Cambogia: Ko Kong, il commercio della sabbia favorisce solo i potenti

Ko Kong

Appena passata un’ansa sul fiume Tatai, nella provincia di Ko Kong, in Cambogia vicino la frontiera con la Thailandia, il silenzio virtuale di un idillio tropicale diventa improvvisamente un incubo industriale.

Colline lussureggianti di giungla lasciano il posto ad una flottiglia di draghe che operano 24 ore al giorno, raccogliendo sabbia fluviale e deponendola sui barconi destinati all’alto mare. Gli abitanti dei villaggi lungo il fiume dicono che le acque rimosse e le perdite di combustibile hanno decimato la popolazione dei pesci tanto importante per il loro sostentamento. Le rive del fiume cominciano a collassare, mentre il rumore e l’inquinamento stanno uccidendo una promettente industria ecoturistica.

Fiume Tatai, Wikimedia

Quello che è una cattiva notizia per la povera comunità della remota Tatai fa grande notizia nella grande e ricca Singapore che sta espandendo i suoi territori recuperando la terra al mare. La sabbia delle nazioni vicine è il sistema primario per riempire la terra ed essenziale materiale di costruzione per lo spettacolare panorama cittadino di Singapore.

Mentre sempre più nazioni vietano l’esportazione per impedire maggiori degradi ambientali, – intere isole indonesiane sono state completamente cancellate dalle mappe – i rifornitori di Singapore girano per la regione alla ricerca di quello che si può ancora avere, legalmente o meno. La fonte principale è la Cambogia, una nazione povera dove la corruzione è rampante e le leggi sono frequentemente aggirate.

Certamente Singapore non è assolutamente l’unica a prendere parte al raccolto globale di sabbia dalle spiagge, dai fiumi e dai fondali marini. Dalla Cina al Marocco si alzano voci di ambientalisti o di rappresentanti a denunciare la preoccupazione e chiedere le messe al bando. Con il crescente boom delle costruzioni nelle nazioni in via di sviluppo e con le fonti che si prosciugano, lo sfruttamento delle rimanenti risorse è destinato ad intensificarsi.

Sulla porzione sud-occidentale del fiume Tatai, che raggiunge il mare a 1300 chilometri direttamente a nord di Singapore, l’estrazione della sabbia è giunta per la prima volta a maggio- Nonostante i dinieghi dei proprietari della ditta di estrazione nella provincia di Koh Kong, due rappresentanti cambogiani hanno dichiarato che la sabbia è destinata per lo stato nazione. Singapore non dirà mai da dove proviene la sabbia, dal momento che l’Autorità di Costruzione ha detto che non è cosa pubblica. Il ministro dello sviluppo nazionale ha dichiarato che la compagnia delle infrastrutture dello stato la compra da una serie di diverse fonti approvate.

L’estrazione chiaramente visibile sul fiume chiaramente viola alcune restrizioni legli cambogiane, per non citare un ordine governativo recente che la sospende temporaneamente.

Sono state rintracciate imbarcazioni di una compagnia vietnamita entro i dieci chilometri del fiume del golfo della Thailandia, dove quasi una dozzina di barconi da mare con rimorchiatori loro intorno caricavano la sabbia.

La nave AZ Kunming di Singapore, da 5793 tonnellate, tirata da AZ Orchid, era stata vista arrivare vuota dal mare aperto, sventolante la bandiera di Singapore. Entrambe erano registrate di proprietà del governo di Singapore che non ha commentato sul carico o sulla destinazione della nave.

Navi provenienti da varie nazioni, inclusa la Cina, sono state avvistate nell’estrazione della sabbia a Koh Kong dove gli abitanti scherzano dicendo che sarebbero andati a Singapore ed avrebbero piantato una bandiera cambogiana.

Vedi anche  Bolle turistiche e corridoi per ravvivare l'industria del turismo thailandese

Tra le imbarcazioni c’era una della Winton Enterprises, un gruppo registrato ad Hong Kong che è stata appaltata per portare sabbia a Singapore, secondo Global Witness, gruppo ambientalista di stanza a Londra che lo scorso anno ha pubblicato un rapporto completo sul commercio di sabbia.

Secondo il rapporto, le ditte erano penetrate nelle aree di mangrovia protette, negli estuari e nei tratti di mare di riproduzione lungo le coste e nelle parti interne che erano casa per alcune delle poche aree selvagge rimaste.

Il portavoce del governo cambogiano, Siphan Phay, che stava indagando sul problema di Ko Kong, era apparso arrabbiato che lo stop temporaneo fosse stato ignorato. Descriveva l’attività come estrazione illegale destinata a Singapore, un’affermazione sorprendente considerato che la concessione era stata data dal governo.

Ly Yong Phat, che detiene la maggiore concessione a Ko Kong, ha alcune volte detto apertamente che la sabbia era destinata per Singapore, ma in recenti interviste, con le critiche che montavano e le restrizioni che si facevano stringenti, ha detto che la sua industria non inviava più sabbia a Singapore da più di un anno poiché “la nostra sabbia non incontra i loro standard”, aggiungendo che l’estrazione era per la vendita locale e per aumentare la profondità dei canali”. Comunque una ditta malese, Benlec Holdings, si diceva pronta a fornire fino a 530 mila tonnellate di sabbia per il progetto di Singapore con fonti differenti cambogiane tra cui il gruppo di Ly Yong Phat.

