Chiuso profilo Facebook di Hun Sen per minacce di violenza

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Il profilo Facebook di Hun Sen leader cambogiano è stato chiuso da Meta per minacce di violenza contro gli oppositori

Il premier cambogiano Hun Sen non potrà usare più la propria pagina Facebook per le minacce di violenza contro i sostenitori dell’opposizione, ma potrà sempre sopprimere il loro diritto di voto mentre la Cambogia si prepara alle elezioni generali del 2023.

Il 30 giugno scorso sembra che la pagina Facebook di Hun Sen, che governa il paese da quarantanni con il Partito del Popolo Cambogiano, sia stata cancellata, anche se non è stato chiaro da subito se a rimuovere la pagina sia stato Hun Sen o Meta.

prospettive per Hun Sen
REUTERS/Darren Whiteside

La cosa certa è che seguiva le raccomandazioni del comitato di supervisione di Meta a “sospendere immediatamente la pagina Facebook e il profilo Instagram di Hun Sen per sei mesi” per un video in cui attacca gli oppositori che lo accusano di manipolazione elettorale di scegliere tra “il sistema legale” e “il pestaggio”. Nel video del 9 gennaio Hun Sen ha anche minacciato di “portare la gente del CPP per protestare e picchiare l’opposizione”.

La decisione ha tutta l’aria di un affronto ad Hun Sen che regolarmente usava Facebook per parlare ai suoi 14 milioni di seguaci. Ma il sottoscritto, da conoscitore della politica cambogiana, sa che questo divieto non avrà conseguenze per le elezioni cambogiane del 23 luglio 2023.

La Cambogia ha Hun Sen come primo ministro da 38 anni e gli ultimi eventi hanno solo rafforzato la sua presa sul potere.

Molti partiti ma nessuna opposizione

Gli elettori che andranno a votare si troveranno ancora davanti una mancanza reale di scelte, come sempre accaduto nelle sei elezioni nazionali formalmente democratiche fatte dal 1993.

Non è la mancanza di partiti tra cui scegliere il 23 luglio, perché sulla scheda elettorale insieme al partito di governo del CPP ce ne saranno molti. Basti pensare che nel 2018 erano presenti 19 partiti.

Il problema è che la lista dei partiti che possono concorrere alle elezioni non include il principale partito di opposizione, il CNRP che fu dissolto all’occorrenza il 16 novembre 2017 dalla corte suprema che è presieduta da un membro del comitato centrale del CPP di Hun Sen.

Inoltre l’ultima vestige di opposizione reale e credibile in Cambogia, il Candlelight Party, non ha potuto registrarsi per ragioni burocratiche, per la mancanza di un documento che i sostenitori del partito dicono essere stato preso durante una perquisizione della polizia anni prima.

Queste misure si aggiungono a decenni in cui Hun Sen e il suo partito hanno rimosso ogni scelta reale dalle schede cambogiane in modo molto efficace: alle ultime elezioni del 2018 il CPP ha raccolto il 77% del voto prendendosi tutti i seggi dell’Assemblea nazionale.

Da Comandante dei Khmer Rossi a capo autocratico

Hun Sen salì al potere dopo essere stato messo come vice premier e ministro degli esteri dalle forze vietnamite che liberarono la Cambogia nel 1979 dai Khmer Rossi, nel cui regime assassino Hun Se fece da comandante, e occupò il paese per un decennio.

Mentre il paese era ancora sotto l’occupazione vietnamita, Hun Sen divenne premier nel 1985 dopo la morte del predecessore Chan Sy. Da allora insieme ad una buona dose di forza bruta ha usato il potere dell’incarico per restare al potere.

Anche quando il CPP perse il voto popolare nel 1993, Hun Sen riuscì sgomitando a raggiungere una posizione di primo ministro condiviso con uguali poteri insieme al principe Norodom Ranariddh, dopo un accordo architettato dal Re Norodom Sihanouk.

Dopo aver litigato con Norodom Ranariddh, Hun Sen orchestrò un golpe nel 1997. Nelle elezioni del 1998 Hun Sen riprese il ruolo di primo ministro unico iniziando una campagna di repressione dei nemici politici che furono arrestati e talvolta costretti all’esilio.

Abbassò la guardia solo nel 2012 permettendo ai due cappi di opposizione più forti, Kem Sokha e Sam Rainsy, di formare il partito CNRP che nelle elezioni del 2013 fu ad un passo dallo sconfiggere il CPP. Secondo alcuni ci fu il sorpasso che però fu cancellato dal conteggio delle schede elettorali.

Dopo di allora i tentativi dell’opposizione sono stati respinti perché l’economia cambogiana e la società erano cambiate moltissimo permettendo ad Hun Sen di prendersi i meriti di gestore solido dell’economia.

Dal 1998 a tutto il 2019, fino allo scoppio della pandemia, la crescita del PIL cambogiano è stata di una media annuale del 8%, mentre anche il reddito nazionale lordo basato sul potere d’acquisto di un individuo medio è cresciuto di sei volte dal 1995, da 760 dollari a 5.080 dollari.

Ma questa crescita economica e infrastrutturale ha avuto un costo perché è avvenuto sull’accaparramento dei suoli dei contadini svantaggiati delle province. Un contadino ha descritto lo sviluppo economico come “costruiscono la strada e rubano la mia terra”.

E frequentemente quella strada è stata costruita dai cinesi con prestiti che la gente e i propri nipoti dovrà ripagare.

Da Autocrate a Nepotocrate?

Hun Sen tuttavia non vuole aprire la propria storia all’indagine di elettori e stampa libera.

Prima del voto del 23 luglio il governo reprime i media indipendenti e Hun Sen ha chiuso la pubblicazione davvero indipendente di VOD.

La colpa è di aver pubblicato una storia che raccontava come il figlio del Premier nonché successore aveva firmato per conto del padre una donazione ufficiale dopo il terremoto in Turchia.

Poiché solo il premier può firmare iniziative di aiuto all’estero Hun Sen disse che questa notizia aveva danneggiato la reputazione del governo.

Sebbene la fonte fosse un membro anziano del governo, la colpa ricadde su VOD a cui furono chieste le scuse. Nonostante VOD avesse fornito le scuse richieste, fu comunque chiuso.

Hun Sen nonostante la repressione dei media e dell’opposizione non riesce a prevenire né le indagini né le sanzioni internazionali.

Il governo anntidemocratico della Cambogia e gli abusi di diritti umani sono stati condannati da Unione Europea, dalla Casa Bianca e dall’ONU.

Prima degli ultimi atti repressivi sulla stampa e sull’opposizione, gli USA avevano posto alcuni generali cambogiani sulla lista della Legge globale sulla responsabilità per i diritti umani di Magnitsky, usata per sanzionare i gravi atti di abusi di diritti umani e di corruzione nel mondo.

La UE ha tagliato il 20% del numero di merci cambogiane che possono entrare senza dazi a causa delle violazioni di diritti umani, azione che ha un costo stimato di 1 miliardo di euro in entrate annuali.

Tutto questo però ha fatto ben poco per spingere la Cambogia verso pratiche democratiche né ci riuscirà la decisione di Meta di chiudere il profilo Facebook di Hun Sen sui media sociali.

Sophal Ear, The Conversation

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