CAMBOGIA: La storia appartiene a tutti

Listen to this article

La storia appartiene a tutti è la riflessione dello storico Milton Osborne sulla situazione in Cambogia dopo le elezioni di luglio 2013 mentre lo scontro tra il primo ministro Hun Sen e il capo dell’opposizione Sam Rainsy si fa sempre più caldo ed il rischio di una repressione violenta non è affatto remota. Si ripropone qui un articolo di Milton Osborne, storico famoso della Cambogia, inframmezzato da una lettera di Dy Khamboly al Phnompenhpost in cui si mette in guardia dal rischio di politicizzazione della storia, espressamente richiamato dall’articolo di Osborne in un link.

La storia appartiene a tutti

Continua il confronto teso del dopo elezioni a Phnom Penh che questa settimana ha ricevuto la visita del ministro degli esteri cinese, Wang Yi, per “incoraggiare i legami bilaterali e la cooperazione tra i due paesi. L’evento sottolinea l’importanza del commento che Youk Chhang, il rispettato presidente del Centro di documentazione della Cambogia (DC-Cam), che dice: “La Cambogia è presa nel mezzo dalla tigre, la Cina, ed il coccodrillo, il Vietnam, e ha bisogno di trovare una sua posizione”.

L’ultima campagna elettorale è stata importante anche per l’estensione di vecchie ferite che sono state riaperte, dal momento che Sam Rainsy ed i suoi colleghi di partito del CNRP hanno provato a descrivere il primo ministro Hun Sen e il CPP come macchiato dai loro legami e dalle politiche verso il Vietnam.

La forza di questa osservazione riceve ulteriore enfasi dal commento profondo di un altro scrittore legato al DC-Cam, Dy Khamboly, autore della prima storia del periodo dei Khmer Rossi ad essere ammessa nelle scuole cambogiane. L’autore ha esposto alcuni dei pericoli associati con la riscrittura del passato per focalizzarsi sui presunti mali dei Vietnamiti piuttosto che guardare in faccia la storia dei Khmer Rossi.

(NdT) “Le elezioni nazionali del 2013 mettono la storia dei Khmer Rossi sotto una luce cattiva attraverso la risorgente politicizzazione della storia, del diniego del genocidio e dell’incitamento razzista. Tirare la discussione della storia moderna del paese dentro la politica porterebbe alla divisione sociale, alla classificazione politica e alla violenza. Il partito al governo del CPP e quello di opposizione CNRP hanno usato la retorica dei Khmer Rossi come una strategia per conquistare il voto della gente. Mettere in luce i crimini dei Khmer Rossi e promuovere la guida del CPP come salvatori della patria è sempre stata la strategia fondamentale del CPP dato che tutte le famiglie hanno almeno un loro membro che è morto o è scomparso in quel periodo. La sofferenza del popolo in quel momento è importante e il giorno della liberazione del 7 gennaio del CPP risuona della spinta essenzialmente politica del partito sin dal 1979. Con questa retorica il CPP ha aumentato incredibilmente i suoi seggi dai 51 del 1993 ai 90 del 2008.

Da allora il CPP ha potuto rafforzare il suo potere esclusivo….

Il partito di opposizione di Sam Rainsy (SRP) divenne la sola grande sfida al CPP nel 2008 senza poter però poter portare ad un cambiamento importante. Comunque il forte declino del CPP a 68 seggi suggerisce che la retorica dei Khmer Rossi non funzioni al momento dove molti giovani senza esperienza personale con quell’era sembra essere appassionata per un cambio di guida dando sostegno al partito di opposizione.

Allo stesso tempo è emerso in modo senza precedenti un senso di negazione del genocidio. Un vocale esponente di opposizione come Kem Sokha ha commentato ad una manifestazione pubblica che proprio l’esistenza della prigione di Tuol Sleng è una scenata e che la prova della tortura e delle esecuzioni dentro il famoso centro erano state costruite dal Vietnam per giustificare l’invasione della Cambogia.

Sebbene il commento sia stato poi ritratto, ha fatto molto arrabbiare le vittime dei Khmer Rossi, specie chi è sopravvissuto a Tuol Sleng come Chum Mey, che ha accusato Kem Sohka di insultare le anime dei morti facendo risentire la sofferenza di chi è sopravvissuto e distorcendo i fatti storici.

Il capo dell’opposizione Sam Rainsy, in modo simile, ha attaccato il CPP legandolo a varie istanze non popolari legate al Vietnam e ai Khmer Rossi. La sua strategia era di illuminare la gente sulle istanze di flussi incontrollati in entrata di Vietnamiti che sarebbero ancora in atto.

Questa accusa crea una congettura antica tra i cambogiani di una morsa vietnamita sulla politica e gli affari interni cambogiani, dei contesi posti di frontiera e delle recenti irregolarità elettorali in cui avrebbero preso parte anche elettori vietnamiti e le contro argomentazioni che il giorno 7 gennaio è il giorno dell’invasione vietnamita. Forse i discorsi di Sam Rainsy hanno iniettato un sentimento di odio contro i vietnamiti nei media sociali che influenzano molti giovani elettori. La sua retorica forse ha galvanizzato fino a poter portare alla violenza, sebbene non siano state queste le sue intenzioni.

