CAMBOGIA: Il sapore amaro dello zucchero cambogiano

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La produzione dello zucchero cambogiano, sostenuto in passato dal progetto europeo EBA, tutto tranne che le armi, rischia di diventare amara e non dolce per i contadini cambogiani

Soddisfare la richiesta dell’industria dello zucchero a livello globale è un immenso affare per le piantagioni da canna. Tuttavia le denunce di violazione dei diritti umani e di espropriazione delle terre nel regno lasciano un retrogusto amaro perché sono le compagnie a godersi la fetta più larga della torta.

zucchero cambogiano

Le immagini di case rasate al suolo, di animali uccisi e di raccolti distrutti non sono l’immagine che i consumatori europei si attendono quando danno il loro morso su un dolce. Comunque i militanti che chiedono un boicottaggio internazionale della ditta americana Tate&Lyle Sugars, con sede a Londra, dicono è che questo è proprio ciò che accade in Cambogia negli ultimi anni, mentre compagnie dalle buone amicizie continuano ad aggirare la legge per perseguire il profitto.

Quando la Cambogia riuscì ad ottenere nei primi anni del nuovo secolo lo status di EBA (Everything But Arms) nella Comunità Europea, l’industria si buttò sulla possibilità di un progetto di commercio preferenziale che permette ai beni prodotti in Cambogia di essere esportati vero l’Europa senza dazi doganali o quote. Il progetto addolcì l’accordo per i baroni dello zucchero locali e nella regione, garantendo un prezzo minimo a tonnellata in modo tale che i contadini del posto nei mercati delle nazioni in via di sviluppo non avrebbero perso per la fluttuazione dei prezzi mondiali. Un’intenzione bella, ma il risultato per i contadini di Koh Kong, Kampong Speu e Oddar Meanchey fu disastroso.

Nella corsa ad espandere le piantagioni di canna della Cambogia, la terra veniva confiscata illegalmente e persino con violenza da centinaia di cambogiani, alcuni dei quali non potevano che guardare mentre le loro case erano rase al suolo. Le famiglie, che un tempo godevano di un’entrata regolare da differenti raccolti e dall’allevamento del bestiame, si ritrovarono d’un colpo senza casa e senza lavoro.

Gli abitanti di Kampong Speu nel 2010 protestarono contro un esproprio di massa dopo che 9313 ettari di terra furono assegnati come concessione economica di terra (ELC) alla Phnom Penh Sugar Company di proprietà del senatore Ly Yong Phat del Partito del Popolo Cambogiano. Le grida degli abitanti trovarono delle orecchie sorde e furono sedici le persone arrestate in seguito all’incendio degli uffici della compagnia.

Nel rispondere alle accuse per cui la Phnom Penh Sugar avrebbe cacciato con la forza la gente dalla terra, il direttore della compagnia e genero di Ly Yong Phat, sostenne che la sua piantagione era una vittima di una “incomprensione” e che la compagnia aveva in prestito la terra dal governo.

Il progetto ELC della Cambogia permette al governo di prestare larghi appezzamenti di terra a compagnie che accettano di coltivarle. Negli ultimi anni, oltre 2 milioni di ettari di terra sono stati trasferiti per lo più da contadini che sopravvivono sulla terra ad aziende di agroindustria. Mentre i contadini hanno diritto ad una compensazione, la somma offerta sottostima del tutto il valore della loro terra.

Un contadino della comune di Omlaing che aveva il titolo di proprietà della terra in un distretto di Kampong Speu nel 2010 fu chiamato in tribunale per possesso illegale della terra ed è dovuto andarci varie volte. “La compagnia si prese comunque la gran parte della terra dove ha costruito nel mezzo anche una strada” dice l’uomo che aggiunge che tutti i reflui della piantagione vengono drenati nel suo terreno rimastogli di appena due ettari.

Gli furono dati 80 dollari per ogni cinque ettari di terra che la Phnom Penh Sugar gli ha sottratto, un valore molto inferiore al valore reale. Ed è a dire il vero uno dei più felici nella sua comune dove solo 4 su 17 che hanno visto la terra espropriata illegalmente hanno avuto qualche compensazione.

