BRN innominabile insorgenza del profondo meridione thailandese

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Nelle tre province meridionali thailandesi continua con bombe, pallottole e sangue un’insorgenza che ora vive il suo tredicesimo anno. I ribelli, un gruppo senza volto di insorgenti definiti “terroristi” da qualcuno, colpiscono facilmente come hanno fatto il 3 settembre, facendo scoppiare una bomba sul treno nella città di Pattani che uccide un lavoratore delle ferrovie e ferendo altri tre. Lo scoppio ha interrotto un pezzo della linea ferroviaria che è stata sospesa a tempo indeterminato. E’ il secondo attacco ad un treno.

Due settimane prima i ribelli posero una bomba ad un importante hotel a Pattani uccidendo due persone e ferendone 40, lasciando nella paura la gente. “Una forte esplosione e ci ha fatto più nervosi” dice un abitante della città. Nel corso dell’insorgenza sono 6700 i morti e 12300 i feriti secondo DeepSouthWatch.

BRN innominabile insorgenzaPorre fine al conflitto è una sfida di sicurezza forte per il regime militare del paese. Due anni dopo che la giunta ha preso il potere a maggio 2014, ha affermato che i colloqui con l’insorgenza sono una opzione da esplorare. Il primo ministro Prayuth fissò il tono durante un incontro del dicembre 2014 col primo ministro malese, Najib. In quell’occasione confermò l’impegno nel dialogo tra governo e ala politica di alcuni gruppi ribelli iniziati a febbraio 2013 con l’amministrazione civile precedente.

Ma l’approccio della giunta è differente. Sulla carta detta i termini della pace. Il facilitatore dei colloqui tra i negoziatori della giunta e un gruppo eterogeneo che rappresenta l’insorgenza ha confermato l’attitudine della giunta in un breve incontro a Kuala Lumpur. Il documento che fissa il quadro dei colloqui, Termini di Riferimento, era stato scritto dagli uomini della giunta.

L’incontro era il risultato di scambi segreti tra i “gruppi tecnici di entrambi i campi”, ha detto un membro della sicurezza thai. Ha offerto un barlume di riconciliazione dopo che i colloqui di aprile sono finiti male, quando i negoziatori del governo rifiutarono di firmare un documento quadro su cui rappresentati della giunta e dei ribelli avevano lavorato per mesi. Tra i punti emergenti c’era la riluttanza del regime a dare in modo ufficiale un nome ai militanti con i quali parlava, preferendo invece usare il termine “persone con opinioni differenti dallo stato”.

La giunta è restata sulla propria posizione nell’incontro del 2 settembre riferendosi ai ribelli come Parte B facendo fare un’osservazione ad un analista: “Non possono dire di fare dei colloqui e poi parlare ai fantasmi. Non possono pretendere tutto”.

Questo approccio indica la posizione più vasta della giunta, secondo cui la Thailandia non si trova di fronte ad un conflitto armato interno nelle province musulmane malay di Pattani, Narathiwat e Yala. Il ministro degli esteri thai ha anche appoggiato con forza la posizione per isolare il paese dalle interferenze dei governi esteri e le agenzie internazionali.

“La vera natura dei militanti nel conflitto è che non sono un movimento classico armato separatista” ha detto Panitan Wattanayagorn, consigliere per la sicurezza di Prawit Wongsuwan, vice primo ministro e ministro della difesa. “Ci sono differenti gruppi coinvolti che sono una complicazione” ha detto per spiegare la riluttanza a riconoscere un qualunque gruppo armato.

Quella difesa è stata scossa dopo una serie di bombe ed attacchi incendiari di metà agosto nel meridione superiore della Thailandia, compresa l’isola famosa di Phuket. Le indagini sugli attacchi che hanno fatto quattro morti e 35 feriti, hanno messo in luce i legami tra i presunti colpevoli e il BRN, il gruppo separatista più forte (Il BRN ha rivendicato gli attacchi).

Un esperto di esplosivi indipendente ha detto che gli attacchi portano il marchio del BRN nel profondo meridione come anche l’uso di batterie sui telefonini per fare esplodere le cariche. Il BRN è rimasto fedele alla pratica di non reclamare la responsabilità per gli attacchi. Ma un giornale thai ha riportato che un membro del BRN ha riconosciuto i sospetti largamente ritenuti sulla responsabilità del gruppo.

