molto sui giornali thailandesi le storie strazianti di persone che vivono una grande sofferenza e disagio. A Nothamburi, il gestore di un condominio ha rinchiuso una famiglia nel loro appartamento barrando la porta con listelli di legno dopo che a luglio avevano contratto il virus.

Un uomo è stato licenziato dal lavoro a Pathum Thani perché la moglie si era infettata e fu chiesto loro di andarsene, costringendoli a stare senza casa con appena 4 euro in tasca.

In questi casi il biasimo associato al COVID-19 è la causa principale che può essere meglio compresa dalla storia di un marito che picchiò la moglie cacciandola di casa dopo che lei si era infettata col virus.

E’ una delle ragioni anche per cui la gente esita ad avere un test del virus, ed in molti paesi è la ragione per cui la pandemia è così tenacemente persistente. Il biasimo sociale mina gli sforzi di risposta alla pandemia con un costo di tempo sulle agenzie locali che controllano la diffusione di una pandemia che in Thailandia ha raggiunto ormai il milione di persone infettate.

L’OMS ha cercato di ostacolare il biasimo associato al COVID-19 quando ha dato alle varianti delle lettere greche piuttosto che nominarle in base ai paesi di origine.

In paesi che hanno aree rurali estese, lo stigma può fare la differenza tra la vita e la morte perché molti non vogliono ricevere cure mediche per paura di essere un peso per le famiglie o per paura di diventare delle vittime.

In Myanmar, per esempio, il biasimo sociale semina la discordia tra le famiglie ed i volontari che guidano le ambulanze o seppelliscono i morti del paese.

Di recente il dottor Suwachai Yingcharoenchai, direttore generale del Ministero della sanità ha cercato di contestualizzare per la Thailandia la crisi del COVID.

Ha detto che mentre ci sono numeri alti di persone che ogni giorno diventano positivi, cresce anche il numero di persone che riceve un trattamento. Il ministero ha notato che i medici permettono ai pazienti di ricevere trattamento medico a casa per 14 giorni dopo la data di infezione.

Suwachai ha invitato i membri della comunità ad essere vicini e non disgustati da chi è ricoverato ed essere pronti a sostenere chi torna a casa per la quarantena dando loro alimenti e medicinali.

Allo stesso tempo i Thailandesi sono in difficoltà rispetto alla pandemia perché le autorità non riescono a dare chiare linee guida sulla pandemia come mostrato dalla rottura delle comunicazioni e le accuse delle cosiddetto Fake News.

All’inizio dell’anno il governo diede messaggi contraddittori, come quando il premier Prayuth Chanocha ha prima indicato una serrata per cinque province thai per poi annunciare solo dei controlli serrati.

Lo stigma sociali deriva anche dalla mancanza di conoscenza delle modalità di trasmissione del Coronavirus portando così a ricercare la vittima sacrificale, a paure irrazionale sulla malattia o la paura della morte, oltre alle dicerie che diffondono menzogne e miti.

Il governo thai tenta di controllare ciò che ritiene siano le fake news, che avrebbero un impatto sulla sua abilità a controllare la pandemia, ma molti criticano il governo per i suoi sforzi che sono solo tentativi autoritari travestiti per zittire il dissenso e punire i critici del regime.

La verità è che non esistono singoli o gruppi di persone che diffondono di più il virus o che mettono di più a rischio gli altri, e si ricordi quando il ministro della sanità Anutin trasformò i lavoratori della migrazione in vittime sacrificali.

Nelle grandi emergenze sanitarie, la paura e le ansie sono armi formidabili che rafforzano il biasimo sociale particolarmente contro gruppi vulnerabili e popolazioni marginali.

Si può minimizzare lo stigma sociale solo quando i capi delle comunità, i volontari sanitari dei villaggi e le autorità più alte agiscono in base ad informazioni accurate e largamente diffuse.

Ciò significa che il premier, il ministro della sanità e i capi villaggio devono sapere i fatti e determinare cosa condividere con gli altri.

Il biasimo sociale è un grande ostacolo al controllo della pandemia in Thailandia e, solo se se ne riconosce l’esistenza, avranno successo gli sforzi locali di controllo della pandemia.

Mark S. Cogan, Isaanrecord.co

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