“A Kampong Speu gli abitanti devono spesso avere tutti i documenti per provare che la terra è legalmente la loro secondo i diritti di possesso” dice Pung Chhiv Kek della ONG Licadho. “Ma la legge non è applicata in modo eguale e la maggioranza della gente è cacciata senza alcuna ricompensa.”

Gli abitanti lasciati senza alcuna fonte di sostentamento dicono di non avere molte possibilità se non lavorare nella piantagione che ha preso loro tutto. In una giornata i lavoratori tagliano 1500 canne per guadagnare meno di 5 dollari. Nella piantagione di Omlaing della Phnom Penh Sugar, hanno lavorato ragazzini di età anche di sette anni, secondo i media nazionali ed internazionali. “Abbiamo emesso regolamenti per vietare l’uso di ragazzi minorenni nel lavoro nei nostri campi” dice Seng Nahk direttore della Phnom Penh Sugar aggiungendo che i mediatori avrebbero pagato oltre 12 dollari di multa se scoperti la prima volta e, nel caso si ripetesse, avrebbero avuto la cessazione del contratto.

“Mentre il lavoro minorile è autorizzato sotto certe condizioni in Cambogia, se non ci sono metodi per monitorare e per far rispondere alle violazioni della legge sul lavoro minorile, allora può anche essere futile imporre delle multe” dice Simrin Singh, specialista del lavoro minorile per l’ILO.

Il furto di terre di Kampong Speu sfortunatamente non è un caso isolato. Nel 2006 salì alla ribalta mondiale la confisca illegale di 1364 ettari di terra da 200 contadini a Koh Kong per fare strada ad una delle più grandi piantagioni internazionali di zucchero legati a compagnie americani, britanniche, thailandesi e di Taiwan. In quell’occasione due abitanti furono feriti da colpi di pistole ed altri furono colpiti on i fucili mentre provavano a difendere le proprie case. La compagnia sequestrò anche gli animali del villaggio chiedendo che fossero pagati se li volevano indietro. In alcuni casi gli animali che sfuggivano restando nel confine della concessione erano anche abbattuti.

In quel tempo la compagnia thailandese KSL aggirò la legge cambogiana, secondo cui concessioni ELC superiori ai 10 mila ettari non possono essere assegnate, facendo figurare le due imprese di piantagione e di estrazione come unità separate nonostante il fatto che operassero come singola impresa. Di conseguenza la KSL ottenne 19100 ettari nel distretto di Sre Ambel causando ricollocazioni diffuse e colpendo la vita di centinaia di cambogiani. Persino i bambini furono costretti ad aiutare le proprie famiglie nei campi.

“Non vado a scuola perché non ce lo possiamo permettere” dice un bambino di 11 anni di Koh Kong che lavora nei campi. BS come si fa chiamare dice: “Vado e raccolgo le canne per fare soldi e pagarmi la scuola. Il lavoro è molto duro, fa caldo e sono sempre stanco. Sono senza forze quando arrivo a casa.”

La Ve Wong Corp detiene il 30% delle due compagnie in cui un tempo il senatore Ly Yong Phat aveva delle quote prima di venderle nel 2010. Lo zucchero che lì si produce è venduto alla Tate & Lyle Sugars (TLS) che fu comprata dalla American Sugar Refinery Company nel 2010. Sin dalla firma dell’accordo con KSL nel 2009 TLS ha importato 48 mila tonnellate di zucchero del valore di 32 milioni di dollari.

200 contadini hanno ora portato in giudizio la Tate &Lyle Sugars attraverso uno studio legale inglese presso la alta corte del Regno Unito. Il valore stimato del raccolto annuo di zucchero è di 2,3 milioni di dollari mentre i contadini sperano di ritornare in possesso in questo modo delle loro terre.

