CAMBOGIA: i Cham e la moschea del chilometro nove

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A quattro chilometri sulla periferia settentrionale di Phnom Penh, lungo una strada fatte di salite e discese, una comunità Cham di 3000 persone si è costruita una vita. La loro cultura musulmana particolare prospera nelle condizioni di una comunità compatta, un contrasto forte rispetto ai giorni tremendi che il paese ha attraversato durante il regime dei Khmer Rossi e la guerra civile che ne seguì. Per una generazione i Cham restarono isolati e a volte massacrati.

donne cham

Nel 1998 alla fine di quelle guerre la stabilità politica ha portato alla Cambogia molti benefici soliti. L’economia si è espansa grazie all’aiuto internazionale e alle industrie della manifattura e del turismo, come pure a quello del legname e di altre risorse naturali.

Alcuni dei capi più famosi dei Khmer rossi ora siedono in giudizio davanti al tribunale per i crimini di guerra e contro l’umanità, anche per le accuse che derivano dalla persecuzione dei Cham. In altre zone i Cham sono molto rinomati e esaltati come un esempio di comunità islamica che si trova ora ben posta pacificamente all’interno di una comunità non musulmana.

Eppure il futuro di questo gruppo di villaggi disseminati lungo l’autostrada è oscurato da nubi. I prezzi della proprietà della terra crescono vertiginosamente dovunque ed il loro tratto è stato scelto per essere espropriato. Questa sezione della Strada 5 che unisce Phom Penh a Battabang nel nordovest, è stato designato per un miglioramento. L’autostrada sarà allargata fino a venticinque metri da ogni parte della strada e la terra attorno ridisegnata come zona industriale.

You Sos è un assistente per anziani ed è portavoce della locale moschea. Vecchio, senza una maglietta indosso e dall’apparenza di un uomo pio sotto il cappello della preghiera, è sempre vicino ad una piccola capanna sul retro della moschea del chilometro nove. Dice che tutti se ne devono andare. E’ una decisione che fa male, come la vede lui, che dividerà la comunità e sarà irreversibile.

You Sos dice che i pochi della comunità di famiglie bene stanti, con proprietà più grandi, possono attendersi qualche forma compensatoria. La maggioranza che hanno solo dei pezzi di terra riceveranno ben poco se non proprio nulla. E’ rassegnato. “Il governo non ha detto nulla da quando ci è stato detto che dovevamo lasciare spazio per il progetto di una strada circa un anno fa. Alcuni hanno una terra dove spostarsi, tanti non hanno nulla. Qualcuno deve aver capito che non possiamo stare qui per sempre.”

Lo scorso anno l’accaparramento della terra ha raggiunto un livello impressionante con vasti appezzamenti, conosciuti come Concessioni economiche di terra, in leasing a consorzi stranieri. La costruzione di siti industriali, sviluppi edilizi d’alto valore, strade, dighe e ferrovie dislocano la vita del villaggio. Proteste e confronti duri tra abitanti e autorità sono diventate una routine giornaliera in cui gli abitanti dei villaggi affermano che le compensazioni economiche, quando ce ne sono, sono come elemosina. Se è terra che viene offerta in compensazione è isolata, nuda senza l’accesso al servizio fondamentale dell’acqua, dell’elettricità, strade ed altro.

In una di queste storie di Concessioni di Terra fu ucciso l’ambientalista Chhutt Wutty, mentre durante una protesta fu uccisa una ragazzina dalla polizia.

Sul lato orientale della strada tra il chilometro cinque e nove, è molto acuto la paura di un esproprio pendente. Questo pezzo di terra divide la strada da Tonle Sap, il cuore delle acque superficiali cambogiano. Sono migliaia i Cham poveri che vivono lungo le sue rive in catapecchie, dove gli uomini pescano per la sopravvivenza e, nel periodo estivo, quando l’acqua recede, donne e bambini usano quel suolo alluvionale per coltivarlo.

Vestono per lo più nei loro tradizionali abiti sgargianti, alcuni dei quali riflettono dei recenti sviluppi nei paesi islamici dell’Asia Meridionale e del medio oriente. Gli uomini indossano il Salwar kameez e le donne indossano il copricapo. Lì vicino ci sono tre grandi moschee affollate e altre più piccole.

“I Cham non possono dividersi e disperdersi tra i Khmer, semplicemente non funziona.” dice Sun Ham, un imprenditore locale. “Non ci sono moschee dove sono i Khmer che sono buddisti. Loro mangiano maiale, noi no, noi mangiamo pesce e abbiamo bisogno di vivere lungo un fiume.”

Dice anche che le fedeltà tradizionali sono state distrutte e questo potrebbe danneggiare il partito al potere ed il suo primo ministro Hun Sen che ha previsto le elezioni il 28 luglio prossimo. Qui i villaggi sono rimasti legati al partito del popolo cambogiano ed a Hun Sen che insieme a Mat Ly, stimato capo dei Cham, condusse l’invasione della Cambogia sostenuta dal Vietnam. Le loro truppe cacciarono i Khmer Rossi dal potere ed i Cham che erano stati perseguitati in modo spropositato da quel regime, sono stati grati ad Hun Sen per decenni.

Ma la divisione delle famiglie estese può portare qualche problema politicamente, in parti dove la stragrande maggioranza vive un’esistenza povera da terre coltivate condivise. “Ci dovrebbero essere due scelte: terra o compensazione. Ma i termini non sono ancora resi noti” dice Sun Ham. Lui non possiede la calma spassionata dell’Imam della moschea del chilometro nove. “Non c’ è nulla di chiaro sulla compensazione … Quello che è chiaro è che svilupperanno la strada e prenderanno la terra. Tutti i residenti se ne devono andare ed anche io, e forse non avremo nulla”.

Economist

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