Il rifiuto del governo thai di riconoscere il ruolo el BRN nell’insorgenza meridionale ha turbato i governi occidentali i cui cittadini giungono in migliaia sulle spiagge che rasentano le zone dell’insorgenza. Alcuni rappresentanti esteri credono che l’ultima ondata di bombe rappresenti un messaggio al governo secondo cui l’insorgenza ha le capacità per far fare un salto al conflitto.

“Lo scopo era di mandare un messaggio al governo” dice un diplomatico. “Ma cosa succede se il governo non comprende il messaggio?”

Questo governo condivide la stessa riluttanza dei precedenti ad ammettere ufficialmente che il BRN è l’avversario principale preferendo invece sedersi a dialogare con un gruppo superstite, MARA Patani, un gruppo che raccoglie piccoli gruppi i cui legami con il BRN non sono ancora chiari.

Anche prima del golpe del maggio 2014 i governi thai e i capi militari avevano negato che la violenza nel profondo meridione soddisfacesse i criteri accettati internazionalmente per definire un conflitto interno. In questo caso il criterio include che uno stato che combatte un gruppo ribelle organizzato che fa attacchi coordinati, una struttura di comando e controllo sui militanti ed un certo livello di conflitto. La realtà sul terreno ha incrinato la versione ufficiale di Bangkok.

“La Thailandia aveva passato la linea legale nel 2009, e nel 2011 era innegabile che la Thailandia aveva un conflitto interno non internazionalizzato nel profondo meridione” dice Benjamin Zawacki.

La negazione del governo sullo stato dell’insorgenza ha preoccupato i comandanti militari nel meridione dove lo spionaggio militare stima le forze del BRN in diecimila militanti.

“Dall’inizio del terrorismo nel 2004, il governo non ha mai voluto ammettere che i gruppi terroristici che lottano contro lo stato sono un gruppo rivoluzionario chiamato BRN” scrisse in un libro sull’insorgenza il generale Samrej Srirai che ha passato oltre sette anni nella regione. Nel 2011 il capo dello spionaggio militare locale fu rimosso dal suo comando perché “confermò che tutti gli incidenti dell’insorgenza erano stati portati avanti dal BRN” scrive il generale.

La posizione attuale della giunta potrebbe ostacolare il suo obiettivo di stabilire delle zone di sicurezza per ridurre la violenza, perché rifiuta di affrontare le problematiche della popolazione Malay musulmana.

“Dopo il golpe, quando i militari ripresero i colloqui, lo fecero limitando l’obiettivo dei colloqui a costruire solo delle zone sicure” dice Rungrawee Charlemsripinyorat. “Quello con cui si dibatte ora il governo è come usare la piattaforma del dialogo per fermare la violenza senza internazionalizzare il conflitto ed elevare lo status di MARA Patani.”

Nel prossimo futuro non sembrano poter esserci sviluppi poiché la strategia del regime mira ad avere obiettivi di sicurezza più che raggiungere un accordo politico. L’approccio del governo militare rientra “all’interno del quadro della strategia di contrinsorgenza, in cui vogliono vincere facendo arrendere l’altra parte” dice Srisompob Jitpiromsri, direttore di Deep South Watch. “E’ differente da un processo di pace dove le parti cercano un risultato buono per entrambi”.

I colloqui, aggiunge Srisompob, sono una mossa tecnica da parte del governo per “ottenere più informazioni sull’insorgenza”.

Ma come lo ha appreso la giunta dai più recenti colloqui, c’è poco da sapere dai negoziatori di MARA Patani sulle operazioni militari clandestine del BRN, poiché non ha incluenza sull’ala militare del BRN. Se davvero il BRN è dietro l’ondata di attacchi di agosto, c’è poco che MARA Patani può fare per fermarla.

Il regime militare thai non appare per nulla scosso. E’ determinato chiaramente a fare la pace secondo i propri termini anche se tutto resta poco chiaro sul come e con chi.

MARWAAN MACAN-MARKAR, AsiaNikkei

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