Brutalità dello stato thai contro i poveri delle foreste

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Sarà più sicura la vita di quasi dieci milioni di poveri delle foreste nazionali ora che la giunta ha revocato il suo ordine draconiano sugli sfratti dalle foreste nazionali? La risposta è no.

billy

Perché? Perché la giunta ha già trasformato in legge il noto ordine repressivo per cui possono continuare senza sosta gli ordini di sfratti su tutto il paese.

La brutalità dello stato contro i poveri delle foreste potrà continuare durante qualunque governo nel futuro se resta questa legge.

Definita come una nuova legge dei parchi nazionali, fu approvata in tutta fretta nell’assemblea legislativa nazionale nominata dalla giunta proprio prima che finisse il suo mandato.

Indovinate chi l’ha appoggiata? Chi altro se non il Dipartimento dei parchi nazionali per accrescere il proprio nudo potere su chi non ne ha nelle foreste nazionali.

Così si fanno le leggi in Thailandia. Le agenzie dello stato con interessi consolidati sono coloro a cui è permesso dal sistema centralizzato di scrivere leggi dietro delle porte chiuse per rafforzare il loro potere centrale e i propri benefici.

La legge vecchia dei parchi nazionali è già molto violenta perché tratta tutti coloro che vi dimorano come usurpatori illegali, indipendentemente da quanto tempo vivono nelle foreste e nonostante i loro diritti consuetudinari. Li rende perseguibili di arresto, multe, carcere e sfratto.

La nuova legge che entrerà in vigore a novembre è anche peggiore. Oltre ad aumentare la pena massima a 20 anni e la multa massima a 2 milioni di baht, 70 mila euro, la nuova legge dà ai rappresentanti delle foreste poteri di perquisizione e distruzione.

Ci attende altra violenza di stato allorché i rappresentanti delle foreste avranno i nuovi poteri legali di distruggere tutte le proprietà nei parchi nazionali a propria volontà senza il bisogno di fare indagini o acquisire un mandato da un tribunale.

E’ stata perciò una farsa che ha fatto la delegazione thailandese all’incontro recente del World Heritage Committee in Azerbaijan citare questa legge violenta per salvare la nomina thailandese per fare entrare Kaeng Krachan Forest Complex nella lista dell’UNESCO dei siti patrimonio dell’Umanità.

Chi ha voluto prendere in giro la delegazione?

La violenza storica dei rappresentanti dei parchi nazionali contro gli abitanti Karen delle foreste è conoscenza pubblica. Il mondo sa di come la gente Karen che pratica un’agricoltura di sussistenza è stata costretta ad abbandonare la foresta profonda per lottare in un villaggio di nuovo insediamento.

Quando qualcuno di loro ha provato a fuggire per tornare sulla propria vecchia terra, il vecchio presidente dei parchi Chaiwat Limlikhit-aksorn si mise alla guida di un gruppo per bruciare le loro capanne e le risiere di bambù costringendoli a tornare a lottare con la fame e le durezze.

Chiawat accusava questi abitanti poveri delle foreste primitive di essere alieni nomadi, illegali della Birmania che vendevano droga, coltivavano marijuana, praticavano la coltivazione taglia e brucia e sostenevano l’esercito Karen in Birmania.

Con questa descrizione di minaccia alla sicurezza nazionale, riuscì ad avere dalla propria parte il sostegno dei militari per cacciare gli abitanti poveri delle foreste indigeni nel 2011.

Tre elicotteri militari caddero nella foresta di Kaeng Krachan uccidendo 17 persone in un’operazione di repressione iniziata da lui. Una tragedia nazionale da ricordare.

Quando un politico del posto Thatkamon Obom rivelò la violenza degli ufficiali del parco verso la gente e cercò il sostegno del Consiglio degli Avvocati Thailandesi per gli abitanti delle foreste, fu ucciso da un gruppo di sicari. Chaiwat fu accusato ed arrestato. Il processo terminò con l’assoluzione per mancanza di prove perché la polizia non riuscì a trovare la pistola.

Quando il giovane militante Karen Porlajee “Billy” Rakchongcharoen raccoglieva informazioni per un processo contro l’agenzia nazionale dei parchi a favore degli abitanti poveri delle foreste, Chaiwat lo arrestò per possesso di miele selvatico. Accadde cinque anni fa. Da allora non si sa dove sta Billy.

Chaiwat affermò di aver rilasciato già Billy usando due studenti come testimoni. Secondo il colonnello di polizia Traiwit Namthongthai, i due studenti ritirarono la loro testimonianza confutando l’affermazione di Chaiwat.

Poiché non si è trovato il corpo di Billy è ancora una persona scomparsa. E poiché la giunta non vuole approvare la legge sulle scomparse forzate, l’ultima persona ad essere vista con la persona scomparsa resta libera.

L’ex capo del parco non solo è del tutto illeso, ma continua a salire la scala nell’agenzia nazionale delle foreste, mentre i Karen di Kaeng Krachan nel villaggio di nuova sistemazione e la moglie di Billy lottano per avere giustizia e per crescere da sola cinque figli.

