Bombe di Hat Yai dell’insorgenza nel meridione thailandese

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A ridosso della paura del terrorismo internazionale che ha percorso Bangkok a Gennaio e febbraio, gli attacchi coordinati con le bombe di Hat Yai e Yala del 31 marzo mettono in luce, con estrema mortale chiarezza, le capacità dell’insorgenza separatista di origine nazionalista, rinverdendo le paure che i militanti malay musulmani possano spostare i loro attacchi verso nord dall’attuale teatro delle operazioni delle tre province più meridionali della Thailandia.

hat yai

Il rapido attacco del fine settimana sembrava anche indicare che le risposte convenzionali politiche e militari a quello che è percepito come un conflitto a bassa intensità per le province a maggioranza malay musulmana stanno fallendo e non sono più certamente capaci di prevenire colpi potenzialmente disastrosi alla ricca industria del turismo.

Per tre ragioni specifiche le bombe di Hat Yai sembrano essere un salto senza precedenti della violenza che per prima ha acquisito velocità nel 2004.

In termini umani, ha costituito la singola operazione più costosa in termini di perdite umane con il peso delle 14 morti ed oltre 400 feriti e sembra spingere il conflitto in un territorio molto simile a quello dell’Afghanistan o dell’Iraq.

Tatticamente l’operazione ha segnato per la prima volta che l’insorgenza ha portato avanti attacchi coordinati complessi usando varie autobomba in aree urbane dove la sicurezza sarebbe dovuta essere rinforzata.

In ultimo e da un punto di vista politico, il ritorno delle bombe di Hat Yai dopo un’assenza di vari anni con l’obiettivo di hotel turistici importanti e centri commerciali nel cuore della città è stato un atto di terrorismo chiaramente calcolato per innalzare il livello della minaccia affinché il governo trovi difficile descrivere la situazione come solita.

Indipendentemente dagli sforzi per individuare specifiche persone coinvolte nell’attacco, sarebbe un grave errore vedere il fatto come un singolo colpo fatto da una piccola organizzazione. Gli attacchi sono emersi da un panorama ben più inquietante costituito da una grande crescita nelle capacità di un’insorgenza che nei passati 18 mesi si è meglio organizzata, coordinata e notevolmente capace di colpire duro.

Queste migliori capacità operative si sono dimostrate su vai livelli. In termini di esplosivi improvvisati (IED) gli attacchi non sono cresciuti in modo apprezzabile ma sono stati mirati con più attenzione e con una maggiore efficacia. Si consideri la scelta più variegata e la differente scelta nei meccanismi di esplosione usati dai militanti che oggi includono telefonini, radio trasmittenti, orologi digitali ed altro per far detonare le mine improvvisate.

C’è stato anche una lenta ma costante crescita del numero di autobomba. Tra il primo uso di una autobomba nel febbraio 2005 ed il presente, ci sono stati 29 di tali attacchi (benché non tutti efficaci). Lo scorso hanno si sono avuti sette attacchi il numero più alto finora. Il primo quadrimestre di quest’anno ce ne sono già stati sei che includono i tre di Yala e Hat Yai, mentre attacchi con motobomba che possono essere più efficaci in spazi ristretti accadono virtualmente tutti i mesi e solo a marzo ce ne sono stati tre.

Dallo scorso anno attacchi più grandi sulle forze di sicurezza hanno coinvolto militanti in gruppi di trenta persone o più. L’ultimo fu a Bacho il 9 marzo contro basi gestite dalla Marina Reale e non contro obiettivi gestiti dai volontari della difesa addestrati male. 12 marines furono feriti con armi piccole e granate. Questi attacchi più aperti sono stati di recente accompagnati da una rinnovata enfasi nel sequestrare le armi alle forze di sicurezza, cosa che indica un interesse ovvio nella costruzione delle capacità per attacchi su grande scala di unità più grandi.

In modo meno ovvio ma non per questo meno pericoloso, la diversa natura dell’insorgenza si è riflessa in una maggiore coordinazione tra le celle e le unità nei differenti distretti e province. Benché non ci sia nulla di nuovo, prove non confermate suggeriscono movimenti di uomini, armi da fuoco e veicoli crescenti usati in queste operazioni.

Infine, con una distinzione notevole rispetto al periodo iniziale dal 2004 al 2007 quando le forze di sicurezza avevano poca conoscenza delle dinamiche dell’insorgenza, c’è oggi un maggiore impegno sulle operazioni di sicurezza fatte da forze più attente e meglio informate. Non c’è bisogno di dire che quasi tutti gli attacchi colgono di sorpresa le forze di sicurezza.

