BIRMANIA: Si avvia il paese verso un cambiamento?

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Per bocca del presidente Birmano, Thein Sein, la Birmania o Myanmar si avvia verso il cambiamento, ed il processo democratico in atto è reale e continuo, l’impegno suo personale e del governo reale e continuo.

Questa nuova stagione vedrà probabilmente, con l’entrata nel Parlamento e secondo alcuni anche nel governo di Aung San Suu Kyi, una nuova e differente stagione di lotte per la democrazia e per lo sviluppo di un paese che benché sia ricco di risorse è ancora uno dei più poveri in Asia.

thein sein verso il cambiamento

Sono in molti a chiedersi se questa conversione dei militari al processo democratico sia reale o per finta, se non sia invece un altro tranello, uno dei tanti che il popolo birmano ha già vissuto. La risposta politica della Suu Kyi è quella di andare  a vedere, di prendere i militari sulla loro parola e portare avanti il processo politico all’interno del Parlamento, sapendo di avere dalla propria parte il sostegno non solo del popolo birmano ma anche di tanti democratici in tutto il mondo. DI seguito un editoriale de IRRAWADDY.ORG

Durante una recente visita di stato a Singapore con una delegazione di ministri e uomini di affari, il presidente birmano Thein Sein ha dato il suo più esplicito commento al processo democratico e ad una riorganizzazione della moribonda economia birmana e delle infrastrutture del governo.

“Vogliamo che la democrazia fiorisca. Vorrei rassicurarvi che farò tutto il possibile per instaurare una democrazia salutare in Myanmar. Vogliamo un futuro chiaro per la nostra gente.” Ha chiesto quindi alla comunità internazionale di sostenere il processo di riforme del paese e ha notato che la transizione presenta molte sfide.

Singapore, le cui compagnie statali e private hanno investito notevolmente per anni in Birmania, vuole avere ovviamente un ruolo importante nello sviluppo della nazione. Thein Sein è stato nell’isola per sottoscrivere un Accordo di Cooperazione Tecnica Singapore-Birmania per l’assistenza tecnica e l’addestramento per i settori bancario, legale, finanziario, commercio, turismo e pianificazione urbana. Inoltre Singapore fornirà l’istruzione in lingua inglese, quella tecnica e professionale per fare emergere la Birmania da decenni di isolamento e mancanza di investimenti nella forza lavoro.

Per tutto lo scorso anno la Birmania ha preso differenti misure per il rilascio dei prigionieri politici, legalizzare il partito principale di opposizione e un controllo meno stretto dei mezzi di informazione, parti di un gruppo di riforme conosciute come “il percorso verso la democrazia”. Gli scettici cominciano a sperare che questa volta sia un cambiamento reale.

Un rappresentante importante del Ministero dell’Informazione di recente ha espresso il suo entusiasmo sulle tappe della riforma dicendo anche la riorganizzazione del paese nel campo dei diritti umani e del processo democratico potrebbe lasciarsi alle spalle l’ASEAN, citando che le domande di Singapore e della Malesia che si domandavano perché il paese avesse così fretta.

Come noto, Aung San Suu Kyi ha fatto registrare il proprio partito NLD che il primo di aprile parteciperà alle elezioni supplettive per 48 seggi, resi vacanti dai parlamentari nominati in posizioni governative, dei quali 40 sono per la camera bassa, sei per quella alta e due per assemblee regionali.

Benché il numero dei seggi sembri basso segna un importante segnaposto per la democrazia rappresentativa. A chi si chiedeva quanto saggio sia partecipare ad un contesto politico designato dai militari e pieno di segugi del regime, la premio nobel per la pace è sembrata incredibilmente ottimista. “Le persone nel governo desiderano davvero la riforma … se attendiamo solo le garanzie solide, non faremo un passo in avanti. Dobbiamo prendere dei rischi. Abbiamo bisogno del coraggio di guardare ad un futuro che non conosciamo affatto”.

Anche se NLD vincesse i 40 seggi nella camera bassa ad Aprile, avrebbe appena un 9,5% nel Parlamento. Potrebbe sembrare donchisciottesca la chiara scelta di Su Kyi alla recente costituzione rimaneggiata, La Signora ha con sé una autorità morale sproporzionata nel paese e nel mondo. Se e quando entrerà nel Parlamento, lei sarà la voce della gente nonostante la piccola percentuale di seggi. Alcuni pensano che il presidente le possa offrire un importante ruolo nel governo.

