CAMBOGIA: Sam Rainsy e la pelle della democrazia cambogiana

rainsyIl capo dell’opposizione cambogiana Sam Rainsy, dopo essere stato ai margini della politica cambogiana per quasi 4 anni, riprenderà venerdì prossimo il proprio posto al centro del palcoscenico politico al suo ritorno in Cambogia prima delle elezioni del 28 luglio prossimo.

Sam Rainsy, che è presidente del partito di opposizione CNRP (Partito della salvezza nazionale della Cambogia) ha vissuto in esilio in Francia per evitare una condanna ad 11 anni di carcere per diffamazione ed altre accuse in correlazione ad una bravata politica nel 2009 in cui divelse un segnaposto di frontiera con il Vietnam. Lo scorso venerdì il re cambogiano, su proposta del premier Hun Sen, ha concesso il perdono reale permettendo al capo di opposizione un ritorno in paria senza la paura di essere arrestato e di partecipare alla campagna elettorale che mira a disarcionare dal potere il primo ministro più longevo al mondo, Hun Sen.

Il perdono reale è il culmine di una campagna di Rainsy presso le capitali occidentali con cui ha cercato per anni di tenere la Cambogia sull’agenda politica internazionale. All’arrivo delle elezioni i suoi sforzi cominciano ad essere ripagati.

Nei mesi scorsi il dipartimento di stato americano ha attaccato di frequente la Cambogia per svariati problemi nel suo processo elettorale, dall’assenza di Rainsy all’espulsione dal parlamento di 28 parlamentari di opposizione, al divieto per le radio straniere di trasmettere le informazioni dalla Cambogia, divieto poi cancellato. Resta in piedi un divieto separato di trasmettere le elezioni cambogiane a 5 giorni dal giorno finale.

Lo stesso Parlamento americano ha accresciuto la pressione quando ha chiesto per bocca dei senatori Graham e Rubio di congelare l’aiuto americano alla Cambogia se le prossime elezioni non dovessero essere “credibili e competitive”. Una risoluzione simile è stata portata avanti nel congresso dove Dana Rohrabacher, alleato storico di Rainsy, ha denunciato Hun Sen come “corrotto, vizioso che tiene da anni il paese in una morsa” Un altro politico ha detto che “Hun Sen ha fatto il suo tempo”.

L’uomo forte, il più longevo in Asia, ha ovviamente piani differenti. Salì al potere nel 1985 insieme al suo CPP e da allora gode di un sistema giudiziario arrendevole e dell’amministrazione di governo, u monopolio assoluto sulla presenza nei media, sostegno di esercito e polizia e il sostegno finanziario di un gruppo di finanzieri amici.

Ad ogni elezione nazionale il CPP ha accresciuto la propria forza sin dalle elezioni sostenute dall’ONU nel 2003 e nel 2008 vincendo 90 dei 123 seggi e controllando la nomina della Commissione elettorale nazionale. HunSen, nonostante il ritorno di Rainsy, vincerà di nuovo e con un bel margine di voti.

Il partito non si è risparmiato affatto nelle spese della campagna elettorale ed ha monopolizzato lo spazio con le bandiere blu del partito ed inviando propri attivisti per le strade della capitale. Agli inizi del mese ha prodotto prontamente un video che presentava la stella del Karaoke Nop Panharith che mescolava i sermoni sulla guida da pugno di ferro di Hun Sen alle riprese di Angkor Wat e di riprese aeree dei giovani del partito che formavano un gigantesco 4, la posizione sulla scheda elettorale, sul tetto della Canadia Bank a Phnom Penh.

Il CPP nonostante i media appena scoperti ha mantenuto il proprio messaggio semplice, sottolineando il ruolo del CPP nel cacciare il regime dei Khmer Rossi, nel forgiare la pace e e nel creare un periodo di crescita impressionante. Per la stragrande maggioranza dei cambogiani che vivono nelle campagne resta un discorso convincente, accresciuto dai ricordi degli orrori e dalle paure risuscitate che il paese possa in qualche modo ritornare nel caos.

In un’indagine statistica di inizio anno condotta dal International repubblican Institute il 79% degli intervistati credeva che il paese si muoveva nella giusta direzione, mentre il 74% salutava come una conquista del partito la costruzione di strade. Per una gran parte dei cambogiani la politica resta un caso di “prima il riso, poi la democrazia” per citare Bertold Brecht.

Ma il panorama politico comincia a cambiare. Nelle prossime elezioni dei 9,5 milioni di elettore 3,5 saranno giovani tra 18 e i 30 anni e di questi 1,5 milioni voteranno per la prima volta. Questo vuol dire che metà della popolazione cambogiana non ha memoria degli orrori dei Khmer Rossi che governarono il paese dal 1975 al 1979.

Ne consegue che il partito di opposizione CNRP, formatosi dall’unione del partito di Rainsy e il partito dei diritti umani fondato nel 2007 da Kem Sokha, spera che saranno più aperti ad una campagna elettorale attenta alla corruzione e al lavoro. “I giovani sentono che è il loro futuro ad essere sfidato qui. “ dice Long Botta, ex ministro dell’istruzione che corre come candidato CNRP nella provincia occidentale di Battabang. “Le cose sono cambiate per la maggior parte i loro. C’è tanta eccitazione.”

