BIRMANIA: Guerra nello stato Kachin dopo 20 anni di tregua.

BIRMANIA: Guerra nello stato Kachin dopo 20 anni di tregua.Il volto del nuovo governo civile della Birmania non ha tardato molto a mostrarsi. In alcuni stati etnici è ripresa la guerra, come nel Kachin e nello Shan, col carico di morti, di stupri come arma sistematica per combattere la resistenza della popolazione, di migliaia di rifugiati che cercano un posto per sopravvivere alla guerra. Alla popolazione non resta spesso che raccogliere soldi da dare alle truppe del governo birmano, o fornire manodopera per non subire altre violenze.
Di seguito è stato tradotto un articolo  dell’Irrawaddy a firma di BA KAUNG, che affronta le cause della guerra scoppiata con lo stato Kachin dopo quasi diciassette anni di relativa pace. Lo stato confina con la Cina ed è ricca di risorse, di acqua per produrre elettricità, di gas e altri metalli.

La mano cinese nella nuova guerra civile

L’attuale conflitto armato nello stato Kachin nella Birmania settentrionale ha posto fine a quasi due decenni di cessate il fuoco tra la seconda armata etnica più grande del paese, KIA, ed il neo governo di Naypydaw, portando una regione strategica vicino al confine cinese sull’orlo della guerra civile. Le sparatorie scambiate negli ultimi giorni hanno fatto solo pochi feriti, ma, nonostante le preoccupazioni che gli scontri possano diffondersi in altre aree, non si sono avute notizie di scontri nella regione da lunedì 13 giugno. Gli scontri della settimana precedente sono straordinari poiché, per la prima volta, hanno riacceso una guerra civile nella Birmania del Nord che era stata tenuta in uno stato di ibernazione sin dal fragile accordo “tra gentiluomini” raggiunto nel 1994. Quegli scontri hanno presentato una nuova sfida nella lotta armata dei ribelli Kachin che inizialmente, nel 1961, domandavano l’indipendenza ma in seguito chiedevano una unione federale.

La nuova terribile e nuova sfida per il KIA oggi è il suo potente vicino, la Cina. Per tutto lo stato Kachin, grandi industrie di stato cinesi, China Power Investment e China Datang, stanno costruendo un certo numero di dighe di grande scala per la produzione di elettricità. E questa elettricità sarà esportata alla Cina.

Il portavoce del KIA ha dichiarato che la causa immediata degli ultimi scontri derivava dai tentativi di aggressione dell’esercito birmano di controllare le aree circostanti le dighe idroelettriche, localizzate vicino al confine cinese, aree da tantissimo tempo sotto il controllo delle forze del KIA e a pochi chilometri di distanza dall’oleodotto che corre dalla Baia del Bengala alla procincia dello Yunnan in Cina. Secondo il portavoce, questi investimenti massicci furono fatti senza il consenso della popolazione o di gruppi di interesse come KIA, e questi interessi economici hanno sempre spinto Pechino a divenire un alleato dell’esercito birmano.

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“Quando incontrammo i rappresentanti della compagnia cinese, la risposta fu che avevano già un accordo con Naypyidaw. La Cina vuole ottenere le risorse dalla Birmania. Sembra così che la loro politica è di mettere al sicuro le nostre risorse della nazione con tutti i mezzi necessari e, in questo caso, in piena connivenza con le autorità birmane.”

Secondo un gruppo ambientalista indipendente, Burma Rivers Network, queste dighe hanno grossi impatti sociali, economici e ambientali. In aggiunta la gran parte dell’elettricità deve essere esportata alle nazioni vicine che quindi necessitano di incrementare il controllo dell’esercito birmano nelle aree dove si costruiscono queste dighe.

In una dichiarazione ultima, la ONG diceva che gli ultimi scontri vicino le dighe a Dapein e Shweli nella Birmania del Nord mostrano che l’accumulo di forze del governo birmano nella regione alimenta il conflitto e si aggiunge al profondo risentimento contro progetti di dighe largamente impopolari.

Considerato il grande investimento cinese nella regione, è interessante sapere se le forze birmane stiano tentando di cacciare i battaglioni del KIA dalle aree vicino alle dighe solo dopo aver ricevuto esplicita approvazione da Pechino.