Durante il suo primo giro elettorale nella regione costiera di Dawei, Suu Kyi ha chiesto un cambio della Costituzione, istituita per assicurare il controllo dei militari, che assicura il 25% dei seggi ai militari, che permette loro di nominare i ministri, di dichiarare unilateralmente uno stato di emergenza e dirigere molte funzioni chiave del governo.

Dawey, o Tavoy in Birmano, è il luogo dove gli ambientalisti hanno inscenato proteste con successo contro la costruzione di una centrale a carbone da 4000 megawatt, cancellata poi dal presidente. Un’altra centrale è ancora prevista da 400 megawatt da quando la zona è stata prescelta per progetti industriali notevoli che includono un porto ad acque profonde, un’industria siderurgica e un petrolchimico. Sono anche pianificate strade e ferrovie che la uniranno alla Thailandia.

“Ci sono certe leggi che sono di ostacolo alla libertà delle persone e noi lotteremo per abolirle dall’interno del Parlamento.” ha detto la Suu Kyi chiedendo trasparenza e responsabilità del governo e volendo porre fine alle violenze militari contro le minoranze etniche.

Le guerre interne che si protraggono in Birmania sin dal 1948 ha prosciugato le finanze del governo, spostando le finanziarie del governo inesorabilmente verso la spesa militare. Ha condotto ad abusi sul campo e ad una crescente disaffezione tra le minoranze, permettendo anche ai signori della guerra delle province di costruire le proprie armate private per resistere alle forze governative e dare copertura ai traffici illeciti di legno, gemme ed eroina.

Considerata la ricchezza delle province in risorse naturali, c’è un grande incentivo economico per il governo a cercare il controllo e l’accesso delle province stesse. Finché non ci sarà una piattaforma condivisa per condividere benefici, le risorse rimarranno non colte per lo sviluppo mentre tutte le parti perdono tempo in scontri armati, e la gente presa nel mezzo.

La Signora, come Suu Kyi è conosciuta la Suu Kyi con affetto, è stata attenta nel non provar a rovesciare il regime che mise fuori legge il suo partito. Lei cerca un dialogo significativo ma insiste che le sanzioni occidentali e dei corpi internazionali rimangano. La sua insistenza nel bloccare l’aiuto occidentale ed il commercio, ha fatto arrabbiare molte ONG locali affamate di finanziamenti per programmi di cui c’è tanto bisogno nel campo medico, agricolo e della scuola. Le sanzioni hanno ritardato investimenti vitali nelle infrastrutture colpendo per lo più la gente comune.

Certamente si rende conto delle durezze quotidiane sofferte dai cittadini birmani, ma è profondamente conscia che un abbandono prematuro delle sanzioni non spingerà in avanti l’agenda democratica, ma prolungherà soltanto il governo militare, optando quindi di focalizzarsi sulla riforma democratica e sul ritorno dei militari nei loro campi.

Forse la sua ferma posizione ha convinto i militari che la sua riabilitazione potrebbe sbloccate i tanto necessari finanziamenti esteri con l’esperienza, la tecnologia, l’aiuto e il commercio che ne derivano.

Thein Sein ha sorpreso i cittadini e gli osservatori politici quando la invitò alla sua residenza ufficiale per un incontro il 19 di agosto. Discusse i sette punti della via per la democrazia sostenendo l’approccio dei passo dopo passo e una cooperazione positiva come una via in avanti. Poi la Suu Kyi fu invitata alla conferenza indetta dal governo sulle riforme macroeconomiche dove le fu accordato uno status molto particolare. Il cambiamento di attitudine era evidente nel sorrisi di benvenuto dei generali e dei burocrati, molti dei quali hanno cercato la foto insieme a lei.

Altri 600 militanti dell’opposizione sono stati rilasciati ed il governo sostiene che non ci sono più prigionieri politici, ma molti dissidenti sono stati accusati di attività criminali come definiti dai militari.

Le foto della Suu Kyi con il presidente erano apparse sui quotidiani ed i soliti commenti al vetriolo contro di lei sono scomparsi dai giornali di stato. I poster della Suu Kyi si possono vendere liberamente per strada insieme al materiale propagandistico del suo partito.

La Signora ha preso in parola i generali. Ha posto la sua fiducia sul “percorso per la democrazia” con un rischio enorme per se stessa e i suoi sostenitori. La strategia dell’ASEAN di “confronto costruttivo” sembra finalmente dare risultati positivi mentre le sanzioni occidentali aggiungono urgenza. La Birmania assumerà la presidenza dell’ASEAN nel 2014 ed il mondo spera di dare il benvenuto al paese come un membro responsabile della comunità internazionale prima di quella data.

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