Boeung Kak: I progetti della Banca Mondiale per i senzaterra cambogiani

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Cominciano dalle pareti, togliendo uno ad uno i sottili fogli di legno dalle case che costituiscono la baraccopoli lungo la costa del lago di Boeung Kak.

Rimuovono con attenzione le finestre o le vecchie porte di legno, tutto quello che può in seguito essere usato per ricostruire da qualche altra parte. Quando hanno terminato, resta soltanto una pila di mattoni e qualche metroquadro di mattonelle di un vecchio pavimento.

Da qualche settimana Im Bunnary guarda impaurita i suoi vicini buttare a terra le proprie case. Lei sa che uno di questi giorni potrebbe essere il turno suo.

«Ho proprio paura quando vedo i miei vicini che se ne vanno. Non riesco proprio a pensare che presto toccherà anche a me.»

La donna fa parte di circa 4000 famiglie che vivevano attorno al lago di Phnom Penh, Boeung Kak, E’ stato detto loro che devono andarsene per fare spazio al più grande progetto di costruzione della città, un progetto di 133 ettari di uffici e ville costose.

I critici dicono che il progetto controverso è un esempio potente della crisi dei suoli, una piaga per la Cambogia di oggi.
Per tutta la nazione le comunità continuano a fronteggiare liti giudiziarie per i suoli. Il caso più comune, dicono i critici, è quello in cui a prevalere sono il ricco o il personaggio con buoni agganci.

Secondo le cifre di Amnesty International, sarebbero 150 mila le persone in tutta la nazione a rischio di sfratto, ed una associazione locale, Sahmakum Teang Tnaut, ha riferito che sono 100 mila gli abitanti di Phnom Penh ad essere stati sfrattati da quartieri centrali appetibili per andare a vivere alla periferia della capitale nello scorso decennio. Boeung Kak assicurerà che altre migliaia di cambogiani saranno spostati.

Nel 2007, il governo concesse una licenza per questa terra per 99 anni ad una azienda, Shukaku Inc, che ha legami con un senatore del Partito del popolo cambogiano e spalleggiato da costruttori cinesi. Sin da allora gli abitanti sono stati coinvolti in dispute con i costruttori e le autorità locali sulla rivendicazione della terra. Associazioni locali stimano che almeno 1600 famiglie se ne siano già andate.

Ora sembra che la situazione stia per arrivare ad un epilogo. Ai primi di marzo le autorità hanno emesso lettere di sfratto a molti degli abitanti rimanenti. Hanno offerto lo stesso accordo di compensazione a tutte l e famiglie, alloggi di rimpiazzo nella periferia della città o una somma forfettaria di 8500 dollari che molti nella comunità giudicano insufficiente.

«Non è un negoziato, ci costringono ad andarcene» dice Bunnary «Con quella somma non potremmo neanche comprarci una fossa per seppellirci.

Il dilemma è un simbolo della corrente lotta per la proprietà della terra. Quando giunsero al potere nel 1975 i Khmer Rossi abolirono la proprietà privata ed evacuarono la capitale costringendo la popolazione a lavorare in collettivi agricoli in  tutta la nazione.

Quando il regime fu rovesciato, quelli che potevano si affrettarono ad andare verso la città vuota in una lotta per la terra disponibile. La gente viveva dovunque riusciva a trovare una casa.

Boeung Kak lake

Quando Bunnary e suo marito arrivarono nella città nel 1985, la maggior parte delle case era stato già preso. Si sistemarono attorno al lago e ricostruirono lì la propria vita. Seguirono altre famiglie e, con la Cambogia che entrava in un clima di pace, si svilupparono i villaggi attorno al lago, dando origine a case di fortuna e stradine sporche e strette che si allineano nell’area attuale.

Ma la Cambogia è ancora lì che si sta riprendendo. L’infrastruttura attorno alla proprietà del lago e ai titoli non ha tenuto lo stesso passo della crescita economica della nazione; le dispute sulla terra sono comuni e molte famiglie non hanno il titolo legale di proprietà delle loro case.

