CAMBOGIA: L’Otto Marzo in Cambogia

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Due settimane fa, la diciassettenne Phally scese dal bus che giungeva da Phnom Penh, camminò verso la statua di Ta Dambog nella città di Battabang e crollò. Dopo le violenze giornaliere, lei è un’altra cameriera erano riuscite a scappare dalla villa di un miliardario che era stata come una prigione per dieci anni.

Il caso di queste due ragazze scappate col corpo pieno di ferite e di graffi dalla magione del miliardario Veng Lyphytech era estremo, ma secondo gli assistenti sociali per nulla unico.

Sin dal 1994 il governo cambogiano ha designato la giornata dell’ otto marzo come una festa nazionale pagata in riconoscimento della Giornata Internazionale della donna.

Ma i lavoratori domestici, che in Cambogia sono per lo più donne, beneficiano ancora poco sia del giorno libero o dei diritti più vasti e del cambio positivo per le donne che il giorno rappresenta.

otto marzo
HRW

E sebbene la violenza contro le cameriere cambogiane all’estero abbia attirato una attenzione importante dal governo e dai media negli ultimi anni, i problemi dei lavoratori domestici nei confini del regno sono stati largamente nascosti dagli occhi del pubblico, nascosti dietro le mura e protetti dalla legislazione del lavoro.

Nel caso delle due ragazze “Ogni volta che non riuscivano a finire i lavori nella magione, la matrona li picchia sempre” dice Hang Sayon, direttore del gruppo di indagini del gruppo contro il traffico umano SISHA che gestisce il caso delle ragazze. “Talvolta le schiaffeggiava, e le torturava con fili elettrici, e le pizzicava sulle spalle, sulle gambe. Talvolta usava anche le pinze sulle lor gambe.”

Sayon racconta che secondo una delle vittime “erano solo in due a lavorare lì, e quindi dovevano fare tutto nella casa, dal cucinare, al pulire al fare il bucato. Persino fare il bagno ai 19 cani ogni giorno.”

Sembra che una delle ragazze abbia sviluppato un qualche problema mentale per le percosse subite dalla moglie del miliardario che la picchiava ripetutamente con la scopa in testa, aggiunge Sayon.

Da questo caso terribile il risultato positivo è stata una maggiore presa di coscienza nel paese di tali problematiche, ed apre qualche spiraglio di speranza per i casi futuri.

“La storia ha commosso tanta gente, e credo che questo è il perché nei social media ha trovato molti riscontri. Qui” dice Meldrum, direttore di SISHA. “Tanta gente hanno amici, parenti he lavorano nelle grandi magioni a Phnom Penh o Sihanukville o Siem Reap. Ci sono probabilmente migliaia di bambini , forse decine di migliaia che lavorano in queste case”.

Mentre la maggioranza dei lavoratori domestici non si trova a vivere condizioni tanto estreme come le due ragazze attualmente col SISHA, hanno poche delle protezioni e dei diritti promessi ai lavoratori delle fabbriche, a chi lavora nel turismo e agli altri nei settori informali, dice Moeun Tola del Comunity Legal Education Centre. Dopo le promesse espresse alla convenzione dell’ ILO incluso ore regolari, il giorno libero e la paga minima, il governo cambogiano non ha ancora ratificato la convenzione 189 del 2011, lasciando i lavoratori domestici spesso al lavoro oltre le dodici ore al giorno, per tutta la settimana, con una paga decisa dal padrone della casa.

Il ministro del lavoro non ha mai risposto alle inchieste promosse dalle ONG sulla situazione della convenzione 189, come pure non trovano risposta le richieste poste dai giornali. Secondo il gruppo del Cambodian Domestic Worker Network (CDWN) queste petizioni possono servire.

Attraverso incontri tenuti varie volte in un mese a Phnom Penh ed una serie di eventi che hanno portato alla giornata Internazionale della Donna, il CDWN ha informato i lavoratori domestici sui loro diritti e ha attirato molti nuovi membri, ha detto Chum Chamm del CDWN che ha fatto già 140 adesioni nuove dalla sua formazione a novembre scorso.

Un nuovo membro, Sok Thea di ventitré anni, ha detto di essersi unita all’organizzazione perché scontenta del proprio lavoro che va avanti da sei anni a Phnom Penh, dove bada ad un bambino e fa i lavori domestici dodici ore al giorno. “Devo stare tutto il giorno dentro la casa e non ho molta libertà di riposarmi perché ho paura di quello che mi possono dire” ed aggiunge che la sua paga mensile è appena 50 euro oltre a 15 euro per l’affitto.

Il problema dei lavoratori domestici è la invisibilità che il CDWN si trova di fronte se vuole attrarre nuovi membri, specie quelli che vivono nelle situazioni più violente.

“Talvolta vengono a sapere di noi ma non possono venire agli incontri perché lavorano sette giorni su sette. Devono mentire ai padroni di casa per andare. Devono dire che stanno andando nella provincia per visitare la famiglia. Altrimenti non li lascerebbero andare per paura che poi richiederebbero quello che spetta loro.” dice Chamm.

La vice presidente Yim Sothi dice di comprendere molto bene le pressioni che possono scoraggiare le lavoratrici ad unirsi all’organizzazione. Oltre un decennio prima, lavorando come domestica in una casa di un ufficiale di alto rango del governo, Sothy fu per essere violentata varie volte dai familiari di questa personalità. “Il fratello cercò di violentarmi varie volte ma per fortuna la sorella del mio capo mi aiutò perché dormivo con lei nella stanza quando l’uomo entrò.”

Meltrum della ONG SISHA racconta che le attuali indagini della polizia sulla famiglia del miliardario Veng Lyphytech davano speranza alla fine dell’impunità delle famiglie con connessioni in tali casi di violenze. C’è già un mandato di arresto per la moglie di Lyphytech, Ly Pov, che si crede sia la principale persona sotto accusa. “Se una delle famiglie più ricche in Cambogia può essere messa sotto accusa in questo modo, allor chiunque potrà essere portato in tribunale per questo” dice Meldrum.

Justinee Drennan, PhnomPenhpost.com

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