Molte delle famiglie coinvolte nella disputa annosa con la KSL hanno messo su proteste come il blocco delle strade per chiedere la restituzione delle loro terre. Nel frattempo una coalizione di persone della comunità e di ONG, denominati Clean Sugar Campaign, che cerca la fine delle violazioni dei diritti umani provocati dall’industria cambogiana dello zucchero, ha lanciato una nuova campagna che tra l’altro vuole boicottare la Tate & Lyle Sugars. “In Europa accresciamo la consapevolezza che tanti prodotti di bibite e di cioccolato forse contengono dello zucchero macchiato del sangue e delle lacrime di tanti contadini cambogiani” dice David Pred della ONG Equitable Cambodia che sostiene l’iniziativa.

L’azione legale è l’ultima di una serie di eventi che hanno accresciuto la pressione su KSL e TLS. In seguito ad indagini sulle presunte violazioni di diritti, la Commissione dei diritti umani Thailandese ha rilasciato una dichiarazione lo scorso anno che citava l’esistenza di prove secondo cui la KSL aveva violato i diritti delle comunità colpite dalle sue concessioni. “Quelle famiglie vanno incontro alla fame e alle sofferenza poiché non possono accedere a una qualunque terra arabile. La gente non è stata consultata.” dice un membro della commissione.

A novembre fu presentato un ricorso della US National Contact Point, ufficio governativo che gestisce le dispute di terra in relazione alle linee guida per le imprese multinazionali dell’OECD. “TLS crede che la KSL abbia dimostrato tentativi genuini per risolvere le proprie dispute con la gente del posto, dando ricompensa a tutte e nove le famiglie che restano in negoziato con KSL e il governo cambogiano.” ha scritto un rappresentante della compagnia in una mail.

Comunque una missione alla ricerca di prove a Marzo riconosceva il conflitto perdurante. “Ci sono ancora 200 famiglie nella disputa e chiedono di riavere la terra” dice Khamron Phochai della KSL. La sua visita è stata la prima si da quando iniziò la disputa nel 2006. “Farò un rapporto ufficiale da mandare in Thailandia ai capi visto che la compagnia vuole porre fine alle dispute con gli abitanti al più presto possibile.”

E’ diventato questo un caso di alto profilo presso il tribunale cambogiano e l’Alto commissariato dell’ONU per i diritti umani, mentre l’Europa ha rivisto la sua EBA con la Cambogia. “L’EBA è una cosa buona perché porta sviluppo ma ha incoraggiato lo sfruttamento e la formazione di queste grandi compagnie.” ha detto l’avvocato Moorstein.

L’ambasciatore europeo in Cambogia ha detto che non credeva possibile emendare l’EBA, che la Cambogia non avrebbe beneficiato dalla sua sospensione o dal ritiro e che la nazione nel 2014 aveva ancora lo status dell’EBA. “L’EBA è stata portata in contesa poiché in alcuni casi la gente era stata cacciata per fare spazio all’agroindustria i cui prodotti sono esportazioni per le grandi destinazioni come l’Europa. E’ alquanto pretestuoso dire che la situazione di queste famiglie sia legata all’EBA”.

Lo scorso anno il parlamento europeo adottò una risoluzione che chiedeva alla Commissione Europea di indagare su “l’incremento di violazioni dei diritti umani in Cambogia”. Nel frattempo le famiglie povere dei campi di canna della Cambogia continueranno a riempire il portafoglio di altri.

Clothilde De Coz Sea-Globe

Il sapore amaro dello zucchero cambogiano.

Per quanto lo zucchero possa sembrare innocuo, i consumatori occidentali dalla bocca dolce, forse, con ogni singolo cucchiaino di zucchero, si rendono complici di violenti sfratti di contadini poveri e di altre violazioni dei diritti umani nel mondo in via di sviluppo.

I baroni del settore agro industriale si stanno dando furiosamente da fare per trarre vantaggio del trattato europeo «Tutto Tranne che le armi», col quale si dà alle esportazioni cambogiane un accesso senza quote e senza dazi, trasformando, senza preoccupazioni per le conseguenze, estensioni grandissime di terra in piantagioni da canna da zucchero in tante parti della nazione per offrire alle compagnie occidentali zucchero a buon mercato.

Il direttore esecutivo di Bridges across Borders cambogiano, David Pred, ha detto che il commercio di zucchero sta producendo delle serie conseguenze sui Cambogiani delle campagne.

