BIRMANIA: Chi è dietro gli attacchi contro la comunità musulmana

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comunità musulmanane è seguitaDurante i dodici mesi scorsi, si sono avuti per tutta la Birmnaia attacchi brutali contro la comunità musulmana diffondendosi dallo stato dell’Arakan ad ovest verso lo stato Shan ad oriente.

Si sono avute gravi atrocità tra i quali atti che si configurano come crimini contro l’umanità, come espresso da Human Rights Watch in un suo rapporto. Molti delle violenze più gravi si crede siano state commesse con l‘aiuto di agenzie dello stato, mentre in altri incidenti la polizia è stata ferma e non ha fatto nulla per prevenire la perdita di vite umane.

Queste estremamente gravi violenze hanno fatto sorgere una preoccupazione generalizzata, ma nella maggioranza dei casi l’impunità per chi le ha commesse, mentre di contro i musulmani accusati di crimini in relazione agli stessi incidenti hanno sentito l’uso completo della legge, in modo veloce, eccessivo e senza errore.

Questi schema sono istruttivi e devono porre degli allarmi, suggerendo pregiudizi istituzionali che sono sopravvissuti alle riforme recenti della Birmania; risposte insufficienti alla persecuzione musulmane da parte della comunità internazionale, d’altro canto, sono ben più difficili da spiegare.

Tale lassismo morale ha aiutato a condannare la comunità islamica birmana alle attuali sofferenze e vulnerabilità di fronte alle sempre più forti ostilità buddiste e nazionaliste militanti. Al posto di una pressione internazionale o interna adeguata, cade sui giornali, i difensori dei diritti umani ed altri gruppi, sia dentro che fuori la Birmania, di fare il passo avanti e fare fronte a questa piaga di violenza e bigotteria. Il modo migliore in cui si può farlo è di mettere in luce quelli che sono i più responsabili per questa recrudescenza.

Dico questo convinto che ci sia qualche livello di organizzazione dietro i recenti attacchi contro la comunità musulmana, e che il discorso secondo cui questi atti sono solo il prodotto di uno stato autoritario rilassato è pernicioso e poco convincente. Infatti ho sentito il dovere di scriver questo pezzo a causa precisamente di informazioni che ho ricevuto da fonti attendibili su questa questione.

Queste rivelazioni furono fatte precedentemente ad un recente pezzo apparso su Straits Times per la firma di Nirmal Ghosh. Nel suo pezzo “Vecchi mostri che sollevano guai” (riportato in fondo all’articolo NdT), Nirmal Ghosh cita una fonte militare dentro Naypyidaw che punta il dito ad un noto gruppo paramilitare legato al passato regime, Swan Arshin, ed a un ministro controverso, Aung Thaung.

Prima di leggere questo articolo di Ghosh mi fu riferito da un’altra figura a Baypyidaw che Aung Thaung era fondamentale per la violenza, ed ancora un’altra fonte affidabile dentro il Clero, Sangha, affermava che l’infame movimento antimusulmano 969 aveva profondi legami con Swan Arshin. Un’altra fonte separata molto solida che ha accesso alle informazioni privilegiate del governo condivise con me la consapevolezza che Wirathu, il monaco demagogo del gruppo 969, era stato presente a Lashio il giorno prima che cominciassero gli attacchi, un’affermazione plausibile considerato che era sui giornali che si trovava a fine maggio nello stato Shan.

Vale la pena notare che era stato riconosciuto Wirathu mentre pregava a Meikhtila non molto tempo prima delle atrocità che accaddero lì, ed era presente nella città il giorno degli attacchi. Legami tra Wirathu e Aung Thaung sono stati oggetto di grandi speculazioni, in particolare sull’incontro del monaco con l’ex ministro immediatamente prima degli attacchi nello stato dell’Arakan ad ottobre.

Secondo le mie interviste con testimoni degli attacchi in tutto il paese, condotti sia mentre ero in Birmania e dall’estero, sembra ci siano essere caratteristiche comuni alla maggior parte degli incidenti contro i musulmani.

Testimoni di Sittwe furono molto chiari nel dire che “molti che attaccavano erano stranieri”; a Meikhtila era lo stesso messaggio che ritornava da fonti da me contattate; fin fine a Lashio la presenza degli esterni fu confermato da molte fonti.

Un altro testimone di un atto di violenza separato, a Rangoon, mi disse che vide gruppi di giovani attaccare una moschea vicino a Annawratha Road dai propri veicoli con proiettili nel mezzo della notte. Secondo le sue parole, “era definitivamente un attacco organizzato” in linea con molti altri assalti di moschea riportati. La presenza di uomini in motocicletta che si comportavano in modo simile era confermata da una’altra fonte che vide gli eventi accadere a Oakkan.

Cito le accuse senza sottoscriverle, ma riconoscendo che meritano essere riportate e ulteriormente indagate. Aung Thaung da parte sua ha negato senza sorpresa le affermazioni riportate nell’articolo di Nirmal Ghosh.

A parte questo ci sono domante urgenti che bisogna domandarsi: chi sono queste persone che le mie ed altre fonti hanno visto nei veicoli, gettare pietre e venire da altre città? Perché era stato riportato seriamente che gente di fuori in Lashio cantava canzoni nazionalistiche birmane, di apparenza birmana e non Shan? Cosa faceva Wirathu così vicino all’azione prima e durante molti incidenti?

Perché i colpevoli e l’intero movimento 969 non sono mai stati oggetto di censura della legge, e perché polizia e pompieri sono stati riluttanti ad intervenire mentre si assaltavano i musulmani e si bruciavano le loro case, come spesso denunciato sulla stampa?

