Birmania nella direzione sbagliata nei maggiori conflitti

Listen to this article

Aung San Suu Kyi ha cancellato momentaneamente la sua visita prevista in Indonesia, finché saranno vive le proteste a Giacarta contro la pulizia etnica dei Rohingya nello stato Rakhine. Sarebbe stato anche scoperto un tentativo di attacco contro l’ambasciata birmana a Giacarta.

Centinaia di dimostranti si sono riversati nei giorni scorsi per le strada di Giacarta per protestare quello che il governo birmano definisce una repressione secondo il governo della legge, ma che un rappresentante dell’ONU dichiarò alcuni giorni fa essere una pulizia etnica.

Nella zona dello stato Rakhine è ancora proibito l’accesso ai giornalisti e alle agenzie dell’aiuto internazionale.

“Abbiamo spostato il viaggio in Indonesia a causa dei problemi nello stato Rakhine e nello stato settentrionale Shan” dove l’esercito birmano combatte ancora contro l’insorgenza Shan. Il vuiaggio sarà riproposto in un prossimo futuro.

Almeno 30 mila persone sono scappate dalle case dalla zona di Maungdaw ammassandosi sulla frontiera con il Bangladesh che sta respingendo le barche cariche di Rohingya che provano ad attraversare il fiume a confine con il Bangladesh.

Proponiamo un commento di Aung Zaw, direttore di The Irrawady, sulla situazione birmana attuale, La Birmania nella direzione sbagliata

A voler descrivere il clima politico attuale in Birmania si potrebbe dire che è un giro sulle montagne russe.

Il governo di Aung San Suu Kyi ha vissuto ali e bassi negli ultimi mesi e si trova ora in un minimo. C’è una crescente critica nei suoi confronti, verso il suo governo, la gestione dei conflitti della sua amministrazione nella Birmania del Nord e nell’Arakan. Altre sfide sono all’orizzonte.

Il conflitto rinnovato nel nord richiede attenzione immediata, perché i capi etnici vogliono discutere questioni politiche, ma si sono trovati davanti altre offensive militari negli ultimi mesi, particolarmente dopo il tanto atteso Incontro di Panglong del XXI secolo ad Agosto.

La recente offensiva dell’Alleanza del Nord nello stato Shan, che include gruppi armati etnici del Kachin, Kokang, Palaung e arakanesi, preoccupa e rischia di deragliare gli incontri di pace attuali iniziati dal governo. La strategia è di fare pressione sul governo e fare della questione una che va oltre la Birmania, poiché l’obiettivo non sono solo le forze di sicurezza ma il commercio con la Cina.

I tre gruppi armati, Kokang, Palaung e arakanesi, non furono invitati alla conferenza ma avevano espresso la volontà di prendervi parte.

La Cina inviò una delegazione a Naypyidaw per discutere la questione, come dire che la Cina ha le chiavi del conflitto nel nord; i cinesi hanno promesso di aiutare il governo birmano nel processo di pace.

Lo scorso mese il comandante in capo delle forze armate birmane, Aung Hlaing, era a Pechino dove incontrò il presidente Xi Jinpeng per firmare un accordo tra militari e di cooperazione tra le due forze armate. Hanno anche discusso dei gruppi armati localizzati nel nord della Birmania.

Successivamente i gruppi armati hanno lanciato l’offensiva attuale.

I fatto è che varie forze etniche sono sotto l’influenza cinese e l’influenza cinese avrà un ruolo chiave nello ristabilire la stabilità. Si è anche osservato l’interesse strategico cinese in Birmania come pure il suo recente declino della sua influenza. La Cina teme che molti dei suoi grandi progetti si trovino di fronte ad una forte opposizione, come la diga Myitsome che è stata sospesa nella Birmania settentrionale. Il governo attuale ha creato una commissione per decidere sul progetto idroelettrico miliardario e valutare il destino della diga.