«Abbiamo prodotto documentazioni di diffusi abusi dei diritti umani e di danni all’ambiente da parte di tutte le concessioni di Canna da zucchero che coinvolgono più di 12 mila persone in tre province.»

Le violazioni includono gli sfratti forzati, l’accaparramento di terra con la conseguente pulitura degli altri raccolti, la distruzione di foreste, l’avvelenamento delle locali risorse di acqua e l’uso delle armi da fuoco, l’arresto e le vessazioni nei confronti di chi si batte per i diritti.

«L’impatto sulle comunità locali è stato devastante. Intere famiglia hanno perso le terre e sono in stato di indigenza e senza sicurezza alimentare. Centinaia sono le persone che hanno perso la casa e non hanno ricevuto alcuna forma di compensazione.»

Una concessione di proprietà di un senatore potente del Partito del Popolo, Ly Yong Phat, è la dimostrazione delle conseguenze potenziali di questa coltivazione. Ly Yong Phat ha interessi che spaziano dal dragaggio all’agroindustria, all’intrattenimento al gioco d’azzardo alle infrastrutture, e impersona per molti i grandi affari poco trasparenti e di circoli ristretti che tengono la Cambogia al fondo delle classifiche internazionali quando si tratta di corruzione e di investimenti.

Stando ad una Brochure del gruppo LYP, il senatore ha fatto grandi progressi dai tempi del commercio delle sigarette, liquori ed altro, dopo la caduta dei Khmer Rossi, al suo impero milionario , guadagnandosi molti titoli ufficiali, come il molto ricercato Oknha, attribuito a chi dona per i progetti di sviluppo nazionale almeno 100 mila dollari. Per gli ambientalisti e i gruppi dei diritti civili, i suoi affari sono sintomatici del sistema governativo, senza regole, con cui ci si avvicina al capitalismo, per cui i ricchi commettono crimini impuniti e i poveri perdono i propri diritti senza rimedio.

Nel 2009, Phnom Penh Sugar, uno degli interessi d’affari di Ly Yong Phat, ha ricevuto in premio 8500 ettari di terra nel distretto di Kampong Speu. La concessione è in parte estratta da terre ancestrali di cambogiani poveri: 2000 ettari appartengono a più di 1000 famiglie e saranno presto pulite e ripiantate con canna da zucchero. I rappresentanti della comunità insistono che tante famiglie hanno vissuto e lavorato quei campi sin dai tempi del protettorato francese del XIX secolo, mentre la maggioranza dei residenti sono lì da almeno 20 anni. La ditta ha offerto nuovi appezzamenti per chi ha perso la terra localizzati, però, ai piedi di una montagna dove il suolo roccioso è troppo povero per poterlo lavorare.

La ripulitura delle terre ha acceso molte proteste tra i contadini, preoccupati per la loro unica fonte di guadagno che è loro portata via. I rappresentanti della comunità dichiarano che si sono allargati ben oltre i confini della concessione. Una volta che la produzione ha davvero inizio, i pezzi di ricollocamento saranno circondati da piantagioni di canna rendendo ancora più probabile un ulteriore allargamento. Sono stati denunciati anche la distruzione di parti della foresta della comunità.

La disputa è cresciuta piano piano fino al marzo 2010 quando circa 1000 persone di una decina di villaggi si sono recati al quartier generale della ditta per parlare con i rappresentanti della compagnia. Alla loro mancata apparizione, hanno dato, per frustrazione, alle fiamme 5 costruzioni temporanee  protestando che la somma di compensazione loro offerta, 200 dollari per ettaro di terra da risaia e 100 per ettaro di terra normale, fosse incongrua. Un membro della comunità, che vuol restare anonimo, ha detto che i cittadini erano stati avvisati dai funzionari della ditta che se non avessero accettato l’offerta «avrebbero avuto soltanto aria».

Piuttosto che agire diplomaticamente con le comunità locali, La Phnom Penh Sugar, che non ha voluto fornire ripetutamente commenti, ha preferito impiegare soldati e processi. Lo scorso anno, almeno sedici persone sono state citate in giudizio nella corte provinciale con diverse accuse.

