BIRMANIA: La Aung San Suu Kyi nella sua campagna elettorale

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La Birmania sta attraversando un periodo di campagna elettorale per l’elezione di 48 parlamentari. A queste elezioni partecipa Aung San Suu Kyi con suo partito NLD dopo che è iniziato nel paese un processo reale di cambiamento. Ricordiamo che Suu Kyi è stata rilasciata nel novembre 2010 dagli arresti domiciliari e che si era battuta affinché il suo partito boicottasse le elezioni ritenute farsa promosse dalla giunta militare. Col nuovo governo “civile” inizia un colloquio ed un processo nuovo. La cosa che però qui notiamo è l’appoggio popolare che la Suu Kyi riceve ovunque lei vada a parlare.Come dice Bertil Lintner in un suo articolo apparso su AsiaTimesOnline “Fino ad un anno fa molti osservatori occidentali, compresi famosi diplomatici europei a Bangkok che studiano la Birmania, asserivano che Suu Kyi fosse una forza politica spenta, che tante persone non sapessero neanche chi fosse poiché aveva passato molti anni agli arresti domiciliari. Sentivano invece che stesse emergendo una nuova terza forza, capace di sfidare le posizioni presunte da non compromesso di Suu Kyi e del suo partito e del governo dominato dai militari… L’attuale movimento di massa mostra con chiarezza quanto si sbagliassero; la maggioranza di loro non riusciva a capire che Suu Kyi non è solo una figura politica ma nella mente di tanti cittadini comuni birmani, è una bodhisattva donna che li libererà dai mali del regime militare. Inm una recente manifestazione a Mndalay due ragazze trasportavano un immenso cartello rosso che dichiarava Suu Kyi un secondo dio. La stessa Suu Kyi si oppone alla sua apoteosi ma tali rappresentazioni promettono di andare avanti nel contesto poitico polarizzato birmano”.
Presentiamo qui la traduzione di un articolo del Newyorktimes sulla campagna di Aung San Suu Kyi a cusa di Thomas Fuller

Le elezioni in Birmania

Wah Thi Ka è un villaggio soffocato dalla polvere senza elettricità né acqua potabile, dove nessuno ha un portatile, nessuno usa Facebook oppure la email e dove i suoi abitanti malati muoiono anche mentre sono trasportati all’ospedale più vicino poiché si trova troppo lontano lungo una strada sporca totalmente mal messa. E’ anche l’epicentro di un nuovo capitolo rischioso nella vita di Aung San Suu Kyi, leader del movimento democratico birmano, che si trasforma da dissidente a politico da podio che fa campagna elettorale per un seggio in Parlamento.

Da icona globale della democrazia che nel 1991 ricevette il premio Nobel passando però la parte migliore di due decenni agli arresti domiciliari, Aung San Suu Kyi stabilisce la sua residenza in questo villaggio per le elezioni del primo di Aprile. Gli abitanti di questo oscuro e arretrato villaggio sembrano aver vinto la lotteria. “Non riesco a descrivere la mia felicità quando ho saputo la notizia” dice U Kyaw Win Sein, un piccolo coltivatore di riso di Wah Thi Ka che dà una mano ad organizzare la campagna. “Alcuni dicono che se possono avere solo l’occasione di vedere Madre Suu di persona, saranno soddisfatti, e possiamo morire in pace.”

E’ difficile sovrastimare la sua popolarità in Birmania. Una riunione di suoi sostenitori nello scorso fine settimana a Mandalay aveva l’aria di una Woodstock politica con migliaia di persone che affollavano le strade per salutare la parata delle auto ed affollarsi nei campi dove teneva il discorso.

Eppure inserendosi nel dibattito della politica birmana, la Suu Kyi si gioca parte del suo prestigio conquistato duramente.

Le viene chiesto sempre di più di proporre soluzioni alle tragedie della sua nazione piuttosto che denunciarle soltanto. E’ una intellettuale di lungo corso che ha passato i primi decenni della sua vita viaggiando per il mondo. La sua elezione in Parlamento, se viene eletta, sarà una prova della possibilità di portare prosperità ad un elettorato che ancora ricava l’acqua tirando il secchio da un pozzo. “C’è un che di rischio e di scommessa per lei” sostiene U Thant Myint-U autore di vari libri sulla Birmania. “Una volta che ha vinto, e quasi tutti assumono che vincerà, le cose saranno differenti. Dovrà avere a che fare con una vasta serie di problemi, dalla politica fiscale del governo alla riforma del sistema sanitario al rispondere alle richieste del suo bacino elettorale di elettricità, telefonia economica e più lavoro.”

