Direttore delle carceri filippine mandante dell’omicidio di Lapid

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Quando un sicario reo confesso ha ammesso alla polizia che l’ordine di uccidere il giornalista radiofonico Percival Mabasa, o Percy Lapid, è venuto da un direttore del BuCor, Ufficio generale delle carceri filippine, non era più una sorpresa.

Nella sua denuncia Joel Escorial diceva che un intermediario, un cittadino della sua Leyte in carcere nella prigione nazionale di Bilibid, NBP, gli aveva detto che un dirigente del BuCor aveva pianificato l’omicidio ed aveva chiesto a tre gruppi criminali di uscire i soldi per l’omicidio su commissione.

Bantag direttore delle carceri filippine
Direttore delle carceri filippine rappler

L’intermediario, ossia Jun Villamor, era stato assassinato dentro la prigione nello stesso giorno in cui il ministro dell’interno Benhur Abalos presentava Escoral alla stampa dopo che alcuni giorni prima si era arreso alla polizia.

Nella sua denuncia, Escorial disse di aver saputo da Villamor che ad ordinare l’omicidio era stato il capo del BuCor Gerard Bantag.

Bantag, laureato della Accademia della Polizia Nazionale Filippina del 1996, ha diretto il BJMP, Ufficio di Gestione delle Carceri filippine e Penologia, prima della nomina a direttore generale delle carceri filippine nel 2019.

Il BJMP è un’agenzia statale che dipende dal ministero dell’interno di Abalos, ma il BuCor dipende dal ministero della giustizia. Entrambi gestiscono chi ha violato la legge. Chi è a processo per reati penali è gestito dal BJMP, mentre i condannati sono spostati al BuCor.

Bantag era arrabbiato a morte con Mabasa che continuava ad attaccare il dirigente del BuCor di corruzione perché possedeva una villa lussuosa in un villaggio residenziale confinato ed una serie di automobili di lusso.

Bantag era anche stato collegato a delle morti misteriose di persone in carcere, alcune delle quali erano persone di alto profilo che si credeva fossero state liberate dal carcere ma che erano state uccise, come poi si è acclarato.

I racconti dell’orrore dentro il penitenziario nazionale delle Filippine hanno scioccato la gente, ma non erano cosa nuova e accadono sin dalla fine degli anni 80.

Ci ricordiamo l’omicidio di Jaime Ferrer, il ministro dell’interno del governo di Cory Aquino?

Quando fu ucciso vicino casa sua a Parañaque City, si attribuì l’omicidio ad una squadra di attacco della guerriglia comunista, Sparrow Unit, per la posizione fortemente anticomunista di Ferrer.

Ma un’indagine più approfondita rivelò che si permise ad un gruppo di condannati presenti nel NBP di lasciare il carcere per uccidere Ferrer. Ci fu una collusione profonda tra chi voleva Ferrer morto e alcuni ufficiali del carcere che usarono i condannati come sicari.

Qualche anno dopo il noto Eric Matti ne fece un film “On The Job” per descrivere un gruppo di sicari nel sistema carcerario, condannati che erano stati mandati ad uccidere l’obiettivo per tornare poi in cella.

Sono molti filippini che si riferiscono alla serie dei film On The Job, che vinse persino un premio all’estero dato all’attore John Arcilla, nel parlare di quello che accade ora nel BuCor.

Se i detenuti prima potevano uscire dal carcere per compiere omicidi, ora possono appaltare l’omicidio su commissione attraverso la rete criminale di amici al di fuori delle mura del carcere usando telefonini, vietati nelle strutture penitenziarie ma che sono facilmente introdotti di frodo.

Ci sono altre cose che i telefonini possono fare. Droga, alcol, birre ed articoli di lusso sono stati introdotti sotto il naso delle guardie e degli ufficiali. Sono state permessi il commercio sessuale ed altre forme di intrattenimento dentro il penitenziario.

Di recente, il generale in pensione Gregorio Catapang ha fatto vedere 7000 lattine di birra vendute a 1000 peso l’una, circa 20 euro, dentro il carcere. Armi, telefonini, droga ed altre cose di contrabbando sequestrate nel prigione nazionale di Bilibid hanno confermato un ricco commercio dentro il BuCor.

Era impossibile che Bantag e gli altri non avessero notato queste attività illegali. I suoi sostenitori hanno detto che l’ex direttore regionale del BJMP era “pulito” e “dalle spalle diritte”, ma se il ricco commercio accade sotto i suoi occhi non può pretendere di essere innocente.

La corruzione nel sistema carcerario è così diffuso e radicato che è necessario una ristrutturazione del sistema giudiziario.

Per prima cosa è inadeguato il numero di guardie carcerarie per gestire prigione nazionale di Bilibid, costruito per 6000 condannati ma che ha una popolazione di oltre 27000 persone private della libertà.

Il sovraffollamento ha costretto le guardie carcerarie ad usare gli stessi detenuti per controllarli sviluppando un sistema di bande che mettono in riga i propri membri ed impediscono le rivolte che non sarebbero gestibili.

Con il tempo si è modificata la relazione tra autorità del carcere e detenuti fino a confondersi in un legame di amicizia e familiarità nonché ad una opportunità di fare soldi.

Le guardie carcerarie non sono pagate anche in modo opportuno e non hanno un piano pensionistico del governo spingendo così tanti a fare affari con i detenuti. Diventa così facile vendere una birra per 1000 peso o 300mila peso, 6000 euro, per un iphone.

Sin dai tempi di Cory Aquino quando l’omicidio Ferrer mise in mostra i segreti oscuri nel NBP, i dirigenti del BuCor hanno promesso di ripulire il sistema carcerario, ma la corruzione si è radicata così nel profondo da necessitare più di una trasformazione ed una ristrutturazione dell’intero sistema.

Sia la costruzione di carceri molto più grandi in un nuovo sito o la decongestione del NBP creando strutture carcerarie regionali potrebbero aiutare a gestire il sovraffollamento. Ci sono due enormi strutture costruite sotto l’ex presidente Duterte da usare come grandi siti di riabilitazione a Luzon e Mindanao che non sono però usate.

Il BuCor potrebbe usare queste strutture temporaneamente mentre si faranno le nuove strutture carcerarie sull’isola di Mindoro, ma al momento la cosa più urgente è di fermare le attività illegali dentro al prigione nazionale di Bilibid.

Sarò difficile per la gente nei penitenziari voltare pagina se le autorità carcerarie continuano a sfruttarli e a commettere abusi. Molti di questi detenuti non sono davvero criminali abituali ma sono stati trasformati in armi pericolose e criminali incalliti da un sistema marcio.

Ora è il momento di riformare la struttura carceraria e il sistema penale corrotto ed inefficace del paese, e deve iniziare con la comunità, la polizia, l’accusa, i tribunali ed infine il sistema delle carceri filippine.

Ma il sistema è tutt’altro che perfetto ed ogni stadio ha i suoi unici problemi. Forse la riforma dovrebbe iniziare dal capo. Ed i capi devono essere visti come integri e dedicati alle riforme aiutando ad ispirare gli altri condurre in modo esemplare.

Manny Mogato, Pressone

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