Un ambizioso progetto, finanziato dalla Banca Mondiale, era mirato a risolvere questo problema, ma la banca ora riconosce che il progetto non ha tenuto conto degli abitanti di Boeung Kak escludendoli subito dal processo del titolo della terra.

In rappresentanza di un gruppo di abitanti della zona, gli avvocati dei diritti della casa si appellarono al meccanismo di responsabilità della banca, il suo gruppo di ispezione, nel 2009. Quello che è emerso in una serie di rapporti e affermazioni apparsi di recente è stata un’indagine dannata che ha accusato la banca di non aver fatto abbastanza per la protezione dei residenti.
«Siamo davvero turbati e frustrati per il modo in cui la gente è costretta ad abbandonare le proprie case.» ha detto il presidente della Banca Mondiale Robert Zoellick. Il progetto di gestione e amministrazione della terra, LMAP, è stato fatto per aiutare le autorità cambogiane con un programma di massa di vendita dei diritti di proprietà della terra e migliorare il sistema di amministrazione dei suoli della nazione.
Il problema per i residenti di Boeung Kak, comunque, fu che il progetto di fatto ignorava la terra dove «le dispute sono probabili». Dal momento che il governo classificava l’area come terra pubblica dello stato, ed originariamente un parco prima dell’arrivo dei Khmer Rossi, il gruppo di gestione della banca la considerò come una terra di disputa e non sfidò le affermazioni del governo secondo cui alle famiglie non doveva essere dato il diritto di proprietà della terra.
Secondo la legge cambogiana sui suoli del 2001, i residenti potevano reclamare la proprietà della terra se avevano vissuto senza contestazione su quella terra per 5 anni. Molti dicono di avere questo requisito o dicono di avere i documenti che mostrano di aver comprato la terra dalle autorità locali. Ma il rapporto di indagine emesso dal gruppo di ispezione ha deciso che i residenti di Boeung Kak non potevano avvalersi della prova del loro diritto.
I supervisori del progetto fecero l’assunzione che i meccanismi di sicurezza del LMAP, che avevano come obiettivo di proteggere contro sfratti potenziali, non fossero necessari in questo caso, «chiaramente senza uno scrutinio attento del problema» secondo il gruppo di ispettori.
Invece, LMAP ha posto l’attenzione sulle aree rurali  e per dirla con le parole di un interistato   «andare alla ricerca di frutti facili da cogliere». In questo senso LMAP fu un successo per chi lo propose. Il progetto, durante il suo mandato, ha emesso più di un milione di diritti di proprietà per lo più agli abitanti delle campagne. Ma nonostante questo, il gruppo di ispezione dice che il programma non è riuscito a raggiungere il suo ambizioso programma di ridurre la povertà fornendo la sicurezza della proprietà della terra per i poveri. E ha fatto anche poco per aiutare le comunità attorno al lago.
Solo nel 2009, quando cominciarono ad emergere notizie per cui i residenti di Boeung Kak potevano appellarsi al gruppo di ispezione, che la Banca iniziò a far pressioni sul governo sugli sfratti.
A luglio di quell’anno, la banca chiese la fine degli sfratti chiedendo al governo di sospendere temporaneamente il processo LMAP fino all’introduzione di clausole di salvaguardia. La risposta del governo fu quella di chiudere del tutto il progetto a settembre adducendo il fatto che la banca poneva troppe condizioni al processo.
«Il dolore che la gente ha sofferto come risultato degli sfratti e dei seguenti spostamenti è chiaro al gruppo» concludeva l’ispezione. «Il gruppo non ha trovato alcun dato che attesti che la Banca abbia posto questo problema col governo o col gruppo del progetto fino al 2009 quando la situazione si era già tanto deteriorata da non poter fare nulla».
Il rapporto notava che il gruppo di gestione doveva essere ben cosciente che il progetto era un potenziale imbarazzo per la Banca Mondiale.
«Sfratti forzati non sono cosa nuova in Cambogia e … sono soliti a Phnom Penh molto prima della preparazione del progetto.» dichiarava il gruppo di ispezione. «Dal momento che il progetto includeva grandi insediamenti urbani .. questo era un rischio significativo per la reputazione della Banca Mondiale.»

