Disastri del passato e il futuro sviluppo in Myanmar

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Ci sono tanti esempi di sviluppo in Myanmar che sono diventati dei disastri assoluti, ma nessuno è peggiore di quello che è accaduto in Hpakant oltre 20 anni fa.

Famosa per la giada di alta qualità, questa regione dello stato Kachin, è stata ridotta ad una discarica da quando fu firmato un accordo di cessate il fuoco dal governo con l’organizzazione di indipendenza Kachin nel 1994, che liberò la strada per un assalto completo alle montagne tempestate di giada.

Sono poche le cose che la gente in Birmania teme più dell’arrivo improvviso nel proprio villaggio o città di ricchi uomini di affari .
Sin da quando i governanti militari abbandonarono il socialismo all’indomani della sollevazione democratica del 1988, tutti gli uomini di affari legati ai potentissimi generali sono stati temuti quanto gli stessi uomini in uniforme. Per restare al potere l’odiato regime rese disponibile all’accaparramento l’intero paese; e se qualcuno con i soldi o per le conoscenze volesse la terra su cui una famiglia vive da generazioni, sarebbe a sua disposizione.

sviluppo in myanmar

Sono cambiate molte cose nei pochi anni passati, ma sfortunatamente questa non è una di quelle. La razzia delle terre e i ricollocamento forzato sono un fatto ancora ineludibile della vita per molti cittadini birmani, ed è stato fatto pochissimo per migliorare la situazione.
Ci sono tanti esempio di “sviluppo” in Myanmar che sono diventati dei disastri assoluti, ma nessuno è peggiore di quello che è accaduto in Hpakant oltre 20 anni fa. Famosa per la giada di alta qualità, questa regione dello stato Kachin, è stata ridotta ad una discarica da quando fu firmato un accordo di cessate il fuoco dal governo con l’organizzazione di indipendenza Kachin nel 1994, che liberò la strada per un assalto completo alle montagne tempestate di giada.
Lo stupro di Hpakant, che fu alimentato dalla richiesta cinese (e in gran parte controllata dagli interessi cinesi) l’ha lasciata profondamente ferita. Intere montagne sono state rase al suolo e si sono formati nuovi laghi pieni di acqua inquinata, il tutto per rendere ricchi “investitori” e ufficiali corrotti.
In cambio per la ricchezza sotto i loro piedi la gente di Hpakant non ha ricevuto nulla, se non crimini rampanti e uso diffuso di droga che ha corroso le loro comunità allo stesso modo in cui l’attività mineraria senza regolazione si è divorato il panorama della regione.
In questa sordida storia di degradazione sociale ed ambientale c’è più di una parte sola colpevole, ma il principale colpevole è Union of Myanmar Economic Holdings Ltd. (UMEHL), un conglomerato di imprese gestite dai militari che domina ancora vaste parti dell’economia nazionale nonostante la transizione di tre anni fa ad un governo semi-civile.
Ovviamente la popolazione di Myanmar non vedrà mai un beneficio dal furto totale del tesoro nazionale. Una volta estratta dal suolo la giada di Hpakant è contrabbandata attraverso la frontiera settentrionale, mentre le tasse che restano nel paese finiscono in mani private o sono usate per finanziare un conflitto mortale che ulteriormente rende ancor più vittima la popolazione senza potere dello stato Kachin.
In un certo senso la storia di Dawey, nel lontano meridione della Birmania, è qualcosa di molti differente. Invece delle risorse naturale la proprietà principale di questa zona è la sua geografia. Localizzata a 350 chilometri da Bangkok e con un porto di acque profonde, si trova situata in modo ideale per diventare un centro di trasporto per tutta la regione.
Per realizzare questo sogno dovranno essere spesi miliardi di dollari in Dawei, mentre a Hpakant sono stati estratti miliardi di dollari. La maggior parte dei finanziamenti verranno dalla Thailandia che spera anche di attrarre investimenti giapponesi nella pianificata Zona Economica Speciale di Dawey, SEZ. Il governo birmano si vanta che il progetto non trasformerà soltanto un’arretrata zona costiera in una zona economica potente che da lavoro a migliaia di persone, ma diventerà anche il motore per l’economia nazionale.
Il guaio è che non si può far nulla senza esiger degli immensi costi sociali ed ambientali, e i segni che si stanno raccogliendo finora sono quelli di un governo che non ha appreso nulla dalle traversie del passato su come mitigare gli impatti negativi dello sviluppo in larga scala.
A Dawei, come in Hpakant, la gente è stata costretta ad abbandonare le proprie case spesso con indennizzi irrisori. I timori di un danno massiccio sull’ambiente a causa di una zona industriale che genereranno sostanze chimiche tossiche non è stato mai affrontato in modo appropriato. Al contempo, un cessate il fuoco frettoloso segnato con i vecchi avversari attivi nell’area della quarta brigata dell’Esercito di Liberazione Nazionale Karen non offre reali promesse di una pace duratura.
E’ strano il silenzio su questi aspetti degli “esperti” e degli “analisti” che sono volati in frotte a Naypyitaw per applaudire le riforme economiche del governo, come se assumessero che la “nuova e migliorata Myanmar” non ripeterà gli errori del passato. Ma cosa impedirà a Dawey di diventare un’altra discarica come Hpakant? Di certo non ci sono leggi per proteggere i diritti della gente alla loro terra, o la terra stessa dalla rapina della cieca ingordigia.
Il presidente U Thein Sein, che si conquistò le lodi per aver sospeso la diga idroelettrica a Myitsone nello stato Kachin, uno dei tanti grandi progetti disegnati a beneficio del paese vicino a spesse della gente del luogo, ha anche agito come se non vedesse il bisogno di prendere in esame seriamente l’impatto di grandi investimenti esteri nell’economia birmana. E’ improbabile che non sappia dei problemi, e così possiamo solo concludere che non se ne interessa abbastanza per esercitare la volontà politica per ricercare soluzioni.
Dall’apertura di Myanmar chiunque, compresi i governi occidentali, ha parlato delle ricche risorse naturali del paese e del suo vasto potenziale economico. Non c’è dubbio che, come ultima frontiera in Asia, Myanmar è pronta per lo sviluppo in molti settori come l’energia, il settore minerario, il turismo e l’agricoltura. Ma per comprendere appieno il suo vero potenziale il paese avrà bisogno di cambiare radicalmente il modo di fare affari, lasciando da parte le pratiche che beneficiano i potenti e che impongono immensi fardelli sulla gente ordinaria.
Myanmar è da tanto tempo il paese più povero in una regione di rapida crescita, indebolita da uno stato predatore e vulnerabile allo sfruttamento dei suoi cittadini più benestanti. Cambiare perciò il modo in cui Myanmar sviluppa la propria economia non è solo fare bene per i propri cittadini, ma è anche un modo per costruire una nazione più forte.
Aung Zaw Tempo di porre fine ad un’era di sviluppo disastroso, The Irrawaddy.

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