«La compagnia ha causato tanti problemi alla gente di Ormliang» diceva Seng Sokhseng, un legale rappresentante della gente toccata dalla concessione. Due degli arrestati per protesta furono rilasciati ma la comunità continua a vivere con la minaccia di alterchi violenti ed azioni legali.

L’area è stata tenuta sotto guardia dai soldati per quasi un anno, ma le proteste sono andate avanti. A dicembre centinaia di persone hanno bloccato le escavatrici in affitto per la Phnom Penh Sugar che sarebbero dovute servire per buttare giù le case e ripulire l’area. 

Nell’aprile del 2010 molti attivisti hanno incontrato il governatore provinciale per trovare una soluzione al problema, mentre i parlamentari d’opposizione del Sam Rainsy Party chiedevano delle indagini. E’ stata inviata al primo ministro una petizione con 1300 impronte digitali, come firma, con cui si richiedeva il suo intervento. Mentre il governo prometteva delle indagini, non c’è stata alcuna novità visibile.

Mentre in molti sostengono che il governo è complice, altri hanno condannato la Comunità Europea perché non impone richieste più rigide sulle esportazioni.

«Le esportazioni di zucchero cambogiano verso la Comunità Europea beneficia di uno status speciale sotto lo schema di commercio preferenziale, «Tutto tranne che le armi», che permette ai beni prodotti in Cambogia ed in altre nazioni poco sviluppate di essere esportati in Europa senza tasse di importazione o quote oltre, come nel caso dello zucchero, a fissare un prezzo minimo garantito.» notava Pred.

«Questo progetto chiaramente sta incoraggiando l’espansione rapida di un’industria cambogiana dello zucchero. E’ stato chiaramente detto sui giornali ed in altri forum è che è proprio lo stato del progetto «Tutto tranne che armi» a rendere particolarmente attraente l’affare dello zucchero in Cambogia.»

La Comunità Europea ha difeso il trattato affermando che è  una spinta necessaria per l’industria in nazioni poco sviluppate, dicendo anche che, dal momento che la Cambogia è una nazione sovrana, non possono proprio fare nulla. L’ambasciatore Lipman della Comunità Europea ha dichiarato che sono al lavoro con le autorità per assicurarsi che siano rispettati i diritti e le norme di legge. I cambogiani, dal canto loro, hanno promesso un’indagine.

«Essenzialmente questo è un problema politico. Le norme ci permettono di sospendere il progetto in certe condizioni e lo abbiamo fatto per esempio nel caso birmano per accuse molto, molto serie di violazioni di diritti umani come il lavoro minorile.»

Seth van Doors, rappresentante politico della commissione europea e degli affari commerciali, ha detto che le esportazioni senza dazio potrebbero in teoria essere cancellate. «Non abbiamo nessun obbligo ad offrire questo, così potremmo prendere in considerzione queste ripercussioni. Non è qualcosa per fare una dichiarazione politica così velocemente a causa delle ovvie grosse implicazioni.»

In un recente incontro sono state sollevate alcune perplessità da Rafael Dochao Moreno, incaricato d’affari della EU in Cambogia. «In un incontro comune il governo cambogiano indicava la loro grande preoccupazione su queste accuse e che essi stessi stavano per iniziare indagini per capire cosa stesse davvero accadendo.»

Il governo ha promesso di informare l’Europa dei risultati benché non sia stato ancora rilasciato nulla e gli ufficiali non abbiano emesso alcun commento.

«E’ il governo legittimo che dovrebbe iniziare le indagini su queste accuse di abusi dei diritti umani» diceva Moreno. L’ambasciatore Lipman ha aggiunto: «il governo è al lavoro su questo perciò non possiamo ancora dire se siamo soddisfatti.» La pazienza degli attivisti è sempre più scarsa.

«Una coalizione di organizzazioni e delle comunità interessate hanno presentato alla Comunità Europea una documentazione sostanziosa che mostra il quadro complessivo delle violazione dei diritti umani e azioni illegali in tutto il settore dell’industria dello zucchero. I regolamenti della Comunità Europea, che regolano lo schema di preferenze tariffarie, richiedono un’indagine quando siano presenti accuse credibili di serie e sistematiche violazione dei diritti umani. Sarebbe la cosa seria da fare per l’Europa ma resta da vedere se gli stati membri con interessi economici in Cambogia bloccheranno l’azione della EU in difesa dei diritti umani.» ha detto David Pred.