In ogni caso il capo di fatto della Birmania ha emesso una dichiarazione in cui chiede il fermo delle ostilità per quattro giorni dopo che i gruppi etnici hanno lanciato l’offensiva nello stato Shan. Ma i capi etnici sono rimasti sorpresi del silenzio della San Suu Kyi quando i militari hanno iniziato l’offensiva varie settimane fa.

Nel frattempo l’occidente e l’ONU restano attenti alle questione dei Rohingya Musulmani nello stato Arakan. Si fa pressione per permettere l’accesso e l’aiuto alle aree del confitto nello stato Arakan del Nord.

I recenti attacchi militanti nello stato Rakhine parlano di una crescente radicalizzazione tra la popolazione Rohingya. L’occidente ha chiesto al governo birmano di permettere un’indagine indipendente sugli ultimi abusi delle forze di sicurezza denunciate nella regione, ma finora è stato limitato l’accesso alla zona del conflitto. Il governo ha negato gli abusi presunti dei diritti umani e gli scettici insistono che e accuse richiedono delle forti verifiche

Alcuni temono che la situazione nello stato dell’Arakan sfugga al controllo e che la presenza dell’esercito sia necessaria perché la gente arakanese ha paura. I politici della regione hanno una relazione difficile col governo e Aung San Suu Kyi, ma sono più vicini ai militari e sono a favore di un’azione forte contro i Rohingya Musulmani.

La linea ufficiale del capo delle forze armate e di Aung San Suu Kyi è che i Rohingya musulmani non sono una delle minoranze etniche birmane. Molti nella popolazione buddista, minoranze etniche comprese, temono la stessa cosa.

C’è un pericolo di polarizzazione mentre l’Occidente manca di parlare sulla questione degli arakanesi che temono di sentono di tenere a bada la frontiera occidentale per impedire agli emigrati di passare attraverso il Bangladesh. Più si solleva a livello internazionale la questione Rohingya, più gli arakanesi e vari gruppi nazionalisti sentiranno il bisogno di chiedere all’esercito birmano di intervenire direttamente.

Non c’è razionalità e pragmatismo con cui risolvere la questione.

Né è in salute la relazione tra il generale Min Aung Hlaing e Aung San Suu Lyi. Secondo fonti vicini ai capi, fiducia e confidenza tra loro è abbastanza sottle, e particolarmente sarebbero in disaccordo su come affrontare il conflitto etnico nel nord e il conflitto nell’Arakan.

In qualche caso i sorrisi nelle foto sono stati salutari da guardare, ma in realtà c’è una tensione crescente tra i due.

Una teoria è che la guida di Aung San Suu Kyi sia di fatto minata e che lei stia perdendo popolarità tra i gruppi etnici e gli intellettuali birmani. Alcuni dicono che il governo perde il controllo del paese. L’altra amara realtà è che Aung San Suu Kyi e il suo governo hanno capacità limitate con cui gestire il paese e vincere la fiducia e confidenza dei gruppi etnici e della popolazione in generale. La crescita dei prezzi e la lenta crescita economica sono di grande preoccupazione tra la popolazione delle città.

Una recente ondata di piccoli attentati a Rangoon è un segno crescente di instabilità e ha creato paura ed insicurezza. Bottiglie di vetro di bevande energetiche con sostanze chimiche hanno causato le esplosioni. Nessuno è rimasto ferito negli scoppi, ma si pongono domande se gli atti non fossero mossi da intenti politici. L’ultimo è accaduto in un ufficio dell’immigrazione a Rangoon, vicino al quale vi è la residenza del primo ministro di Rangoon Phyo Min Thein.

La situazione rassomiglia a quella di due leoni forti che dormono in una unica cava. Un cinico forse si domanda quanto a lungo riusciranno a far durare la loro amicizia.

Quindi questa volta, ancora una volta, sembra che stia andando la Birmania nella direzione sbagliata

Aung Zaw, The Irrawaddy

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ottimizzato da Optimole