Questo uomo descritto come il Re di Ko Kong è uno dei più grandi imprenditori cambogiani e senatore con legami con Hu Sen, il primo ministro cambogiano, e la sua holding include hotels, un casino e piantagioni agricole.

Il recupero di terra ha allargato Singapore di più di un quinto, e sono in progetto altri a 100 chilometri quadri per il 2030. Quello che era letto marino è ora l’aeroporto Changi, uno dei migliori al mondo, e più di recente il complesso di Marina Bay con hotel da 2560 stanze e casinò sviluppati da Las Vegas Sands Corporation.

Per tutto questo sono stati necessarie montagne di sabbia. Le statistiche delle Nazioni Unite mostrano che Singapore ha importato 14,6 milioni di tonnellate lo scorso anno diventando uno dei maggiori compratori. Global Witness stimava che quasi 800 mila tonnellate annue, del valore stimato di 248 milioni di dollari,provenissero da Ko Kong soltanto.

Le stesse statistiche mostrano che la Cambogia fornisce il 25% delle importazioni di singapore nel 2010, seguita dal Vietnam, Malesia, Birmania e Filippine. Ma la Birmania, con la sua segretezza e la scarsa implementazione delle leggi di regolazione ambientale potrebbe diventare la prima fornitrice.

Il danno creato dall’estrazione della sabbia ha fatto sì che siano aumentati i bandi all’esportazione.

La Malesia ha imposto il suo divieto nel 1997 benché i media avessero denunciato enormi esportazioni illegali verso Singapore. L’allora primo ministro Mahatir lamentava che i pirati della sabbia stanno “scavando la Malesia e darla ad altra gente”

Vedi anche  La maledizione del Sudestasiatico incontra il Covid-19

Un divieto dall’Indonesia arrivò nel 2007 dopo anni di relazioni dure con Singapore sulla sabbia delle isole che erano tra le due nazioni. Quando l’estrazione terminò con l’isola Nipah, tutto quello che fu lasciato erano tre o quattro alberi di palme che uscivano dal mare. I gruppi amientalisti dicono che il commercio clandestino stia continuando.

Da parte sua il Vietnam ha messo al bando il commercio della sabbia lo scorso anno.

La Cambogia ha messo fuori legge l’esportazione di sabbia dai fiumi nel 2009 ma la permette da alcuni tratti di mare. Di recente alcuni rappresentanti del governo dicono che i fiumi dove l”acqua di mare entra nelle acque dolci col naturale rimpiazzo di sabbia, erano esenti dal bando.

Il portavoce di Global Witness Oliver Courtney diceva che il commercio in Cambogia rivelava “una idiosincrasia tra l’affidamento di Singapore su fonti di sabbia discutibili e la sua posizione di leader nello sviluppo sostenibile”. La città stato si fa vanto di una pianificazione urbana che rispetta l’ambiente.

Il dragaggio del fiume Tatai iniziò il 17 maggio con una furia che creò un vero ingorgo di traffico sul fiume, ha detto Janet Norman, la proprietaria inglese del Rainbow Lodge sulla riva del fiume. “Prima si potevano vedere i cesti dei granchi lungo tutto il fiume e i pescatori uscire. Ora non c’è nulla e nessuno.”

Secondo Chea Manith di Nature Tourism Community di Taitai 270 famiglie che vivono lungo il fiume hanno visto il loro pescato, pesce, granchi e aragoste, diminuire de 85% e sono stati costretti a procurarsi da vivere con piccole coltivazioni. I turisti sono completamente svaniti.

Con un petizione in mano, i capi villaggio, gli operatori turistici e un gruppo ambientalista hanno incontrato Ly Yong Phat a luglio che non si è dimostrato ostile. Ha sostanzialmente ridotto l’estrazione promettendone la fine per ottobre.

Una successiva lettera del ministro delle risorse acquifere ha ordinato al gruppo di Ly Yong Phat di fermare temporaneamente le operazioni sul Tatai per aver infranto un regolamento. Espressioni di preoccupazioni per l’estrazione sul fiume sono pervenute anche dal leader Hu Sen

“Speriamo che la promessa recente di Hu Sen di rivedere gli impatti del commercio della sabbia porteranno ad un vero regolamento delle operazioni di estrazione. Sfortunatamente la promessa non sembra essere sata seguita da azioni significative”.

L’estrazione è continuata e sono chiaramente evidenti le violazioni, quali l’estrazione entro i 150 metri dalle rive del fiume. Nel frattempo il PhnomPenhPost ha ottenuto la lettera del ministero dell’industria che estende la concessione di estrazione al gruppo LYP a Ko Kong fino a settembre 2012.

“Siamo solo persone senza importanza. Non possiamo fare nulla” dice Chea Manith. Dal canto suo Janet Newman sembra più ottimista: “La mia speranza è che il gruppo LYP sarà più attento avendo visto la reazione della gente appassionata per la difesa del proprio ambiente. Sarebbe triste se andassero solo da qualche altra part a fare le proprie sporche cose.”

da news.scotman.com di Danis Gray