Mentre l’Europa resta invischiata nella sua burocrazia, c’è la speranza che qualche marchio europeo possa prendere in considerazione il problema e boicottare le compagnie implicate in queste violazioni dei diritti.

Un esempio è Tate & Lyle che indica l’integrità come uno dei suoi valori principali, ma il gigante dello zucchero inglese ha sottoscritto un contratto di cinque anni per comprare dalla Khon Kaen Sugar thailandese tutto lo zucchero prodotto in Cambogia.

Il presidente della Khon Kaen Sugar ha molti legami con Ly Yong Phat, tra i quali la sua doppia nazionalità thai cambogiana col nome di Phat Suphapha.

I due posseggono una concessione di 20 mila ettari nella provincia di Koh Kong. Tate & Lyle dicono solo che avevano venduto il loro business di raffinazione dello zucchero della EU alla American Sugar Refining.

«La vostra questione si riferisce a qualcosa che non possediamo» disse un portavoce.

Malgrado la negazione, rimane per i compratori occidentali la questione dello zucchero poco costoso che può usufruire del progetto europeo.

Il boicottaggio da parte dei consumatori delle compagnie che rifiutano di rivelare la fonte del loro zucchero potrebbe essere la via migliore di favorire dei cambiamenti nell’industria.

La politica di opposizione Mu Sochua si è appellato in precedenza alle compagnie europee affinché smettano di comprare zucchero prodotto dalla LYP Group.

Per David Pred il problema è ancora più chiaro. «Se fossi un consumatore inglese, ci penserei due volte a comprare lo zucchero Tate e Lyle. Lo zucchero che hanno comprato quest’anno dalla Cambogia è piuttosto amaro»

Sam Campbell SouthEastAsiaGlobe

Lo Zucchero amaro cambogiano di Kampong Speu

Siamo nella provincia di Kampong Speu, dove Pao aveva un’azienda agricola e una stufa a carbone vicino ad un ruscello nella comunità denominata Omlaing, Cambogia occidentale. L’azienda le produceva il riso e carbonella il cui eccesso vendeva per qualche entrata extra, mentre la vicina foresta le forniva piante medicinali e commestibili.

C’era sempre cibo a sufficienza in tavola, fino a quando nel 2010 vennero i bulldozer con l’accompagnamento delle truppe delle forze armate reali cambogiane.

Pao e gli altri abitanti del suo villaggio vennero a sapere che la loro terra era stata affittata ad una compagnia di proprietà di un influente senatore del partito del popolo al governo, Ly Yong Phat, che avrebbe sviluppato una piantagione di canna da zucchero.

Alcuni abitanti avevano i documenti che provavano la proprietà della loto terra, ma anche così ebbero le loro case rase al suolo, le aziende e le foreste spiantate e la loro acqua del ruscello usata per irrigare la piantagione.

E’ una storia che sottolinea la corruzione, l’abuso di potere e l’impunità per cui la Cambogia è nota. Fa capire anche che una politica della Comunità Europea che avrebbe dovuto servire per alleviare la povertà la sta esacerbando. E’ quello che sostiene il rapporto di Equitable Cambodia e Inclusive Development International, due organizzazione no profit.

Pao, che non è il vero nome per proteggerle l’identità, è una madre di 30 anni è passata da essere coltivatrice e commerciante a una lavoratrice salariata, pagata male, in una piantagione che i gruppi dei diritti umani produce zucchero lavorato da esportare in Europa sotto un accordo commerciale privilegiato. Difatti stando all’accordo Tutto fuorché le armi (EBA), adottato dalla Commissione Europea a marzo del 2001, i beni cambogiani possono entrare in Europa senza dazi e quote di importazione mentre sono garantite un prezzo minimo. Le piantagioni di Ly Yong Phay esporta in Europa tramite l’accordo EBA.

