Aung San Suu Kyi incontra nuovo governo “civile” birmano.

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Aung San Suu Kyi , icona della democrazia birmana, ha avuto un primo incontro, lunedì scorso, con un ministro del governo “quasi civile” formatosi in marzo scorso. E’ questo l’inizio di un dialogo importante che mira alla riconciliazione nazionale oppure un altro gesto vuoto che mira a placare l’opinione pubblica internazionale?

Non vi è dubbio alcuno che il miglior modo di risolvere il groviglio di problemi che piaga la Birmania è il dialogo: lo stallo che dura da decenni tra gruppi dei diritti umani e il governo, le continue schermaglie armate tra le truppe governative e le armate etniche, le violazioni dei diritti umani specie nelle aree delle minoranze, la continua detenzione dei prigionieri politici, un’economia perennemente in agonia, le sanzioni economiche oltre all’immagine internazionale deteriorata.

Comunque, finora nessun dialogo ha mai avuto luogo, nonostante i numerosi dialoghi e incontri che di fatto hanno dato pochissimi risultati. La maggior parte di questi incontri si sono persi prima che si potesse dire che sono iniziati del tutto, facendo naufragare velocemente le speranze dalla vita breve di chi aveva fame di segni di progresso.

Cosa si può dire allora di questo incontro, lungo quasi un’ora, nella guesthouse governativa di Sane Lae Kan Thar tra la Suu Kyi e il ministro del lavoro Aung Lyi?

Non è stato questo il loro primo incontro essendosi incontrati almeno una decina di volte dall’ottobre del 2007, quando fu nominato ministro di coordinamento nella vecchia giunta militare. Nonostante ci sia poco da ricordare dei colloqui passati, il ministro Aung Kyi ha velocemente rigettato l’idea che non sia uscito nulla da quegli incontri. “Ci sono stati alcuni benefici dagli incontri passati” ha detto ai giornalisti nella conferenza stampa congiunta a seguito dell’incontro, benché non abbia specificato di quali “benefici” stesse parlando. Forse parlava dalla prospettiva di un regime precedente che aveva compiuto una transizione relativamente tranquilla verso il governo “civile” grazie anche, in larga parte, al successo avuto nel neutralizzare il partito NLD della Suu Kyi.

Il ministro ha proseguito dicendo che quest’incontro segnava l’inizio di una nuova fase nelle relazioni tra le due parti sena però specificare cosa. “Si può dire che questo incontro è il primo passo di una serie di cose su cui intendiamo avere ulteriore cooperazione”.

Anche la Suu Kyi è rimasta sul generico ben sapendo di dover procedere cautamente, visti i tanti precedenti. Lei incontro negli anni 90 i capi del regime compreso Than Shwe, il suo vice Maung Aye e il vecchio capo dei servizi segreti Khin Nyunt. Forse l’incontro più incoraggiante arrivò agli inizi del 2000 quando condussero al rilascio di decine di membri del NLD e la Suu Kyi visitò vari progetti di infrastrutture per testimoniare i progressi compiuti dalla giunta sin dalla presa del potere nel 1988.

Ma quel breve momento di speranza fu subito spazzato via quando le squadracce del regime attaccarono il convoglio della Suu Kyi nella sua visita della Birmania del Nord nel maggio 2003, che comportò il ritorno all’arresto domiciliare per la Suu Kyi fino al suo rilascio nel novembre 2010.

Dal momento che il solo rilascio della Suu Kyi non ha cambiato l’atteggiamento internazionale verso i governanti birmani, il nuovo governo deve aver decso che finalmente fosse giunto il momento di raggiungerla direttamente. Come nel passato questo gesto sembra aver avuto qualche effetto.

Il segretario dell’ONU ha dato il suo benvenuto al gesto e ha notato in una sua dichiarazione: “Le parti hanno espresso la loro soddisfazione per i colloqui positivi e la loro intenzione di cooperare ulteriormente per il beneficio della popolazione birmana”

Altri osservatori hanno anche espresso ottimismo sulle possibilità di risultati più concreti dei loro incontri. Ma sono fondate queste espressioni di ottimismo?

A giudicare dal passato è difficile trarre una conclusione e dire per esempio che è solo un esercizio di pubbliche relazioni a legittimare ulteriormente il nuovo governo. Probabilmente i colloqui stessi non potranno permettere un simile obiettivo, ma potrebbero facilitare il raggiungimento di un’altra speranza, quella della presidenza dell’ASEAN nel 2014, che effettivamente porterebbe a chiudere la fase della Birmania come paria internazionale e accrescere la statura dell’attuale governo negli occhi del mondo e dei suoi cittadini.

Ma l’ASEAN ha già indicato al governo birmano che ha bisogno di fare azioni concrete, quali il dialogo con gruppi di opposizione e il rilascio di tutti i prigionieri politici, prima di poter presiedere l’organismo della regione.

Un altro ostacolo è l’opposizione americana a garantire alla Birmania una posizione immeritata sul palcoscenico mondiale, come espresso dalla Clinton stessa che ha manifestato il suo disaccordo sui tentativi birmani di assumere la presidenza dell’ASEAN durante gli incontri tra USA e ASEAN a Bali. “Abbiamo fiducia che i membri dell’ASEAN valuteranno bene se una potenziale presidenza può avvantaggiare la credibilità e il ruolo di una organizzazione nella regione.” ha dichiarato la Clinton mentre chiedeva il rilascio dei prigionieri e il dialogo con l’opposizione come condizioni per prendere in considerazione la richiesta birmana. “La scelta è chiara. Il governo birmano può fare questi passi e riconquistare la confidenza della propria gente e la fiducia della comunità mondiale, oppure continuare per la strada fin qui fatta”.

Chiaramente l governo non vuol fare questa scelta, ma spera di poter convincere l’ASEAN di stare in moto nella giusta direzione giocandosi la carta di Suu Kyi per tutto il tempo che potrà fino a quando cioè diventerà impossibile continuare nella pretesa.

A quel punto ASEAN sarà costretta a riconoscere che la Birmania non può presiedere e i coloqui finiranno altrettanto bruscamente come erano iniziati.

tratto da Irrawaddy.org

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