Budda di smeraldo e la negazione nella società thai

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Le mura esterne del tempio del Budda di smeraldo nel complesso reale del Grand Palace hanno visto per la prima volta il 28 marzo scorso il simbolo dell’Anarchia e della lotta contro la legge di lesa maestà, disegnati da un giovane militante Sutthawee che è stato subito bloccato e portato nella più vicina stazione di polizia.

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Dopo una detenzione breve, in cui gli è stato confiscato il telefono è stato incriminato per aver imbrattato un edificio storico e le mura pubbliche del tempio del Budda di Smeraldo e liberato su cauzione.

Qualche mese fa, il giovane militante ed artista, che proviene dalla provincia di Kohn Kaen, era stato fermato dalla polizia che lo costrinse a cancellare le sue opere da Facebook perché diffamavano la monarchia. Il giovane rischia, se non sarà ancora accusato di lesa maestà, fino a 7 anni di carcere in base alla legge sui musei e le opere antiche.

Secondo un giornale thailandese, resta da vedere se le mura del Tempio del Budda di Smeraldo possano essere considerate proprietà pubblica dopo che sono passate nel 2018 sotto l’Ufficio della Proprietà della Corona, un ente privato.

Budda di smeraldo e la negazione nella società thai

La pittura a spray del messaggio contro la legge di lesa maestà e del simbolo dell’Anarchia sulle mura del Tempio del Budda di Smeraldo del Grand Palace ha acceso un dibattito infuocato che segue la divisione politica nella società thai.

Gli ultramonarchici si sono sentiti gravemente offesi perché considerano quel muro quasi come sacro e hanno visto un atto vandalico contro un simbolo dell’orgoglio nazionale thai.

Un esempio di ciò è quello di un amministratore di media sociali di una compagnia di mangimi per pesci ha dovuto dimettersi dopo che aveva adattato il graffito sul muro per fare un messaggio commerciale di pubblicizzazione del mangime. Nell’immagine il manifestante Sutthawee disegnava un messaggio commerciale del mangime con il disegno di due pesci.

Per molti tali atti sono controproducenti rispetto all’obiettivo di cambiare o abolire la legge di lesa maestà e di riformare la monarchia.

Una nota militante Nuttaa “Bow” Mahattana, critica della legge di lesa maestà, ha detto che sulla legge si è discusso moltissimo, ma forse “non è che nulla è cambiato perché la gente spende molta energia nel sostenere tali atti folli?”

E’ una domanda sensata. Ci si deve chiedere a chi vogliono portare questo messaggio perché ad essere offesi sono sia i monarchici che gli ultra monarchici, e questo atto non incoraggia il dibattito tra le parti divise.

Il giovane manifestante Sutthawee è stato arrestato all’istante quel giorno stesso e accusato di aver violato sia la legge sui siti storici che sulla pulizia di tali siti. La prima legge comporta una pena di sette anni ed una multa forte. Attualmente è fuori su cauzione.

Il sottoscritto vede la situazione in modo differente da Nuttaa. Se non altro, non c’è stata mai una reale delibera sulla questione della controversa legge di lesa maestà né sulla riforma della monarchia nella società Thai.

Il tentativo più partecipativo e ardito su ebbe nel 2021 quando 26mila persone, guidate dall’ex rettore della Thammasat Charnvit Kasetsiri, firmarono una petizione per chiedere al parlamento di aprire un dibattito sulla legge di lesa maestà. Il parlamento, benché in obbligo di tenere una discussione visto che c’era un numero sufficiente di persone che la chiedevano, si rifiutò di farlo.

La verità è che la Thailandia non è riuscita a discutere liberamente o deliberare sulla legge di lesa maestà, per non citare la riforma della monarchia, in un modo significativo. Attualmente il partito di opposizione Move Forward Party promette di cambiare la legge dopo le elezioni generali. Il principale partito di opposizione Pheu Thai Party, che conduce tutte le previsione, non si è vincolato su questa questione.

I partiti monarchici più piccoli vi si oppongono. Tempo fa il sottoscritto chiese a Varawut Silpaarcha, capo del Chart Thai Pattana, se pensava di unirsi al MFP in una coalizione e lui ha risposto direttamente di no perché rispettava la monarchia.

In questa situazione bisogna essere pieni di speranze per attendersi che il prossimo parlamento tenga un dibattito sul merito o su aspetti controversi della legge, come una pena dura di 15 anni di carcere, la mancanza di una chiara definizione della differenza tra insulto e critica onesta ed il fatto che chiunque può denunciare alla polizia un’altra persona accusandola di diffamare la monarchia invece di lasciare quel compito alla Famiglia Reale.

D’altro canto, la vasta maggioranza dei media tradizionali e le associazioni della stampa continuano a contribuire al duro ambiente con la loro incessante autocensura e cancellazione di notizie e informazioni critiche dell’istituzione monarchica.

Detto semplicemente sui media thai si trovano solo notizie buone e buonissime sulla monarchia. Qualunque cosa possa essere percepito come potenzialmente negativo o critico non ha quasi alcuno spazio nella stampa thai.

E’ come se tutti noi vogliamo riverire e adorare la monarchia come il Dio di una società fondamentalista dove non si tollera alcuna critica.

Il sottoscritto da sempre prova ad incoraggiare le associazioni dei media e la TJA che è la maggiore associazione a fare qualcosa.

La proposta è di provare a rompere la situazione con una dichiarazione della TJA che spieghi perché la legge di lesa maestà ostacola la libertà di espressione e rende impossibile alla stampa di parlare criticamente della monarchia.

Questa cosa è una sveglia per l’opinione pubblica. Se questo è qualcosa di troppo grosso da chiedere, almeno possono tenere una riunione pubblica sulla legge e sulla libertà di stampa con esperti qualificati oppure una commissione di studio di studiosi sulla legge di lesa maestà e la libertà di stampa in Thailandia.

Una fonte interna al TJA disse al sottoscritto che provavano a trovare un modo, ma sono passati mesi se non anni e non c’è nulla. Ogni volta che celebriamo la giornata della libertà di stampa senza ammettere che c’è un elefante nella stanza, dovremmo tutti vergognarci di noi stessi.

E’ questo ambiente soffocante e raggelante che fa sentire disperati persone come Sutthawee il quale di certo sapeva cosa lo aspettava perché ha compiuto il gesto alle 5,30 del pomeriggio e non nel mezzo della notte.

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Per il sottoscritto Sutthawee non è uno svitato e il suo atto non è neanche pazzo anche se non lo ammetto. E’ un atto di un uomo disperato imprigionato in una società abituata a negare.

Pravit Rojanaphruk, Khaosodenglish

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