Per la Comunità Europea gli accordi di commercio come EBA “portano reali benefici alle persone” e i termini preferenziali offerti sono “senza eguali da altri paesi sviluppati”. I critici affermano che EBA ha portato agli abusi sistematici e gravi dei diritti umani nell’industria dello zucchero cambogiano oltre all’ulteriore impoverimento delle popolazioni.

“Questi giorni la vita è molto dura” dice Pao mentre siede fuori della propria capanna di legno a ricercare i pidocchi tra i capelli dei propri figli. La compagnia dello zucchero ha spostato Pao ed il vicinato sotto la montagna di Pis dove i terreni sono difficili da coltivare perché gli appezzamenti sono piccoli ed il suolo è sabbioso e roccioso. La sola scuola del villaggio non era aperta.

“Dobbiamo lavorare nove ore al giorno e ci danno solo 3 dollari, ma un chilo di riso costa di più” dice Pao. E’ normale che molti lavoratori svengano durante le intense ore di lavoro sotto il sole cocente. “Non ci sono sindacati o qualcuno che ci aiuti. Alcuni di noi hanno provato a chiedere altro denaro ma chi ha fatto resistenza è stato licenziato.”

L’EBA garantisce accesso preferenziale al mercato europeo per tutti i prodotti provenienti dai paesi meno sviluppati con l’eccezione delle armi. Negl ianni successivi la Cambogia è diventata una delle nazioni più produttrici. La terra che è stata data in fitto alle aziende dell’agroindustria per la produzione dello zucchero è saltata da una quantità piccolissima ad oltre 100 mila ettari tra gli anni 2006 e 2012 secondo una valutazione di impatto sui diritti compiuto dalle due ONG.

Tutte le tariffe e le quote per lo zucchero furono cancellate per i paesi dell’EBA nel 2009. Da allora le esportazioni cambogiane saltarono da 51 mila dollari a quasi 14 milioni di dollari del 2011, e lo zucchero destinato al mercato europeo di quel periodo rappresentava il 92% delle esportazioni.

“Forse l’Europa non guida i bulldozer ma fornisce il gasolio dando a chi compie questi espropri violenti e forzati una ricca corsia preferenziale di accesso al mercato europeo” dice David Pred, autore del rapporto.

La commissione europea in Cambogia ha detto, in risposta al rapporto, che l’Europa prende seriamente in considerazione il problema del presunto accaparramento delle terre e degli espropri forzati.” in relazione ad investimenti dell’agroindustria di larga scala con l’aggiunta di sviluppi positivi. Questi includono una moratoria sulle nuove concessione di terre, grandi appezzamenti di terra in affitto dal governo verso le imprese, e una campagna di registrazione su larga scala per risolvere la disputa delle terre.

L’inviato speciale dell’ONU Surya Subedi ha definito questi sviluppi come positivi in un rapporto di settembre, ma molti gruppi hanno definito inefficace l’iniziativa.

La commissione ha aggiunto che l’Europa avrebbe seguito da vicino le conclusioni del Consiglio dei diritti umani e dei corpi di monitoraggio per scoprire se siano avvenute gravi e sistematiche violazioni, nel qual caso avrebbe intrapreso azioni appropriate.

Pred dice che le tre grandi compagnie dello zucchero, tra le quali il gruppo LYP, che hanno cacciato migliaia di persone a Koh Kong, Kampong Speu e Oddar Meanchey, hanno pubblicamente affernato che le loro operazioni fatte in Cambogia si avvantaggiavano dell’accordo EBA.

Nel rapporto, dove si documentano come gli abitanti sono stati minacciati, picchiati e truffati nel separarsi dalla terra, si afferma che l’Industria dello Zucchero è stata “una dei peggiori responsabili dell’epidemia di accaparramento di terra” con espropri forzati ed altre violazione di diritti che si accompagnavano al suo sviluppo.

La piantagione di Omlaing da 23 mila ettari, viola anche una legge che limita le concession idi terra a 10 mila ettari. Include almeno 2200 ettari di terra coltivata appartenente a 1000 famiglie e 2000 ettari di foresta della comunità secondo l’organizzazione LICADHO. Anche così le imprese dello zucchero “hanno potuto mandare le loro mercanzie in Europa dove sono ripagati da costose preferenze commerciali dell’EBA”.