Il CNRP a causa della mancanza di fondi ha costruito la propria campagna attorno al mantra alla Obama “cambiamento o no?” che ha preso i giovani sostenitori del partito il quale spera anche di capitalizzare sullo scontento legato alla confisca di terre col sostegno dello stato. Si conta che abbia colpito 300 mila persone nel paese sin dal 2003 e che si è ingigantito sin dalle scorse elezioni del 2008.

Ci sono segni di preoccupazione del partito sulla sua stretta sul potere. Nonostante una convincente vittoria alle elezioni comunali nel giugno 2012, il partito subì qualche inattesa sconfitta nel suo cuore rurale. Per ammorbidire le preoccupazioni Hun Sen organizzò un gruppo di studenti volontari pagati che hanno girato per il paese dando nuovi titoli di proprietà ai cittadini colpiti. Nella prima metà del 2013 ha partecipato all’inaugurazione di 22 pagode molte delle quali localizzate in molti “comuni persi”.

Nel parlare agli agricoltori ha messo in guardia apertamente che, se dovesse perdere il potere, terminerebbero i benefici del governo del CPP, come i progetti infrastrutturali e la protezione del buddismo. “Se la gente non ci vota saremo sconfortati e smetteremo di dare” disse durante l’inaugurazione di un strada a marzo. “Saranno eliminati tutti i progetti … persino uno come il pompaggio dell’acqua alle campagne arse”. In un altro momento ha messo in guardia del rischio di una guerra interna se l’opposizione dovesse vincere.

Nel contesto di un’elezione a breve il ritorno di Rainsy rappresenta una trappola e un’opportunità per l’opposizione. Alcuni credono che dando energia alla campagna del CNRP “darà una grande spinta al partito” come dice Lao Mong Hay “Questo partito ha generato quello che si può definire un movimento di massa per il cambiamento per tutto il paese e ha cominciato a guadagnare durante l’assenza del suo capo.”

Ma del ritorno di Rainsy potrebbe anche beneficiare il furbo Hun Sen che ha sempre avuto un occhio per la strategia. Elezioni sono un magnete per l’attenzione internazionale e con essa era sempre preferibile qualche tipo di accordo politico che assicurasse il ritorno di Rainsy per le pure apparenze. Ma sarà sostenuta l’attenzione dopo le elezioni?

Nel febbraio del 2006 dopo che Rainsy scappò dal paese per sfuggire alle denunce di diffamazione di Hun Sen e del suo partner di allora principe Norodom Ranariddh, ricevette un perdono reale e ritornò salutando un nuovo capitolo della storia cambogiana. Pochi anni dopo quando il CPP si assicurò una vittoria massiccia nel 2008, il governo strinse di nuovo le redini tirando giornalisti e politici di opposizione nelle corti. A seguito della sua figuraccia sul posto di frontiera nell’ottobre 2009 Rainsy ritorno forzatamente in esilio.

Gli osservatori ottimisti ritengono che ora le cose saranno differenti. “La pressione monta da molto tempo e sembra che l’America voglia dire affari” dice Lao Mong Hay. Ma la storia suggerisce qualcosa di diverso. Mentre Hun Sen ha controllato il potere negli scorsi 20 anni, ha usato il perdono reale per resettare lo status quo allentando la pressione dall’esterno e ottenendo concessioni politiche dai suoi rivali. Nel 2006 Rainsy diede una scusa pubblica a Hun Sen e Ranariddh in cambio del suo perdono. Ora è la legittimazione: la presenza di Rainsy è destinata a innalzare la credibilità di quello che resta una elezione seriamente compromessa.

Rainsy stesso ha avvisato che “il mero fatto del mio ritorno non crea una elezione libera ed equa per il paese”. Ma Hun Sen sa che la questione principale per i governi esteri non è se le elezioni saranno eque in assoluto, e nessuna dal 1993 lo è mai stata, quanto piuttosto se sono eque abbastanza.

Ou Virak, presidente del Centro Cambogiano per i diritti umani, ha detto in precedenza al perdono che stando alle pratiche dei governi stranieri, che hanno da tempo imparato a convivere con Hun Sen, ammetteranno delle irregolarità nel voto ma accetteranno probabilmente il risultato. “Secondo me i paesi donatori vedranno l’ingiustizia, la denunceranno, ma non prenderanno mai una posizione.”

Hun Sen ha abbassato le aspettative democratiche nei suoi venti anni di governo che la mera presenza di un capo dell’opposizione sul suolo cambogiano potrebbe essere abbastanza per superare la linea. E’ il ministro degli esteri Hor Namhong a dire che la mera presenza du Rainsy è essa stessa simbolo di elezioni libere ed eque.

Con o senza di lui, il danno reale di lungo termine per il CPP sarà mantenere il momento politico generato dalla sua propria propaganda. Hun Sen si caratterizza sempre più in termini super umani come genio militare, pensatore politico e uomo di meriti smodati che versano benedizione sulla gente.

E’ un mito che si può prolungare solo attraverso una vittoria elettorale di più grandi margini. Se Rainsy e il suo partito con nuovo vigore sarà capace di rosicchiare nella sua banca voti rurale del CPP, potrebbe essere che l’aura coltivata con attenzione di Hun Sen di invincibilità possa cominciare anche se impercettibilmente a scomparire. Se sarà questa la situazione, la scommessa del ritorno di Rainsy potrebbe essere valsa la pena.

Sebastian Strangio, asiatimeonline.com

 

Vedi anche  Anticorruzione e rischio esistenziale nella Cambogia di Hun Sen del 2020