Bukit Tiga Puluh, un’area di foreste indonesiane scomparse

Sono nato e cresciuto in un piccolo e tranquillo villaggio poco lontano dal parco nazionale di Bukit Tiga Puluh, nella provincia indonesiana di Jambi, isola di Sumatra.

I rituali mattutini di bagnarsi nel Batanghari, il fiume più lungo di Sumatra, erano accompagnati dai meravigliosi richiami dei gibboni dalle cime degli alberi della giungla dall’atra riva del fiume.

terreni torbosi dayak

Le sere erano allietate dai pappagalli appollaiati nell’aia della casa dei miei genitori, mentre un gruppo di gazze cantavano allegre dagli alberi di mogano circostanti. I miei fine settimana erano di avventura perché mio padre mi portava nella foresta pluviale intatta di Bukit Tiga Puluh a raccogliere resina, rattan e sangue del drago dalla popolazione della foresta di Jambi.

Ma quei momenti indimenticabili sono ora solo storia scomparsi per sempre a causa della deforestazione.

Nei primi anni 70, il mio ed altri villaggi di Sumatra e nel Borneo Indonesiano furono inclusi nel progetto di sviluppo nazionale di Suharto per diventare i centri per centinaia di compagnie di diboscamento. Gli impatti ambientali e sociali non erano tra i pensieri del generale autoritario.

Quando le forti manifestazioni degli studenti nel 1998 cacciarono Suharto, c’erano molte speranze, ma la sua caduta non ha portato grandi cambiamenti. Nell’era della Reformasi non solo arrivarono altre compagnie di deforestazione nel mio villaggio e nelle aree di foresta indonesiane, ma ad esse si unirono le imprese di estrazione mineraria e di agroindustria.

Le conseguenze furono chiare: furono tagliati più alberi.

Sotto il potere centralizzato di Suharto il tasso di deforestazione era tra 550 mila e 1.7 milioni di ettari, mentre sotto un sistema decentralizzato il tasso è ora di 2.8 milioni di ettari l’anno.

La causa è che diversamente dal regime di Suharto le province hanno più potere di emettere permessi per tagliare le foreste.

Anche ai capi villaggio è stato dato spazio dal governo centrale di gestire la foresta nelle loro aree.

Questa autorità apre la strada alla vendita delle foreste a imprese di agroindustria o di estrazione da parte dei capi politici locali che se ne avvantaggiano per arricchirsi o per ottenere finanziamenti per le loro campagne elettorali da imprese in cambio di permessi di tagliare le foreste.

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L’ex governatore di Palalawan a Riau, Tengku Azmun Jaafar, fu arrestato dall’ente anticorruzione indonesiano KPK per aver incassato denaro in cambio di licenze date a 15 imprese nel 2001.

Nel Calimantano centrale, come affermò il governatore Sugianto Sabran, un ex governatore che controllava 15 permessi di estrazione di minerali li vendette a imprese indiani e cinesi.

Nelle Sulawesi meridionali un capo villaggio di Tompo Bulu fu arrestato per aver convertito foreste protette a uso personale.

Il governatore di Kutai Kartanegara nel Calimantano Orientale scambiò un permesso di concessione in cambio di soldi per le proprie ambizioni politiche.

Nel 2013, fui coinvolto in un progetto collaborativo di ricerca sul Fallimenti e Interventi sui Mercati agricoli, che lavorava su cinque aree della provincia di Jambi. Abbiamo viaggiato per centinaia di villaggi tra i quali l’area della foresta dove ero stato con mio padre 20 anni prima, Bukit Tiga Puluh.

Non riuscivo a credere ai miei occhi: alberi giganteschi, i suoni chiassosi degli abitanti delle foreste, e la popolazione della giungla erano tutti spariti e sostituiti da siti minerari, alberi di caucciù ed industrie del frutto delle palme.

Mentre le foreste si sono dimostrate buone ad arricchire poche corporazioni e capi politici, non hanno contribuito significativamente al benessere della gente che vivevano intorno a loro. L’Ufficio di statistica centrale BPS riportava che nel 2016 c’erano oltre 6 milioni di persone che vivevano in povertà dentro ed attorno le foreste di Sumatra. A Jambi il numero era di 174 mila tra i quali i miei concittadini.

Le nostre ricerche confermarono quel dato. I residenti dei villaggi che visitammo vivevano una vita profondamente diversa da quella dei capi villaggio, i quali possedevano per lo più case di lusso, auto di lusso e proprietà.

La KPK, l’anticorruzione indonesiana, afferma che questo fallimento discende, oltre che dalla corruzione dei rappresentanti locali, dalla sproporzione dell’uso delle foreste tra compagnie e comunità locali. Mentre le imprese controllano 41,69 milioni di ettari di foresta indonesiana, le comunità locali controllano solo 1%.

A Jambi, alle corporazioni è stato assegnato il 70% delle sue vaste aree forestate. Questa condivisione ineguale ha fatto sorgere tensioni in molte aree ricche facendo del paese il primo per conflitto sui suoli al mondo.

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La povertà provoca rabbia e quando i due elementi si mettono insieme il disastro è alle porte. E’ stata la povertà e la rabbia a spingere a tagliare gli alberi illegalmente dopo la caduta di Suharto. Erano stanchi di vedere ospiti appropriarsi delle loro ricchezze; quindi conclusero che la cosa migliore da fare era di assicurarsi che quello che restava degli alberi fosse la loro. Di conseguenza nei primi dieci anni dopo il regime di Suharto il diboscamento illegale divenne il fattore principale dietro la distruzione delle foreste indonesiane.

Non solo quello, la povertà è anche responsabile per aver cambiato la percezione della popolazione sul valore economico degli animali selvatici. Nel villaggio, la gente considera i bellissimi uccelli o qualunque altro animale della foresta come una fonte di soldi perché comportano prezzi alti al mercato nero.

Il senso della mercificazione comunque non nasce dal villaggio ma dall’esterno. Ricordo ancora come un maestro di scuola della provincia vicina ci diceva che poteva comprare delle gazze mai toccate nel villaggio ad un prezzo importante. Non molto tempo dopo, gli abitanti si misero a dare la caccia agli uccelli bellissimi ed ora alle gazze sono del tutto estinte dal mio villaggio.

Gli abitanti delle città comprano anche animali protetti come pangolini, tartarughe di acqua o lo shama groppabianca, facendo dell’area di foresta nel mio villaggio un grande contributore del contrabbando di fauna selvatica nel Sudestasiatico.

Provavo a convivere con la disperazione di aver perso le meravigliose foreste pluviali e gli animali selvatici del villaggio quando un giorno iniziai il mio internato nello Zoo Taonga di Sidney.

Rimasi scioccato nel conoscere che la tigre dello zoo era una tigre di Sumatra presa dalla foresta di Bukit Tiga Puluh. Mi tornarono immediatamente in testa i ricordi di infanzia: il canto del gibbone, gli uccelli, la foresta. Sembravano tutti così vicini eppur così lontani.

Kierkegaard aveva ragione nel dire che “La vita può essere capita solo all’indietro ma va vissuta in avanti.”

Muhammad Beni Saputra TheDiplomat

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