Cablogramma USA sul traffico sessuale a Phnom Penh

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Una rete dedita al traffico sessuale a Phnom Penh includeva personaggi di alto rango del governo e si era infiltrata da anni persino nella polizia cambogiana e nelle ONG, lavorando come copertura per reti di traffico sessuale vietnamiti, oltre a riscuotere somme dai vari bordelli illegali di Phnom Penh.

Quattro anni fa un ufficiale di polizia di spicco nella rete del traffico sessuale fu condannato dal tribunale, ma attualmente questa persona lavora ancora presso la polizia municipale di Phnom Penh.

Nel 2011 vari personaggi del giro furono smascherati e condannati, ma un cablogramma dell’Ambasciata americana a Phnom Penh getta nuova luce sull’estensione di questa rete.

Nel 2011 l’uomo di punta di questa organizzazione era Eam Rattana, ex capo della polizia che combatte il traffico umano, condannato in contumacia a sette anni di carcere per aver tentato di assoldare informatori tra la polizia e nelle ONG. La condanna comunque non è servita a nulla perché Eam Rattana lavora nella polizia di Phnom Penh.

Secondo un esponente della polizia contro il traffico che fu avvicinato dal gruppo per fare l’informatore la rete smerciava donne vietnamite che lavoravano nei caffè, nei Karaoke o nei centri di DVD, che avevano però un’attività di prostituzione nascosta.

“La maggioranza erano donne che avevano oltre 18 anni, ma comunque c’erano molte minorenni anche. Erano tutte vietnamite. Formalmente erano caffè dove si affittavano DVD, ma l’interno serviva alla proiezione di film porno. C’erano alcuni clienti stranieri che chiamavano le ragazze che andavano nei loro appartamenti”

Nel 2011 una perquisizione in uno di questi centri incastrò un magnaccia Vietnamita Cambogiano, Sok Heng, mentre altri due riuscivano a scappare dal bordello della zona Daun Penh. Nel processo Heng accusò il capo della polizia contro il traffico sessuale Keo Thea di far parte del giro, accusa negata da Thea che pensa che la rete ha perso molto del suo potere ed è stata espulsa dalla gerarchia della polizia.

“Credo che la rete sia finita e che nessuno nella rete si azzarderà a riprendere. Ma non so se c’è una nuova rete in azione”

Si sa dai processi che i membri della rete non si facevano scrupolo di fare violenza per ottenere quello che volevano. Ad essere minacciati dalla rete di Eam Rattana sono stati anche molti familiari di poliziotti.

Rattana è riuscito a tenere la rete insieme grazie ad un giro di informatori sia nella polizia che tra le ONG che pagava con cifre da 200 a 400 dollari al mese per avere soffiate sulle perquisizioni.

Fu proprio un lavoratore della ONG, che Rattana provò ad assoldare, a registrare in segreto una conversazione in un ristorante di Phnom Penh, cosa che aiutò a condannare Rattana.

Il resoconto di questo lo si può leggere nel cablogramma americano dove si legge che Rattana sembrò “voler assoldare il lavoratore in una rete di informatori che pagavano poliziotti corrotti avvisando i gestori dei bordelli di eventuali azioni della polizia”.

“Il colonnello Eam indica che la rte coinvolge informatori all’interno del ONG in Cambogia come pure rappresentati del governo che restavano sena nome”.

Altri presunti membri della rete erano Brigadiere generale Teen Borany, allora vicedirettore della polizia anti traffico sessuale, e colonnello di polizia Prum Vutha, dell’unità di protezione dei giovani. Entrambi sono morti ma contro di loro non ci sono prove concrete, anche se non si sa bene se siano mai state ricercate.

La corte suprema rovesciò la prima sentenza contro Rattana ma il nostro informatore ha comunque confermato le accuse. “Mi fu detto di fare da informatore all’interno di una rete di protezione per per quelli coinvolti nel traffico umano e sfruttamento sessuale con una paga da 200 a 300 dollari al mese. Ma rifiutai l’offerta… Oltre Ten Borany e Prum Vutha che avevano 300 dollari al mese ciascuno, c’erano vari ufficiali coinvolti, ma Rattana non ne rivelò i nomi”

Molti rappresentanti di ONG hanno detto di conoscere queste accuse ed altre simili, o avevano conoscenza di alcune operazioni di questo cartello criminale, ma nessuno sapeva dello scopo completo dell’operazione.

Ruth Elliot, direttrice di Daughters of Cambodia, dice che qualcuno degli anziani del suo gruppo “aveva sentito di questa rete anni fa mentre lavoravano presso altre ONG. Eravamo a conoscenza sin dall’inizio del lavoro della nostra organizzazione”

Mentre Seila Samleang, direttrice di Action Pour les Enfants, dice di non sapere del livello di queste operazioni, la fondatrice di Chab Dai, helen Sworn sostiene che il gruppo “è stato fortunato a non aver vissuto questo all’interno dell’organizzazione ma sappiamo anche nessuna organizzazione o entità ne è immune”

Tutte le ONG dicono di applicare indagini molto stringenti e di monitorare il proprio personale per assicurarsi che non si coinvolgano nel giro o nella prostituzione, e non si sa se l’influenza di questa rete continui ancora nel settore delle ONG. Al momento sembra che la rete sia stata almeno in parte smantellata.

Nel 2009 varie accuse contro Rattana portarono alla sua degradazione senza però che siano mai state iniziate procedure giuridiche.

Ma il 27 marzo 2011 Rattana fu arrestato per corruzione dopo che apparvero accuse di aver provato ad assoldare un investigatore e due altri poliziotti nella “rete criminale che protegge quelli coinvolti nel traffico umano e nello sfruttamento sessuale.”

Ma l’uomo, nonostante le prove sostanziali che aveva offerto somme ai potenziali informatori, fu rilasciato quattro giorni dopo.

Rattana si dileguò. Non è mai stato in carcere e pian piano la sua condanna fu capovolta lo scorso anno in una sentenza non annunciata della corte suprema. Ora lavora di nuovo per la polizia ed è anche ora diventato un uomo di affari.

Il nostro informatore anonimo dice: “Come la vedo, Rattana è ritornato alla sua posizione come vice capo dello staff per la polizia municipale di Phnom Penh e continua a lavorare fino ad oggi.” Questa cosa è stata confermata da altri due poliziotti.

Rattana nei giorni scorsi si è professato innocente ed ha detto di essersi lasciato dietro l’episodio “sfortunato”: “Non voglio che mi si rammenti il passato. Fu una cosa brutta che lavoravo da così tanto ma mi è stata lanciata questa accusa. Sono un uomo di affari con una mentalità da uomo di affari. Non voglio che me lo ricordiate più.”

Il vice commissario supremo della polizia a cui furono inviate le prove sulla rete nel 2011 non ha fatto commenti sul caso Rattana, mentre un altro ha detto che le indagini su Rattana sono ancora in piedi.

Il cablogramma dell’ambasciata americana notava che questo episodio “parla tantissimo sulla protezione che i singoli ufficiali si attendono all’interno ella loro organizzazione e illustra quanto c’è da fare per governo e polizia per sradicare la corruzione”

La stessa ambasciata di fronte alla decisione della corte suprema ha detto che è un chiaro esempio del clima attuale di impunità per chi fa traffico sessuale ed umano. “L’ambasciata USA incoraggia il Governo reale Cambogiano a fare tutti i passi necessari per eliminare il traffico di persone e per reprimere la corruzione”

Daniel Pye, Taing Vida e Alice Cuddy  Phnompenhpost

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