CAMBOGIA: Sihanouk, la sua eredità. Un commento di Pavin Chachavalpongpun

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Per tutta la sua vita controversa ma colorita, Re Sihanouk, morto lunedì scorso a Pechino all’età di 89 anni, ha servito il suo paese in varie posizioni politiche, da monarca costituzionale a Primo ministro, presidente e capo in esilio. Il vice primo ministro cambogiano Nhik Bun Chhay ha detto: “Il nostro ex re è morto a Pechino di cause naturali. E’ una grande perdita per la Cambogia. Siamo molto tristi. Era un grande re che noi tutti amavamo e rispettavamo”. Era risaputo che Sihanouk soffriva di diabete, cancro e ipertensione per le quali malattie era sotto trattamento a Pechino.

Qual’è l’eredità che lascia al paese? Ha spesso reclamato di essere il volto dell’unità della Cambogia e di restare una forza patriottica contro l’intervento straniero. Da capo di stato di una nazione piccolina circondata da potenze maggiori, le sue scelte nella conduzione della politica estera erano per ammissione limitate. Ed alcune delle sue decisioni si sono dimostrate pericolosamente errate. Diede il suo sostegno ai Khmer Rossi e difese con forza il brutale regime nel mondo (???), cosa che ha immensamente macchiato la sua reputazione ed il suo prestigio.
Ora che se ne è andato, gli occhi sono puntati sul modo in cui suo figlio, Re Sihamoni, in favore di cui Sihanouk abdicò nel 2004, ridefinirà il ruolo della monarchia nella politica cambogiana. Benché sia definitivamente diminuito il ruolo della monarchia in termini di importanza politica, il suo status è ancora importante come uno dei fattori che sostiene il regime di Hun Sen. Sarebbe perciò interessante sapere come la perdita di una figura così enigmatica riformerà la politica cambogiana nel prossimo futuro.

Sihanuou salì al trono nell’aprile del 1941 dopo la morte di suo nonno Re Sisowath Monivong, nel periodo di colonizzazione francese del paese. Le armate giapponesi aiutarono i cambogiani ad emanciparsi dai padroni coloniali ma fu ripresa dalla Francia alla fine della seconda guerra mondiale. Nella sua lotta contro la Francia Re Sihanouk cercò rifugio in Thailandia almeno finché non fu garantita l’indipendenza alla Cambogia nel 1953. Tornò a casa da Re ma per poco tempo. Nel 1955 abdicò per la prima volta in favore del padre, Norodom Sumarit, decidendo di entrare in politica. Vedendo il declino di potere della monarchia Sihanouk ora da principe entra in politica formando il Sangkum Reastr Niyum , Partito socialista popolare, e partecipò alle elezioni del settembre 1955 vincendole. Sihanouk implementò varie politiche nazionali ed internazionali. Di certo sfruttò il nazionalismo cambogiano nel chiedere il sostegno della gente alle sue politiche.
Nel 1962 per esempio nella disputa costante sul tempio di Preah Vihar con la Thailandia, portò il caso alla corte Internazionale di Giustizia che decise in favore della Cambogia. Fu un successo per la sua statura politica ma, allo stesso tempo, peggiorarono le relazioni del suo paese con la Thailandia.
Sihanouk continuò a dominare la vita politica cambogiana almeno fino alla fine degli anni 60 che videro una sfida politica crescente da parte dei suoi oppositori e dalle pressioni politiche internazionali con gli americani che portavano avanti un bombardamento segreto e illegale del suo paese nel tentativo fallito di tagliare la strada del “Sentiero di Ho Chi Minh” delle armate nord-vietnamite che trovavano nel paese un rifugio.
Nel 1970 mentre Sihanouk viaggiava per il mondo, il primo ministro Lon Nol riuscì a far votare ai membri dell’Assemblea Nazionale la deposizione di Sihanouk da capo di stato e ad entrare a pieno titolo nel controllo della vita politica cambogiana rafforzando la propria posizione con i poteri dell’emergenza. E’ imperativo riconoscere che il governo di Lon Nol fu riconosciuto dagli USA come un controbilancio in favore dell’influenza americana rispetto alla posizione filocinese dello stesso Sihanouk.
Sihanouk fu costretto a rifugiarsi a Pechino dove fondò il Fronte Unito Nazionale della Khampuchea per rovesciare il governo di Lon Nol col sostegno dei Khmer Rossi. Si dice che tra i nuovi soldati dei Khmer Rossi c’erano tantissimi contadini indotti a pensare di lottare per il paese e non per il comunismo di cui avevano poca comprensione.
Sihanouk giocò una parte importante nel consolidamento del regime dei Khmer Rossi e disse persino nel 1979 “lottavo solo per l’indipendenza del mio paese anche se doveva essere comunista”. Negli anni del regime divenne un nuovo capo di stato simbolico sotto il regime di Pol Pot.

Nel 1978, con l’invasione vietnamita della Cambogia, fu installato il governo di Heng Samrin da Hanoi che reinventò il regno centenario in una repubblica. Sihanouk continuò a lavorare con i Khmer Rossi ad una piattaforma che minasse l’occupazione vietnamita e nominasse lui come presidente di un Governo di Coalizione della Cambogia democratica.
Dopo il ritiro delle truppe rimase immensa l’influenza del Vietnam sul paese e si formò un governo pro Hanoi guidato da Hun Sen nella Nuova repubblica popolare della Cambogia. Il conflitto tra i due schieramenti continuò per tutti gli anni 80. In fine i negoziati di pace tra i differenti gruppi politici giunse nel 1991 con la firma del Trattato di Parigi che fu seguito dalle lezioni sponsorizzate dall’ONU. Sihanouk tornò in Cambogia dopo più di un decennio di esilio. Nel 1993 divenne Re della Cambogia ancora una volta, ma con un ruolo molto cerimoniale visto il controllo che Hun Sen era riuscito a garantire attorno al suo potere.

Nel 2004 la salute del re peggiorò drammaticamente spingendolo a lasciare per sempre la politica con l’abdicazione. Il consiglio del trono selezionò suo figlio Sihamoni, figlio di Sihanouk e della regina Norodom Monineath. Con la salita al trono di Sihamoni sembra essere finita un’era di politica reale attiva come definita da Re Sihanouk dall’indipendenza della Cambogia.

Pavin Chachavalpongpun, Asia Sentinel

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