La Cambogia ha attraversato vai regimi politici e grandi trasformazioni sociali dal colonialismo francese alla monarchia costituzionale attuale, le cui strutture di questi regimi sono state sempre gerarchiche, centralizzate e fortemente dipendenti dal carisma degli individui. Mai un forte sistema democratico da abbracciare e rafforzare. Attraverso questi regimi e transizioni il popolo cambogiano ha sviluppato una forte resilienza e il potenziale per costruire il benessere e la nazione.

Se si vuole dare alla Cambogia dei forti principi democratici, il governo secondo la legge e un rispetto per i diritti umani, si deve smettere di politicizzare la storia, e dare istruzione ai 3,5 milioni di giovani che sono nati dopo i Khmer Rossi. Senza lo studio scientifico e la ricerca i nostri giovani perderanno la possibilità di conoscere la propria storia. Si deve dare loro la possibilità di studiare, analizzare e valutare la loro storia in un modo che renderà istituzionale una cultura che apprezza i diritti umani, la democrazia e il governo della legge. Empatia storica, tolleranza e perdono sono i fondamenti di credo importanti per una democrazia che esce da un conflitto….

Togliere la storia dei Khmer Rossi dalla cattiva luce della politica attraverso l’istruzione rappresenta il primo passo in questo sforzo. Quella storia è innegabilmente la nostra storia appartiene a tutti i cambogiani come pure il genocidio.”

Questa è un’istanza molto delicata che ha influenza sia sulla prontezza di Sam Rainsy e del CRNP a denunciare l’influenza vietnamita in Cambogia sotto il governo di Hun Sen, sia sulla realtà di quello che accadde mentre i Khmer Rossi erano al potere. Il momento più acuto, uno che ha attirato l’attenzione internazionale, è stata l’affermazione fatta a maggio da Kem Sohka secondo cui S-21, il centro di sterminio di Tuol Sleng, era una montatura vietnamita messa su per giustificare la sua invasione per cacciare il regime dei Khmer Rossi nel 1979.

Mentre Kem Sokha ha provato a ritrattare questa ridicola accusa, i candidati del CNRP, e meglio ancora il suo capo Sam Rainsy, hanno affermato che HunSen era responsabile per un flusso non documentato di immigrati vietnamiti ed era pronto ad accettar le pretese ingiustificate vietnamite di suolo cambogiano. E Sam Rainsy non ha esitato a riferirsi ai Vietnamiti in modo regolare un un termine profondamente spregiativo, yuon.

Certo non si può valutare fino a che punto queste affermazioni abbiano avuto un ruolo nella crescita elettorale di CNRP, ma non c’è dubbio che un’antipatia etnica profonda verso i vietnamiti fa parte della mentalità di tanti, forse la maggioranza dei cambogiani, a causa del risentimento che risale a secoli passati. Ancor di più, giocare la carta “vietnamita” pone reali problemi per la visione del passato che Hun Sen e i suoi amici desiderano presentare: che la Cambogia fu salvata dai Khmer Rossi dai Vietnamiti nel 1979.

Così la storia entra in gioco nella Cambogia contemporanea ed in modo molto complesso.

Come suggerisce Dy Khamboly, la spinta del CNRP potrebbe portare a non confrontarsi con la realtà del periodo dei Khmer Rossi e delle azioni che i cambogiani fecero contro i loro compatrioti. Eppure Hun Sen ha con insistenza discusso che i cambogiani “dovrebbero seppellire il passato” mentre si mantiene un legame stretto con Hanoi. Allo stesso tempo ha sviluppato con la Cina una delle più forti relazioni della Regione. Qui anche la storia aggiunge un pezzo disturbante al dibattito contemporaneo. Perché nel periodo dei Khmer Rossi Pechino era il più stretto alleato della Cambogia Democratica, e manteneva un migliaio di consiglieri presso il regime di Pol Pot.

Non ci possono essere vincitori in queste guerre di storia. La Cambogia oggi, proprio come lo è stato per due secoli, è troppo debole per determinare il proprio destino senza un sostegno esterno.

Sebbene per tantissime ragioni il regime di Hun Sen sia stato aperto alle critiche negative, il tentativo di mantenere buone relazioni con Hanoi e Pechino è stato un tentativo di successo in modo sorprendente. Si è tentati di dire che l’approccio di scontro di Sam Rainsy verso il Vietnam, dovesse mai ritrovarsi al potere, richiamerebbe Pechino, sulla base del fatto che “il nemico del mio nemico è amico.” Ma questo sembra un giudizio troppo superficiale.

Quello che è chiaro che per un qualunque governo cambogiano dare al Vietnam il ruolo di un nemico è una politica pericolosa contro un vicino ancora più pericoloso. Non solo una tale politica richiamerebbe la vendetta vietnamita, ma corre il rischio che la propria minoranza etnica vietnamita diventi un obiettivo di violenze come accaduto già in passato.

Milton Osborne, The interpreter

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ottimizzato da Optimole