Gli attuali scontri nello stato del Kachin giungono solo dopo qualche settimana dopo la visita del presidente Thein Sein a Pechino quando le due nazioni hanno annunciato una relazione strategica. Durante la visita, il premier cinese, Wen jiabo, ha fatto appello a Thein Sein “per una lenta applicazione dei progetti di infrastruttura, compresi oleodotti e gasdotti, dighe idroelettriche e trasporti” secondo l’agenzia di stato cinese Xinhua.

Su queste ultime crisi alla sua frontiera la Cina è stata silenziosa, diversamente da quando accadde durante l’offensiva del 2009 contro le milizie etniche dei Kokang nello stato dello Shan, quando la Cina rimproverò Naypyidaw perché “creava instabilità alla frontiera”

Ad una settimana dagli scontri la Cina ha invitato all’autocontrollo sia il governo Birmano che il KIA, invitandoli ad allentare la tensione. Nonostante abbiano ripetuto l’importanza della stabilità delle frontiere sia i Cinesi che il governo Birmano, il rappresentante del KIA ha detto che le parole mancano di sincerità, descrivendola come “stabilità forzata sulla popolazione etnica attravrso mezzi militari”

Alla domanda se la Cina abbia dato possibilmente il consenso all’esercito birmano di ripulire le aree controllate dal KIA vicino alle dighe, il direttore del sudest asiatico di International Crisis Group, Della Giacoma, ha detto: “Non credo che Pechino sia stata presa di sorpresa come lo furono nel 2009, ma i loro più grandi interessi restano”

Il rapporto dell’ICG scorso diceva che il conflitto del Kokang e la crescita delle tensioni sulla frontiera spingevano, sempre di più, la Cina a vedere i gruppi etnici bimani come un’incertezza piuttosto che una leva strategica, aggiungendo che i gruppi etnici consideravano il sostegno cinese come provvisorio e guidato dai suoi interessi economici e di sicurezza.

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Secondo Zarni, l’insensibilità dei generali birmani ai bisogni di sopravvivenza delle comunità locali è risultata in una crescita di tensioni con le rispettive organizzazioni armate. “La classe militare al potere a Naypyidaw ha condannato i Birmani alla schiavitù da un lato colonizzando i gruppi etnici dall’altro. Ora questa classe al potere sta esaudendo i desideri del governo cinese, e quello che vogliono in cambio è la protezione politica cinese a livello internazionale.”

Secondo Della Giacoma l’attuale interruzione delle ostilità è “una quiete prima della tempesta” aggiungendo “non siamo ancora al punto di una ripresa del conflitto nel Kachin, ma se il governo birmano non si muove velocemente per creare uno spazio per la possibilità di fermarsi, è lì che si è diretti”

Nonostante il presunto incentivo degli interessi economici e il fattore Cina, la causa principale del conflitto è secondo il KIA il tentativo dell’esercito Birmano a soggiogare il KIA sotto un comando centrale, cosa che il KIA ha rifiutato allo stesso modo di altri gruppi armati etnici.

Ad aggiungersi al risentimento dei Kachin verso Naypyidaw c’è anche il fatto che tre partiti Kachin, che avevano provato a partecipare alle scorse elezioni del parlamento, sono stati messi al bando sull’assunzione che i loro capi erano legati al braccio politico del KIA. La Nan, portavoce del KIA, ha detto che il KIA ha perso la fiducia nel governo Birmano e non accetterà colloqui di pace nella Birmania. Il Kia, ha detto, vuole una nazione vicina che ospiti i colloqui di pace tra loro e il governo Birmano perché si prenda le sue responsabilità. “Il nostro grande obbiettivo è una genuina unione federale, non cerchiamo l’indipendenza.”

Alla domanda se si dovessero includere nei possibili colloqui di pace i progetti idroelettrici cinesi, il rappresentante ha risposto che, sebbene il KIA rigetti chiaramente il progetto della diga Myitsone, che non è vicino alle basi del KIA, non si oppone alle altre dighe nel Kachin.

“Vogliamo avere una voce in questi progetti e assicurarci che i beneficiari dei profitti di queste dighe siano anche i Kachin” ha detto aggiungendo che l’obiettivo apparente immediato dell’esercito birmano è di controllare completamente e direttamente l’accesso alla Cina. Inoltre non ha escluso un attacco di largo raggio da parte dell’esercito birmano per i prossimi giorni.

“Dipende solo dal governo Birmano. Abbiamo preparato una posizione militare largamente difensiva, nel caso. Ma sappiamo che le vittime vere sarà la popolazione. Per questo non sytiamo conducendo attacchi militari in altre aree se non per distruggere ponti per impedire ai carri armati birmani di avvicinarsi”