Finora, la sua vita è stata spesso definita dal suo rifiuto ferreo della giunta militare e dalle tragedie personali, a cominciare dall’assassinio di suo padre, il generale Aung San, il fondatore dell’esercito birmano nel 1947 quando lei aveva appena due anni. I biografi e i registi hanno teso a dare enfasi sulle immediate decisioni della sua vita adulta, compreso quella di lasciare la sua vita di conforti in Inghilterra per seguire la sua lotta politica per la democrazia in Birmania. I suoi due figli rimasero in Inghilterra, e suo marito morì di cancro mentre lei conduceva la sua resistenza al governo militare che è terminato lo scorso anno quando un governo nominalmente civile è salito al potere. La transizione da critico a politico è stata spesso un punto di svolta insidioso per i dissidenti di altri paesi.

La sua carriera potrebbe seguire la traiettoria d Vaclav havel che, dopo la sua ascesa da intellettuale e attivista contro il governo comunista, fu eletto per ben due volte presidente della Repubblica Ceca. O potrebbe cadere come Lech Walesa, il forte eroe del movimento operaio di Solidarnosc negli ultimi giorni del comunismo polacco, che si alienò alleati e votanti, conquistando appena percentuali a singola cifra durante la sua singola presidenza.

Uno dei fattori per Aung San Suu Kyi è la sua salute e la campagna senza sosta ha il suo prezzo. Si è ammalata durante il suo viaggio a Mandalay, non ha finito il suo discorso e il dottore le ha fatto una flebo. I biografi le attribuiscono la forte personalità del padre che prima del suo assassinio era il probabile primo capo del paese dopo l’indipendenza dalla Gran Bretagna. Quelli che l’hanno incontrata dopo il suo rilascio dagli arresti domiciliari alla fine del 2010 dicono che sembra destinata a giocare un ruolo sostanziale nel futuro politico del paese.

“Non credo che voglia essere percepita solo come un’icona” dice Larry Dinger, capo della missione USA fino allo scorso agosto. “E’ una democratica che si percepisce come una politica pragmatica.”

Nella sua campagna elettorale ha parlato del bisogno di più lavoro, migliore sistema sanitario e scolastico sottolineando anche l’importanza di ottenere l’unità tra le tante minoranze etniche del paese. Ma sulla maggior parte dei problemi raramente entra nello specifico sostenendo che preferisce non fare delle promesse.

Eppure uno dei principali analisti economici della Birmania Sean Turnell la descrive “ricca nel linguaggio economico” e ben attenta ai problemi del microfinanziamento e dei diritti di proprietà. Le prospettive economiche birmane sono incerte. Per un paese stretto tra due economie nascenti della Cina e dell’India, la povertà è endemica in modo stonato specie nelle aree rurali. I buoi tirano l’aratro e le case sono ancora fatte di bambù e paglia.

Il collegio elettorale dove Aung San Suu Kyi si presenta si trova a due ore di viaggio da Yangoon, la città principale del paese e non è così sottosviluppata come altre parti del paese. Ma nella maggior parte delle aree non ha un sistema fognario, strade asfaltate o cellulari. I residenti accendono le lampadine con le batterie delle auto benché ci siano poche auto in vista. Anni di cattiva gestione da i capi corrotti dei militari hanno lasciato la Birmania senza un sistema bancario e finanziario funzionante.

Entrando nell’agone politico in questa fase delicata, Aung San Suu Kyi sta dando una legittimazione ad un governo guidato dagli stessi generali, ora in pensione, che lei ha combattuto per due decenni. Se la riforma nel paese dovesse perdere colpi, lei potrebbe essere ritenuta in parte responsabile, dicono gli analisti.

Anche se il suo partito, NLD, andasse bene alle elezioni del 1 aprile, il suo potere in Parlamento, almeno numericamente, sarebbe piccolo. I 48 posti in contesa sono appena una frazione dei seicento seggi totali del parlamento. Il su principale sfidante è USDP, un partito alleato della vecchia giunta militare. Ma ci sono anche segni di frattura e disaffezione all’interno del più vasto movimento democratico.

“La rispetto. Mi piace. Ma non è il capo di tutte le forze democratiche.” dice U Kaung Myint Htut, un candidato che contrario al partito di Suu Kyi. “Talvolta pensiamo che è un po’ egocentrica” aggiunge accusandola di agire come una regina che non consulta gli altri attivisti democratici.

Uno dei suoi biografi, Betil Lintner, ha predetto divisioni future mentre il suo partito entra nel sistema politico. “Fintantoché era forte la repressione fino quasi alla messa al bando, sono rimasti uniti. Una volta che la pressione si è allentata verranno alla superficie tutti i generi di contraddizioni e conflitti.”

Benché esistano le liti, non sembra che la posizione di Aung San Suu Kyi sia sminuita tra i votanti. “Sono il capo del villaggio ed è difficile dirlo direttamente. Ma non vedo alcuna competizione” dice U Khin Tint un rappresentante locale nel suo collegio elettorale.

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