Elezioni di Novembre 2010: NON DITE BUGIE AL POPOLO BIRMANO

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In una Birmania sempre più impoverita, colpita da alluvioni oltre al governo nefasto dei generali, si avvicina la scadenza elettorale delle elezioni del 7 novembre 2010. Il principale partito di opposizione, guidato dalla premio Nobel Aung San Su Kyi, ha dichiarato di boicottare le elezioni insieme a molti altri partiti birmani ed etnici, e per questo disciolti dalla giunta al potere.

Hanno dichiarato che queste elezioni non sono credibili, non sono eque, non permettono ai prigionieri politici di partecipare e servono solo a perpetuare e legittimare il governo dei generali ora in abiti civili. Qui è presentato un editoriale del giornale dei birmani in esilio, Irrawaddy.

Sono in tanti, tra cui molti capi di stato del sudest asiatico, ad essere scontenti delle prossime elezioni in Birmania che si terranno il 7 novembre 2010 prossimo. Ma chi parla in modo diretto e dal profondo dei propri sentimenti? Condividere le proprie oneste posizioni sulla situazione lugubre aiuterà il popolo birmano almeno nello spirito.

Il ministro degli esteri filippino, Romulo, nel commentare le elezioni prossime durante il meeting dell’ASEAN ad Hanoi, ha dichiarato: «Sono una farsa», parole che riflettono il suo sentimento profondo e la situazione reale.

Ma tra i capi di stato dell’area chi altro ha detto qualcosa di così chiaro? Nessuno.
Si mettano a confronto le dichiarazioni di Romulo con quanto dichiarato dal ministro Indonesiano Marty Natalegawa ai margini della riunione dell’ASEAN: «Non è mai troppo tardi. Non siamo pessimisti, anche in questa fase, sul fatto di poter lavorare tutti insieme per assicurare che le elezioni birmane siano una parte della soluzione piuttosto che una parte di altre difficoltà a venire»

Ma mancano pochi giorni ormai alle elezioni di novembre 2010. E non dovremmo ricordare: Le nazioni dell’ASEAN o i capi di stato mondiali sono mai riusciti a persuadere o a far pressioni sui generali birmani per portare avanti anche una delle loro richieste nel passato?

Tutti sanno, se non si ignora la situazione birmana, che la principale ragione per cui il regime al potere sta portando avanti le attuali elezioni è per perpetuare il proprio comando della nazione come un legittimo governo. L’elezione serve a preservare il potere.

In una recente intervista del segretario dell’ONU, Ban Ki-moon, egli sostenne che se la giunta non avesse liberato gli attuali prigionieri politici, le elezioni non sarebbero state legittime e credibili. Questa volta Ban ha fatto un’affermazione chiara, diretta se paragonata alle affermazioni diplomatiche ambigue del passato.

censimento nazionale

Non c’è da essere sorprsi se il regime ha liberato presto un largo numero di prigionieri politici. Ma come nel passato, la giunta includerà solo un gruppo di prigionieri politici tra gli altri prigionieri da liberare, e di certo solo quelli i cui termini carcerari stanno quasi per terminare.
Ban e la comunità internazionale non deve accettare queste sordide manipolazioni che mirano solo a calmare la critica al regime.

La litania dell’ oppressione e manipolazione da parte della giunta e del suo partito USDP è denunciata ogni giorno dai mezzi di informazione dei birmani in esilio e dagli altri media internazionali. In modo cinico la giunta ha anche emesso la scorsa settimana un ordinamento che faceva alzare una nuova bandiera nazionale. Secondo la sua costituzione del 2008 la nuova bandiera nazionale sarebbe dovuta entrare in vigore il giorno in cui il Parlamento era radunato con i nuovi eletti. Un altro sordido esempio di una giunta che viola le sue proprie leggi e regolamenti.

Dopo una cosa simile, l’affermazione di Romulo non è affatto falsa. Criminale, governo dittatoriale di psicopatici, altre affermazioni più forti si applicano e sono comprese come vere e sentite. I tanti abusi della giunta, che comprendono la distruzione di interi villaggi, che hanno portato ad una richiesta di una commissione di inchiesta con l’appoggio dell’ONU per investigare i crimini di guerra e i crimini contro l’umanità giustificano tali parole.

E’ giunto il momento di usare tali parole che riflettano la situazione in Birmania perché è importante far sapere al popolo birmano che non è solo. In questo momento critico, i capi di stato dell’ASEAN e tutti gli altri leader non dovrebbero permettere che le loro parole morbide e diplomatiche diano una qualunque legittimazione a queste elezioni.
Sia prima che dopo di queste elezioni, dite quello che vedete e che sentite nel profondo del vostro cuore. Non dite bugie al popolo Birmano

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