Come censurare i giornalisti dei media esteri in Thailandia

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Il ministero degli esteri thailandese ha iniziato una campagna preoccupante centrata sui media esteri. Da un punto di vista tecnico ridefinisce i criteri necessari per l’estensione e l’ottenimento del visto per giornalisti e lavoratori dei media esteri per entrare e risiedere in Thailandia.

Ma mentre si descrivono questi cambiamenti come tecnici, è il primo ministro stesso ad ammettere il loro scopo reale di rendere più difficile alla stampa ed i media esteri di lavorare in Thailandia. Non lo si può accettare.

La Thailandia per decenni ha goduto il rispetto per la libertà dei suoi media. Questo fu vero persino sotto alcuni dei peggiori dittatori, persino sotto il permaloso e troppo attento Thaksin Shinawatra.

Le preoccupazioni dei giornalisti e dei media esteri si basano proprio su questo. Questo senso di mutuo rispetto sembra ora giungere alla fine per la stampa straniera come lo è per i media thailandesi.

Si è giunti a questo nel momento in cui si sforzano a legittimare l’intimidazione ed il controllo della stampa attraverso la nuova costituzione. Il regime militare sta già mordendo la libertà di stampa con misure incarnate nella modifica delle attitudini.

Il primo ministro Prayuth Chanochoa costantemente riprende il tema secondo cui reporter e le loro tesate non danno il giusto riconoscimento alle conquiste del regime. Questo mostra solo una incomprensione del ruolo dei media.

Il ministro degli esteri Don Pramudwinai ha preso il comando in questo nuovo passo sui visti per i giornalisti stranieri. Ha detto ai giornalisti locali e stranieri che la campagna deve ridurre la copertura negativa delle notizie. Secondo il ministro ad essere colpiti saranno il 10% dei giornalisti stranieri in Thailandia, dove per colpiti si intende che non sarà più permesso loro di vivere o lavorare in Thailandia.

Il governo non ne fa misteri. Lo scopo è regolare i media esteri e far sì che i giornalisti “che non vedono la realtà” se ne vadano dalla Thailandia, e riceveranno nuovi regolamenti sul come qualificarsi per ottenere il beneplacito del ministro per un visto per giornalisti.

media esteri

Regola numero uno stabilisce che il richiedente “deve essere impiegato da un’agenzia di notizie registrata con un’agenzia competente di un governo thai o straniero”. La regola numero due è che deve essere un salariato, impiegato a tempo pieno.

Il problema è ovvio. Ad aver il visto negato saranno in grande maggioranza i giornalisti freelance e quelli che lavorano per nuovi media. Questa è solo una di varie barriere erette dal ministero.

Il ministero intende vagliare la storia dei richiedenti il visto per vedere se hanno mai commesso “la rottura possibile dell’ordine pubblico” della Thailandia. Si devono includere nella domanda di visto un rapporto sulla storia penale del giornalista e copie dei lavori di un anno.

Questo passo è davvero intimidatorio. Il ministro Don e il governo che serve sono arrabbiati sulla copertura giornalistica sulla politica del paese. Ha anche citato la monarchia che di certo è un argomento in alcuni articoli stranieri.

Il ministro Don ha detto più volte nelle scorse settimane che i nuovi regolamenti di visto per i media colpirà solo i giornalisti “che non vedono la realtà”. Non devono punire tutta la gente dei media stranieri.

Provare a chiudere in un recinto le notizie della stampa e regolare i giornalisti è il modo errato di trattare la stampa.

La preoccupazione sulle notizie negative è mal posta. Gli stranieri non solo hanno un punto di vista generalmente positivo del paese, ma continuano a venire in massa qui per viverlo. Quello che accade danneggerà l’immagine del paese all’estero.

Il ministero degli esteri ha bisogno di ascoltare alle obiezioni del Foreign Correspondents Club of Thailand e cancellare o cambiare questi metodi per disciplinare la stampa estera.

EDITORIALE BangkokPost

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