BIRMANIA: Karen, i corridoi della pace e quelli del commercio

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Decine di cittadini nello stato birmano Karen dicono di non essere stati consultati prima che fosse dato inizio ai progetti commerciali vicino ai loro villaggi, lamentando in molti casi che la loro terra era stata espropriata per fare posto alla costruzione di una diga, alle attività minerarie, all’agricoltura e ai progetti infrastrutturali.

La ricerca condotta dal Karen Human Rights Group (KHGR), che contiene 2500 interviste orali fatte nel 2011 e 2012, suggerisce che l’incertezza legale potrebbe cero favorire gli investimenti nella regione distrutta dal conflitto, ma a spese della popolazione locale che in centinaia di migliaia di persone è già emigrata in Thailandia alla ricerca di un lavoro o per fuggire dai campi di rifugiati decennali istituiti sul suolo thailandese.

Il KHRG da un lato saluta positivamente i passi fatti dal governo birmano per limitare l’accaparramento della terra, che ha visto in tutto il paese violente proteste, dall’altro, nel suo rapporto “Losing Ground”, lamenta che una combinazione di leggi in contraddizione e la mancanza di accesso all’informazione sulle leggi esistenti sono violazioni dei diritti dei cittadini Karen.

Un cessate il fuoco tra l’esercito di liberazione nazionale Karen, KNLA, e il governo birmano, risalente al gennaio 2012, ha favorito le speranze di un possibile sviluppo economico che giunga in questa regione povera, luogo di quello che spesso è descritto come la regione in cui è accaduta la guerra civile più lunga al mondo.

Sin dal 1940 il KNLA ha lottato con costanza per una maggiore autonomia. Si pensa che i Karen siano tra tre milioni e sei milioni in una popolazione di complessiva che oscilla tra 50 e 60 milioni di birmani, viventi nella regione dei Karen o in altre parti nel centro sud del paese.

Comunque un accordo di pace resta una prospettiva lontana e parti della regione dei Karen non sono accessibili a causa delle mine. “Mentre la cessazione delle ostilità ha reso l’area più accessibile agli investimenti ed interessi commerciali, la parte orientale della Birmania resta un ambiente fortemente militarizzato” dice il KHRG che lavora sui diritti umani nelle aree rurali della Birmania Orientale.

Lo stato Karen come tutte le regioni a minoranza etnica birmana sono tra i luoghi più poveri dell’Asia, dove c’è poco lavoro e la maggioranza della gente sopravvive con un’agricoltura rudimentale su terreni accidentati. E mentre la pace abbozzata tra Karen National Union, braccio politico del KNLA, e il governo potrebbe rendere più facile l’accesso agli investimenti e quindi al lavoro, in realtà sembra una cosa ancora lontana. A metà febbraio i capi del KNU dicevano al vice presidente birmano che “il cessate il fuoco non ha raggiunto una fase di pace duratura ancora” e che “abbiamo bisogno di averla in funzione prima di poterci muovere verso la fase di un progetto di sviluppo” come sosteneva l’agenzia Karen News.

Cionondimeno, i governo birmano e thailandese, sostenuti dalla Banca di Sviluppo Asiatica, sono vogliosi di rafforzare i legami di trasporto sulla frontiera Birmania Thailandia, specialmente sul passaggio Myawaddy – Mae Sot, un nodo di commercio importantissimo tra i due paesi che condividono 1800 chilometri di frontiera. Myawaddy è una cittadina sul versante birmano Karen legata da un ponte alla cittadina thailandese di Mae Sot, dove una delegazione cinese ha fatto visita per valutare le prospettive di affari attraverso la frontiera.

Secondo l’economista Jared Bissinger, almeno 85% del commercio è via terra e il passo è “il principale corridoio per muovere i beni tra i due paesi”. Se i due paesi riescono a far dei progressi nella creazione di una “Zona economica speciale” o di zone, attorno alle due cittadine, sarebbero rafforzate le prospettive economiche sulle frontiere. Bissinger aggiunge: “Ha senso geograficamente. D’altronde le popolazioni usano da tanto tempo questo corridoio per fare commercio. E’ un progetto fattibile e importante.” Il centro Mae Sot- Myawaddy potrebbe nel tempo rivelarsi un forte legame tra Rangoon e la Thailandia e la regione nel complesso.

James Lynch della banca di Sviluppo Asiatica dice: “Questo corridoio è la cosa più ragionevole dal punto di vista economico delle connessioni via terra verso le nazioni vicine nel breve e medio periodo.” In passato Lynch aveva segnalato questo passaggio a Myawaddy come fondamentale per i collegamenti di trasporto della Subregione del Grande Mekong collegando Moulmein in Birmania a Da Nang inb Vietnam.

Comunque sul versante birmano la rete delle strade richiederanno un drastico rifacimento per tagliare i tempi di viaggio verso la grande città commerciale di Rangoon che dista da Myawaddy almeno dieci ora di guida. Un progetto stradale che si trova sotto l’attenzione è l’autostrada che lega il porto proposto multimiliardario di Dawei, sulla costa sudoccidentale birmana, con Kanchanaburi in Thailandia, a 250 chilometri a sud del passaggio di frontiera di Myawaddy.

Nella ricerca “Losing Ground” il gruppo KHRG afferma che gli abitanti Karen esprimevano “la paura della distruzione della terra nel tratto del villaggio Kmaw Thwe per la costruzione dell’autostrada proposta del Porto Profondo” aggiungendo che i rappresentanti della ditta thailandese vincitrice del contratto, la Italian Thai Development ITD, non avevano specificato quale compensazione avrebbero dato ai villaggi interessati.

Nel dicembre 2012 la ITD stimava 30 milioni di dollari come somma complessiva compensatoria per le popolazioni spostate dalle loro terre attorno all’area portuale nella divisione birmana di Tenasserim.

Se il progetto va avanti, Dawi probabilmente sarà di beneficio più alla Thailandia che la Birmania, se si considera che le attività industriali e portuali, che da tempo sono ostacolate in Thailandia per il loro forte impatto ambientale, potrebbero essere spostate nella vicina Birmania fove i regolamenti sono meno stringenti.

Comunque Dawei si trova in una fase di stallo mentre il governo thailandese di recente riconosceva che il Giappone, in una fase riconosciuto come il sostenitore del progetto, sta cominciando a ripensarci per focalizzare gli sviluppi più vicino a Rangoon.

Simon Roughneen, Irrawaddy

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