Cebu City, il cuore dell’epidemia di HIV nelle Filippine

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Nel 2014 HIV/ AIDS Registry di Cebu City riportava che il 74% del 1366 infezioni da HIV erano dovute alla condivisione dell’ago.

Le mani dello spacciatore si muovono velocemente nel dispensare piccoli contenitori dalla cintura dei suoi pantaloncini, le cui tasche frontali sono gonfie di monete e banconote di piccolo taglio. Dalle tasche posteriori consegna o preleva siringhe. Ogni tanto si asciuga il sudore con la maglietta appoggiata sulle spalle.

La baracca dove lavora, uno spazio angusto che scoppia di persone, è uno dei tanti posti a Cebu City dove la gente si raduna per comprare ed iniettarsi antidolorifici usati come narcotici come Nubain. Li chiamano “gallerie di iniezione”. In questa particolare galleria una piccola capsula in vetro da 1mL costa 150 peso, 3 euro. Per chi ha maggior problemi economici, lo spacciatore può sparrgli un singolo schizzo per 20 peso, 50 centesimi. Chi invece si porta la propria attrezzatura devono solo pagare una tassa per farlo nella galleria, 5 o 10 peso.

cebu city tra droga e HIVUn ago non usato si vende per 20 peso, ma pochi che sono passati per la galleria di iniezione hanno scelto di prenderne uno. Lo spacciatore dà anche un servizio gratis di “aghi di servizio”, siringhe nuove e poco usate a rotazione che chiunque dei clienti può usare. Accade che gruppi di clienti si dividano il costo del Nubain tra loro e condividano l’uso dell’ago di servizio. Il ministero della salute filippino dice che la tipica galleria di iniezione ha da tre a cinque aghi di servizio a rotazione, ognuno dei quali può essere usato fino a sei volte, prima che diventi troppo smussato. Secondo il capo dell’unità di sorveglianza dell’HIV Genesis Samonte, un ago usato può infettare da quattro a sei persone di HIV o di epatite C.

Secondo gli esperti sanitari sono proprio queste gallerie di iniezione responsabili per l’alto tasso di incidenza del HIV a Cebu City, uno dei luoghi filippini che già si trova a combattere con forza il virus. Anche se nel mondo le nuove infezioni sono scese sono in crescita nelle Filippine, dove tranne che a Cebu City la crescita è data dai contatti sessuali piuttosto che dalla droga.

Ad ottobre il ministero della salute riportava 29079 infezioni da HIV nel paese. Oltre 24 mila erano stati scoperti negli ultimi cinque anni. A questo tasso si prevede che il numero di infezioni potrebbe raggiungere 133 mila nel 2022.

Ma la prevenzione del HIV è difficile da fare a Cebu City che ha tanti posti per iniettarsi Nubain o “milkshake”, una miscela di Nubain ed eroina da crack, ma ha pochi posti per avere aghi puliti.

Nel 2014 HIV/ AIDS Registry di Cebu City riportava che il 74% del 1366 infezioni da HIV erano dovute alla condivisione dell’ago. Il ministero stima che oltre il 50% dei quasi 6000 di chi fa uso di droga per vena a Cebu City e paesi vicini sono positivi al HIV. Il problema delle siringhe per strada sta diventando un problema di salute pubblica.

Sin dal primo caso riportato nel 1984 di HIV nelle Filippine, il paese è rimasto a bassa incidenza che vuol dire che meno del 1% dela popolazione è infetta da HIV. Persino con un basso uso dei preservativi ed una considerevole popolazione che lavora all’estero, fattori che contribuiscono a tassi più alti di HIV, il dipartimento sanitario registrava solo 2410 nuove infezioni tra il 1984 e 2005.

Di conseguenza HIV non era una delle priorità sanitarie pubbliche fondamentali nei primi anni del virus, mentre il governo focalizzava i propri sforzi e finanziava altre malattie infettive come tubercolosi e malaria. Fu solo nel 1998 che il paese approvava la legge di controllo e prevenzione dell’AIDS nelle Filippine che creava programmi di educazione sulla malattia e finanziava gli sforzi di prevenzione.

cebu cityLa malattia continuò a diffondersi lentamente negli anni seguenti con un tasso di nuove infezioni che crescevano del 10% l’anno. Ma nel 2009 le autorità sanitarie videro un picco: il tasso di infezione saltò al 58% sull’anno precedente. Ci fu un drammatico incremento l’anno seguente ed ancora l’anno successivo. Ad ottobre 2015il ministero contava appena oltre 29 mila casi nel paese dal 1984, dei quali 24 mila dopo il 2010.

