Cinque anni fa la scomparsa di Bhumibol: cosa si perde in Thailandia

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Unità nazionale, armonia e legittimità popolare sono cose difficili da trovare ora in Thailandia dopo che l’illusione delle prime due, l’unità e l’armonia, è scomparsa quel giorno di cinque anni fa con la morte di Re Bhumibol Adulyadei.

La legittimità popolare è difficile da conquistarsi. Come ripetuto spesso da vari studiosi, il giovane Bhumibol ricevette un grande slancio dal regime del Maresciallo Sarit Thanarat e diede a sua volta licenza di applicare le politiche anticomuniste che permisero alla monarchia di rinascere sulle ceneri della rivoluzione del 1932.

Con il sostegno USA questo secondo triumvirato poté controllare i risultati di tantissimi eventi politici che permisero ai golpe militari sostenuti dai monarchici di mandare via governi civili con la minima resistenza e mantenere lo status quo che proteggeva interessi della elite politica ed ricca.

suthidngkorna e Vajiralongkorn 
cinque anni fa

La persistente diseguaglianza di ricchezza e politica sono stati visti come prodotti secondari dell’alleanza tra militari e monarchia che governa dagli anni 50.

Questa valutazione non solo dipinge Bhumibol in una luce negativa ma è anche una vera mezza verità perché la devozione che milioni di thailandesi riversano su un monarca amato non è solo il risultato di un imbroglio.

La Thailandia sarà anche molto fratturata politicamente ma ha ancora tanti thai che non solo riveriscono Bhumibol come re, ma sognano il ritorno ad un’era più raffinata, dove la monarchia rappresenta ancora tanto nell’orientamento morale ed etico del paese. Re Bhumibol nel corso dei sette decenni ha avuto tempo a sufficienza per nutrire questo sentimento.

Dalle foto in cui presiedeva in tanti progetti di sviluppo della campagna, dai sistemi irrigui alla gestione dell’acqua all’agricoltura traspirava l’immagine di un re aperto ma introverso. Ad aggiungere la legittimità all’immagine i progetti reali davano spesso benefici alle popolazioni più marginali del paese.

Di conseguenza il Programma di Sviluppo ONU gli diede il premio speciale alla Carriera di Realizzazione dello sviluppo umano, citando i suoi progetti di sviluppo rurale che promuovono l’agricoltura di piccola scala e l’uso sostenibile delle risorse d’acqua. Bhumibol ricevette anche nel 2007 il primo Medaglione Norman Borlaug dalla fondazione World Food Prize per il suo contributo alla riduzione della povertà.

Mentre Bhumibol si è guadagnato tantissima legittimità interna ed esterna, Re Maha Vajiralongkorn si dibatte in questo compito sin dalla sua salita al trono a Dicembre 2016, e deve ancora imparare la grande lezione secondo cui la legittimità popolare e la virtù buddista del Barami non si ereditano ma si guadagnano.

Il suo discorso dell’anno nuovo del 2017, in cui invitava ad un momento di unità, a lavorare insieme per superare i problemi comuni, per molti thailandesi è risuonato vuoto specialmente quando si esaminavano le azioni diametralmente opposte che miravano al consolidamento del suo potere politico a spese della sua immagine.

Settimane dopo l’incoronazione Vajiralongkorn richiese i cambiamenti nella costituzione del 2017 che accresceva il suo potere e il premier golpista Prayuth Chanocha fece di tutto per accontentarlo.

I cambiamenti permettono a Vajiralongkorn di rinunciare ad un reggente protempore nei viaggi all’estero, come in Germania dove ha vissuto molta della sua vita adulta. Cominciò subito ad insistere sulla fine della controfirma sugli atti reali che mirano a consolidare il potere permettendogli di firmare l’equivalente degli ordini esecutivi o dei decreti reali.