Questa crescita nell’efficacia dell’insorgenza è stata oscurata da due fattori. Il primo è il solito ripetuto mantra che la politica del meridione, definita in primis in termini di riforma del sistema di giustizia e sviluppo economico accelerato, è nella giusta direzione. Alla luce di questo ottimismo si percepisce la violenza attuale come un riflesso della disperazione dell’insorgenza, spinta da uno scemante sostegno popolare e dalla repressione sulle attività criminali da cui la militanza può ricavare un certo finanziamento.

Questo messaggio rassicurante ha ulteriormente rinforzato la natura abitudinaria della violenza di basso livello che per lo più coinvolge omicidi precisi e attacchi con bombe improvvisate contro forze del governo su strade rurali remote. Quello che un analista occidentale ha descritto come infamia essenziale del conflitto di bassa intensità ha indotto una misura inevitabile di compiacenza tra le forze di sicurezza sul terreno.

C’è persino maggiore compiacenza nei circoli politici di Bangkok e tra i media nazionali dove sono rari serie analisi del “banditismo meridionale” .

All’interno di questa negazione, la crescente professionalità nei ranghi dell’insorgenza fu evidente il 31 marzo quando i separatisti, per la prima volta, hanno condotto un’operazione di successo coordinata usando tre autobomba in differenti città. Un precedente tentativo fallì nel marzo del 2008 quando un gruppo, ovviamente meno competente, usò due auto per colpire due hotel a Pattani e Yala. Un veicolo esplose prima di raggiungere l’obiettivo, su una strada grande a Yala uccidendo soltanto il suo guidatore; l’altra come pianificato fu fatta scoppiare più tardi quella stessa sera uccidendo due persone con 13 feriti. In entrambi i casi un cattivo collegamento dei fili portò all’esplosione di uno dei due esplosivi posti in ogni auto riducendo così il suo impatto esplosivo.

Non ci fu nessuno di questi incidenti nelle esplosioni del 31 marzo, risultato di migliori capacità e dell’esperienza. Una fonte della sicurezza faceva notare che l’operazione avrebbe coinvolto quattro momenti in un periodo di almeno due settimane o forse più: la pianificazione e la scelta degli obiettivi, il riconoscimento e la preparazione, l’esecuzione degli attacchi e poi il ritiro e la fuga.

Inoltre la fonte faceva notare che, anche ammesso che un individuo potesse avere più compiti, l’intera operazione aveva richiesto la partecipazione di almeno 20 persone se non anche più di 25.Mentre il centro di Yala è stata già colpita da vari attacchi di piccola scala con anche cinque autobombe, Hat Yai rappresenta un obiettivo di gran lunga più difficile.

La distanza di 90 chilometri da Pattani richiede il trasporto del materiale esplosivo assemblato attraverso punti di controllo sulla strada oppure l’istituire più centri segreti in città per assemblare gli esplosivi con i precursori chimici e preparare le autobomba. Il flusso del traffico e le misure di sicurezza rendono più difficile parcheggiare l’auto nel centro di Hat Yai, un fattore che ha influito nella scelta di un parcheggio sotterraneo come punto di detonazione.

Considerata la loro esperienza con le autobomba è molto improbabile che i terroristi immaginassero che un’esplosione in un parcheggio sotterraneo avrebbe portato giù l’edificio, ma certamente contavano sul combustibile delle altre auto come effetto moltiplicatore. E’ ancora meno ovvio se contassero sulla prossimità della stazione di gas che secondo i giornali accelerò la diffusione del fuoco verso l’alto.

Ma l’impatto cumulativo dell’autobomba era certo avrebbe sminuito i tre precedenti attacchi dell’insorgenza nella città, nessuno dei quali aveva coinvolto il grado di rischio o la preparazione dell’operazione del 31 marzo.

Nel primo attacco del 3 aprile 2005 furono coinvolte tre IED di medio calibro per colpire l’aeroporto ed un supermercato, ben lontani dal centro, come pure un hotel a Siongkla a 25 chilometri. Morirono due persone ed altre 70 furono i feriti negli attacchi che il generale Prawit Wongsuwan descriveva in un’indicazione delle cose da accadere come un atto della disperazione dell’insorgenza che mostrava che “le nostre misure funzionano nelle tre province più meridionali.”

Il secondo attacco fu nel settembre 2006 e coinvolse il centro cittadino con tre bombe su motocicletta e tre esplosivi più piccoli che esplosero nell’area attorno ad un hotel. $ persone morirono compreso uno straniero e furono feriti 72 persone.