E’ compito dei giornalisti responsabili scavare con forza per cercare le risposte a queste domande e denunciare l’agenda dietro questa campagna di terrore condotta contro i musulmani birmani. Non farlo sarebbe un altro vigliacco tradimento delle vittime di questi crimini importanti da chi ha il potere di fare qualcosa.

Emanuel Stoakes Democratic Voice of Burma

Riportiamo qui l’articolo (NdT) apparso il 2 giugno del 2013 su The Straits Times of Singapore, Vecchi mostri che sollevano guai

Due giorni di violenza questa scorsa settimana che forse hanno portato il numero ad otto morti (cifre ufficiali ancora due) nella Lashio dormiente nello stato Shan ha definito ancor di più uno schema che emerge verso il massacro che scuote la Birmania di recente: Folle organizzate sono immesse in una cittadina per colpire i musulmani.

Chi ci sia dietro a tutto questo è soggetto a speculazioni, ma gli episodi sfidano l’abilità del governo a mantenere l’ordine e la legge. Ancora più importante sono un test importante dell’esperimento della Birmania con la democrazia in una società multi etnica e multi religiosa. Prima del World Economic Forum a Naypyidaw, le forze armate sono state riposte nelle strade per rafforzare l’ordine nella cittadina settentrionale id Lashio. Questo sottolinea le contraddizioni che possono deludere l’osservatore esterno che attende risposte chiare da un paese complesso che è stato in guerra con se stessa per decenni.

I buddisti Shan non hanno alcun problema con i musulmani che vivono nello stato settentrionale. Ed i monaci Shan di Lashio hanno dato riparo ai musulmani la scorsa settimana per salvarli. Un gruppo di monaci Shan hanno affermato che erano Birmani a perpetrare la violenza, non Shan. L’uomo che ha iniziato il tutto, un musulmano secondo le fonti, dando fuoco ad una donna buddista non era uno del luogo, dicono i residenti.

Dicono che la folla che improvvisamente si presentò cominciando ad attaccare case musulmane, negozi, una moschea ed un orfanotrofio erano anche esterni, non del luogo.

I residenti di Meikhtila dicono che le persone di fuori erano dietro la violenza lì in marzo, quando più di 40 persone furono uccise; e persone esterne erano i colpevoli in Bago quando i disordini colpirono quella cittadina giorni dopo.

Fonti della sicurezza dicono che la folla erano uomini del gruppo paramilitare Swan Arshin, che significa Maestri del potere, un gruppo di criminali, assassini ed ex carcerati usati dal passato regime per intimidire e rompere le manifestazioni. Si crede che gli squadristi del Swan Arshin siano stati quelli che attaccarono il convoglio di Aung San Suu Kyi a Depavin nel 2003, ed erano quelli attivi ad attaccare le proteste a Rangoon nel 2007 fino a quando fu dispiegato l’esercito.

La Commissione di Asian Human Rights dice in un suo rapporto del 2008: “Mentre l’esistenza e le attività del gruppo sono risapute, non è un’organizzazione ufficialmente riconosciuta. Non risulta nei media dello stato e non ha un volto pubblico.” Al tempo era uno strumento del Union Solidarity and Development Association, vicina ai militari, che ora si chiama USDP ed è partito al governo che però di recente ha negato chiaramente ogni legame con Swan Arshin.

E’ apparsa di recente una più nuova Milizia Buddista chiamata Taung Tha, stando alle fonti. Taung Tha è una cittadina dove è nato una figura estremista Aung Thaung, ex generale e veterano che è una figura chiave del USDP.

Gli attacchi a Meikhtila e Lashio erano ben pianificati ed eseguiti.Solo alcuni giorni prima il monaco buddista di destra U Wirathu faceva i suoi sermoni anti musulmani in una città a 50 chilometri . Swan Arshin e il movimento buddista, guidato da U Wirathu, 969, si completano l’un l’altro secondo molti analisti.

La fonte della sicurezza diceva che i Swan Arshin accendono i contadini analfabeti ingigantendo le proprie fila e poi attendono che un incidente accenda il fuoco. Anche l’incidente può essere creato. La folla, ben equipaggiata di Machete e coltelli, barre di ferro e picconi, è portata sul luogo dove attaccare i musulmani. E’ una tattica feroce e provata attaccare un nemico senza portare alcuna responsabilità, o creare un nemico e quindi attaccarlo, o solo per seminare instabilità e caos che potrebbe poi essere guidato a beneficio di chi controlla la folla.

La tattica è anche usata per mantenere una base di potere extraparlamentare, una specie di polizza di assicurazione se si dovesse disintegrare la debole democrazia birmana, o diventare più forte e spingere le persone in lucrative posizioni di potere verso i margini.

L’attacco a Lashio ha attirato una risposta del governo più veloce che a Meikhtila. Ironicamente per la maggioranza dei gruppi dei diritti umani occidentali e per gli attivisti democratici che chiedevano una riduzione del ruolo delle forze armate, la Tatmadaw è tornata nelle strade come la sola forza capace di mantenere la pace. I musulmani oggi si vedono come vittime di un gioco più grande designato a far crescere un nazionalismo buddista birmano, a screditare Thein Sein e la Suu Kyi, deragliare il sentimento anticinese verso i musulmani e provare che le forze armate sono ancora richieste per mantenere l’ordine. Il presidente TheinSein ha fatto un discorso duro ed ha messo in guardia che gli estremisti potrebbero deragliare la transizione democratica, ma il potere e la politica birmana sono sempre state crudeli. Gli analisti dicono che il presidente apparirà sempre più debole se non si riesce ad addomesticare i vecchi mostri.

 

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