Altri tentativi di salvare la sua immagine come la “Corsa in Bici per Mamma” del 2015 o la consegna delle lauree hanno avuto risultati incerti. Gli Studenti della Università Rajabhat di Chiang Mai rimasero oltre 4 ore in attesa della laurea, una divergenza dalla tradizione di Re Bhumibol.

I tentativi di riabilitare l’immagine di Vajiralongkorn nel clima politico attuale sono stati disastrosi. Nel mostrare una monarchia più amichevole e accessibile, Vajiralongkorn ha presieduto varie cerimonie di laurea come quella di due giorni della Università di Thammasat, dove è presente uno dei più attivi movimenti studenteschi del paese.

Il campus della Thammasat è anche il centro degli atti più violenti della storia contemporanea, dove si svolse il massacro del 6 ottobre 1976 iniziato da un fantoccio impiccato che per i monarchici rassomigliava al principe ereditario di allora, ora Rama X.

I manifestanti democratici erano in attesa e tantissimi studenti boicottarono l’evento a cui parteciparono Re Vajiralongkorn e Regina Suthida. Molti scelsero di farsi le foto con le sagome dei critici della monarchia come lo storico Somsak Jeamteerasakul e il docente della Kyoto University Pavin Chachavalpongpun.

La protesta alla Thammasat parve solidificare l’animosità e le ansie verso la monarchia che in modo goffo cercava di riconnettersi con l’emergente classe media thai.

Un mese dopo a novembre 2020 Vajiralongkorn, mentre camminava tra tantissimi sostenitori vestiti di giallo, fu fermato da un giornalista inglese Jonathan Miller che gli chiese quali fossero gli spazi di compromesso con chi chiedeva la riforma della monarchia. “La Thailandia è la terra del compromesso” rispose Vajiralongkorn.

Nonostante l’invito ad una via di mezzo, il palazzo non ha accettato né facilitato il rigetto delle accuse di lesa maestà contro i manifestanti per la riforma. La legge articolo 112 impone una sentenza tra i tre e 15 anni di prigione per chi “diffama, insulti o minacci il Re, la Regina, l’erede al trono o il Reggente”.

Agli inizi del 2021 un impiegato statale fu condannato a 43 anni di carcere per lesa maestà, ed il numero delle condanne crebbe al punto da allarmare gli esperti ONU dei diritti umani, i quali in una loro dichiarazione dissero che “la sua sempre più dura applicazione ha un effetto raggelante sulla libertà di espressione e restringe lo spazio civico e il godimento delle libertà fondamentali in Thailandia”

Fino ad agosto oltre 100 persone sono state accusate di lesa maestà compresi molti capi importanti delle proteste.

La sua lunga assenza o distanza dalle crisi nazionali urta profondamente con l’immagine del padre il quale, nelle crisi politiche, era visto da molti thai come la voce calma della ragione diventando così il solo arbitro in determinate situazioni.

Nel 1973 l’immagine di Bhumibol che apriva i cancelli del palazzo Chitralada per accogliere gli studenti che scappavano dalla violenza resta nella memoria collettiva di tanti. Dopo il golpe del 1991, la strigliata di Bhumibol umiliò il generale Suchinda Kraprayoon affamato di potere fino a farlo dimettere dopo 48 ore da primo ministro.

Se sia vero o totalmente falso, è l’immagine vibrante di un Bhumibol che comanda ad ossessionare Vajiralongkorn.

I racconti di Re Bhumibol il Grande ricordano di continuo quello che non è possibile. A 69 anni Vajiralongkorn non ha il lusso del tempo. 70 anni sul trono uniti ad un occhio politico attento hanno originato vari momenti in cui Bhumibol ha potuto impartire saggezza o portare avanti il progresso nazionale.

Quando l’alluvione devastò Bangkok colpendo 2,6 milioni di persone nel 1995, Bhumibol propose la costruzione di “guance di Scimmia”, aree enormi dove trattenere l’acqua di scolo insieme ad una rete di canali cittadini. Mentre l’idea non ebbe successo con vari premier, servì a ricordare che era sempre percepito come una persona pratica.