Il gruppo LYP, insieme alle thailandesi KSL e Pitr Pohl Sugar Corp e alla cinese Ve Wong, è all’avanguardia dell’industria dello zucchero in Cambogia. Esso controlla, secondo LICADHO, 86 mila ettari che comprendono dieci piantagioni di canna e di caucciù, ed una zona economica speciale con un 4,3% di tutte le concessioni di terra su base nazionale. LYP ha anche accordato sostegno finanziario a sei unità dell’esercito dopo che il primo ministro Hun Sen ha annunciato un piano per cui le industrie avrebbero fatto donazioni alle unità delle forze armate reali cambogiane. Secondo i militanti due di queste sei unità sono state usate dal gruppo per sostenere gli espropri forzati.

Pao non ha fatto resistenza quando si sono presentati i bulldozer, ricevendo 25 dollari e l’aiuto a ricostruire la nuova casa. “La compagnia non ci ha dato alternative” dice la donna, mentre i vicini se ne andavano in giro ed i bambini giocavano. Osservando la piantagione nella distanza si vedono le cime luccicare nel sole. “Ti muovi con qualcosa o nulla. Quelli che hanno resistito sono stati trattati davvero male”

Eppur molti hanno lottato chiedendo una compensazione decente e il riconoscimento del loro diritto sulla terra nonostante le minacce e le intimidazioni. Pen Vichet e Sok Run, due agricoltori ed attivisti locali, hanno perso cinque ettari di terra e devono ancora ricevere delle ricompense. “Un ettaro può dare quattro tonnellate di riso e si possono fare 250 dollari per tonnellata. Perdi la terra e perdi tutto” dice Vichet.

La lunga disputa tra i proprietari delle terre e la compagnia dello zucchero ha portato a tantissime proteste e tre blocchi stradali organizzati con 29 abitanti con carichi penali. I grupp idei diritti civili chiedono all’Europa di riformare l’EBA per far dare le preferenze commerciali che rispettano i diritti umani. Mentre qualcuno riconosce che la crescita delle esportazioni complessive, a causa dell’EBA, ha portato lavoro aiutando migliaia di lavoratori, specialmente nella confezione e nell’industria delle scarpe, il prezzo che è stato pagato è troppo alto. “Non si può per questo giustificare la distruzione di migliaia di altre famiglie”

L’accaparramento delle terre resta una delle questioni pressanti in Cambogia. La proprietà della terra è particolarmente problematica in un paese dove i documenti legali furono distrutti sotto il regime dei khmer rossi negli anni 70, quando Pol Pot abolì la proprietà privata nel suo tentativo du creare un’utopia comunista agraria.

Si stima che circa 80% delle famiglie non ha titoli di proprietà della terra restando facile preda di quelle compagnie che si prendono la terra grazie alle loro potenti connessioni politiche. Circa 2,6 milioni di ettari di terra, che rappresenta il 75% della terra arabile della Cambogia, è stata assegnata per Concessioni Economiche di Terre nel dicembre 2012, dice Pred.

Questa assegnazione è in forte contrasto con meno di 7000 ettari di terra assegnati ai contadini poveri e ai senza terra per le Concessioni Sociali di Terra del dicembre 2011 secondo un programma sostenuto da donatori.

Il primo ministro Hun Sen ha lanciato il nuovo progetto di consegnare i titoli di proprietà delle terre nel giugno 2012 in risposta alle critiche ma HRW ha detto che quella campagna che ha coinvolto 1600 studenti volontari vestiti in uniformi militari mancava di trasparenza e responsabilità, condotta per altro in maniera forte.

“C’è sempre più violenza associata alle concessioni di terre dal momento che sono sempre più coinvolti i militari come forze di sicurezza private per i concessionari, mentre il numero di persone arrestate ogni anno perché protestavano contro l’esproprio delle terre è raddoppiato nei due anni scorsi” dice Pred.

A maggio il governo aveva annunciato una moratoria alle nuove concessioni, ma già a maggio LICADHO documentava che erano state concesse almeno 12 nuove concessioni.

Thin Lei Win, trust.org

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