“Il tasso di infezione negli scorsi cinque anni ha eclissato il tasso di infezione negli ultimi 30 anni del virus” dice Zimmbodilion Mosende, consigliere strategico per l’informazione per UNAIDS nelle Filippine.

Il ministero riportava anche un totale di 1359 morti dal 1984 ma a causa dello stigma sociale che circonda l’HIV molti lavoratori della sanità pensano che la vera cifra sia più alta.

Benché la gran parte delle nuove infezioni proviene da contatti sessuali, le politiche attuali possono rendere difficile ai lavoratori della salute di promuovere il sesso sicuro: controlli e contraccettivi sono vietati ai minori, per esempio, se non esiste il consenso dei genitori.

E a Cebu City, dove il modo di trasmissione primario del virus è l’uso intravenoso di droga, altre leggi hanno reso difficile sviluppar programmi di prevenzione specifici per chi l’usa. La legge delle droghe pericolose fu cambiata nel 2009 e ha reso penale il possesso e la distribuzione di strumenti utili per la droga come le siringhe. Di conseguenza le organizzazioni sanitarie locali dovettero chiudere i loro programmi di scambio di siringhe. La città emise un’ordinanza che limitava la vendita di siringhe e aghi senza prescrizioni.

L’anno seguente i casi di HIV tra chi si inietta la droga a Cebu City balzarono da meno del 1% al 53%.

L’ONU definisce una “epidemia concentrata” come un’area dove il tasso di infezione è maggiore del 5% della popolazione. I dati rilasciati dal ministero della salute lo scorso novembre mostravano che Cebu City era una delle otto città filippine che superava questa soglia percentuale.

“Il tasso di prevalenza del 5% è un punto critico. Quando si raggiunge il 5% si raggiunge la massa critica di persone che possono infettare gli altri e diffondere rapidamente l’epidemia.”dice Samonte.

Ma mentre le autorità sanitarie chiedono programmi aggressivi di scambio di siringhe, alcuni rappresentanti locali continuano ad opporsi ciecamente.

“La risposta a questi problemi non è distribuire aghi puliti, la risposta è la riabilitazione” dice Alice Utlang direttrice esecutiva dell’ufficio locale di prevenzione, COSAP.

Ma molti sostengono che la riabilitazione non è sufficiente a combattere quello che è diventato un problema urgente. Cebu City ha solo due centri di riabilitazione dalla droga, entrambi affollati ed il cui costo lo pone al di fuori dela portata di tanta gente a rischio HIV.

“Il nostro obiettivo è la riduzione del danno. Mentre li aiutiamo a combattere la dipendenza dalla droga, possiamo impedire la diffusione del virus attraverso programmi di scambio di siringa” dice Ilya Tac An che dirige l’Unità di gestione dell’HIV/MST.

Nel frattempo Tac An e il suo gruppo si arrangiano con gli attuali limiti. Hanno arruolato ex drogati per condurre campagne di educazione per scoraggiare la condivisione degli aghi ed insegnare il modo di ripulire gli aghi con acqua e varechina.

Nel frattempo, il problema della droga in città crea un certo effetto a catena accrescendo il rischio di infezioni anche per chi non usa la droga.

Presso l’ospedale Vicente Soto di Cebu City che offre trattamento gratuito e test per l’HIV, Chamberlain Agtuca è preoccupato. Negli ultimi anni ha visto un numero crescente maggiore di donne che vengono a farsi trattare qui, molte delle quali incinta.

“Prima avevamo forse un caso all’anno. Ma ora sin dall’inizio dell’anno avevamo 10 donne incinta che risultano positive al HIV. Molte di loro non hanno un profilo a rischio. Nn lavorano col sesso o non si fanno di droga” dice. Ma molte di loro hanno ricevuto il virus da partenr sessuali che si erano infettati tramite la condivisione di aghi.

UNAIDS stima che 50 milioni di donne in Asia che erano in relazioni monogame da anni sono a rischio di infezione per HIV attraverso la trasmissione di partner intimi.

“Non l’abbiamo vista arrivare. Ma quando più maschi che usano droga si infettano, loro infetteranno le loro donne. La questione del HIV da uso di droga non finisce con chi l’utilizza” dice Samonte.

Ana P. Santos, TheAtlantic.com.

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