Nella siccita nazionale del 2005, Bhumibol intervenne con il suo personale mago della pioggia. Nella catastrofica alluvione del 2011 fece una rara apparizione in pubblico incoraggiando la gente a superare le differenze politiche per sostenere la gestione delle acque.

Di contro l’immagine di Vajiralongkorn nella crisi nazionale non è del tutto positiva. I thai sanno che il re ha trovato rifugio in un hotel bavarese durante la crisi del COVID-19. Nel frattempo oltre 17 mila thai sono morti nella pandemia, crisi amplificata da un programma vaccinale debole e da ritardi importanti di produzione.

Aggiungendo il danno alla beffa, la Siam Bioscience, ditta biofarmaceutica di proprietà del Re, che non aveva esperienza nel fare i vaccini è stata tuttavia incaricata di produrre il vaccino AstraZeneca per il paese.

Il Re ha risposto con vaste donazioni di laboratori mobili ed equipaggiamento medico di oltre 122 milioni di Baht, quando però il beneficio per le relazioni pubbliche è stato coperto dall’intensità dello scontento generale. I Thai hanno reagito in modo sfavorevole ad un tentativo pesante del governo di zittire una critica legittima attraverso vari stati di emergenza.

Il carismatico capo dell’opposizione Thanathorn Juangroongruangkit è stato accusato di lesa maestà per aver detto che il governo thai si affidava troppo ad un solo fornitore di vaccini.

Resta un’immagine finale. Nel 2012 il presidente USA Obama e la segretaria di stato Hillary Clinton ebbero un’udienza da Bhumibol. Il Washington Post enumerò i doni scambiati. Il dono più forte e risonante fu un album di foto dato al re da Obama con le immagini di tutti i presidenti USA che aveva incontrato nel passato tra cui Dwight Eisenhower, Lyndon Johnson e George W. Bush.

Le ultime due pagine erano vuote, una opportunità per i due a farsi una foto insieme ed un tributo adatto ad un re thai che apprezzava l’arte della fotografia.

Questo momento ci ricorda di quello che non è traspirato per il re attuale. Il palazzo deve ancora creare l’immagine di Vajiralongkorn da uomo di stato. Quello che resta sono suoi incidenti poco simpatici con i giapponesi da principe ereditario, come una visita di stato del 1987 in cui Vajiralongkorn se ne andò per un presunto insulto. Oppure la disputa diplomatica di ottobre 2020 con la Germania sulla condotta del re che conduceva affari di stato dal suolo tedesco.

I cinque anni scorsi rivelano molto sul cambiamento di attitudini dei thai verso la monarchia. Sono stati scossi tabù sociali a ricordare che l’ombra lunga di Bhumibol non è per nulla scomparsa.

Per chi lo critica, l’immagine pubblica potrebbe essere un miraggio, una finzione pubblica messa su dal palazzo per pacificare il corpo politico thailandese. Non si discute il fatto che molte immagini di Bhumibol, vere o finzioni, ricordano in modo scomodo ciò che non ha realizzato Vajiralongkorn.

Ancora più importante, i cinque anni scorsi hanno rivelato qualcosa di più sinistro sul presente.

Se Vajiralongkorn ha scelto che le immagini storiche non si adattano alla sua visione del futuro, stiamo osservando la nascita di una nuova monarchia che non persegue l’unità a favore del potere assoluto, ha cancellato la nozione di armonia nazionale con modi divisivi ed è giunta ad accettare la perdita della massa di legittimità guadagnata in sette decenni.

Gli sforzi di Vajiralongkorn per consolidare il potere politico, per prendere il controllo di miliardi di dollari in proprietà reali e distogliere il controllo militare dai rivali non solo dimostra un allontanamento notevole dal passato ma anche una certa irriverenza verso di esso.

MARK S COGAN, Southeastasiaglobe.com

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