Infine il 2 agosto 2008 furono fatte scoppiare sette piccoli esplosivi fuori di supermercati a Songkla e Hat Yai. Solo due persone furono ferite a Songkla dove 5 esplosivi esplosero in quello che sembrava essere una violenza da simpatizzanti dei separatisti piuttosto che un serio attacco.

Sia la scala senza precedenti e l’impatto della recente operazione pongono inevitabilmente la domanda di quello che costituisse il movente dietro di essa.

Gli analisti hanno posto due teorie per spiegare gli eventi.
La prima teoria si focalizza largamente sulle capacità generali descritte su ed una naturale espansione dell’insorgenza con operazioni esplosive ad alto impatto che seguono la stessa curva ascendente degli attacchi più vasti alle forze di sicurezza fatte dagli insorti con armi piccole.

Forse legata a questa è l’emergere di una generazione di comandanti di medio livello nuova e tatticamente più aggressiva che sembra godere una vasta autonomia tattica e che vuole sperimentare le più grandi capacità a loro disposizione.

In questo contesto gli attacchi ripetuti e per lo più di successo a Yala dello scorso anno si sono espansi quest’ano ad Hat Yai. “La direzione superiore forse ora si radicalizza ed essere incline ad esercitare pressione reale sul governo e rompere il modello attuale” ha notato Paul Quaglia, un ex ufficiale di sicurezza americano ed ora consulente in Thailandia. “Ci potrebbe essere un elemento da reputazione macho al lavoro qui.”

Di possibile significato è che l’operazione di Yala e Hat Yai è giunta alla fine di un mese che ha visto una crescita stabile di attacchi di vario tipo.

Anche prima dell’operazione del 31 marzo gli incidenti con IED si erano più che raddoppiati se paragonati ai totali di gennaio e febbrao di quest’anno.
Un’interpretazione essenzialmente differente degli eventi lega gli attacchi direttamente alle iniziative politiche ultime di Thaksin Shinawatra e del segretario generale del SBPAC Thawee Sodsong, un ex poliziotto di recente nominato dall’amministrazione del Puea Thai guidata da Yingluck Shinawatra, che aveva di recente ravvivato l’idea di una struttura di una “Mahakorn Pattani” che avrebbe devoluto parte di autogoverno alle province colpite dalla guerriglia.

Thaksin sembra abbia visitato la Malesia varie volte quest’anno per avere degli incontri col primo ministro Najib e l’ex premier Mahatir Muhammad. Secondo varie fonti ben informate questi incontri hanno comportato che la vecchia generazione di separatisti di varie fazioni residenti in Malesia, armate molto bene da una sezione speciale della polizia malese, ad incontrare sia il rappresentante del SBPAC Thawee ed infine Thaksin stesso per discutere i modi di affrontare le lamentele della comunità malay musulmana della Thailandia.

Alcuni di questi elementi separatisti erano figure del Barisan Revolusi Nasional (BRN) il partito che si intende in genere come la forza organizzatrice guida dietro l’insorgenza. Altri elementi del BRN hanno boicottato gli incontri secondo un’altra fonte.

Secondo questa interpretazione gli attacchi quindi erano una diretta risposta ad una iniziativa guidata dall’esiliato Thaksin, una figura il cui approccio precedente dalla mano pesante nei confronti dell’insorgenza continua ad esercitare rabbia e amarezza nel meridione.

Oltre la persona controversa di Thaksin, gli attacchi potrebbero aver anche segnato un violento rigetto da parte dei duri del BRN dei tentativi di imporre un accordo basato sulla devoluzione del potere senza ogni riconoscimento da parte dello stato thai del ruolo degli insorti stessi. Come diceva una fonte: “Non puoi costringere la gente ad accettare la pace”

Vale la pena notare che queste due variegate interpretazione degli eventi, uno essenzialmente operativo, l’altro puramente politico, non sono mutualmente esclusivi. CI potrebbe essere una certa sovrapposizione tra le motivazioni operative dei comandanti che cercano di innalzare il livello i scontro ed una direzione anziana politica infuriata dall’ultimissima operazione di Thaksin.

Quello che è più chiaro e anche più disturbante è il differente panorama dell’insorgenza dopo che si sarà sedimentata la polvere di queste bombe. I separatisti hanno provato per la loro propria soddisfazione di poter operare con successo in un ambiente operativo più difficile di Hat Yai e ottenere un impatto politico di gran lunga maggiore, sia a livello nazionale che internazionale, di quanto fatto nelle tre province. La tentazione di ripetere questo esercizio mortale sarà enorme.

Explosive escalation of Thai insurgency di Anthony Davis,

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