Da parte sua la banca ha accettato molte delle conclusioni del gruppo, accordando che gli abitanti attorno al lago «hanno sofferto seri danni» e che le misure di salvaguardia che avrebbe dovuto proteggerli «non sono state all’altezza delle aspettative».

Ma nella sua risposta ufficiale a quanto trovato dal gruppo di ispezione, la banca notava che sono le autorità cambogiane e i costruttori che portano avanti gli sfratti.

«Le mancanze della banca non hanno né creato né esacerbato il rischio di sfratto oltre il rischio che sarebbe esistito senza il progetto stesso.» dichiarava la Banca.

Nel frattempo il governo continua a sostenere che l’area è di diritto area statale e che i residenti hanno una adeguata ricompensa.
La Banca Mondiale sta promettendo ora di affrontare la situazione cercando un confronto di alto livello con le autorità cambogiane per offrire «opportunità sociali e economiche» alle famiglie interessate. Usando altre parole la banca spera di aiutare gli abitanti del lago di Boeung Kak dopo il loro sfratto.

Ma non è chiaro quanto lontano andranno queste misure. Il governo ha reagito con freddezza alle proposte della banca sin dalla cancellazione del progetto 18 mesi fa. In risposta alla pubblicazione del rapporto del gruppo di ispezione, un portavoce del ministero affermava, secondo quanto pubblicato su Phnom Penh Post, che la Banca Mondiale stava «violando la sovranità cambogiana» con la sua critica.

La banca notava in risposta al gruppo di ispezione: «Non c’è stato virtualmente alcun progresso sulle più significative azioni proposte.»
Uno degli avvocati difensore dei diritti degli abitanti di Boeung Kak dice che la banca deve rivalutare il mod in cui aiuta la gente che può essere stata colpita dai suoi progetti.

«Ora forse è troppo tardi, dal momento he il rapporto tra la banca e il governo è avvelenato» dice David Pred di Bridges Across Borders Cambogia «Quando si ha davanti un governo come il cambogiano che non risponde alla propria gente e non vuole l’assistenza della banca per alleviare le sofferenze della gente che ha colpito, allora la banca ha poco a cui ricorrere.»

Ma sembra che la Banca Mondiale si troverà di fronte a questo esatto dilemma prima di quanto non voglia. Dal momento che il progetto LMAP è concluso la banca ha rivisto quanto fatto in Cambogia e ha identificato 8400 famiglie, oltre i residenti del lago, che corrono il rischio potenzialedi sfratto o sono a rischio di spostamento in altre aree in cui il progetto LMAP è stato attivo.

Nel frattempo, la situazione resta incerta per le famiglie di Boeung Kak. Le autorità stanno spingendo le famiglie a sistemare la loro richiesta di ricompensa. Per quelli che non accettano, l’avviso di sfratto di marzo avvisno che «le autorità non saranno ritenute responsabili per qualunque perdita o distruzione di proprietà.

Ly Chan ha deciso di non tentare la fortuna. Con la paura di non ottenere nulla se non si accorda, la donna di 59 anni ha segnato con il suo pollice sulla lettera dicendosi d’accordo a lasciar perdere la sua pretesa sulla casa. Dice che ha trovato un piccolo appezzamento di terra a dieci chilometri dalla città, ma non è sa come farà a guadagnare qualcosa lei o la famiglia.
«Non voglio spostarmi in un nuiovo posto ma non ho scelta.» dice ridendo piano «non posso dire no al governo»

Una brezza del lago entra per la porta mentre se ne sta rannicchiata nella sua casa al secondo piano. Il bucato steso a balcone è il solo segno di vita. La famiglia al primo piano distrusse le pareti quando se ne andarono a febbraio lasciandosi alle spalle uno scheletro che cade dove ora vive abusivamente un pescatore senza casa con la sua famiglia.

La maggioranza dei vicini di Chan se ne sono andati. Su questa costa orientale del lago, il terreno è sparso di disegni di mattonelle vecchie al popsto delle case che un tempo si erigevano lì.

Irwin Loy, apparso su Irwinloy.com

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