Sono notizie vecchie queste che tutti possono facilmente rintracciare.

Perché un sito naturale sia nominato a patrimonio internazionale è obbligatorio il consenso libero, prioritario ed informato. Così è la partecipazione nel processo di nomina da parte delle comunità locali, popolazioni indigene, società civile ed altri parti per assicurare la responsabilità condivisa ed un appropriato mantenimento di lungo termine del sito.

Le crasse violazioni delle autorità del parco dei diritti delle popolazioni indigene e la cultura di stato di impunità contravvengono chiaramente alle regole di nomina del Comitato per il Patrimonio Mondiale. Come potrà mai la delegazione thai aspettarsi che la sola pressione politica e qualche bugia possano conquistare il riconoscimento per Kaeng Krachan è qualcosa difficile da capire.

Secondo la dichiarazione del ministero degli esteri tutte le parti hanno preso parte al processo di nomina. Non è vero.

Si dice che la Thailandia ha risolto la questione dei diritti approvando nuove leggi per assicurare i diritti delle comunità locali nel paese come le nuove leggi sulla gestione del parco nazionale e la protezione della fauna selvatica. Anche questo non è vero.

La nuova legge nazionali sui parchi è più dura sulle comunità locali. La nuova legge sulla protezione della fauna selvatica si concentra anche sui regolamenti di stato sugli allevamenti commerciali ed il commercio dei nidi di uccelli. Come potrebbero mai risolvere le questioni dei diritti del suolo?

La legge dei parchi nazionali è di fatto legata alla saga di Kaeng Krachan. Dopo varie svolte legali la corte suprema amministrativa disse lo scorso anno che bruciare le proprietà degli abitanti delle foreste era illegale ed ordinò la ricompensa per i danni fatti all’agenzia dei parchi nazionali.

Ed è questa la ragione per cui la nuova legge rende legale distruggere o incendiare le proprietà degli abitanti nei parchi nazionali.

Il tribunale ordinò anche all’agenzia delle foreste di seguire la risoluzione del governo del 3 agosto 2010 che proibisce l’arresto degli abitanti delle foreste nelle dispute sui diritti con i rappresentanti del parco ed istituisce un comitato neutrale con la partecipazione della gente del posto per risolvere i conflitti.

L’agenzia nazionale dei parchi contrasta questa decisione del tribunale rigettandola del tutto includendo nella nuova legge la risoluzione del governo del 1998 per una semplice ragione. L’ordine esecutivo del 3 agosto riduce i suoi poteri mentre la risoluzione del 1998 mantiene il suo potere sulle comunità delle foreste.

La nuova legge sui parchi non cita le comunità indigene tradizionali, un chiaro tentativo di lasciar cadere i loro diritti consuetudinari e mantenere il loro stato di illegali soggetti al controllo centrale.

Nel 2016 il comitato per il patrimonio mondiale rispedì la mittente la nomina di Kaeng Krachan chiedendo alla Thailandia di risolvere due cose. La prima coinvolgeva i diritti umani degli abitanti poveri delle foreste, mentre la seconda era una protesta birmana sui confini.

E’ interessante che le autorità dello stato accettarono di spostare il confine del complesso della foresta lontano dai confini con la Birmania per accontentare la Birmania, sebbene questo possa colpire le demarcazioni del confine nel futuro. Eppure rifiutarono di dare persino uno iota di diritto alle popolazioni native delle foreste.

Questo cocciuto rifiuto di accordare agli abitanti delle foreste i loro diritti consuetudinari portò al documento del Comitato nell’incontro di quest’anno che raccomandava che la Thailandia iniziasse il processo di nomina d’accapo. Una perdita di faccia se fosse accaduto.

Con le intense pressioni ed il sostegno cinese, il comitato accettò alla fine di chiedere solo che la Thailandia risolva le questioni dei diritti e che sottometta un rapporto credibile per mostrare che l’area ridotta del complesso della foresta possa mantenere il suo valore come sito patrimonio naturale dell’umanità.

Mettendosi alle spalle il contraccolpo la delegazione thailandese informò formalmente che la Thailandia aveva risolto le grandi questioni contese lasciando solo alcune cose tecniche per il prossimo sforzo di nomina.

Anche questo non è vero.

Il rapporto tecnico sull’area del nuovo complesso della foresta è la parte facile. La questione è come la delegazione thai potrà convincere il Comitato che la Thailandia ha risolto le questioni dei diritti on gli abitanti della foresta di Kaeng Kranchan ottenendo il loro consenso alla nomina.

Come può essere quando gli abitanti indigeni delle foreste ancora non possono tornare alle loro terre ancestrali?

Come può essere certo il Comitato per il patrimonio mondiale che gli abitanti Karen delle foreste non subiranno nuove repressioni quando la legge violenta dei parchi non è modificata, o quando i colpevoli restano impuniti?

Fare pressioni non serve a nulla. Sistemate i torti. Se ciò non si ha, il desiderio della Thailandia di avere il complesso della foresta di Kaeng Kranchan nella lista dei siti naturali patrimonio dell’umanità resterà ancora elusiva.

Sanitsuda Ekachai Bangkok Post.

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