CAMBOGIA: Le condizioni di lavoro nell’industria di abbigliamento

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L’industria dell’abbigliamento cambogiana rappresenta il 90% delle esportazioni del paese ed impiega più di 300 mila lavoratori, dopo essere sopravvissuta alla crisi globale finanziaria del 2008 nonostante qualche flessione.

Ma nonostante il suo contributo vitale all’economia, il settore dell’abbigliamento ha visto la critica secondo cui è riuscita a mantenere la competitività globale solo a spese della forza lavoro, incapace cioè di fornire migliori condizioni di lavoro e di paga.

Infatti la paga oraria da statuto della Cambogia è la più bassa della regione del Mekong.

Lo scorso anno più di 200 mila lavoratori del settore abbigliamento hanno scioperato per protesta contro le loro condizioni immiserite di lavoro, mentre il governo rispondeva ricordando ai datori di lavoro di applicare strettamente me misure di sicurezza occupazionali richieste dalla legge.

Per mettere in luce le richieste dei lavoratori del settore, il gruppo Asia Floor Wage ha organizzato il primo Tribunale popolare sul salario minimo per vivere e per condizioni decenti di lavoro agli inizi di febbraio. Era anche il primo consesso nell’area Asia Pacific che vuole stabilire uno standard sul problema della paga equa per il settore manifatturiero e in particolare per rafforzare il potere di contratto delle lavoratrici all’interno della catena di rifornimento globale.

Oltre l’istanza del salario il tribunale ha anche discusso della crescita allarmante di incidenti di svenimenti di massa in molte industrie dell’abbigliamento. Nel solo 2011 il sindacato ha denunciato che 2300 lavoratori sono svenuti in cinque industrie. Indagini iniziali hanno rivelato che molti lavoratori soffrivano di bassi livelli di glucosio nel sangue, malnutrizione, disidratazione e troppo lavoro. Il governo poi ha confermato che gli svenimenti erano attribuibili alle cattive condizioni di lavoro in molti stabilimenti.

Durante i lavori del tribunale i lavoratori ricordavano di aver lavorato da 12a 14 ore al giorno mentre erano a contatto con forti agenti chimici in ambienti poco ventilati. Per molte lavoratrici inoltre si dovevano considerare alcune ore di viaggio in piedi in mezzi sovraffollati per raggiungere il lavoro.

Per impedire il ripetersi degli svenimenti i datori di lavoro hanno solo bisogno di rispettare le politiche di salvaguardia della salute del lavoro. Specificatamente dovrebbero insegnare ai lavoratori come trattare le sostanze chimiche e le apparecchiature elettriche in modo adeguato. Inoltre i lavoratori dovrebbero avere tempo per riposare nei fine settimana, mentre tutti i periodi di straordinario nei periodi di punta della produzione dovrebbero essere fatti secondo le norme legali.

Il tribunale ha potuto dare un’articolazione alle richieste dei lavoratori del settore abbigliamento, ma le proposte di riforma devono essere portati con forza al governo e ai clienti internazionali delle industrie Cambogiane.

Alcuni anni fa ci fu un grido di biasimo unitario nel mondo per l’impiego di bambini nelle infami lavorazioni del sudest asiatico, tanto alto da riuscire a costringere le compagnie occidentali, i compratori e i governi locali ad impegnarsi nel lottare contro le pratiche inique di lavoro. Oggi i consumatori dovrebbero in modo simile essere informati che le compagnie di abbigliamento riescono a tagliare i prezzi dei beni a spese della salute dei lavoratori cambogiani

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